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Roma. Ai Mercati di Traiano nuovo incontro on line sul ruolo simbolico delle Cariatidi: “L’iconografia del potere: gli ornamenti delle donne di Carie del Foro di Augusto”

Due frammenti di avambracci con bracciale, ed evidenziata la loro posizione sulla ricostruzione grafica di una Cariatide dell’attico dei portici del Foro di Augusto (foto musei in comune)

“L’iconografia del potere: gli ornamenti delle donne di Carie del Foro di Augusto” è il titolo del nuovo incontro on line sulla piattaforma Google Suite promosso da aMICI ai Mercato di Traiano – Museo dei Fori Imperiali a Roma. Appuntamento giovedì 8 aprile 2021, alle 15, a cura di Maria Paola Del Moro. Per partecipare è necessario prenotarsi chiamando lo 060608. Si accede alla piattaforma con il link che sarà inviato tramite e-mail. Numero partecipanti: 50. Le Cariatidi dell’attico dei portici del Foro di Augusto, con il loro abbigliamento e la loro ripetizione, sono esempio del ruolo simbolico e rappresentativo assunto dal motivo iconografico in età imperiale. È Vitruvio a raccontare l’origine delle Cariatidi, le trasposizioni figurate di colonne o di pilastri usate nell’architettura greca e romana a sostegno di membrature architettoniche: “Presa così la città (di Carie), uccisi gli uomini, messa al bando la cittadinanza, portarono via come schiave le loro matrone, alle quali non permisero di deporre i pepli e gli ornamenti che denunziavano la loro condizione di donne sposate, non perché tutte assieme coi loro ornamenti fossero condotte in trionfo, ma perché, con eterno esempio di servitù, esse, cariche di grave infamia, sembrassero pagare, da sole (coi loro ornamenti), la pena per la città”.

Lazio in zona rossa. A Roma musei chiusi. Ma sul web molte le iniziative culturali promosse da Roma Culture. Ecco il programma ai musei Capitolini, Mercati Traianei, Ara Pacis e villa Torlonia

Il passaggio del Lazio in zona rossa ha determinato la chiusura di mostre e musei su tutto il territorio regionale. Secondo i nuovi provvedimenti, quindi, a Roma da lunedì 15 marzo 2021 musei e spazi espositivi rimarranno chiusi fino a nuove disposizioni. In attesa della riapertura e del superamento della crisi sanitaria, l’invito è quello di seguire le nostre attività online, l’unico modo che abbiamo, in questo momento, per continuare a comunicare la bellezza delle nostre collezioni. L’attività digital della programmazione è promossa da Roma Culture, sia sul sito culture.roma.it che sui canali social di @cultureroma. Tanti gli appuntamenti digital gratuiti sui canali web e social del Sistema Musei di Roma Capitale. Lunedì 15 marzo 2021 per “Educare alle mostre, educare alla città” sulla piattaforma Google Suite, c’è stato l’appuntamento online sul tema della mostra “Napoleone e il mito di Roma”, al momento non visitabile, allestita ai Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali e curata da Claudio Parisi Presicce, Nicoletta Bernacchio, Massimiliano Munzi, Simone Pastor.

Locandina dell’incontro con Giuseppe Scarpati su “Ritratti di imperatori tra il Museo Torlonia alla Lungara e il Museo Capitolino” (foto musei in comune)

Per “Musei Aperti: il racconto in diretta dei Marmi Torlonia ai Musei Capitolini”, il ciclo di incontri online dedicato ad alcuni dei temi connessi alla mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori”, in programma, in diretta sulla pagina Facebook dei musei Capitolini, martedì 16 marzo 2021 alle 18 l’incontro con Giuseppe Scarpati, archeologo del parco archeologico di Pompei, che parlerà dei “Ritratti di imperatori tra il Museo Torlonia alla Lungara e il Museo Capitolino”. La spettacolare serie dei ritratti imperiali, o presunti tali, che concludeva il percorso espositivo del museo Torlonia alla Lungara costituiva uno dei punti salienti della collezione di sculture antiche allestita per volontà del principe Alessandro Torlonia. Modello ideale per la costruzione della galleria iconografica fu la celebre Sala degli Imperatori del museo Capitolino, formata in gran parte con i busti provenienti dalla prima raccolta del cardinale Albani, acquistata nel 1733 da papa Clemente XII. Il gruppo dei ritratti Torlonia attualmente in mostra ai musei Capitolini è il risultato di una ponderata selezione che offre l’opportunità di presentare alcuni esemplari di grande interesse alla luce dei recenti restauri. Interventi in diretta di 20/25 minuti – interazione con il pubblico (domande con moderatore) massimo 10/15 minuti.

La colonna Traiana in una stampa dell’Ottocento (foto musei in comune)

Mercoledì 17 marzo 2021 per la rubrica aMICi online si terranno due incontri fruibili sulla piattaforma Google Suite. Il primo alle 16, a cura di Nicoletta Bernacchio, ricostruisce un angolo sparito di Roma grazie ad alcune vedute dell’Ottocento della Colonna di Traiano, esposte nella mostra “Napoleone e il mito di Roma” ai Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali. Fino all’inizio dell’Ottocento la Colonna di Traiano era circondata da un recinto e posta al centro di una piccola piazza, su cui affacciavano chiese, monasteri ed edifici con botteghe e abitazioni. Questo panorama urbano non esiste più, cancellato dalle demolizioni promosse per l’allargamento della piazza voluto da Governo Napoleonico nel 1812, che portarono alla scoperta dei resti della Basilica Ulpia.

Personaggi: dettaglio di rilievi sull’Ara Pacis (foto musei in comune)

Nel secondo incontro, alle 17.30, con Lucia Spagnuolo e Francesca Romana Chiocci, l’attenzione si sposta sul museo dell’Ara Pacis spaziando dal racconto del progetto dinastico augusteo alla storia dei personaggi rappresentati sui pannelli dell’Ara. Un incontro sempre diverso: dal racconto del progetto dinastico augusteo, alla storia dei personaggi rappresentati sull’Ara Pacis; dalla lettura degli elementi decorativi, alla ricostruzione dei momenti salienti della riscoperta del monumento.

