Potenza. Al museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu” l’incontro “Il mondo femminile nei culti lucani. Il Santuario di Caporre a Ferrandina” con Grazia Creanza dell’università della Basilicata
Cosa ci raccontano le antiche divinità e i riti che animavano il Santuario di Caporre a Ferrandina? Lo scopriremo venerdì 20 marzo 2026, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu” di Potenza, nell’incontro “Il mondo femminile nei culti lucani. Il Santuario di Caporre a Ferrandina” con Grazia Creanza dell’università della Basilicata, presentato da Sabrina Mutino, per il ciclo “Sulle tracce del sacrp. Il mondo femminile nell’antica Lucania”. Creanza propone un viaggio nel tempo per scoprire la centralità della donna e del sacro nei culti lucani, tra archeologia e mito. Ingresso libero.
Potenza. Al museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu”, la conferenza “Protezione dell’Amore e cura della famiglia nel culto della Marica” con Rita Cioffi, prima del ciclo “Grano e mito”, nell’ambito della mostra “Le dee del grano. Terra, radici, memoria e rinascita”
Venerdì 13 febbraio 2026, alle 18, nella Sala del Cortile di Palazzo Loffredo a Potenza, sede del museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu”, la conferenza “Protezione dell’Amore e cura della famiglia nel culto della Marica” con Rita Cioffi, PhD dell’università della Basilicata, primo appuntamento del ciclo di conferenze “Grano e mito”, nell’ambito della mostra “Le dee del grano. Terra, radici, memoria e rinascita”. Grazie all’archeologia e alla letteratura teatrale si affrontano i temi del mito, dei culti e dei rituali dedicati alle dee del grano, Demetra e Persefone, ma anche a divinità femminili venerate nell’antica Lucania. L’intervento di Rita Cioffi ha come oggetto il santuario della dea Marica a Minturno, con particolare attenzione alle molteplici valenze cultuali della dea. Divinità indigena e con uno spiccato carattere identitario, Marica, “dea della palude”, racchiude in sé aspetti ampi e complessi che includono la protezione per gli infanti, per le nubende e le partorienti, per i giovani in procinto di assumere la veste guerriera ed entrare in società, divenendo personalità cultuale capace di creare integrazione, incontro e scambi tra genti diverse. Segue la visita guidata alla mostra “Le dee del grano. Terra, radici, memoria e rinascita”.
Potenza. Al museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu”, la conferenza “È davvero tutta farina del tuo sacco?” con Giuliana Bianco e Angela Di Capua (università della Basilicata), primo intervento del ciclo “Grano e Cibo”, nell’ambito della mostra “Le dee del grano. Terra, radici, memoria e rinascita”
Mercoledì 11 febbraio 2026 a Potenza, alle 10, nella sala del Cortile di Palazzo Loffredo, sede del museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu”, la conferenza “È davvero tutta farina del tuo sacco?” con Giuliana Bianco e Angela Di Capua, professoresse di Chimica analitica dell’università della Basilicata, primo intervento del ciclo di conferenze “Grano e Cibo”, nell’ambito della mostra “Le dee del grano. Terra, radici, memoria e rinascita”. Sarà presente anche personale del POLiS (Centro di Ateneo per i Percorsi di Orientamento, Lifelong learning e supporto agli Studenti) per eventuali informazioni sull’offerta didattica dell’ateneo lucano. In programma discussione della tematica affrontata con domande dei partecipanti, la visita guidata alla mostra “Le dee del grano. Terra, radici, memoria e rinascita” e delle sale museali (durata prevista di due ore e mezza, circa). La conferenza è rivolta agli istituti superiori di secondo grado e hanno come scopo l’orientamento in uscita dei ragazzi, l’ampliamento delle conoscenze su tematiche trasversali che traggono spunto dalla coltivazione del grano e, nel caso di progetti FSL concordati con l’Istituto alberghiero e agrario di Potenza, lo sviluppo di competenze specifiche. Il seminario illustrerà un approccio metodologico basato sull’uso di tecnologie analitiche avanzate, come la spettrometria di massa, per valorizzare la produzione locale sia dal punto di vista economico che etico. L’utilizzo di questa tecnica analitica ci permette di ottenere “impronta chimica” delle materie prime e consente quindi di tutelare la qualità, l’origine e la sicurezza dei prodotti agroalimentari, offrendo un valore aggiunto per i produttori e un maggior grado di fiducia per i consumatori.


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