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Marchio del Patrimonio europeo: sarà assegnato il 1° marzo dalla Commissione europea. Due le nomination italiane: “Ventotene” e “Terre d’acqua, terre nell’acqua. Delta del Po e Venezia”, proposto dal parco regionale Veneto del Delta del Po, in partnership con i musei archeologici nazionali di Adria, Altino e Venezia, e con il museo civico del Delta antico di Comacchio

“Terre d’acqua, terre nell’acqua. Delta del Po e Venezia” e “Ventotene” in corsa per il Marchio del patrimonio europeo (foto Mibact)

Sul calendario lunedì 1° marzo 2021 è cerchiato di rosso. E nel Veneto come nelle isole Ponziane si incrociano le dita. Perché per quel giorno la Commissione Europea dovrà decidere a quale sito europeo assegnare il Marchio del patrimonio europeo nell’ambito della selezione 2021. Per l’Italia sono candidati “Ventotene”, proposto dal Comune di Ventotene (Latina),  e il “sito tematico Terre d’acqua, terre nell’acqua. Delta del Po e Venezia”, proposto dal parco regionale Veneto del Delta del Po, in partnership con i musei archeologici nazionali di Adria (Rovigo), di Altino con la relativa Area archeologica (Quarto d’Altino, Ve) e di Venezia, e con il museo civico del Delta antico di Comacchio (Ferrara),  che si sono distinti rispettivamente per l’alto valore simbolico europeo e la capacità di creare una rete tematica territoriale. E la rosa di siti che avevano risposto al bando del maggio 2019, e che la Commissione ministeriale, istituita in dicembre 2020, è stata chiamata a valutare, era di tutto rispetto: c’erano in corsa il Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli (Roma), l’area archeologica di Paestum (Capaccio Paestum, Sa), il centro storico della città di Sarzana (Sp)e il Parco letterario Ernst Bernhard – Campo di internamento Ferramonti di Tarsia (Cs). Ad oggi, i siti italiani insigniti del riconoscimento del Marchio del patrimonio europeo sono tre: il museo Casa De Gasperi di Pieve Tesino (Tn), premiato nell’ambito della selezione 2014, Forte Cadine (Tn) nella selezione del 2017, e da ultima l’area  archeologica di Ostia antica (Roma), scelta nel contesto della selezione 2019. “Comunque vada il 1° marzo”, commentano da Adria ad Altino, da Venezia a Comacchio, “è stato un bel traguardo essere riusciti a mettere in rete l’Ente Parco e 4 musei in un’ottica territoriale, che nel futuro si amplierà con altri importanti soggetti. Grazie a tutti i protagonisti di questa bella avventura”.

Adria. Al museo Archeologico nazionale appena riaperto c’è una sorpresa: esposto in una speciale vetrina l’Eracle di Contarina, da poco rientrato dalla mostra di Bologna “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna”

Particolare dell’Eracle di Contarina, bronzetto di probabile produzione etrusca di epoca arcaica, conservato al museo Archeologico nazionale di Adria (foto museo Adria)

Il museo Archeologico nazionale di Adria ha riaperto le porte al pubblico – l’avevamo scritto – dal 2 febbraio 2021, dal martedì al venerdì, dalle 14.30 alle 19.30. “Vi aspettiamo nel pomeriggio dal martedì al venerdì con un po’ di novità in serbo…”, avevano annunciato sui social dell’Archeologico adriese. Una novità è senz’altro la nuova collocazione con una speciale vetrina dell’Eracle di Contarina. “Tornato dalla mostra di Bologna Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna“, spiegano al museo, “al più celebre bronzo del museo abbiamo dedicato uno spazio speciale che ne mette in risalto la plastica tridimensionale e perfino…il lato B!”. Non solo. Il personale del museo ha collaborato per un breve video con ArchaeoReporter, testata giornalistica nata per diffondere la cultura archeologica attraverso videoreportage dai siti, dai laboratori, dalle università, dagli scavi di emergenza.

Il cosiddetto Eracle di Contarina è un prezioso bronzetto, di probabile produzione etrusca, rinvenuto a inizio XX secolo su quella che fu l’antica linea di costa della città di Adria, ossia il tratto che andava appunto da Contarina a San Basilio di Ariano Polesine. È ora distante chilometri dall’Adriatico, a causa dei sedimenti accumulati dal delta del fiume Po. Il bronzetto è detto “Eracle” perché raffigura in effetti un eroe cacciatore di provenienza iconografica orientale, come testimonia il lungo copricapo. Ma presenta elementi che si discostano dalle versioni conosciute del mito: porta una faretra, teneva in mano un arco e non la clava, indossa sì una pelle, ma non quella del leone Nemeo, bensì un capride, come perizoma. Lo stile, a cominciare dal sorriso, richiama l’epoca arcaica, tra il 500 e il 480 a.C. È esposto al museo Archeologico nazionale di Adria ed è indubbiamente un reperto di estrema raffinatezza, testimone di capacità tecniche e di influssi culturali provenienti dal Mediterraneo orientale. Influssi, genti e culture che confluivano nel grande emporio di Adria, punto di incontro tra Greci, Etruschi e antichi Veneti, come provano i ritrovamenti archeologici visibili nel moderno allestimento del museo.

