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Roma. Aperta la mostra “Magna Mater tra Roma e Zama”, un progetto espositivo internazionale che intreccia archeologia, mito e cooperazione culturale tra Italia e Tunisia, articolata tra Foro romano e Palatino, in sei sedi, per un viaggio immersivo nella storia e nella diffusione del culto della Magna Mater

La figura della Magna Mater – la Grande Madre è al centro della mostra “Magna Mater tra Roma e Zama” articolata tra Foro romano e Palatino (foto PArCo)

I ministri della Cultura Amina Srarfi e Alessandro Giuli all’inaugurazione della mostra “Magna Mater tra Roma e Zama” al Foro romano e Palatino (foto emanuele antonio minerva / mic)

Dal 6 giugno al 5 novembre 2025, il parco archeologico del Colosseo ospita la mostra “Magna Mater tra Roma e Zama”, un progetto espositivo internazionale che intreccia archeologia, mito e cooperazione culturale tra Italia e Tunisia. Promossa dal parco archeologico del Colosseo in collaborazione con l’Institut National du Patrimoine Tunisien, la mostra, inaugurata alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli e di M.me Amina Srarfi, titolare del Ministère des affaires culturelles -Tunisie وزارة الشؤون الثقافية – تونسè curata da Alfonsina Russo, Tarek Baccouche, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro e Sondès Douggui-Roux con Patrizio Pensabene, Aura Picchione e Angelica Pujia. Al centro dell’esposizione è la figura della Magna Mater – la Grande Madre – antica divinità dalle molteplici identità (Kubaba, Cibele, Kybele, Meter Theon), venerata per oltre un millennio in Anatolia, Grecia e Roma. La mostra ne ripercorre origini e trasformazioni, dal culto frigio all’adozione ufficiale a Roma nel 204 a.C., quando – secondo il responso dei Libri Sibillini – la sua immagine aniconica fu trasferita da Pessinunte al Palatino, divenendo simbolo di salvezza e rigenerazione per l’Urbe. La mostra riannoda, attraverso il filo rosso della memoria, le strette relazioni culturali esistenti nel mondo antico tra le due sponde del Mediterraneo. Zama, celebre per la battaglia decisiva della Seconda guerra punica (202 a.C.) fu anche un importante centro numidico e successivamente romano. E, al centro di questa esposizione, è il legame simbolico e religioso tra il santuario africano e quello romano del Palatino, cuore del culto della Magna Mater nell’Impero.

La Magna Mater del Palatino (foto PArCo)

L’allestimento nel Tempio di Romolo della mostra “Magna Mater tra Roma e Zama” (foto PArCo)

Il percorso espositivo si snoda attraverso sei sedi all’interno del Parco, offrendo un viaggio immersivo nella storia e nella diffusione del culto della Magna Mater. Particolarmente significativa è la sezione allestita nel Tempio di Romolo, che presenta per la prima volta al pubblico le opere provenienti dagli scavi di Zama Regia: straordinarie evidenze archeologiche della presenza del culto della Magna Mater nel Nord Africa romano. La Curia Iulia amplia la prospettiva alle province dell’Impero – dall’Egitto alle Gallie, dalla Tracia alla Britannia – con una riflessione sulla diffusione e trasformazione del culto in epoca tardoantica. Sul Palatino, alle Uccelliere Farnesiane, i visitatori possono esplorare le radici orientali della dea e la loro trasmissione nel mondo greco ed ellenistico, con un focus particolare sul carattere misterico del culto. Il Tempio della Magna Mater ospita una sezione dedicata all’introduzione del culto a Roma durante la Seconda guerra punica, che mette in evidenza i significati politici e storici dell’evento. Il Ninfeo della Pioggia propone un’installazione emozionale che restituisce suoni, gesti e simboli della ritualità romana legata al culto. Infine, al Museo del Foro Romano, la mostra si chiude con una selezione di opere d’arte che illustrano la fortuna iconografica, letteraria e filosofica della dea tra Rinascimento e Seicento.

I ministri Amina Srarfi e Alessandro Giuli alla mostra “Magna Mater tra Roma e Zama” (foto emanuele antonio minerva / mic)

L’allestimento nelle Uccelliere farnesiane della mostra “Magna Mater tra Roma e Zama” (foto PArCo)

“La mostra Magna Mater tra Roma e Zama”, dichiara Alessandro Giuli, ministro della Cultura, “è un esempio concreto di diplomazia culturale tra Italia e Tunisia, realizzato nell’ambito del Piano Mattei. Frutto della cooperazione tra studiosi, istituzioni e restauratori dei due Paesi, dimostra come la valorizzazione del patrimonio condiviso possa diventare un efficace strumento di dialogo, ricerca e sviluppo sostenibile. Valorizzare la figura della Magna Mater grazie ai rinvenimenti tunisini e a questa mostra consente al nostro Ministero di dare vita a una manifestazione culturale la cui importanza travalica la sola archeologia, promuovendo lo studio storico di un’esperienza religiosa i cui valori e significati conservano una forte attualità, per tutte le culture che vivono affacciate sul grande Mare nostrum”. E Amina Srarfi, Ministre des affaires culturelles: “La mostra Magna Mater da Zama a Roma ricorda a tutti noi i valori cari alla Tunisia, dove la storia non riguarda solo Cartagine, ma anche tutte le altre regioni del Paese. Come capitale del mondo numidico, Zama era molto aperta alla storia del Mediterraneo e molto influenzata dalla romanizzazione. Come Cartagine, Hadrumète e Utique, era un luogo di fermento politico, economico e sociale. Questa mostra, i cui pezzi provengono da Zama Regia, riflette lo scambio culturale e religioso tra il mondo numidico e Roma al tempo dell’Africa romana”.

L’allestimento al ninfeo della Pioggia della mostra “Magna Mater tra Roma e Zama” (foto PArCo)

“La concezione di questa esposizione”, dichiara Tarek Baccouche, direttore dell’Istituto nazionale del Patrimonio di Tunisi, “è il frutto di un lavoro collettivo di ricercatori, conservatori e restauratori delle due Istituzioni, italiana e tunisina. Essa offre ai lettori un mosaico di dati scientifici, tecnici, geografici, economici e patrimoniali sul sito di Zama e, attraverso di esso, sull’intera regione. Questa mostra e gli accordi istituzionali stipulati creano, da un lato, un legame tra i nostri Paesi, dall’altro un ponte che farà viaggiare ogni lettore nel tempo attraverso una visita virtuale a Zama”. E Alfonsina Russo, capo dipartimento per la valorizzazione del Patrimonio culturale e direttore del parco archeologico del Colosseo, commenta: “Questa esposizione rappresenta un ponte prezioso tra culture e memorie antiche. Attraverso un percorso che si articola in più sedi del Parco, la mostra racconta le origini del culto, la sua diffusione nel mondo greco e romano e in tutto il Mediterraneo antico. Questo legame ha costituito la base per sviluppare un progetto di valorizzazione e di rilettura complessiva della storia e dell’archeologia attraverso la figura della Magna Mater”.