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Adria. Al museo Archeologico nazionale presentazione della nuova Guida a cura di Alberta Facchi e Stefania Paiola per la collana “Quaderni della direzione regionale musei Veneto”

Copertina della nuova Guida del museo Archeologico nazionale di Adria

Il museo Archeologico nazionale di Adria rinnova la propria offerta culturale con la nuova guida: 175 pagine, foto a colori di qualità, testi e schede dei approfondimento. Sabato 30 aprile 2022, alle 17.30, nella sala conferenze del museo (via Badini, 59, Adria), presentazione a cura degli autori della nuova Guida del museo Archeologico nazionale di Adria, edita dalla Direzione regionale Musei del Veneto nella collana “Quaderni della direzione regionale musei Veneto” con il sostegno di BancAdria Colli Euganei Credito cooperativo italiano. Ingresso gratuito all’evento. Info e prenotazioni: 0426 21612. In museo si potrà acquistare una copia della guida (11.40 euro). La Guida è a cura di Alberta Facchi e Stefania Paiola. Testi di Giovanna Gambacurta e Loretta Zega. Schede tematiche di Sandra Bedetti, Fiorenza Bortolami, Alberta Facchi, Marta Franzin, Andrea Gaucci, Stefania Paiola, Cinzia Tagliaferro, Maria Cristina Vallicelli, Federica Wiel-Marin. Anche questa nuova edizione della guida come la precedente del 2012 si sviluppa seguendo il percorso museale e restituendone in maniera incisiva le chiavi di lettura: il visitatore è accompagnato alla scoperta del museo con testi suggestivi e un impianto grafico che aderisce ancora di più al racconto tra le sale e che si dipana attraverso il colore, da sempre cifra caratteristica dell’allestimento. Vera innovazione di questa nuova edizione è l’inserimento di schede focus che valorizzano, arricchendoli di approfondimenti e di dati scientifici aggiornati, alcuni dei temi, delle classi di materiali e dei singoli reperti dell’esposizione.

Adria. Il museo Archeologico nazionale, in occasione della Giornata internazionale della Donna, apre le porte per tutto marzo del Lapidarium dove ben 12 iscrizioni danno voce alle donne romane con peculiarità proprie del territorio adriese

Il Lapidarium del museo Archeologico nazionale di Adria (foto drm-veneto)

L’occasione è stata la Giornata internazionale della Donna, ma l’iniziativa del museo Archeologico nazionale di Adria vale per tutto il mese di marzo 2022: aprire le porte al pubblico del Lapidarium, uno scrigno di memorie incise su pietra, “per leggere ciò che le lapidi ci comunicano da millenni, soprattutto 12 voci femminili pronte ad accoglierci e raccontare la propria identità!”. Sette sono le stele dedicate a donne libere e quattro a liberte e a una schiava, vissute tra il I secolo a. C e il I secolo d.C., cittadine romane del municipium di Atria. “Dall’analisi di queste testimonianze funerarie adriesi, di per sé molto scarne e ascrivibili all’ambito funerario privato”, spiegano gli archeologi dell’Archeologico di Adria, “non è facile ricavare una ricostruzione esauriente della realtà adriese in epoca romana, ma rivelano una preponderante presenza femminile e sono inoltre numerose le iscrizioni in cui le donne sono menzionate individualmente, quindi non in funzione dell’uomo a cui sono state legate in vita (che fosse come figlia, moglie, sorella o madre). E l’ aspetto più interessante è che erano proprio loro a poter commissionare una lapide in onore di un parente defunto o per sé stesse: un’usanza per nulla diffusa nelle iscrizioni romane, ma caratteristica di quelle rinvenute nel territorio adriese”.

Il Lapidarium del museo Archeologico nazionale di Adria conserva ben 12 iscrizioni appartengono a donne romane (foto drm-veneto)

Una peculiarità – continuano – tutta locale, che affonda le sue radici nella civiltà etrusca, in cui le donne avevano una discreta autonomia e la possibilità di disporre di somme di denaro (magari derivate da proprie attività economiche): un incontro di civiltà che rese Adria il noto centro fecondo di contaminazioni multiculturali. Le donne nel mondo romano – concludono – godevano di un ruolo di maggior prestigio rispetto a quelle dell’antica Grecia; erano non solo custodi del focolare, ma anche responsabili della trasmissione dei valori romani alle future generazioni.

