Archivio tag | mostra “Luigi Bazzani e la casa pompeiana”

Napoli. Aperture straordinarie del museo Archeologico nazionale il 30 dicembre e il 1° gennaio. Il direttore Francesco Sirano: “Vogliamo un Museo sempre più vivo e permeabile con l’esterno”

Natale al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Per le festività il museo Archeologico nazionale di Napoli sarà eccezionalmente aperto il 30 dicembre 2025 dalle 10 alle 18, e anche il 1° gennaio 2026, sempre dalle 10 alle 18, grazie al Piano di Valorizzazione del ministero della Cultura. Due occasioni uniche per godere del più grande museo archeologico del mondo e approfittare della visita per acquistare l’abbonamento Openmann che, a condizioni vantaggiose e adattate alle esigenze di specifici gruppi (appassionati, giovani, famiglie, aziende), permette di frequentare l’Archeologico tutti i giorni.

“Omaggio a New York” opera di Gino Morandis (1953-54): olio su tela esposta nell’atrio del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Durante le festività oltre alle straordinarie collezioni permanenti, i visitatori troveranno nell’Atrio, la mostra “Riccardo Licata Gino Morandis e Tancredi Parmeggiani. Storie d’arte e d’amicizia”, dedicata ai tre pittori moderni spazialisti che, ciascuno con il proprio stile, dialogarono con l’arte antica. Inoltre, sono ancora in corso le retrospettive sul fotografo De Rumine e sul pittore Luigi Bazzani, che nel 1800 tradussero in arte le suggestioni delle scoperte archeologiche nelle città vesuviane (sala del Plastico di Pompei e sala 95) (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2025/09/17/napoli-al-museo-archeologico-nazionale-aprono-due-nuove-mostre-le-fotografie-di-gabriel-ivanovic-de-rumine-e-gli-acquerelli-di-luigi-bazzani-osanna-un-prezioso-lavoro-di-valorizzazione-de/).

Attivita di restauro dei capolavori della Villa dei Papiri nel salone della Meridiana del Mann (foto mann)

“Attendiamo i nostri visitatori al Mann per una festa della cultura: le nostre collezioni offrono un viaggio nel tempo alla scoperta di valori senza tempo”, commenta il direttore del Museo, Francesco Sirano. “La squadra del Mann è già al lavoro per arricchire la propria offerta culturale sin dai primi mesi del 2026 con il riallestimento della collezione della sezione Villa dei Papiri, la riapertura della Numismatica e un ingresso completamente rinnovato con spazi per servizi, accoglienza e mostre temporanee.  E a questo proposito guardiamo al nuovo anno nel segno della Sirena Parthenope, cui dedicheremo una grande mostra nella prossima primavera. Vogliamo un Museo sempre più vivo e permeabile con l’esterno, luogo accogliente e ricco di sorprese per vivere l’arte e la storia in modo coinvolgente e innovativo”.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale aprono due nuove mostre: le fotografie di Gabriel Ivanovič de Rumine e gli acquerelli di Luigi Bazzani. Osanna: “Un prezioso lavoro di valorizzazione delle collezioni grafiche e fotografiche del Mann”

Un acquerello su Pompei di Luigi Bazzani nella mostra “Luigi Bazzani e la casa pompeiana” al Mann (foto mann)

Un’immagine di Pompei di De Rumine nella mostra “1859 – Un fotografo russo a Pompei: Gabriel Ivanovič de Rumine” al Mann (foto archivio mann)

Il museo Archeologico nazionale di Napoli inaugura il 17 settembre 2025 due nuove mostre, Le fotografie di Gabriel Ivanovič de Rumine e gli acquerelli di Luigi Bazzani, in dialogo con la sezione permanente Domus dedicata alla cultura dell’abitare nell’area vesuviana. I percorsi arricchiscono l’esperienza di visita intrecciando memoria materiale, fonti documentarie e linguaggi artistici diversi, e rappresentano un ulteriore esito del processo di valorizzazione del patrimonio del Mann. Accanto ai suoi straordinari capolavori antichi, infatti, il Museo custodisce fotografie, acquerelli e documenti d’archivio conservati nell’Archivio Storico e nell’Archivio Disegni: testimonianze che narrano storie e restituiscono la ricchezza delle prospettive con cui, nel tempo, il mondo antico è stato interpretato e raccontato. Le due mostre, curate da Andrea Milanese, Ruggiero Ferrajoli e Domenico Pino, saranno visitabili fino al 28 febbraio 2026. “Il museo Archeologico nazionale di Napoli è non solo luogo di conservazione, ma anche laboratorio di ricerca”, commenta il direttore generale Musei Italiani, Massimo Osanna: “indagare i nostri archivi significa far emergere nuove chiavi di lettura, che ci aiutano a comprendere le origini del mito di Pompei e il ruolo che esso ha avuto nell’immaginario europeo. Valorizzare archivi e collezioni significa restituire ai pubblici la complessità di un patrimonio che vive attraverso molteplici forme di espressione”.