Adria. Il museo Archeologico nazionale riapre i cancelli il 2 febbraio: si visita il pomeriggio dal martedì al venerdì

Da martedì 2 febbraio 2021 il museo Archeologico nazionale di Adria riapre i suoi cancelli. Si potrà visitare, come da Dpcm, dal martedì al venerdì nel pomeriggio, dalle 14.30 alle 19.30. Inserito nell’accogliente parco comunale, il museo Archeologico nazionale di Adria si colloca fra le esperienze museali più innovative del Veneto, raccogliendo le testimonianze archeologiche di Adria e del territorio in un excursus cronologico dalla preistoria all’età tardo antica. L’emozionante percorso di visita, evocato dai colori dell’allestimento, guida nel viaggio fra terra e acqua alla scoperta delle antiche genti del delta: Etruschi, Greci, Veneti Antichi, Celti e Romani. Un mondo in continua trasformazione narrato dai reperti archeologici: le merci, la multietnicità, la cultura materiale, la bellezza.

La famosa vetrina dei vetri antichi al museo Archeologico nazionale di Adria

“Vi aspettiamo nel pomeriggio dal martedì al venerdì con un po’ di novità in serbo…”, scrivono sui social dell’Archeologico adriese, con un “appello” spiritoso: “Che siate tra amici o in famiglia, coppie innamorate o innamorati in solitaria, bimbi annoiati, studenti pensierosi, lavoratori stressati: le nostre sale vi daranno ciò di cui avete bisogno”.

“ADRIA. La scrittura nella città di frontiera”: è il tema sviluppato nell’ultima tappa del progetto “Zich. Scrivere etrusco all’università di Bologna” con le iscrizioni etrusche su reperti del museo Archeologico nazionale di Adria

Dopo Bologna, Marzabotto e Spina, ultima tappa è Adria: “La scrittura nella città di frontiera” è il tema sviluppato dagli studenti del laboratorio di Epigrafia etrusca dell’università Alma Mater di Bologna studiando i reperti conservati al museo Archeologico nazionale di Adria con iscrizioni etrusche nel percorso multimediale “Scrittura e società nelle città dell’Etruria padana” nell’ambito del progetto “Zich. Scrivere etrusco all’università di Bologna” con la direzione del professor Andrea Gaucci. I cinque approfondimenti proposti sono articolati con grafiche e scritti disponibili anche in podcast audio. Autori: Giovanni Adami, Elena Antoniazzi, Alfonso Di Giacomo, Alessia Di Rauso (podcast https://anchor.fm/andrea-gaucci/episodes/Adria–tra-tradizionalismo-culturale-e-dinamismo-sociale-egv54t).

Sulla copertina dello studio “Adria. Un centro etrusco di frontiera” nell’ambito del progetto Zich, la coppa in ceramica con l’iscrizione “mi larisal uselnas” (foto unibo)

Adria tra tradizionalismo culturale e dinamismo sociale. Per quanto le origini di Adria siano tuttora poco note, sappiamo che queste non vanno cercate oltre gli inizi del VI secolo a.C. quando, secondo una delle diverse teorie in merito, venne fondata come emporio commerciale tramite un’iniziativa congiunta di Greci ed Etruschi. Da piccolo centro di frontiera si trasformò, verso la fine dello stesso secolo, in una città ricca e cosmopolita formata da edifici in legno collegati tra loro da canali ortogonali. Nei secoli seguenti, sebbene talvolta le testimonianze si riducano fortemente, queste continuano ad evidenziare il benessere economico della sua popolazione, anche quando agli inizi del IV secolo a.C. l’Italia venne invasa dai Celti provenienti da Oltralpe. E così, quasi imperturbata, Adria continuò la sua vita fino, ed anche oltre, all’inglobamento nello stato romano nel I secolo a.C. Adria, dalla sua nascita fino all’assunzione del latino come lingua principale intorno al 100 a.C., fu una città in cui si scriveva principalmente in etrusco. La documentazione epigrafica in merito, estremamente numerosa tra la fine del IV ed il II secolo a.C., si trova per la maggior parte graffita su vasi provenienti da contesti funerari. Due sono le sue caratteristiche principali: la prima, affermatasi nel corso del V secolo a.C., fu l’assunzione della norma scrittoria tipica dell’Etruria settentrionale e padana; la seconda è l’adozione nel IV secolo a.C. di uno stile scrittorio, noto come “corsivizzante”, originatosi a Chiusi nel secolo precedente. Quest’ultimo elemento è di estremo interesse dal momento che nei secoli seguenti in Etruria nacquero e si diffusero nuovi stili scrittori che tuttavia non furono recepiti ad Adria. Questo fatto è interpretabile come un conservatorismo culturale che contrasta con la dinamicità sociale della città.