Adria. Al museo Archeologico nazionale riprendono gli appuntamenti del giovedì: si inizia con il prof. Alberto Andreoli su “La raffigurazione del delta del Po nella Tabula Peutingeriana”

Ricostruzione dell’ambiente polesano in antico (foto drm-veneto)

adria_archelogico_conferenze-di-marzo_locandina“La giornata volge al termine – raccontano al museo Archeologico nazionale di Adria -, lo si sente dal rumore degli zoccoli dei cavalli, più lenti e pesanti, stanchi di spingere il carro con i suoi rumorosi cigolii, Glaucus li sprona per l’ultima fatica, non vorrebbe arrivare tardi alla mansio e doversi accontentare di dormire in una squallida taberna. Ecco compare la prua della barca, che leggera solca appena le acque della fossa, grazie al traino lungo gli argini dei buoi. A Fossis il conforto di una tiepida serata è assicurato: la barca è protetta sotto il tetto della darsena, gli animali trovano ricovero in comode stalle, il padrone si gusta l’anguilla pescata nel pomeriggio dalla grande vasca che raccoglie le acque dalle Atrianorum Paludes e la bagna con il nettare spremuto dalla vite aggrappata ai monti di sabbia. Meglio comunque non esagerare con il vino scuro e profumato, domani il viaggio lungo la strada impervia tra le dune di sabbia non potrà procedere veloce. Recherà sollievo soltanto l’elegante tepidarium della Mansio Hadriani presso il grande Eridano, tra il lusso di intonaci dipinti, ci si lascia volentieri accarezzare dalla brezza marina. Così rinfrancato Glaucus potrà procedere veloce nel suo viaggio verso Ariminum”. Sarà stato questo lo scenario dell’antico Delta? Lo si può scoprire giovedì 3 marzo 2022, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Adria dove riprendono gli appuntamenti del giovedì. Si comincia appunto giovedì 3 marzo 2022, alle 17.30, con la conferenza dal titolo “La raffigurazione del delta del Po nella Tabula Peutingeriana”, a cura del professor Alberto Andreoli. Prenotazione allo 0426 21612, drm-ven.museoadria@beniculturali.it. Ingresso gratuito all’evento.

Stralcio del terzo foglio del Codex Vindobonensis 324 (Tab. Peut. , segm. 3, 4-5AB) con la descrizione del corso inferiore del Po e dell’arco litoraneo adriatico compreso tra il delta padano e Tergeste (foto da Alberti, 2019)
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Il prof. Alberto Andreoli