La facciata del Casino Nobile di villa Torlonia (foto musei in comune)

Giovedì 18 marzo 2021, alle 16, sulla piattaforma Google Suite la curatrice Annapaola Agati del museo del Casino Nobile ripercorrerà la storia di Villa Torlonia tra le due guerre attraverso il racconto della genesi di una o più opere esposte e la vita di alcune figure significative o alcuni luoghi nascosti della villa non aperti normalmente al pubblico. (Prenotazione obbligatoria allo 060608). La curatrice del Museo del Casino Nobile guida i visitatori su temi ogni volta diversi: può essere analizzata e approfondita la genesi di una o più opere presenti nel percorso espositivo, o raccontata la vita di alcune figure significative per la storia della villa o ancora, può essere ripercorsa la trasformazione del Casino Nobile da luogo di delizia per i soli principi Torlonia a Museo di se stesso o anche, potrebbero essere svelati alcuni luoghi nascosti della villa che per le loro caratteristiche conservative non possono essere aperti normalmente al pubblico.

Roma. I Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali riaprono il 4 febbraio con la mostra “Napoleone e il mito di Roma”, nel bicentenario della morte di Bonaparte: con oltre 100 opere (sculture, dipinti, stampe, medaglie, gemme) ripercorre il rapporto tra l’imperatore francese, il mondo antico e Roma

Locandina della mostra “Napoleone e il mito di Roma” ai Mercati di Traiano dal 4 febbraio al 30 maggio 2021

I Mercati di Traiano a Roma il 4 febbraio 2021 riaprono col botto. Il pubblico dei Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali avrà la possibilità di visitare, oltre ai capolavori della collezione permanente, anche la nuova mostra “Napoleone e il mito di Roma” che sarà aperta al pubblico fino al 30 maggio 2021. Ideata in occasione del bicentenario dalla morte di Napoleone Bonaparte, la mostra lo celebra ripercorrendo il rapporto tra l’imperatore francese, il mondo antico e Roma. L’esposizione è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è a cura di Claudio Parisi Presicce, Massimiliano Munzi, Simone Pastor, Nicoletta Bernacchio. Organizzazione Zètema Progetto Cultura. Concept grafico: Iowa State University. Progetto di allestimento Stefano Balzanetti, Alessandro Di Mario, Eleonora Giuliani assieme a Simone Bove per Wise Design. Il percorso espositivo si snoda attraverso 3 macro-sezioni e comprende oltre 100 opere – tra cui sculture, dipinti, stampe, medaglie, gemme e oggetti di arte cosiddetta minore – provenienti dalle Collezioni Capitoline nonché da importanti musei italiani ed esteri.

I mercati traianei visti dall’area archeologica del foro di Traiano (foto Graziano Tavan)

Perché Napoleone ai Fori Imperiali. “L’idea di organizzare al Museo dei Fori Imperiali una mostra su Napoleone Bonaparte”, spiegano i promotori della mostra, “è nata da due considerazioni. La prima riguarda una data: il 5 maggio 2021 cadranno i duecento anni dalla morte di questo indiscusso protagonista della Storia. Si tratta di un anniversario importante che non può non riguardare anche Roma, annessa all’Impero Francese dal 1809 al 1814 e città seconda solo a Parigi per volontà di Napoleone stesso. L’altra considerazione sta nei luoghi. Il Governo Napoleonico nel 1811 avviò la sistemazione dell’area a sud della Colonna di Traiano, decretando la demolizione dell’Isolato di Sant’Eufemia e gettando così le premesse per lo scavo, la scoperta e la sistemazione del settore centrale della Basilica Ulpia e di parte della piazza forense, completato nel 1815 da papa Pio VII dopo il suo ritorno a Roma. Ancora oggi il percorso di visita dei Fori Imperiali inizia proprio scendendo nel cosiddetto Recinto Pontificio. Qui nel Museo, inoltre, sono conservati in collezione permanente importanti reperti rinvenuti in occasione di quegli scavi, prime fra tutti le statue dei Daci. Infine, la stessa Colonna di Traiano fu presa a modello per la realizzazione della Colonna Vendôme, eretta a Parigi per celebrare la straordinaria vittoria della Grande Armée nella Battaglia di Austerlitz (2 dicembre 1805), capolavoro strategico che garantì a Napoleone il dominio sull’Europa”.

“Il Foro di Traiano dopo gli scavi dei Francesi” olio su tela di Charles Lock Eastlake (1820-1830) conservato al museo di Roma (foto di Alfredo Valeriani)

Roma come modello, quindi. Roma come mito. “La sua storia, i suoi personaggi, le vicende politiche, la religione, la letteratura, l’arte”, continuano i promotori della mostra, “furono assorbite da Napoleone sin da ragazzo, in piena armonia con i tempi. Con la Rivoluzione Francese e poi con la Repubblica gli eroi antichi avevano infatti recuperato tutta la loro esemplarità, non solo morale ma anche politica, assumendo la funzione di icone libertarie e repubblicane. Se in contrapposizione alla monarchia tradizionale dei Borboni i rivoluzionari avevano visto nell’antica Roma l’archetipo repubblicano, via via che si avvicinava al potere assoluto, e una volta conquistato, Napoleone fece della Francia l’erede diretta dell’Impero Romano. Nella stessa biografia di Napoleone si coglie in maniera evidente l’evoluzione dalla fascinazione repubblicana all’immedesimazione imperiale. L’idea di riprodurre l’arte della Roma Imperiale per celebrare la magnificenza di Napoleone portò inevitabilmente con sé l’uso di un linguaggio di propaganda ispirato all’Antico, che aveva le proprie radici formali nel Neoclassicismo e che si andò definendo come uno stile profondamente nuovo, caratterizzato dalla rappresentazione dell’Imperatore come erede dei grandi condottieri del passato e degli Imperatori romani, se non addirittura come eroe e divinità dell’antica Grecia. Napoleone non venne mai a Roma. Tuttavia, la città lo aspettò e per essere capitale del suo nuovo Imperatore fu teatro di numerosi cantieri di abbellimento e ammodernamento. Le arti vissero una stagione felice e così la ricerca antiquaria. Il mito di Roma alimentò Napoleone, e ne fu vivificato”.