Copertina dello studio “Laris Uselna. un orvietano nell’Adria tardo-arcaica” (foto unibo)
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Coppa di ceramica locale (inizio V sec. a.C.) proveniente dall’abitato antico di Adria con l’iscrizione “mi larisal uselnas” (foto archeologico Adria)

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La grafica dell’iscrizione “mi larisal uselna” (foto unibo)

Un orvietano nell’Adria tardo arcaica. Nel tardo Arcaismo un radicale cambiamento trasformò Adria in una polis ben strutturata, diventando un polo di attrazione unico nel panorama dell’Adriatico settentrionale. Secondo gli studiosi, fra i protagonisti di tale evoluzione vi furono gli Etruschi di Orvieto, come risulta evidente dalla documentazione archeologica ed epigrafica. A questo proposito, appare illuminante l’iscrizione che tradisce, nel gentilizio, cioè il nome di famiglia, e nella norma scrittoria utilizzata, l’appartenenza dell’individuo menzionato ad un contesto culturale e identitario differente da quello adriese. L’iscrizione, graffita sul piede di una coppa di ceramica etrusco-padana proveniente dall’abitato, si data ai primi decenni del V sec. a. C. Per quanto riguarda il contenuto, questa ci presenta un classico testo di possesso composto da pronome personale, onomastica flessa al genitivo e dal verbo essere sottointeso. La traduzione pertanto risulta essere “io (sono) di Laris Uselna”. Il gentilizio Uselna ha la sua origine ad Orvieto, dove compare in diverse attestazioni, ed è composto dalla radice Usel-, che potrebbe richiamare il nome del dio Usils, e dal suffisso -na, frequente nei nomi di famiglia dal momento che indica derivazione. In conclusione questo personaggio fu probabilmente parte di uno dei più consistenti gruppi esterni che giunsero ad Adria poco dopo il 500 a.C. e che le permisero di compiere la metamorfosi da piccolo porto commerciale a città.

La copertina dello studio “Uinia. Una donna celtica del 500 a.C.” (foto unibo)
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La coppa in ceramica grigia (500 a.C.) proveniente dall’abitato antico di Adria con l’iscrizione “mi uinias antes” (foto archeologico Adria)

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La grafica dell’iscrizione “mi uinias antes” (foto unibo)

Una donna celta del 500 a.C. L’iscrizione, graffita su una coppa in ceramica grigia di provenienza sconosciuta, è databile attorno al 500 a.C. Si tratta di una formula di possesso costituita dal pronome personale mi seguito da altri due elementi onomastici, di cui il primo completo al genitivo ed il secondo con una lacuna nella parte finale: “Io (sono) di Uiniaś Anteṩ”, dove il verbo è sottinteso. Per Uinia, pare verosimile l’etruschizzazione di un nome celtico femminile, come suggerisce la terminazione -ia, che, nella fattispecie, determina la funzione di nome individuale, funzionale anche in etrusco. Anche per il secondo elemento della formula, Anteṩ, nonostante la lacuna non permetta una analisi più approfondita, si propone una derivazione celtica. Al di là dell’onomastica si osserva invece come questa iscrizione venga redatta secondo la norma scrittoria, giunta dall’Etruria settentrionale, che da alcuni decenni si è imposta all’interno della città. Nel complesso quindi la proprietaria di questa coppa sembra essere di origine celtica, con tutti gli interrogativi del caso dovuti alla mancanza del contesto di rinvenimento: infatti mentre è chiaro come lei o i suoi antenati fossero stati dei casi di mobilità individuale precedenti all’invasione del IV secolo a.C., nulla possiamo dire su come si fossero inseriti all’interno della comunità urbana, se non che si adattarono a scrivere in etrusco.