“Qual è, dunque, il contributo offerto da questa straordinaria “descrizione pittorica del mondo antico” per la conoscenza della regione del delta del Po?” scrive Alberto Andreoli in “La raffigurazione del delta del Po nella Tabula Peutingeriana” in “Ambiente e società antica. Temi e problemi di geografia storica padano-adriatica. Atti della Giornata internazionale di Studi in ricordo di Nereo Alfieri Ferrara, 10 dicembre 2015″ (Ferrara, 2019). “La concezione unitaria del delta da Ravenna ad Altino – che emerge dalla lettura delle fonti geografiche antiche – corrisponde alla situazione idro-morfologica dell’antichità, quando le acque dei rami del Po e quelle di fiumi appenninici e alpini confluivano e si anastomizzavano in un’ampia frangia lagunare. Nella più antica restituzione grafica della regione le indicazioni relative al quadro ambientale sono limitate all’idrografia. Il territorio si presenta solcato da un articolato reticolo idrografico, disegnato in verde, imperniato sul corso serpentiforme del Fl(uvius) Padus e di una decina di tributari. . L’apparato deltizio vero e proprio è reso schematicamente col disegno di tre rami: uno, segnato più in alto (a Nord), denominato fluvius Brintesia; altri due, delineati più in basso (a Sud), tra loro prossimi, anonimi. Priva di qualsiasi caratterizzazione, la linea di costa è definita con un tratto continuo ondato. Correlati ai richiamati elementi fisici del paesaggio, figurano i dati relativi ai fattori antropici di organizzazione dello spazio: insediamenti e vie di comunicazione. Riguardo ai primi, a Est del torrente Paala (procedendo, in prossimità del Po, verso oriente) la Peutingeriana segnala i centri di Beloriaco, Verona, Mantua, Vice(n)tia, Pataius[sic!] e Hostilia; lungo il litorale marittimo, da Sud verso Nord, sono richiamate (perlopiù all’ablativo) le “località” di Ravenna, Butrio, Augusta, Ad padum, Sacis, Neronia, Corniculani, Radriani, VII Maria, Fossis, Evrone, Mino meduaco, Maio meduaco, Ad portu(m) e Altino. Di queste ventuno “sedi”, quattro sono indicate – oltre che col nome – con una vignetta: Ravenna è rappresentata, a “volo d’uccello”, come una città murata; Verona, Mantua e Altinum sono raffigurate, più semplicemente, con un disegno “a doppia torre” (tra di loro non esattamente identici). Ma una delle peculiarità, nonché motivo di distinzione, della Tabula è costituita dalla ricchezza di dati inerenti al sistema viario: descrizione di tracciati, indicazione di punti di tappa, nodi viari e distanze. Nel nostro caso di studio, una linea (rossa) spezzata, tracciata lungo il litorale, collega le vignette di Ravenna e Altinum. Si trova così documentato un collegamento itinerario tra i due importanti insediamenti lagunari: la frazione “deltizia” di un più lungo percorso litoraneo (stabilito tra Rimini e Aquileia), scomposta in quattordici tappe, con l’indicazione (ad eccezione di un paio di casi) delle distanze parziali. Una seconda linea rossa – grosso modo parallela alla precedente –, accompagnata dalla didascalia “Ab Hostilia Per Padum.”, attesta l’esistenza di un collegamento “padano” tra Ravenna e Hostilia, centro logistico su cui convergono altre due vie: una, proveniente da Como e Mediolanum, attraverso Laude pompeia, Acerras e “Cremona (m. p.) XXII. Beloriaco. Mantua.(m. p.) XL Hostilia.”; l’altra, dalla più vicina Verona, accompagnata dalla didascalia: “A Verona. Hostilia. Milia Passus. XXXIII.”. Dalla vignetta “a doppia torre” di Verona, disegnata presso il cuneo di confluenza del F(luvius) Afesia con il Padus, si dipartono altri tre tracciati. Una via che, passando per Ariolica, Brixia, Leuceris e Bergomum, conduce a Como; una strada diretta a Tredente e a Ponte Drusi, con destinazione finale Augusta vindelicu(m); un terzo itinerario che, sdoppiandosi a Vice(n)tia, si dirige: da una parte, via Opitergio e Concordia, ad Aquileia; dall’altra, via Pataius, ad Altino”.

Adria. Il museo Archeologico nazionale aperto a Ferragosto: occasione per visitare le collezioni che illustrano l’antica città greco-etrusca e poi romana

“Ebbene sì, il 15 agosto il museo Archeologico nazionale di Adria è aperto dalle 14.30 alle 19.30! Ricordiamo che la biglietteria chiude mezz’ora prima e… vi aspettiamo”. Il museo illustra le caratteristiche della città antica, greca ed etrusca, in stretta relazione con gli approdi costieri di San Basilio e Corte Cavanella di Loreo; sono illustrate le caratteristiche della vita quotidiana, dei rituali funerari, il delicato passaggio all’epoca romana e la fase romana imperiale, con particolare attenzione alla sua caratteristica di città multietnica, vero ricettacolo di diverse tradizioni, lingue, cultura, istanze religiose. Tra i nuclei più importanti delle collezioni museali si collocano i numerosi reperti di ceramica attica a figure nere e rosse, i preziosi rinvenimenti dalle necropoli, arcaiche ed ellenistiche, arricchite da oggetti in ambra e pasta vitrea oltre che dalla gioielleria etrusca in oro e argento. Famosa è la cosiddetta “Tomba della Biga”, del III secolo a.C., con carro deposto con la sua pariglia di cavalli e con un terzo cavallo, da sella, al seguito. Il contesto di scavo, interamente recuperato nel 1938, forma uno dei focus di attenzione nella visita delle necropoli ellenistiche. Nelle sezioni dedicate alla romanizzazione e all’età imperiale spiccano i documenti di riorganizzazione del territorio, come il miliare di Popilio Lenate, che testimonia del transito della via Popillia in città, e alcune decorazioni di carattere monumentale. L’attenzione è attratta dalla spettacolare vetrina dei vetri romani, dove vetri soffiati a mano libera e in matrice, a nastri policromi, murrini, a reticolo, ad intaglio sono valorizzati attraverso una gestione computerizzata dell’illuminazione.