Un acquerello su Pompei di Luigi Bazzani nella mostra “Luigi Bazzani e la casa pompeiana” al Mann (foto mann)

Un acquerello su Pompei di Luigi Bazzani nella mostra “Luigi Bazzani e la casa pompeiana” al Mann (foto mann)

“Luigi Bazzani e la casa pompeiana”. L’esposizione nasce a seguito del restauro di diciotto acquerelli di Luigi Bazzani (1836-1927), pittore e scenografo di successo, di cui l’Archivio Disegni del Mann possiede una delle raccolte più ricche insieme al Victoria & Albert Museum di Londra e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Considerate non soltanto espressioni artistiche, ma anche testimonianze storiche delle scoperte archeologiche nelle città vesuviane, le opere di Bazzani del Mann raffigurano diversi soggetti pompeiani: dal Foro al Tempio di Iside, fino agli interni delle case e ai giardini. Oltre agli acquerelli, sono in mostra una gouache di Giuseppe Marsigli, disegni di Pasquale Maria Veneri, fotografie antiche e bronzi ottocenteschi. Un focus specifico è dedicato alla Casa del Fauno, di cui Veneri ha raffigurato il tegolato antico. Scoperta nel 1830, la casa è sorprendente per la ricchezza e raffinatezza del suo apparato decorativo, dai pavimenti ai fregi in terracotta, dal grande mosaico della Battaglia di Isso alla statuetta in bronzo del fauno danzante, da cui il complesso prende il nome. Le gouaches, gli acquerelli e le foto in mostra ne illustrano sia l’impianto complessivo che le sofisticate decorazioni. La mostra è allestita nella sala XCV (95), tra l’allestimento permanente Domus e l’esposizione temporanea dedicata a Gabriel Ivanovič de Rumine che sarà inaugurata nello stesso giorno.

Un’immagine di Pompei di De Rumine nella mostra “1859 – Un fotografo russo a Pompei: Gabriel Ivanovič de Rumine” al Mann (foto archivio mann)

Un’immagine di Pompei di De Rumine nella mostra “1859 – Un fotografo russo a Pompei: Gabriel Ivanovič de Rumine” al Mann (foto archivio mann)

“1859 – Un fotografo russo a Pompei: Gabriel Ivanovič de Rumine”. Quest’esposizione proietta il visitatore nel 1859 e offre un racconto inedito, che mostra come il mito di Pompei, già al centro dell’immaginario europeo, avesse conquistato anche una disciplina allora agli esordi: la fotografia, nata solo pochi anni prima. In quell’anno, l’aristocratico russo Gabriel Ivanovič de Rumine viaggia come fotografo al seguito del Granduca Costantino di Russia in una lunga crociera nel Mediterraneo che tocca, tra le altre mete, Palermo, Napoli, Atene e Gerusalemme. Con uno speciale permesso accordato dal re Ferdinando II, de Rumine scatta una serie di vedute di Pompei, che rappresentano uno dei più antichi reportage fotografici degli scavi – certamente il primo di grande formato – realizzati quando la fotografia stessa era ancora una disciplina giovane, nata solo vent’anni prima. Consapevole dell’importanza dei suoi scatti, ne invia copie a Parigi perché siano esposte alla Société Française de Photographie, dove vengono accolte con grande interesse. Il Mann custodisce ventotto di queste rare immagini all’albumina, a lungo rimaste dimenticate negli archivi, senza data né attribuzione. La mostra ne presenta per la prima volta un’ampia selezione, insieme ad altre fotografie storiche e a preziosi documenti d’archivio. Sarà ospitata nel Salone del Plastico di Pompei, uno spazio emblematico che restituisce – anche attraverso il grande modello della città – la forza evocativa e la suggestione senza tempo di Pompei. “Queste preziose fotografie, esposte ora al pubblico per la prima volta”, commenta il direttore generale Musei Italiani, Massimo Osanna, “ci consentono di osservare il fascino esercitato da Pompei nell’immaginario europeo da una prospettiva inedita, attraverso una forma di espressione allora del tutto nuova. La riscoperta di questo fondo è il frutto di un lavoro di ricerca e di valorizzazione del ricco patrimonio del Mann, che conferma come studio e indagine documentaria siano strumenti fondamentali per ampliare la conoscenza e, con essa, la fruizione del patrimonio”.