La copertina dello studio “Laris Tetialus. Un etrusco della pianura padana del 300 a.C.” (foto unibo)
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La kylix verniciata di nero (300 a.C.), proveniente da una sepoltura di una delle aree cimiteriali dell’Adria antica, con l’iscrizione “lairs tetialus” (foto archeologico Adria)

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Grafica dell’iscrizione “mi laris tetialus” (foto unibo)

Un etrusco nella pianura padana nel 300 a.C. La kylix, o coppa biansata, a vernice nera qui presentata viene datata subito dopo il 300 a.C. e fa parte del corredo di una sepoltura rinvenuta all’interno di una delle aree cimiteriali relative all’abitato di Adria. Su di essa è incisa un’iscrizione che, secondo un’usanza diffusa principalmente tra VII e V secolo a.C., identifica il recipiente con il suo proprietario, forse da ritenere il defunto stesso o qualcuno che gliene fece dono. La sua traduzione letterale pertanto è “io (sono) laris tetialuś”, con il verbo sottinteso. Mentre il nome di questo personaggio, Laris, è uno dei più comuni fra gli uomini etruschi, il gentilizio, Tetialuś, risulta essere di estremo interesse per comprendere la sua origine. Infatti questo è composto da Tetie, nome presente nell’onomastica etrusca, e dalla particella -alu, caratteristica dell’area padana, mentre la sibilante finale non designa in questo caso possesso o derivazione, come ci aspetteremmo, ed è dunque priva di funzione sintattica, come nel cognome italiano Di Simone, esprimendo piuttosto il rango sociale dell’individuo. Infine l’aspetto delle lettere e la norma scrittoria sono quelle tipiche dell’Adria di periodo ellenistico. Tutti gli elementi finora elencati ci portano a concludere che questo personaggio fosse probabilmente originario della stessa Adria o al più di un altro dei centri dell’Etruria padana sfuggiti all’invasione celtica.

La copertina dello studio “Larza Mura Pili. Il vulcente del 200-150 a.C.” (foto unibo)
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Il frammento (200-150 a.C.) che proviene dalla tomba 334 dell’area funeraria di Canal Bianco con l’iscrizione “mura larza pili” (foto archeologico Adria)

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Grafica dell’iscrizione “mura larza pili” (foto unibo)

Una famiglia originaria di Vulci nella tarda Adria. L’iscrizione “Muṛạ Larza Pili” proviene dalla tomba 334 dell’area funeraria di Canal Bianco, datata tra il 200 e il 150 a.C. Il testo è esclusivamente composto dalla formula onomastica del proprietario, articolata a sua volta in nome proprio, o prenome, gentilizio e cognome. Il nome proprio, Larza, presenta il suffisso diminutivo -za che si ritrova attestato in altri nomi maschili, come Arzae Venza, provenienti sia da Adria che dalla vicina Spina. Sebbene non si escluda che in antico fosse usato con la valenza diminutiva, sembra che in questo orizzonte cronologico abbia perso questo significato. Il gentilizio, Muṛạ, risulta essere un fattore chiave che va ad arricchire il già complesso quadro sociale dell’abitato di Adria. Risulta infatti ben documentato nell’Etruria meridionale ed in particolare a Vulci. A conferma di questa osservazione risulta essere l’inversione del nome di famiglia e di quello proprio nel testo, tratto tipico delle epigrafi delle zone di Tarquinia e Vulci, alla quale è evidente che Larza si sentiva ancora legato. Significativo è infine l’uso del cognome, Pili, elemento che tra gli etruschi veniva impiegato per distinguere individui con lo stesso nome oppure rami diversi della stessa famiglia.

Copertina dello studio “Verkantu. Il guerriero celta del 250 a.C.” (foto unibo)
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Vasi a vernice nera (250 a.C.): un piatto da pesce, due coppette di produzione locale da una tomba maschile ad inumazione, tutti con la stessa iscrizione “mi verkantus” (foto archeologico Adria) e una kylix importata da Volterra

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Grafica dell’iscrizione “mi verkantus” (foto unibo)

Un guerriero celta sepolto attorno al 250 a.C. L’iscrizione in alfabeto etrusco mi verkantuś si trova graffita in maniera identica su 4 vasi a vernice nera: un piatto da pesce, due coppette di produzione locale e una kylix importata da Volterra. Il vaso, che si esprime in prima persona come dimostra il pronome personale mi, dichiara di essere proprietà di Verkantu, il cui nome è flesso al caso genitivo. Il verbo essere – come da prassi – è sottinteso. La nostra traduzione sarà quindi: “io (sono) di Verkantu”. Il nome, di sicura origine celtica, risulta essere composto dal prefisso ver-, con il significato di “sopra”, presente anche nel nome del celebre capo degli Arverni Vercingetorige sconfitto da Cesare, e da -canto-. L’assenza del gentilizio potrebbe suggerire una particolare condizione sociale di questo individuo: non si trattava probabilmente di uno schiavo, ma nemmeno di un cittadino di pieni diritti. Il contesto in cui si trovano questi oggetti iscritti è quello di una tomba maschile ad inumazione datata attorno al 250 a.C. Questa si distingue da tutte le altre centinaia rinvenute in particolare perché contiene una cuspide di lancia in ferro. Tale oggetto costituisce una deroga alla norma del rituale funerario etrusco: si tratta, infatti, dell’unico esempio finora attestato ad Adria di un’arma all’interno di una sepoltura. Da questo possiamo dedurre che Verkantu, nonostante vivesse in una città di cultura etrusca, si identificasse ancora come un guerriero al momento della sua sepoltura.