All’Archeologico prima visita guidata alla mostra “Adria anche dopo i tempi romani” oggi parte integrante del percorso museale. E da sabato novità ai musei di Adria, Fratta Polesine ed Este: visita guidata con la nuova app “Attenti al lupo!” per un percorso multimediale immersivo, fatto di video e realtà aumentata

La locandina per la visita guidata alla mostra “Adria anche dopo i tempi romani” al museo Archeologico nazionale di Adria

In occasione dei 200 anni dalla nascita di Francesco Antonio Bocchi, giovedì 20 maggio 2021, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Adria, la prima visita guidata, a cura di Sandra Bedetti, alla mostra “Adria anche dopo i tempi romani”. La mostra, che risale al 2018, è diventata ormai parte integrante dell’allestimento del museo, venendo a colmare un periodo della storia adriese, quello rinascimentale, poco trattato. La visita guidata è gratuita con il biglietto di ingresso al museo. Ingresso gratuito per i possessori di abbonamento. Prenotazione obbligatoria allo 042621612.

Un prezioso piatto rinascimentale della collezione Bocchi in mostra ad Adria (foto pm-veneto)

La storia di Adria non si ferma al mondo Antico, come già aveva acutamente osservato nell’Ottocento Francesco Antonio Bocchi, il “padre” dell’archeologia adriese: “…L’arte figulina durò in Adria anche dopo i tempi romani. Non è quindi un caso se proprio al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), un po’ per rendere omaggio alla famiglia Bocchi, un po’ per restituire per la prima volta alla città di Adria un pezzo dimenticato della sua storia, nel dicembre 2017, sia stata inaugurata la mostra (oggi come detto parte integrante del percorso museale) “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”, su ideazione e coordinamento di Alberta Facchi e Antonio Giolo, e curata dall’archeologa Sandra Bedetti e da Luca Doria, giovane studente dell’ateneo patavino che ha compiuto un lungo tirocinio per l’inventariazione e la ricerca del materiale e il riscontro dei pezzi con l’inventario originale redatto da F. A. Bocchi (vedi “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”: dai magazzini del museo Archeologico nazionale di Adria per la prima volta esposte in mostra le preziose ceramiche del XVI secolo. Con l’occasione si lancia il restauro di una “pianella” (sandalo rinascimentale veneziano ad alto tacco) da finanziare con l’Art Bonus | archeologiavocidalpassato).

Sabato 22 maggio 2021, al museo Archeologico nazionale di Adria, al museo nazionale Atestino di Este, e al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine arriva la novità: “Attenti al lupo”! Dal 22 maggio infatti il museo si potrà visitare con una nuova narrazione, quella ideata – sulla base della leggenda narrata dallo storico Strabone – da Talea Teatro e TOP-Teatri Off Padova. L’orma di un lupo diventa la chiave di accesso per un percorso multimediale immersivo, fatto di video e realtà aumentata, che mette in relazione i tre musei. Il percorso di visita, attivabile tramite la app di Museum Alive (disponibile gratuitamente per Android e iOS), viene presentato sabato 22 maggio, alle 11.30, con ingresso solo su invito. Nel pomeriggio, seguiranno due visite alle 15.30 e 16.30: due turni di visita guidata all’uso della App da parte del gruppo teatrale Talea Teatro. Prenotazione obbligatoria (max 12 persone). Ingresso a pagamento, ad eccezione dei possessori di abbonamento. Tutte le attività si svolgono nel rispetto della normativa anti Covid.