Statuetta di Alessandro Magno a cavallo in bronzo del I sec. a.C. conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto di Giorgio Albano)
Yverdon-les-Bains_Musée_L. Rochet_Statua di Napoleone cadetto a Brienne-le-Chateau_foto-Musée d’Yverdon et Région

Statua in gesso di Napoleone cadetto a Brienne-le-Chateau di L. Rochet, (1853) conservata al Musée d’Yverdon et Région (foto Musée d’Yverdon et Région)

La prima macro-sezione evidenzia il rapporto tra Napoleone e il mondo classico, seguendo la formazione del giovane Bonaparte, anche attraverso l’adozione di diversi modelli tratti dall’Antico, utilizzati di volta in volta per trasmettere messaggi di potere, buon governo e conquiste militari, fino alla divinizzazione della sua figura. In questa sezione sono presenti opere antiche e moderne di eccezionale valore storico, che illustrano il percorso biografico di Napoleone e, allo stesso tempo, i suoi modelli e riferimenti culturali. Tra le opere esposte, ad esempio, il gesso di Louis Rochet per la statua di Napoleone cadetto a Brienne (inizialmente visibile attraverso una riproduzione fotografica) dal Musée d’Yverdon et Région (Yverdon-les-Bains), il bronzo raffigurante Alessandro Magno a cavallo dal museo Archeologico nazionale di Napoli e il grande bronzo di Lorenzo Bartolini raffigurante Napoleone I Imperatore, dal Louvre, in cui Bonaparte è ritratto all’antica, con la corona d’alloro e le fattezze di un imperatore romano. Grandezza militare e visione di un impero sconfinato legano infatti Alessandro Magno a Napoleone il quale, come già molti condottieri prima di lui, tra cui Giulio Cesare, fece propria l’imitatio Alexandri. Napoleone si confrontò idealmente con altri imperatori come Augusto, presente con un ritratto in marmo proveniente dai musei Capitolini. Nota era anche la sua ammirazione per Annibale, qui evocata dalla copia moderna del cosiddetto Annibale del Quirinale. La macro-sezione si chiude con la morte e l’apoteosi di Napoleone, considerato un eroe antico ma anche un santo e un taumaturgo, in continuità con i re del medioevo francese, come raffigurato nel celebre dipinto di A.J. Gros, Il generale Bonaparte visita gli appestati di Jaffa, presente in mostra attraverso l’incisione di A.C. Masson, proveniente dal Palais Fesch-Musée des Beaux-Arts di Ajaccio.

Progetto per la sistemazione dell’area a sud della Colonna Traiana, disegno acquerellato di G. Valadier e G. Camporese (1812) conservato all’Accademia Nazionale di San Luca di Roma (foto accademia san luca)
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Erma di Napoleone I Re d’Italia in marmo di Carrara di Giovan Battista Comolli (1809) conservato al museo del Risorgimento di Milano (foto Galleria d’Arte Moderna di Milano)

La seconda macro-sezione è dedicata al rapporto di Napoleone con l’Italia e Roma. Si inizia con tre opere di particolare bellezza che illustrano il ruolo di Napoleone come Re d’Italia: il gruppo scultoreo di Pacetti Napoleone ispira l’Italia e la fa risorgere a più grandi destini, dal Castello di Fontainebleau, e due ritratti di Napoleone da Milano (Galleria d’Arte Moderna e Palazzo Moriggia-Museo del Risorgimento). A seguire, il vastissimo programma di trasformazione urbana, che il Governo Napoleonico voleva applicare a Roma, è riassunto nell’istallazione nella Grande Aula di un viale di cipressi, uno dei punti focali della mostra. L’istallazione è introdotta dal ritratto di Antonio Canova dai musei Capitolini, protagonista del panorama artistico romano (e non solo) del tempo e autore del Busto di Pio VII, ancora dai musei Capitolini, esposto nella sala dedicata al complesso rapporto che Napoleone ebbe con il Papato e la religione. La macro-sezione è completata da un articolato approfondimento sullo scavo della Basilica Ulpia: incisioni di Giuseppe Vasi, Angelo Uggeri, Giovan Battista Cipriani e disegni e dipinti dal museo di Roma, nonché – eccezionalmente esposti per la prima volta – i tre progetti redatti nel 1812 da Giuseppe Valadier e Giuseppe Camporese e conservati all’Accademia di San Luca, illustreranno le tappe che portarono alla scoperta delle strutture della Basilica Ulpia e di importanti reperti scultorei, come le statue di Daci, esposte nella collezione permanente del Museo, riunite per la prima volta a sculture provenienti dall’area e oggi conservate nei musei Vaticani.

Aquila del 7° Reggimento Ussari in bronzo dorato (1804) conservata al Musée de l’Armée di Parigi (foto Reunion des Musees Nationaux – Grand Palais)
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Bonaparte su un dromedario, bronzo di C.J. Meurant (inizi del XIX sec.) conservato al Palais Fesch-Musée des Beaux-Arts di Ajaccio (foto Palais Fesch-Musée des Beaux-Arts)

La terza macro-sezione approfondisce alcuni aspetti relativi alla ripresa di modelli antichi nell’arte e nell’epopea napoleonica, come ad esempio quello dell’aquila romana, esemplificato in mostra, tra le altre opere, dal vessillo del 7° Reggimento Ussari dal Musée de l’Armée di Parigi. Nell’approccio all’Antico fu fondamentale per Napoleone la Campagna d’Egitto, impresa militare e culturale insieme, raccontata attraverso alcune opere, come la stampa di Girardet dal museo Napoleonico di Roma, raffigurante Il generale Napoleone Bonaparte alle Piramidi, e la statuetta in bronzo di C.J. Meurant dal Palais Fesch-Musée des Beaux-Arts di Ajaccio: Bonaparte su un dromedario. Dall’Egitto a Babilionia, sulle orme di Alessandro Magno: il percorso è celebrato nella mostra con cinque lastre del fregio con Il Trionfo di Alessandro Magno in Babilonia di Bertel Thorvaldsen, nella versione conservata nei musei civici di Pavia e derivata dal fregio eseguito dal celebre scultore per il Palazzo del Quirinale nel 1812, nell’ambito dell’allestimento degli appartamenti imperiali destinati a Napoleone e alla sua famiglia (ma che la famiglia imperiale non abitò perché Napoleone non venne mai a Roma).