Il Laboratorio di Epigrafia etrusca dell’università di Bologna realizza il percorso multimediale “Scrittura e società nelle città dell’Etruria padana” attraverso alcune opere dei musei etruschi di Bologna, Marzabotto, Spina e Adria

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Andrea Gaucci dell’università di Bologna

Si chiama “Scrittura e società nelle città dell’Etruria padana” il percorso multimediale, un vero e proprio museo virtuale, realizzato dagli studenti del laboratorio di Epigrafia etrusca dell’università Alma Mater di Bologna nell’ambito del progetto “Zich. Scrivere etrusco all’università di Bologna” con la direzione del professor Andrea Gaucci. Il percorso multimediale propone una panoramica della scrittura etrusca nelle principali città dell’Etruria padana: Felsina-Bologna, Kainua-Marzabotto, Spina, Adria. Tema privilegiato che guiderà chi esplora questo percorso sarà la società etrusca e come questa si manifesta attraverso la scrittura. La variegata natura delle città interpreterà una diversa faccia di questa società: l’élite della metropoli a Felsina-Bologna, il rapporto con il sacro a Kainua-Marzabotto, la varietà multietnica nel porto di Spina, la mobilità delle persone nella più settentrionale città di Adria. Il percorso è stato realizzato dagli studenti del laboratorio di Epigrafia etrusca nel 2020 durante il lockdown, a contrasto della pandemia Covid-19. L’obiettivo è quello di rendere partecipi i visitatori del patrimonio storico dei Musei dell’Etruria padana attraverso oggetti iscritti, molto importanti per il loro valore documentario ma spesso difficilmente apprezzabili senza gli opportuni strumenti.

Il museo nazionale Etrusco di Marzabotto inserito nel percorso multimediale “Scrittura e società nelle città dell’Etruria padana”

Il percorso è concepito come una rete che unisce i principali musei dell’Etruria padana: il museo civico Archeologico di Bologna, il museo nazionale Etrusco “P. Aria” di Marzabotto, i musei Archeologici nazionali di Ferrara e di Adria,  importanti istituzioni che hanno supportato questa iniziativa e hanno concesso l’uso delle immagini. Tutti gli oggetti iscritti che si incontreranno, sono esposti nei rispettivi musei. L’invito è ad apprezzarli dal vivo, dopo averne approfondito la conoscenza con il percorso multimediale. Intanto nei prossimi giorni presenteremo le ricerche realizzate all’interno dei quattro musei etruschi, articolate in testi e grafiche, e i racconti audio.

Al museo Archeologico nazionale di Adria, per il ciclo di incontri del gruppo archeologico Adriese, conferenza di Alberto Andreoli su “Luigi Groto e la rappresentazione inaugurale dell’Olimpico”, a corollario della mostra “Lo sguardo del buio. Il Cieco d’Adria e il Tintoretto”

Cinque anni di lavori, dal 1580 quando fu progettato dal sommo architetto Andrea Palladio al completamento delle scene fisse realizzate nel 1585 da Vincenzo Scamozzi: e finalmente, il 3 marzo 1585, l’inaugurazione ufficiale del Teatro Olimpico di Vicenza, il primo e più antico teatro stabile coperto dell’epoca moderna. E per l’occasione fu messo in scena, in una fastosa rappresentazione, l’Edipo Tiranno, volgarizzamento della tragedia sofoclea del veneziano Orsatto Giustinian, opera per la quale erano state realizzate da Vincenzo Scamozzi le prospettive lignee raffiguranti le vie di Tebe, divenute poi fisse e immutabili nel tempo, le uniche d’epoca rinascimentale ad essere giunte fino a noi, peraltro in ottimo stato di conservazione. Sul palcoscenico, tra gli interpreti c’era Luigi Groto, oratore e poeta, nato ad Adria il 7 settembre 1541, morto a Venezia il 13 dicembre 1585, detto il Cieco d’Adria perché perdette la vista otto giorni dopo la nascita. Di questo evento che per Luigi Groto rappresentò il definitivo riconoscimento della sua crescente fama di erudito e letterato, parlerà Alberto Andreoli dell’università di Ferrara nell’incontro dal titolo: “Luigi Groto e la rappresentazione inaugurale dell’Olimpico​”: appuntamento domenica 11 ottobre 2020 alle 17 al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro). La conferenza è promossa dal gruppo archeologico Adriese “Francesco Antonio Bocchi” nell’ambito del XXXI Ciclo di incontri 2020-2021. Per motivi sanitari gli ingressi saranno contingentati con un massimo di 30 persone di pubblico. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria allo 042621612.