Adria. Il museo Archeologico nazionale apre martedì 27 aprile. Fissate le aperture festive di maggio

Il museo Archeologico nazionale di Adria riapre il 27 aprile 2021

“Siete pronti? – chiede alla community social lo staff del museo Archeologico nazionale di Adria. “Sì, siete prontissimi a tornare al museo, lo sappiamo, e noi vi stiamo preparando delle sorprese per le prossime settimane”. E ora c’è anche la data: il museo archeologico nazionale di Adria riapre martedì 27 aprile 2021 con i seguenti orari: martedì-sabato dalle 14.30 alle 19.30 (biglietteria chiude mezz’ora prima). Aperture festive di maggio: sabato 1°, domenica 2, domenica 9, domenica 23. Chiuso le altre domeniche e tutti i lunedì. Attenzione: per il sabato e i festivi prenotazione obbligatoria almeno il giorno prima al drm-ven.museoadria@beniculturali.it  o allo 0426 21612.

Rovigo. È nato “Pollìcinum. Museo Polesine”, il Sistema Museale Provinciale Polesine che raccoglie 26 musei del Polesine. Obiettivo: veicolare l’immagine di un territorio a misura d’uomo, ricco di cultura e natura, adatto al turismo lento. Primi risultati: video-clip, mappa, tre itinerari gratuiti, progetto Wikipedia, servizio foto e video, nuovi siti web per 4 grandi musei

Il logo di “Pollìcinum. Museo Polesine”, il Sistema Museale Provinciale Polesine
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Alberta Facchi, funzionario referente per il MuSST, Direzione regionale musei Veneto (foto Provincia Rovigo)

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Cristiano Corazzari, assessore regionale alla Cultura della Regione Veneto (foto Provincia Rovigo)

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Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cariparo (foto Provincia Rovog

Ventisei musei del Polesine hanno unito le proprie forze per veicolare l’immagine di un territorio a misura d’uomo, ricco di cultura e natura, adatto al turismo lento. È nato il Sistema Museale Provinciale Polesine (www.smppolesine.it). Gli obiettivi sono stati quelli di lavorare sull’immagine percepita del Polesine a livello locale, regionale e nazionale al fine di superare gli stereotipi associati al Polesine e veicolare l’immagine di un territorio a misura d’uomo, ricco di cultura e natura, adatto al turismo lento, proponendo una nuova narrazione del territorio. Il progetto ha preso il nome di POLLÌCINUM. MUSEO POLESINE, dalla più antica attestazione del nome nei documenti medievali. Tutte le azioni di progetto sono state coordinate dal Comitato di Pilotaggio del MuSST#2 e dai consulenti della Local Area Network. È una nuova narrazione per i musei della provincia di Rovigo. Il piano strategico di valorizzazione del patrimonio culturale del Polesine, obiettivo del progetto ministeriale MuSST#2, avviato a gennaio 2020 e frutto dell’Intesa tra la Direzione Regionale Musei del Veneto (MiBACT), nella persona di Alberta Facchi, la Regione del Veneto (assessore alla Cultura Cristiano Corazzari), la Provincia di Rovigo (presidente Ivan Dall’Ara) e la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo (presidente Gilberto Muraro), è giunto al suo primo giro di boa. La condivisione delle linee operative e delle azioni intraprese nella prima annualità del progetto MuSST “Musei fra Adige e Po” e l’avvio di un dialogo fra istituti museali afferenti al Sistema Museale Provinciale Polesine e le diverse espressioni culturali, naturalistiche, economiche, ha permesso di focalizzare e raggiungere i primi obiettivi auspicati.

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Panoramica sul museo di Ca’ Vendramin in Polesine (foto Drm-Veneto)

Tutte le azioni di questa prima annata condividono, infatti, la volontà di creare basi solide su cui costruire nei prossimi anni ampie progettualità di rete tra musei, mettendo in atto una sperimentazione da applicare poi a livello regionale e nazionale secondo gli obiettivi del Sistema Museale Nazionale e facendo affidamento su personale formato, su database visuali aggiornati e su contenuti validati. L’approccio metodologico di tipo “partecipativo” promosso ha caratterizzato un’ampia attività di ricerca, documentale e visuale che ha messo in evidenza potenzialità e prospettive diverse sul territorio, coinvolgendo più soggetti: dal CPSSAE (Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici) ad ICOM (International Council of Museums) sezione Triveneto, da Rovigo Convention & Visitors Bureau (Promozione culturale e turistica del territorio) ad un team di giovani creativi e artisti, alle imprese culturali del territorio.

