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Melfi (Pz). Al museo Archeologico nazionale “Massimo Pallottino” apre la mostra “I magazzini del grano” a cura dei musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa nell’ambito della mostra diffusa “Le dee del grano”, curata dai Musei nazionali di Matera

Venerdì 22 maggio 2026, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale “Massimo Pallottino” di Melfi (Pz) inaugurazione della mostra “I magazzini del grano”, visitabile fino al 27 settembre 2026, con la quale i musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa partecipano alla mostra diffusa “Le dee del grano”, curata dai Musei nazionali di Matera, con un percorso espositivo dedicato al tema della conservazione del grano, intrecciando archeologia, antropologia e arte contemporanea. Protagoniste del percorso sono le olle e i contenitori destinati allo stoccaggio delle derrate: manufatti che raccontano l’importanza del grano all’interno delle comunità agricole preromane e romane. Attraverso vasi provenienti da contesti domestici e funerari, filmati, fotografie, apparati multimediali e QR Code di approfondimento, il visitatore viene accompagnato in un viaggio che unisce memoria storica e riflessione contemporanea.

Il sarcofago di Rapolla al museo Archeologico di Melfi (foto drm-bas)

Elemento centrale di questo racconto è il sarcofago di Rapolla, opera identitaria del Museo e del territorio, sul quale compare la figura di Kore-Persefone: simbolo eterno dei cicli della natura, della fertilità della terra e del continuo alternarsi di morte e rinascita, espressione del legame profondo tra il mondo agricolo e la dimensione sacra che, fin dall’antichità, accompagnava il lavoro della terra. La mostra diffusa ha coinvolto i musei nazionali dell’intera regione, ognuno dedicato a un particolare aspetto del racconto, ogniuno legato al grano e alle divinità femminili della fertilità. L’esposizione del museo “Massimo Pallottino” si propone come uno spazio di riflessione sul valore universale del grano e dei cereali nella storia dell’uomo mettendo in dialogo reperti archeologici, oggetti etnografici, arte, musica e linguaggi contemporanei che trovano il culmine nell’installazione artistica di Vito Maiullari, scultore e artista ma anche visionario custode della memoria.