Luigi Groto, il poeta cieco di Adria

Secondo l’opinione più diffusa, nell’Edipo Tiranno all’Olimpico Luigi Groto avrebbe interpretato il ruolo del cieco indovino Tiresia, ma si accenna anche al ruolo del re Edipo, e purtroppo né le fonti contemporanee, né gli studiosi moderni, e neppure lo stesso epistolario grotiano sembrano dare risposte certe che permettano di superare il dubbio. Di certo si sa che in una lettera al pittore vicentino Giovanni Battista Maganza, detto il Magagnò, datata 4 giugno 1584, Luigi Groto dice di accettare, entusiasta e riconoscente, l’invito degli Accademici Olimpici a recitare la parte di Tiresia. Più ambigua una lettera di poco più di un mese dopo (22 luglio) nella quale, rispondendo al letterato Camillo Camilli che gli proponeva di impersonare Edipo, l’adriese sembra sostenere che è giusto che un cieco sostenga la parte d’un cieco, ma non dice che ruolo poi in definitiva abbia accettato. Tanto che potrebbero essere addirittura valide entrambe le ipotesti: Groto come Tiresia e Groto come Edipo, perché l’oratore adriese dalla prima inaugurale alla replica di qualche giorno dopo potrebbe essersi scambiato il ruolo con l’accademico vicentino Nicolò Rossi, che figura anche lui tra gli attori principali.

La locandina della mostra “Lo sguardo del buio – il “Cieco d’Adria” e il Tintoretto” al museo Archeologico nazionale di Adria: chiusa per emergenza coronavirus, ha riaperto il 5 settembre 2020. Chiude il 6 gennaio 2021

Per saperne di più sulla figura di Luigi Groto si può ancora visitare la mostra “Lo sguardo del buio. Il Cieco d’Adria e il Tintoretto”, visitabile fino al 6 gennaio 2021 al museo Archeologico nazionale di Adria, promossa dal Comune di Adria e dal ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo – Polo museale del Veneto, in collaborazione con la Pro Loco di Adria, la Fondazione scolastica “C. Bocchi” di Adria e l’Accademia dei Concordi di Rovigo, la UICI di Rovigo e il Polo tecnico di Adria per la realizzazione del percorso tattile associato alla mostra. L’allestimento è l’occasione per realizzare un viaggio nell’iconografia del letterato adriese attraverso i ritratti riprodotti nelle sue pubblicazioni ed altre opere che lo rappresentano. La mostra indaga, inoltre, il rapporto esistente tra la figura di Luigi Groto e il modo in cui viene rappresentato nell’iconografia pittorica ponendo un particolare accento sulla sua cecità intesa non come caratteristica debilitante bensì come possibilità di penetrare la realtà. L’obiettivo è quello di porre l’accento sulla sua cecità, intesa non come caratteristica debilitante, bensì come possibilità di penetrare la realtà. Con l’evento adriese si riscopre quindi la figura classica del poeta cieco che, come un indovino, riesce a trascendere il reale per arrivare alla verità insita nelle cose. Un ruolo che Luigi Groto nella vita ricoprì con l’arte del poetare, tanto che gli fu chiesto – come detto – di interpretare Tiresia nel 1585. La richiesta arrivò per l’inaugurazione del Teatro Olimpico di Vicenza, con la tragedia Edipo Tiranno di Sofocle, trascritto da Orsatto Giustinian e con musiche di Andrea Gabrieli.​

Giornate europee del Patrimonio: il museo Archeologico nazionale di Adria promuove una maratona on-line e un flash-mob di Land Art con la realizzazione di un grande mosaico romano in bianco e nero con tutto quello che verrà portato da casa. Visite guidate gratuite alla mostra “Lo sguardo del buio”

Maratona on-line e flash-mob di Land Art: così il museo Archeologico nazionale di Adria partecipa alle Giornate europee del Patrimonio 2020. Nelle due giornate GEP del 26 e 27 settembre 2020, che hanno come slogan “Imparare per la vita”, sulla pagina Facebook del museo (@Museoarcheologicoadria)  si svolgerà la rubrica-maratona che ripropone le tante collaborazioni del museo con le scuole di Adria, e non solo.  Basta registrarsi sulla pagina del museo e ….stay tuned! Tutti gli eventi si svolgono in collaborazione con l’associazione Studio D e Studio Agorà, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio e all’interno della manifestazione cittadina “Le magie del Delta tra gusto e tradizioni”, sostenuta dalla Fondazione Cariparo nell’ambito del bando Eventi Culturali e organizzata dal Comune di Adria in partenariato con il Museo, il Maad, il coro “Eco del Fiume” di Bottrighe, la pro Loco di Adria.