La Colonna Traiana nei fori imperiali (foto Graziano Tavan)

Lo sguardo su Roma riporta al modello per antonomasia: la Colonna Traiana. Dopo la realizzazione dei calchi voluti da Luigi XIV e giunti a Parigi nel 1671, questa straordinaria opera divenne fonte di ispirazione e imitazione per molti artisti francesi. Fu tuttavia con Napoleone che la Colonna ebbe la sua imitazione più celebre e allo stesso tempo originale: la Colonna Vendôme a Parigi, celebrazione di un impero e di un imperatore e delle sue imprese militari.

Napoleone con gli abiti dell’incoronazione, olio su tela di François Gérard (1805) conservato al Palais Fesch-Musée des Beaux-Arts di Ajaccio (foto Reunion des Musees Nationaux – Grand Palais)

La mostra si conclude con il famoso quadro Napoleone con gli abiti dell’incoronazione, dipinto da François Gérard nel 1805 e conservato ad Ajaccio, nel Palais Fesch-Musée des Beaux-Arts: il dipinto raffigura Napoleone al suo apice e rappresenta il compendio più evidente dell’uso che egli seppe fare dei simboli. I gusti personali di Napoleone erano quelli della sua generazione ma egli sapeva che il mondo antico rappresentava una categoria culturale tanto vasta quanto varia che poteva in qualche modo essere adattata a tutti gli usi. Napoleone mise in pratica una sorta di archeologia delle immagini del potere attraverso il recupero meticoloso e spregiudicato di simboli, figure e concetti del passato, da utilizzare per creare un impressionante raccolta di ritratti e di ornamenti, allusioni, richiami e prestiti che serviranno a legittimare un regime, la cui esistenza poggiava essenzialmente sulla forza militare. Le immagini dell’antico-mania napoleonica (la nudità eroica, le insegne del potere, l’alloro, l’aquila…) rifunzionalizzate nel presente sono allo stesso tempo rivolte al futuro: si rivolgono ai posteri e partecipano alla costruzione della leggenda dell’Imperatore.

Roma. Il 1° febbraio riapre il Sistema Musei di Roma Capitale, l’area archeologica dei Fori Imperiali e il Circo Massimo. Nuova mostra all’Ara Pacis. Prorogate le mostre “I Marmi Torlonia” e “Il Tempo di Caravaggio”

La bellezza dell’arte torna a disposizione di tutti grazie alla riapertura del Sistema Musei di Roma Capitale, promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Da lunedì 1° febbraio 2021 sono di nuovo aperti al pubblico i musei Capitolini, museo di Roma a Palazzo Braschi, museo dell’Ara Pacis, museo di Roma in Trastevere, Galleria d’Arte Moderna, musei di Villa Torlonia, museo Civico di Zoologia, museo di Scultura antica “Giovanni Barracco”, museo Napoleonico, museo “Pietro Canonica” a Villa Borghese, museo “Carlo Bilotti” – Aranciera di Villa Borghese, museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, museo di Casal de’ Pazzi, museo delle Mura, Villa di Massenzio. Al loro interno i visitatori possono ritrovare le collezioni permanenti con i tanti capolavori in esse conservati, oltre alle numerose mostre prorogate e ad alcune importanti novità espositive, sinora rinviate a causa della pandemia in corso. I musei sono aperti anche il lunedì in considerazione della chiusura prevista nel fine settimana dal Dpcm in vigore.

I mercati traianei si affacciano sui fori imperiali a Roma (foto Roma Capitale)

Diventano nuovamente visitabili anche le aree archeologiche dei Fori Imperiali (ingresso dalla Colonna Traiana e uscita dal Foro di Cesare su Via dei Fori Imperiali), dalle 8.30 alle 16.30 (ultimo ingresso 15.30), e del Circo Massimo, dalle 9.30 alle 16.30 (ultimo ingresso 15.30), all’interno del quale sarà attivo anche Circo Maximo Experience. Servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura.

All’Ara Pacis di Roma la mostra “Josef Koudelka. Radici” (foto musei in comune)

Le novità all’Ara Pacis. Si inizia il 1° febbraio 2021 con la tappa unica italiana della mostra “Josef Koudelka. Radici”. Evidenza della storia, enigma della bellezza, organizzata da Contrasto e Magnum Photos, al via al museo dell’Ara Pacis. Con oltre cento spettacolari immagini panoramiche, l’esposizione del maestro ceco documenta il suo straordinario viaggio alla ricerca delle radici della nostra storia. Sarà l’estratto di un’inedita e personale riflessione sull’antico, sul paesaggio e sulla bellezza compiuta lungo trent’anni di vita, toccando diciannove diversi paesi e visitando più di cento siti archeologici tra i più rappresentativi per la storia del Mediterraneo. La mostra aprirà al pubblico alle 14.

Locandina della mostra “Napoleone e il mito di Roma” ai Mercati Traianei (foto musei in comune)

Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali riaprono il 4 febbraio 2021 con la mostra “Napoleone e il mito di Roma”, dedicata agli scavi promossi da Bonaparte a Roma, proprio nell’anno in cui ricorre l’anniversario del bicentenario della morte dell’imperatore francese. La mostra, a cura di Claudio Parisi Presicce, Simone Pastor, Massimiliano Munzi, Nicoletta Bernacchio, analizza il contesto culturale e letterario della seconda metà del XVIII secolo (neoclassicismo e l’estetica del sublime) e dedica approfondimenti ad aspetti urbanistici, quali a esempio gli scavi del settore centrale della Basilica Ulpia, la Colonna Traiana valorizzata dal Governo Napoleonico di Roma, l’Egittomania di Napoleone e molti altri aspetti di grande rilevanza, relativi all’annessione di Roma all’Impero dal 1809 al 1814. In quegli anni Roma diventa città imperiale seconda solo a Parigi per volontà di Napoleone stesso.