La famosa vetrina dei vetri antichi al museo Archeologico nazionale di Adria (foto Drm-Veneto)
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L’ingresso del museo dei Grandi Fiumi a Rovigo (foto Drm-Veneto)

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La mappa del Sistema museale provinciale Polesine “Pollìcino” (foto Provincia Rovigo)

Le azioni e i risultati della prima annualità. 1) Clip Video POLLICINUM. MUSEO POLESINE 90″, un breve video di 90” per raccontare come i musei e il paesaggio conservino la memoria di uomini e miti della terra tra Adige e Po. Ideazione e realizzazione: Camilla Ferrari (musiche originali) e Alberto Gambato (riprese). 2) La Mappa /Flyer dei musei. Ideazione del concept grafico “Pollìcinum. Museo Polesine” frutto di un brainstorming partecipato; progettazione grafica della mappa, adattamento contenuti in base alla linea editoriale funzionale agli obiettivi e traduzione in lingua inglese. Stampa in 10.000 copie: distribuzione di parte di esse ai musei afferenti al Sistema Museale Provinciale Polesine, mentre un’altra parte è destinata alla promozione Coordinamento di tutte le fasi, briefing iniziale, controllo contenuti: Cristina Regazzo per Rovigo CVB. 3) tre itinerari gratuiti sulla piattaforma Izi.travel: https://izi.travel/it/search/polesine. Realizzati in sinergica collaborazione tra i musei e le imprese culturali che offrono servizi museali in Polesine, i tre itinerari collegano i musei del Polesine secondo diverse tematiche e sono rivolti a tre pubblici diversi. Per una fruizione del territorio adatta alle esigenze di ogni età. 4) Il progetto Wikipedia sui musei del Polesine. Progetto di valorizzazione dei musei sull’enciclopedia libera Wikipedia, in collaborazione con il CPSSAE -Centro Polesano Studi Storici Archeologico Etnografici e con giovani laureati in discipline storico-artistiche. effettuata la schedatura della totalità dei musei per il caricamento su Wikipedia. Ciò fornirà le basi per la veicolazione di contenuti di alto livello divulgativo e per l’adesione alla campagna annuale di “wiki loves monuments”, il concorso fotografico appositamente creato da Wikipedia per far conoscere i beni culturali nel mondo. Esempio: https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_archeologico_nazionale_di_Adria Ideazione e realizzazione: CPSSAE, Sandra Bedetti (coordinamento); Alessandra Papuzzi, Sara Veggian (redazione e caricamento schede). 5) Il servizio foto e video. Mappatura e riorganizzazione del materiale foto e video esistente e produzione di materiale originale dei singoli istituti, creando un vero a e proprio archivio immagini da mettere a disposizione dei 26 musei per la comunicazione e la valorizzazione. 6) I siti web di 4 musei (in corso di realizzazione): musei Archeologici nazionali di Adria e Fratta Polesine; il museo dei Grandi Fiumi di Rovigo e il museo di Ca’ Vendramin, è stato realizzato un template secondo le regole AGID, con piena accessibilità anche ai disabili. Le novità assolute dei siti saranno l’integrazione con il Catalogo dei Beni Culturali della Regione veneto e del MiBACT, al fine di incorporare e rendere pubbliche le schede dei beni culturali, e la parte di gamification: una sezione di quiz e giochi per interativi sui contenuti dei musei. Il sito del museo archeologico nazionale di Adria renderà pubbliche più di 1500 schede di materiali che verranno incrementate con il tempo. Ideazione e realizzazione: Meeple srl.