Nei pomeriggi di sabato 26 e domenica 27 settembre 2020: “NOI, tessere di storia” flash mob di Land Art  per famiglie e non solo. Nel giardino del museo Archeologico nazionale di Adria verrà costruito dai partecipanti un grande mosaico romano con tutto quello che verrà portato da casa e ognuno potrà diventare una piccola ‘tessera’ di storia. Cosa fare? Prima bisogna prenotarsi alla Pro Loco (lun-ven 9-12.30; sab 10.30-12.30; tel. 042621675; prolocoadria@gmail.com). Poi basta portare con sé magliette, lenzuola, asciugamani che non si usano più BIANCHI o NERI. Diventeranno le tessere del GRANDE MOSAICO. Turni: ogni mezz’ora a partire dalle 15 fino alle 18. “E se non avete nulla da portare”, tranquillizzano gli organizzatori, “venite ugualmente…ve li procuriamo noi”.

La locandina della mostra “Lo sguardo del buio – il “Cieco d’Adria” e il Tintoretto” al museo Archeologico nazionale di Adria: chiusa per emergenza coronavirus, ha riaperto il 5 settembre 2020

In occasione delle Giornate europee del Patrimonio 2020 vengono organizzate visite guidate gratuite alla mostra temporanea “Lo sguardo del buio: Il Cieco di Adria e il Tintoretto” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/02/14/al-museo-archeologico-nazionale-di-adria-la-mostra-lo-sguardo-del-buio-il-cieco-dadria-e-il-tintoretto-viaggio-nelliconografia-del-lett/), a cura di Letizia Guerra, Sara Veggian e Alberta Facchi. Turni: ore 15, 16, 17, 18. E, dulcis in fundo, sabato 26 il bar Coffee Time dalle 18 offrirà l’aperitivo ai primi 30 clienti in possesso del biglietto (o abbonamento) del museo Archeologico nazionale di Adria.

Il museo Archeologico nazionale di Adria, aperto nei pomeriggi, lancia l’abbonamento annuale a 12 euro

Il museo Archeologico nazionale di Adria è riaperto al pubblico dal 20 giugno 2020 dopo la chiusura per emergenza sanitaria. Per tutta l’estate ed in piena sicurezza lo si può visitare dal martedì al sabato, dalle 14.30 alle 19.30, le domeniche e ferragosto dalle 15 alle 19.30. E per chi vuole ritornare anche oltre l’estate, da questo mese c’è una novità: la possibilità di sottoscrivere un abbonamento annuale al costo di 12 euro! Un anno per vivere il museo e la sua bellezza un numero illimitato di volte. E per convincerci propone un video con degli amici del museo adriese.

 

Adria. Ha riaperto il museo Archeologico nazionale in sicurezza. Occasione per (ri)vedere la tomba della Biga o la grande lekythos a figure nere con Eracle e le Amazzoni: magari con l’abbonamento annuale

Il museo Archeologico di Adria ha riaperto (foto museo di Adria)

Il virus si avvicina, tenta di entrare in museo, ma il Minotauro lo ferma: così la riapertura del museo Archeologico nazionale di Adria è in piena sicurezza. Da sabato 20 giugno 2020 il museo Archeologico nazionale di Adria e il suo parco alberato sono riaperti al pubblico. Orario estivo 2020: dal martedì al sabato 14.30 – 19.30; domenica e festivi 15 – 19.30; lunedì chiuso. “In caso di forte affluenza”, spiegano alla direzione, “gli ingressi verranno contingentati. È obbligatorio l’uso della mascherina. Mantenere la distanza di sicurezza: 1,5 metri (i gruppi famigliari rimangono uniti). Igienizzare le mani con il gel disposto lungo il percorso museale. All’entrata verrà rilevata la temperatura corporea”. Biglietto di ingresso: intero, 4 euro; ridotto (18-25 anni), 2 euro; gratuito: 0-18 anni e gratuità di legge. E c’è un’importante novità: l’abbonamento annuale. “Il nipotino ti chiede di tornare a vedere (e ri-vedere…) i cavalli della Tomba della Biga? Hai un lontano parente in visita e vuoi fargli da Cicerone? Cerchi un luogo di riposo, pace e bellezza dopo una giornata di shopping, una passeggiata lungo l’argine del Canalbianco o dopo una visita al vicino Ospedale? O, più semplicemente, andare al museo ti piace, con i suoi vetri famosi in tutto il mondo, il suo racconto a colori e la possibilità di imparare sempre qualcosa sulla storia dell’intero Mediterraneo?”, chiedono provocatoriamente al museo. La risposta è facile: “Allora, l’abbonamento annuale fa per te! Al costo di 12 euro ti verrà rilasciato un biglietto nominativo valido 365 giorni con il quale potrai visitare il museo un numero illimitato di volte. Perché, il museo, è anche per te un luogo magico di questa bella città”.