La locandina della mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” a Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini

Le mostre in corso. Molte sono le mostre che i visitatori ritroveranno all’apertura del sistema museale cittadino appena le misure lo consentiranno.  A cominciare dai musei Capitolini, con la splendida mostra sulla storia del collezionismo dei marmi antichi, romani e greci, “I marmi Torlonia. Collezionare capolavori” (fino al 29 giugno 2021). L’esposizione è il risultato di un’intesa del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo con la Fondazione Torlonia; e nello specifico, per il ministero, della direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio con la soprintendenza Speciale di Roma. Il progetto scientifico di studio e valorizzazione della collezione è di Salvatore Settis, curatore della mostra con Carlo Gasparri. Electa, editore del catalogo, cura anche l’organizzazione e la promozione dell’esposizione. Il progetto d’allestimento è di David Chipperfield Architects Milano, negli ambienti dello spazio espositivo dei musei Capitolini a Villa Caffarelli, tornati alla vita dopo oltre cinquanta anni grazie all’impegno di Roma Capitale per restituire alla cittadinanza un nuovo spazio espositivo progettato e interamente curato della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. La Fondazione Torlonia ha restaurato i marmi selezionati con il contributo di Bvlgari che è anche main sponsor della mostra. Il progetto della luce è stato scritto da Mario Nanni, lumi Viabizzuno (vedi Roma. Apre a Palazzo Caffarelli ai musei Capitolini la mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori”, il grande evento 2020 più volte rinviato causa Covid-19: 96 marmi, selezionati dalla celebre collezione Torlonia la quale torna così finalmente visibile al pubblico. Alla presentazione il ministro Franceschini | archeologiavocidalpassato). Sempre ai musei Capitolini l’esposizione “Il Tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione Roberto Longhi” con il celebre dipinto del Caravaggio Ragazzo morso da un ramarro (prorogata fino al 2 maggio 2021) (vedi Roma. Ai musei Capitolini, il museo pubblico più antico del mondo, con capolavori antichi unici, ora anche la mostra “Il tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi” nel cinquantenario della scomparsa del grande storico dell’arte | archeologiavocidalpassato) e alla mostra fotografica “Lockdown Italia” visto dalla Stampa Estera (fino al 28 febbraio 2021). Alla Galleria d’Arte Moderna è stata prorogata fino al 28 marzo 2021 “Sten Lex. Rinascita”, la mostra che racchiude una selezione di opere dei due noti muralisti italiani e uno stencil poster visibile nel chiostro.

La MIC Card del Sistema Musei di Roma

Biglietti. È possibile effettuare l’acquisto dei biglietti di ingresso ai musei Civici e/o alle mostre direttamente nelle biglietterie ma rimane fortemente consigliato il preacquisto da casa del biglietto online (acquisto con 1 euro di prevendita). Questa procedura consente di annullare le code in biglietteria e ridurre gli affollamenti nelle sale, grazie all’assegnazione di fasce orarie in cui presentarsi per entrare al museo e iniziare la visita. Una volta completato l’acquisto sarà sufficiente stampare la ricevuta e mostrarla cartacea o digitale all’ingresso del museo scelto e/o della mostra. Il consiglio è valido anche per i possessori della MIC card, per i quali la prenotazione allo 060608 è gratuita. È consigliato l’acquisto online della MIC Card (con 1 euro di prevendita) con ritiro in biglietteria dei musei. 

2 giugno 2020: riaprono i musei civici di Roma Capitale (musei Capitolini, museo di Roma a Palazzo Braschi, Mercati di Traiano, Ara Pacis, Centrale Montemartini, museo Barracco), i Fori imperiali e il Circo Massimo. Prorogate le mostre “bloccate” dal lockdown. Biglietti on line, misure di sicurezza e turni di ingresso contingentati

2 giugno 2020: riaprono i musei civici di Roma. Dopo i musei Capitolini, il museo di Roma a Palazzo Braschi e il Palazzo delle Esposizioni, che hanno aperto i cancelli da qualche giorno, riprendono le attività i musei dell’Ara Pacis, Mercati di Traiano, Fori Imperiali, Centrale Montemartini, museo di Roma in Trastevere, Galleria d’Arte Moderna, musei di Villa Torlonia, museo Civico di Zoologia, museo Bilotti, museo Barracco, museo Napoleonico, museo Canonica, museo della Repubblica romana, Casal de’ Pazzi, museo delle Mura. Sempre dal 2 giugno 2020 sono nuovamente visitabili le aree archeologiche dei Fori imperiali (ingresso dalla Colonna Traiana e uscita dal Foro di Cesare su Via dei Fori Imperiali), dalle 08.30 alle 19.15 (ultimo ingresso 18.15), e del Circo Massimo (a esclusione di Circo Maximo Experience) , dalle 9.30 alle 19 (ultimo ingresso 18). Si torna così a vivere di persona tutti i musei civici, spazi di cultura e bellezza, visitando le loro prestigiose collezioni permanenti e la ricca e variegata offerta di mostre molte delle quali prorogate dopo la sospensione dovuta al lockdown. La riapertura avviene nel rispetto delle linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

La Mic Card come un passpartout. Grazie alla Mic, lo strumento ideato e creato a luglio 2018 da Roma Capitale – assessorato alla Crescita culturale, chi vive, lavora e studia a Roma e nella Città Metropolitana avrà nella card lo strumento di eccellenza per entrare al costo di 5 euro per 12 mesi nei musei Civici. Innanzi tutto, chi ha già la Mic ha diritto ad una proroga di tre mesi della validità della carta. Poi, per i possessori, la prenotazione obbligatoria allo 060608 sarà gratuita per entrare nei musei Civici. La chiamata al numero gratuito attiverà un biglietto, anch’esso gratuito, da mostrare all’ingresso insieme alla Mic. Inoltre, per i possessori della card, rimane l’obbligo del preacquisto del biglietto anche per la mostra “Canova. Eterna bellezza”, accessibile con riduzione sul costo del ticket. Anche tutte le categorie beneficiarie di gratuità secondo le norme vigenti dovranno prenotare gratuitamente il turno d’ingresso allo 060608. Si consiglia l’acquisto della MIC Card online (acquisto con 1 euro di prevendita) con ritiro in biglietteria dei musei.

Come acquistare il biglietto per i musei civici. È obbligatorio il preacquisto da casa dei biglietti di ingresso ai musei e/o alle mostre ospitate tramite il sito http://www.museiincomuneroma.it (acquisto con 1 euro di prevendita). Una procedura che annullerà le code in biglietteria e ridurrà gli affollamenti nelle sale, grazie all’assegnazione di fasce orarie in cui presentarsi per entrare al museo e iniziare la visita. Una volta completato l’acquisto sarà sufficiente stampare la ricevuta e mostrarla cartacea o digitale all’ingresso del museo scelto e/o della mostra.