I musei e il paesaggio tra Adige e Po conservano la memoria di uomini e miti. Nasce sulla rotta indicata da queste parole il progetto cinematico dal titolo POLLICINUM. MUSEO POLESINE 90, che si propone come nuova narrazione del patrimonio culturale del Polesine. Realizzato dagli artisti Camilla Ferrari e Alberto Gambato, è stato girato interamente nei musei della provincia di Rovigo e nel paesaggio che li circonda. Il flusso delle immagini rende possibile un matrimonio, quello tra il disvelamento del mito di Fetonte e il paesaggio che ne accolse l’epilogo. Il giovane Fetonte, figlio del dio Apollo, ottenne non senza remore paterne di guidare il carro del sole. Ne perse il controllo e, dopo aver devastato quasi tutto il globo terrestre, venne punito con un fulmine da Zeus che lo precipitò nell’Eridano, il fiume Po. Qui, con lacrime trasformate in gocce d’ambra, lo piansero le sorelle, che dallo stesso Zeus furono tramutate in pioppi, ancora oggi presenti sulle rive del fiume. La narrazione video si sviluppa muovendosi dall’alto verso il basso, dal cielo verso la terra, seguendo metaforicamente la caduta di Fetonte, in un panorama silenzioso e timido come quello polesano, dagli orizzonti vaghi e in eterno mutamento, appena accarezzati dalla luce. Una piccola goccia d’acqua accompagna lo spettatore attraverso lo scandaglio del territorio, solcandone i luoghi della memoria. Paesaggi e musei offrono all’uomo i propri tesori tenacemente sopravvissuti allo scorrere del tempo, per raccontarne l’intima poesia. Anche la musica segue la discesa di Fetonte verso l’Eridano, sottolineando gli eventi visivi e di racconto attraverso la voce narrante, poggiata su di una struttura musicale in parte elettronica, ma per larghissimi tratti affidata alla generosità musicale di suoni reali, vividi, generati proprio dagli oggetti conservati nei musei. Le percussioni, ad esempio, nascono dal suono di anfore romane conservate al museo Archeologico nazionale di Adria, mentre le piccole campanelle udibili sono nascoste fra gli ingranaggi delle macchine musicali nel museo della Giostra di Bergantino.

Marchio del Patrimonio europeo: sarà assegnato il 1° marzo dalla Commissione europea. Due le nomination italiane: “Ventotene” e “Terre d’acqua, terre nell’acqua. Delta del Po e Venezia”, proposto dal parco regionale Veneto del Delta del Po, in partnership con i musei archeologici nazionali di Adria, Altino e Venezia, e con il museo civico del Delta antico di Comacchio

“Terre d’acqua, terre nell’acqua. Delta del Po e Venezia” e “Ventotene” in corsa per il Marchio del patrimonio europeo (foto Mibact)

Sul calendario lunedì 1° marzo 2021 è cerchiato di rosso. E nel Veneto come nelle isole Ponziane si incrociano le dita. Perché per quel giorno la Commissione Europea dovrà decidere a quale sito europeo assegnare il Marchio del patrimonio europeo nell’ambito della selezione 2021. Per l’Italia sono candidati “Ventotene”, proposto dal Comune di Ventotene (Latina),  e il “sito tematico Terre d’acqua, terre nell’acqua. Delta del Po e Venezia”, proposto dal parco regionale Veneto del Delta del Po, in partnership con i musei archeologici nazionali di Adria (Rovigo), di Altino con la relativa Area archeologica (Quarto d’Altino, Ve) e di Venezia, e con il museo civico del Delta antico di Comacchio (Ferrara),  che si sono distinti rispettivamente per l’alto valore simbolico europeo e la capacità di creare una rete tematica territoriale. E la rosa di siti che avevano risposto al bando del maggio 2019, e che la Commissione ministeriale, istituita in dicembre 2020, è stata chiamata a valutare, era di tutto rispetto: c’erano in corsa il Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli (Roma), l’area archeologica di Paestum (Capaccio Paestum, Sa), il centro storico della città di Sarzana (Sp)e il Parco letterario Ernst Bernhard – Campo di internamento Ferramonti di Tarsia (Cs). Ad oggi, i siti italiani insigniti del riconoscimento del Marchio del patrimonio europeo sono tre: il museo Casa De Gasperi di Pieve Tesino (Tn), premiato nell’ambito della selezione 2014, Forte Cadine (Tn) nella selezione del 2017, e da ultima l’area  archeologica di Ostia antica (Roma), scelta nel contesto della selezione 2019. “Comunque vada il 1° marzo”, commentano da Adria ad Altino, da Venezia a Comacchio, “è stato un bel traguardo essere riusciti a mettere in rete l’Ente Parco e 4 musei in un’ottica territoriale, che nel futuro si amplierà con altri importanti soggetti. Grazie a tutti i protagonisti di questa bella avventura”.