“Imperdibile! La Tomba della Biga ti aspetta al museo Archeologico nazionale di Adria, che è aperto per tutta l’estate in orario pomeridiano”. La Tomba della Biga del III sec. a.C. è una sepoltura di tre cavalli e un carro dalla necropoli del Canal Bianco ad Adria. La tomba, rinvenuta nel 1938 ad Adria, fa parte di una più vasta area funeraria di epoca etrusca e romana. Il rito funebre ha comportato il sacrificio di tre cavalli, due dei quali attaccati ad un carro. Si riconoscono dei morsi detti ad omega e una punta di lancia (forse usata per il sacrificio), entrambi del III secolo a.C. Rimane un enigma: il destinatario di questo sacrificio. Il terreno circostante appariva però sconvolto, forse da una violazione, mentre una ricca tomba di un giovane si rinveniva a circa 15 metri di distanza. Nei pressi della biga si rinveniva anche la semplice sepoltura di un giovane, che indossava un torquis celtico in bronzo.

I visitatori troveranno anche un altro capolavoro: la grande lekythos a figure nere rientrata dal museo nazionale Atestino di Este dove era esposta nell’ambito della mostra “Veleni e magiche pozioni”. Questo vaso è unico nel suo genere: solitamente le lekythoi, usate dai greci come porta-profumi pregiati, sono di piccole dimensioni. La lekythos di Adria, invece, è di proporzioni davvero uniche. Misura 30 cm, ma con il piede e il collo doveva arrivare almeno a 50 cm. È stata rinvenuta dalla famiglia Bocchi presso la chiesa della Tomba. È stata dipinta da un pittore della cerchia di Antimenes attorno all’anno 530 a.C. Da poco, grazie ad un intenso lavoro di ricomposizione e di restauro, sono stati aggiunti alcuni frammenti, ritrovati tra le migliaia conservati nei depositi. Tra questi, la parte mancante dell’Amazzone trafitta da Eracle. Ora la scena è completa in tutta la sua drammaticità. Nel video con foto di Olivo Bondesan focus sulla decorazione della spalla: la lotta di Eracle e i suoi compagni contro le Amazzoni.

“Archeologia a pedali”: pomeriggio in piena sicurezza alla scoperta in bicicletta delle aree archeologiche di Adria con possibilità di una visita guidata speciale al museo Archeologico nazionale di Adria con la direttrice

La locandina dell’iniziativa “Archeologia a pedali” ad Adria

Basta solo un po’ di buona volontà per un pomeriggio in piena sicurezza alla scoperta delle aree archeologiche di Adria e quattro euro per una visita guidata speciale al museo Archeologico nazionale di Adria. “Archeologia a pedali” è l’originale proposta organizzata il 26 giugno 2020 da Cerido (Centro ricerca e documentazione del Delta), Mibact-museo Archeologico nazionale di Adria, Comune di Adria, Delta Po Experience, Pro Loco Adria, con due guide di eccezione, Sandra Bedetti e Nicola Donà. “Torniamo ad incontrarci in sicurezza, immergiamoci nei paesaggi dell’antico Delta con un percorso archeologico nel centro di Adria”, è l’invito degli organizzatori. Ma, attenzione, la prenotazione è obbligatoria allo 3339977712. Il percorso in bicicletta porterà i partecipanti alla scoperta delle più antiche testimonianze di Adria e delle tracce dell’antico Delta: la storia della città che ha dato il nome all’Adriatico passa attraverso l’insediamento dei greci, degli etruschi, dei celti e dei romani che sono giunti in questi luoghi attratti dai suggestivi paesaggi d’acqua e da terreni particolarmente fertili. “L’iniziativa – sottolineano gli organizzatori – vuole rappresentare un contributo da parte delle guide alla ripartenza del turismo culturale e naturalistico un settore particolarmente colpito dalla pandemia che sta vedendo in questi giorni i primi timidi momenti di lavoro e normalità”.

La famosa vetrina dei vetri antichi al museo Archeologico nazionale di Adria

Il ritrovo venerdì 26 giugno 2020 al museo Archeologico nazionale di Adria in via Badini 59: alle 17.30 partenza della pedalata; alle 19, ritorno in museo. Per chi volesse abbinare alla pedalata una interessante visita al museo nazionale, alle 17, possibilità di visita guidata all’Archeologico da parte della direttrice Alberta Facchi (ingresso al museo per adulti: 4 euro; 2 euro 18-25 anni). Curiosi di sapere dove siano i luoghi di rinvenimento dei reperti del museo di Adria? Ecco un’occasione per rispondere a questa domanda: prendi la bici o il monopattino e unisciti all’ archeologia… a pedali!