Come si svolge la visita nei musei civici. All’arrivo al museo, il visitatore dovrà attendere il proprio turno di ingresso e mantenere la distanza di sicurezza. Verrà sottoposto a misurazione della temperatura tramite termoscanner e in caso di un risultato uguale o superiore ai 37.5 gradi non gli verrà consentito l’accesso. Al termine di questa operazione, con il biglietto pre-acquistato potrà accedere nelle sedi museali senza passare dalla biglietteria, solo mostrando il biglietto sullo smartphone o stampato. Ai varchi di accesso e nelle sale interne saranno disponibili gel disinfettanti per igienizzare le mani. All’interno delle sale espositive sarà obbligatorio l’utilizzo delle mascherine e il mantenimento della distanza di sicurezza dalle altre persone. Per evitare assembramenti o affollamenti, è stata predisposta una nuova segnaletica nel percorso di visita. Tutte le informazioni di sicurezza si trovano su http://www.museiincomuneroma.it o chiamando lo 060608.

I musei Capitolini occupano gli spazi di due imponenti edifici di piazza del Campidoglio: il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo, collegati fra di loro dalla Galleria Lapidaria, un passaggio sotterraneo che consente di attraversare piazza del Campidoglio senza dover uscire dal museo. Aperto al pubblico nel 1734, il Palazzo dei Conservatori contiene una grande pinacoteca, che espone capolavori di maestri del calibro di Caravaggio, Tiziano, Rubens e Tintoretto, oltre ai numerosi busti di personaggi illustri. Uno dei capolavori del museo è la scultura originale della Lupa Capitolina. Una delle zone più importanti del palazzo è la sala rivestita di vetro, dove si espone la statua equestre di Marco Aurelio (sostituita a piazza del Campidoglio da una copia), oltre ai frammenti di alcuni colossi. Palazzo Nuovo è dedicato principalmente alle opere scultoree della collezione, quasi tutte copie romane di originali greci. Fra le migliori opere del museo vi è la Venus Capitolina, una scultura di marmo eseguita fra il 100 e il 150 d.C., Il Discobolo di Mirone e la famosa Galata morente. Nella Sala dei filosofi, si possono osservare i busti di personaggi dell’Antica Grecia, opere che precedentemente decoravano i giardini e le biblioteche della nobiltà romana. Orario: tutti i giorni, 9.30-19.30. Turni di ingresso contingentati tramite acquisto on line o 060608. È possibile l’utilizzo dell’App – disponibile sugli store IOS e Android – attraverso la quale si potrà acquistare e scaricare la videoguida dei musei Capitolini.

Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali. Costruito fra il 100 e il 110 d.C., il Mercato di Traiano è il primo centro commerciale coperto della storia. Il complesso edilizio, costruito in mattoni, era formato da sei piani, lungo i quali si distribuivano più di 150 locali commerciali. Il Mercato di Traiano attualmente accoglie il Museo dei Fori Imperiali. Visitando il museo si possono attraversare viarie zone del mercato, oltre ad un percorso espositivo con i resti dei Fori imperiali. Al museo dei Fori Imperiali prosegue fino al 6 settembre 2020 la mostra “Civis Civitas Civilitas” che illustra, attraverso plastici degli edifici sacri e pubblici, il modello di vita urbano romano, esportato militarmente anche nelle città dell’impero. Orario: tutti i giorni, 9.30-19.30. Turni di ingresso contingentati tramite acquisto on line o 060608. I possessori Mic Card e gli aventi diritto alla gratuità solo tramite 060608.

Museo dell’Ara Pacis. Gli spazi del museo progettato dallo studio dell’architetto statunitense Richard Meier, sono modulati sul contrasto luce e penombra. Particolarmente legati a questo effetto, risultano i primi due corpi di fabbrica: dopo una zona in penombra, la Galleria di accesso, si passa al padiglione centrale che ospita l’Ara Pacis, nella piena luce naturale che filtra attraverso 500 mq di cristalli; questi, pur non interrompendo visivamente la continuità con l’esterno, favoriscono il silenzio necessario per il pieno godimento del monumento. Nella quiete dell’isolamento acustico è possibile apprezzare i ritmi pacati dei motivi decorativi; assistere allo scorrere del corteggio, posto lungo i fianchi del recinto dell’Ara, composto dalle massime cariche sacerdotali di età augustea e dai membri della famiglia imperiale, guidati dallo stesso Augusto; ripercorrere le mitiche origini di Roma e le glorie augustee che hanno donato all’impero la possibilità di vivere tempi tanto felici da essere denominati seculum aureum. Al Museo dell’Ara Pacis fino al 30 agosto 2020 si può visitare la grande mostra “C’era una volta Sergio Leone”, con la quale Roma celebra, a 30 anni dalla morte e a 90 dalla sua nascita, uno dei miti assoluti del cinema italiano. Orario: tutti i giorni, 9.30-19.30. Turni di ingresso contingentati tramite acquisto on line o 060608. I possessori Mic Card e gli aventi diritto alla gratuità solo tramite 060608.

Centrale Montemartini. Secondo polo espositivo dei Musei Capitolini, è uno straordinario esempio di riconversione in sede museale di un edificio di archeologia industriale, il primo impianto pubblico di Roma per la produzione di energia elettrica. La storia del museo inizia nel 1997 con il trasferimento nella centrale elettrica di una selezione di sculture e reperti archeologici dei Musei Capitolini. Due mondi diametralmente opposti, l’archeologia e l’archeologia industriale, sono stati per la prima volta accostati tramite un allestimento coraggioso, nel quale lo spazio è organizzato in modo che gli oggetti preesistenti e ciò che si vuole mostrare rimangano integri e non si snaturino a vicenda. Alla Centrale Montemartini è stata prorogata al 1° novembre la mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta”, la straordinaria selezione di lastre parietali figurate e decorazioni architettoniche a stampo in terracotta policroma, provenienti dal territorio di Cerveteri (l’antica città di Caere), in parte inedite. Sono esposti reperti archeologici di fondamentale importanza per la storia della pittura etrusca, recentemente rientrati in Italia grazie a un’operazione di contrasto del traffico illegale. Orario: martedì-domenica, 9-19. Turni di ingresso contingentati tramite acquisto on line o 060608. I possessori Mic Card e gli aventi diritto alla gratuità solo tramite 060608.