Adria. Al museo Archeologico nazionale appena riaperto c’è una sorpresa: esposto in una speciale vetrina l’Eracle di Contarina, da poco rientrato dalla mostra di Bologna “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna”

Particolare dell’Eracle di Contarina, bronzetto di probabile produzione etrusca di epoca arcaica, conservato al museo Archeologico nazionale di Adria (foto museo Adria)

Il museo Archeologico nazionale di Adria ha riaperto le porte al pubblico – l’avevamo scritto – dal 2 febbraio 2021, dal martedì al venerdì, dalle 14.30 alle 19.30. “Vi aspettiamo nel pomeriggio dal martedì al venerdì con un po’ di novità in serbo…”, avevano annunciato sui social dell’Archeologico adriese. Una novità è senz’altro la nuova collocazione con una speciale vetrina dell’Eracle di Contarina. “Tornato dalla mostra di Bologna Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna“, spiegano al museo, “al più celebre bronzo del museo abbiamo dedicato uno spazio speciale che ne mette in risalto la plastica tridimensionale e perfino…il lato B!”. Non solo. Il personale del museo ha collaborato per un breve video con ArchaeoReporter, testata giornalistica nata per diffondere la cultura archeologica attraverso videoreportage dai siti, dai laboratori, dalle università, dagli scavi di emergenza.

Il cosiddetto Eracle di Contarina è un prezioso bronzetto, di probabile produzione etrusca, rinvenuto a inizio XX secolo su quella che fu l’antica linea di costa della città di Adria, ossia il tratto che andava appunto da Contarina a San Basilio di Ariano Polesine. È ora distante chilometri dall’Adriatico, a causa dei sedimenti accumulati dal delta del fiume Po. Il bronzetto è detto “Eracle” perché raffigura in effetti un eroe cacciatore di provenienza iconografica orientale, come testimonia il lungo copricapo. Ma presenta elementi che si discostano dalle versioni conosciute del mito: porta una faretra, teneva in mano un arco e non la clava, indossa sì una pelle, ma non quella del leone Nemeo, bensì un capride, come perizoma. Lo stile, a cominciare dal sorriso, richiama l’epoca arcaica, tra il 500 e il 480 a.C. È esposto al museo Archeologico nazionale di Adria ed è indubbiamente un reperto di estrema raffinatezza, testimone di capacità tecniche e di influssi culturali provenienti dal Mediterraneo orientale. Influssi, genti e culture che confluivano nel grande emporio di Adria, punto di incontro tra Greci, Etruschi e antichi Veneti, come provano i ritrovamenti archeologici visibili nel moderno allestimento del museo.

Adria. Il museo Archeologico nazionale riapre i cancelli il 2 febbraio: si visita il pomeriggio dal martedì al venerdì

Da martedì 2 febbraio 2021 il museo Archeologico nazionale di Adria riapre i suoi cancelli. Si potrà visitare, come da Dpcm, dal martedì al venerdì nel pomeriggio, dalle 14.30 alle 19.30. Inserito nell’accogliente parco comunale, il museo Archeologico nazionale di Adria si colloca fra le esperienze museali più innovative del Veneto, raccogliendo le testimonianze archeologiche di Adria e del territorio in un excursus cronologico dalla preistoria all’età tardo antica. L’emozionante percorso di visita, evocato dai colori dell’allestimento, guida nel viaggio fra terra e acqua alla scoperta delle antiche genti del delta: Etruschi, Greci, Veneti Antichi, Celti e Romani. Un mondo in continua trasformazione narrato dai reperti archeologici: le merci, la multietnicità, la cultura materiale, la bellezza.

La famosa vetrina dei vetri antichi al museo Archeologico nazionale di Adria

“Vi aspettiamo nel pomeriggio dal martedì al venerdì con un po’ di novità in serbo…”, scrivono sui social dell’Archeologico adriese, con un “appello” spiritoso: “Che siate tra amici o in famiglia, coppie innamorate o innamorati in solitaria, bimbi annoiati, studenti pensierosi, lavoratori stressati: le nostre sale vi daranno ciò di cui avete bisogno”.