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A Paestum apre la mostra “Gillo Dorfles. La sua Paestum”: a due anni dalla sua scomparsa, omaggio al sodalizio che, in circa vent’anni, l’artista e critico d’arte triestino ha saputo tessere con il territorio pestano e la sua comunità

Gillo Dorfles a Paestum in occasione della mostra di Arnaldo Pomodoro (foto pa-paeve)

La locandina della mostra “Gillo Dorfles. La sua Paestum” a Paestum dal 17 settembre al 17 novembre 2020

Gillo Dorfles torna nella sua amata Paestum a 2 anni dalla sua scomparsa con una mostra a lui dedicata per celebrare e rendere omaggio al sodalizio che, in circa vent’anni, l’artista e critico d’arte triestino ha saputo tessere con il territorio pestano e la sua comunità. Dal 17 settembre 2020 al 17 novembre 2020, negli spazi della Torre 28 dell’antica cinta muraria di Paestum la mostra  “Gillo Dorfles. La sua Paestum”, a cura di Nuvola Lista e Antonello Tolve (orari d’apertura: tutti i giorni, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Ingresso incluso nel biglietto del Parco Archeologico di Paestum e Velia, nell’abbonamento Paestum & Velia e nella card Adotta un blocco), una raccolta di circa cento opere tra materiali minimi, tele, grafiche e ceramiche, realizzate durante i numerosi soggiorni pestani di Dorfles quando, lontano dalle grandi città del Nord, l’“angelo della critica” tornava a dipingere. La mostra nasce da una collaborazione tra il MMMAC | Museo Materiali Minimi d’Arte Contemporanea e il Parco Archeologico di Paestum e Velia, con il sostegno economico della Regione Campania e il patrocinio del Comune di Capaccio Paestum. Catalogo Edizioni MMMAC (176 pagine colori, euro 28) con testi di Maria Cristina Di Geronimo, Nuvola Lista, Antonello Tolve, Gabriel Zuchtriegel e una antologia di scritti di Gillo Dorfles pubblicati per le mostre del museo. La mostra di Dorfles negli spazi del Parco Archeologico di Paestum e Velia si pone in continuità con le installazioni di arte contemporanea già presenti a Paestum come l’opera “Tempi Prospettici” di Carlo Alfano nel museo o “Il Cavallo di sabbia” di Mimmo Paladino nell’area archeologica.

Gino Dorfles sul Tempio di Nettuno in fase di restauro (foto pa-paeve)

“Quando mi è stata proposta una mostra su Gillo Dorfles nella Torre 28 di Paestum sono rimasto entusiasta”, dichiara il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. “L’intenso rapporto che Gillo aveva con il sito di Paestum e che emerge chiaro nelle sue opere d’arte lo pone tra i protagonisti del Novecento che hanno dato nuovo impulso alla conoscenza, alla fama e alla centralità del sito magno-greco nell’arte, nella letteratura e nella cultura contemporanea. Con questa mostra si vuol far inoltre emergere la connessione tra archeologia e contemporaneità in un sito che continua a fornire stimoli e a restituire nuove scoperte e che è in continuo divenire, anche grazie al coinvolgimento di più realtà del territorio come il MMMAC”.

L’opera “Senza titolo” di Gino Dorfles realizzata nel 1985 (foto Mmmac)

“Tra i disegni e le pitture su tela, le carte e i cartoncini, le ceramiche e le serigrafie e i gioielli, il mondo di Gillo – all’anagrafe Gillo era Angelo Eugenio – è mostrato oggi in tutta la sua coerenza e evoluzione”, spiega Antonello Tolve. “Da alcuni lavori degli anni ‘40 fino ai più recenti del 2009 e 2010, la mostra propone anche un video inedito in cui, in un’atmosfera intima, il maestro è ripreso mentre dipinge”. A rendere ancora più coinvolgente l’esposizione alla Torre 28 è inoltre un denso ventaglio di pannelli che accoglie alcune frasi scritte dal Dorfles che accompagnano il pubblico e lo invitano a riflettere sul vasto orizzonte di interessi che hanno alimentato il suo percorso teorico e creativo. “Il suo soggiorno era scandito da lavoro, relax e abitudini”, ricorda Nuvola Lista nel testo introduttivo al catalogo. “Il lavoro lo vedeva partecipe alle inaugurazioni delle mostre da lui curate, da Mimmo Paladino a Lucio Del Pezzo, da Arnaldo Pomodoro a Carol Rama. Concedeva alcune interviste. Ma in buona parte della sua permanenza era alla ricerca di concentrazione e ispirazione necessarie per dipingere e discutere di progetti futuri. L’atmosfera di Paestum rendeva tutto più semplice”.