Il museo di Scultura Antica “Giovanni Barracco” è formato da una prestigiosa collezione di sculture antiche – arte assira, egizia, cipriota, fenicia, etrusca, greca-romana – che Giovanni Barracco, ricco gentiluomo calabrese, donò al Comune di Roma nel 1904. Il barone Barracco aveva dedicato la sua vita alla raccolta dei reperti, sia acquistandoli sul mercato antiquario sia recuperandoli dagli scavi che sul finire dell’Ottocento segnarono le trasformazioni urbanistiche di Roma Capitale. Per ospitare la collezione fu costruita un’apposita palazzina neoclassica che purtroppo andò distrutta con i lavori per l’allargamento di corso Vittorio. Solo a partire dal 1948 la collezione poté essere riordinata nella “Farnesina ai Baullari”, edificio eretto nel 1516 su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane. L’arte egizia è rappresentata a partire dalle più antiche dinastie (3000 a.C.) fino all’epoca romana. Orario: ingresso con prenotazione obbligatoria gratuita allo 060608 e visita accompagnata. Giugno – settembre: da martedì a domenica, 13- 19. Turni di ingresso a prenotazione obbligatoria.

Al museo di Roma a Palazzo Braschi il pubblico ha l’opportunità di visitare anche la mostra “Canova. Eterna Bellezza”, che vanta un record di oltre 145 mila visitatori prima del lockdown e che è stata eccezionalmente prorogata fino al 21 giugno 2020, grazie alla grande disponibilità con cui tutti i musei, nazionali e internazionali, hanno eccezionalmente accettato di rinnovare i prestiti delle loro opere. Ancora un mese, dunque, per ammirare le 170 opere di Canova e degli artisti a lui contemporanei, giunte a Roma da alcune tra le più grandi collezioni del mondo. Incorniciate all’interno di un allestimento di grande impatto visivo e raccolte in 13 sezioni, le opere in mostra raccontano l’arte canoviana e il contesto che lo scultore trovò giungendo nell’Urbe nel 1779. La mostra – promossa dall’assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale, prodotta dalla sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia e organizzata con Zètema Progetto Cultura – è curata da Giuseppe Pavanello e realizzata in collaborazione con l’Accademia Nazionale di San Luca e con Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno. Orari: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19 (chiusura biglietteria ore 18) – Sabato e domenica dalle 10 alle 22 (chiusura biglietteria ore 21).

Roma. Il foro di Traiano rinascerà grazie al magnate uzbeco Usmanov: si raddrizzano le colonne e si pongono gli architravi. Con i due milioni donati si restaura anche la sala degli Orazi e Curiazi ai musei Capitolini

L'area archeologica del foro di Traiano, a Roma, dominata dalla Colonna traiana

L’area archeologica del foro di Traiano, a Roma, dominata dalla Colonna traiana

Il plastico del complesso del Foro di Traiano conservato al museo della Civiltà Romana

Il plastico del complesso del Foro di Traiano conservato al museo della Civiltà Romana

La firma dell'accordo tra Alisher Usmanov e Ignazio Marino al Campidoglio

La firma dell’accordo tra Alisher Usmanov e Ignazio Marino al Campidoglio a Roma

Fu l’ultimo dei Fori imperiali ad essere costruito. Lo volle l’imperatore Traiano, che lo inaugurò nel 112 d.C.: sarà il più grande e maestoso mai edificato e per quasi tre secoli fece bella mostra di sé. Poi la decadenza. Diciannove secoli dopo, il foro di Traiano torna prepotente sulla scena di Roma. “Grazie a un mecenate”, annuncia il sindaco di Roma, Ignazio Marino, “potremo alzare di nuovo le sei colonne del Foro di Traiano che non erano più alzate dal 350 d.C., così cambierà di nuovo lo scenario di questo spettacolare posto della città”. E il mecenate ha un nome: Alisher Usmanov; e un obiettivo: destinare una cospicua somma di denaro al restauro della Sala degli Orazi e Curiazi nei musei Capitolini e della fontana del Quirinale e, come detto, all’anastilosi del Foro di Traiano che tornerà così al suo antico splendore. Il magnate uzbeco ha donato complessivamente a Roma due milioni di euro. L’accordo di mecenatismo è stato siglato in Campidoglio tra Usmanov e Marino. Un accordo che prevedeva all’inizio una donazione di 900mila euro. Cifra che poi, a sorpresa, è aumentata: “Usmanov ha visionato il progetto completo del Foro di Traiano ed ha deciso di finanziarlo per intero facendo salire la donazione a 2 milioni di euro cambiando così a mano il contratto siglato», spiega il primo cittadino. “Ciò che riceviamo questa sera è per me il modo con cui dobbiamo raccogliere denaro per restaurare il nostro patrimonio archeologico”, dice Marino, “e sono molto orgoglioso della scelta fatta da Usmanov”. E il magnate uzbeco: “Amo molto l’Italia e quando abbiamo tenuto il congresso della nostra federazione a Roma (Usmanov è presidente della Federazione internazionale scherma, ndr) ci siamo incontrati con il sindaco. Con questa donazione ho voluto dimostrare la mia gratitudine per l’ospitalità dimostratami dal sindaco. Sono rimasto colpito da come il popolo italiano è riuscito a conservare la propria storia e con molto piacere sponsorizzerò questi progetti. È un grande onore”. E a chi gli chiede se fosse pronto ad altre donazioni Usmanov risponde: «Se mi indicheranno altre opere, sì”.

Un rendering del grande porticato del complesso del Foro di Traiano con le imponenti colonne

Un rendering del grande porticato del complesso del Foro di Traiano con le imponenti colonne

Il foro di Traiano chiuso dagli imponenti Mercati traianei

Il foro di Traiano chiuso dagli imponenti Mercati traianei

“Il progetto del Campidoglio – spiegano dalla soprintendenza capitolina – vuole restituire al pubblico l’idea dello sviluppo verticale del Foro di Traiano attraverso un intervento di ricomposizione e ricostruzione degli ordini architettonici, che dalla visione frammentaria dei reperti passi a un’unità visiva comprensibile”. Quattro colonne, già complete con il loro capitello antico, saranno restaurate e ancorate secondo i criteri antisismici, in grado di reggere in una prima fase la ricostruzione del fregio architrave con figure di Vittorie (ottenuta attraverso riprese al laser scanner degli originali conservati a Roma e a Monaco di Baviera), e in una seconda fase le tre colonne in cipollino, smontate, restaurate, integrate, ancorate in sicurezza. Il progetto statico, antisismico, di restauro e conservazione, nonché di ricostruzione e ricomposizione, architettonico-scultoreo sarà curato dalla soprintendenza Capitolina ai beni culturali, avvalendosi di esperti nei diversi settori professionali.

La ricostruzione di un tratto dei portici monumentali del Foro di Traiano a Roma

La ricostruzione di un tratto dei portici monumentali del Foro di Traiano a Roma

La pianta del complesso del Foro di Traiano con la Basilica Ulpia

La pianta del complesso del Foro di Traiano con la Basilica Ulpia

Il Foro di Traiano, celebre per la sua piazza dominata dalla statua equestre di Traiano (alta quattro volte quella di Marco Aurelio oggi in Campidoglio) e per la Colonna Traiana, un nastro scolpito che con 2500 figure racconta le gesta dell’imperatore in Dacia (odierna Romania), ospitava il più grande edificio civile dell’antichità, la Basilica Ulpia, grande quanto la basilica di S. Paolo fuori le mura. La Basilica Ulpia si articolava in cinque navate, delle quali la centrale era molto ampia e delimitata da colonne in granito (denominato «del Foro»), sostenenti un alto fregio-architrave con la decorazione famosa che vede alternate le vittorie che uccidono il toro a quelle che adornano candelabri: soggetti mitici e sacrali. Al di sopra svettava un secondo ordine di colonne in prezioso e splendente marmo cipollino, verde smeraldo, raggiungendo così circa 23 metri di altezza. Di questa maestosa struttura, sepolta nei secoli dopo l’Impero, fu scavata tra l’Ottocento e gli anni Trenta del Novecento un’ampia area oggi visibile con colonne in granito rialzate e in parte estesa anche sotto i giardini lungo via dei Fori Imperiali. Tre colonne in cipollino ricomposte furono collocate fuori posto in corrispondenza dell’attuale sottopassaggio verso i Mercati di Traiano, perdendo così il loro ruolo di secondo ordine architettonico. Un tratto del fregio-architrave fu collocato nell’area sotterranea, oggi esteso deposito archeologico.

Bimillenario di Augusto. Mostre ed eventi a Roma dal’Ara Pacis (L’arte del comando) ai Mercati Traianei (La città di Augusto) e al foro di Augusto rivive la romanità con Piero e Alberto Angela

All'Ara Pacis di Roma la mostra "L'arte del comando. L'eredità di Augusto"

All’Ara Pacis di Roma la mostra “L’arte del comando. L’eredità di Augusto”

La mostra all'Ara Pacis "L'arte del comando. L'eredità di Augusto"

La mostra all’Ara Pacis “L’arte del comando”

A Roma si susseguono mostre ed eventi per celebrare il bimillenario di Augusto. “L’arte del comando. L’eredità di Augusto”, al Museo dell’Ara Pacis fino al 7 settembre, è una tappa fondamentale per approfondire le principali politiche culturali e di propaganda messe in atto da Augusto nel suo principato e replicate nei secoli per il loro carattere esemplare. Le 12 sezioni della mostra, articolate per temi ed epoche storiche differenti, illustrano in che modo imperatori come Carlo Magno, Federico II, Carlo V o Napoleone, per citarne solo alcuni, nel corso della storia abbiano reinterpretato “l’arte del comando” di Augusto a volte con formule molto vicine o identiche. Sono esposti incisioni, dipinti, monete, mosaici, acqueforti, oli, sculture e gemme grazie ai prestiti di prestigiosi istituti culturali, dagli Uffici ai Musei Vaticani, dal museo di Capodimonte alla Galleria Borghese, da Palazzo Barberini al museo etrusco di Villa Giulia, solo per citarne alcuni. “La propaganda augustea si basava sulla discendenza della gens Julia dall’eroe troiano Enea, il figlio di Anchise e della dea Venere già noto dalla tradizione epica greca e romana e protagonista nel Lazio di antichi miti di fondazione”, spiegano i curatori della mostra Claudio Parisi Presicce e Orietta Rossini. “Il principe ebbe però l’abilità di commissionare una serie di opere che sistematizzavano le origini troiane di Roma e al tempo stesso quelle della sua stessa famiglia, in modo tale che la sua ascesa al potere apparisse agli occhi dei contemporanei non solo legittima ma predestinata. A questo scopo commissionò opere come l’Eneide, l’arredo simbolico del suo Foro e l’Ara Pacis, facendo della propaganda un’arte e affidando alle creazioni delle migliori menti del suo tempo la sua stessa immagine. Augusto seppe scegliere i suoi collaboratori e con loro adattò al suo regime il mito dell’età dell’oro, quando il tempo ricomincia il suo ciclo e riporta tra gli uomini semplicità di costumi, prosperità e pace universale”. Queste due leve, usate dal circolo augusteo per gettare le basi dell’immaginario imperiale, furono così efficaci che la discendenza divina dell’imperatore e la pace augustea saranno fonte d’ispirazione nei secoli per gli assolutismi a venire.

I Mercati Traianei di notte: lì apre la mostra "Le chiavi di Roma"

I Mercati Traianei di notte: lì apre la mostra “Le chiavi di Roma”

La mostra "Le chiavi di Roma. La città di Augusto" è promossa dai Musei Virtuali europei

La mostra “Le chiavi di Roma. La città di Augusto” è promossa dai Musei Virtuali europei

L’evento “Keys To Rome”, ai Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali dal 24 settembre 2014 al 12 aprile 2015 ha come tema centrale della mostra “Le Chiavi di Roma. La città di Augusto”. L’esposizione, ideata e curata dalla soprintendenza Capitolina e dal CNR, è un evento organizzato dalla più grande rete di eccellenza europea sui Musei Virtuali, V-MUST, coordinata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. Quattro città forniranno quattro prospettive diverse sulla cultura romana: il cuore di Roma, con il Museo dei Fori Imperiali; Alessandria d’Egitto, nelle splendide sale della Biblioteca Alessandrina; Amsterdam con l’innovativo Museo Allard Pierson e, infine, Sarajevo all’interno della storica biblioteca, sede del municipio, da poco restaurata. Le quattro città, che simboleggiano i “quattro angoli” del mondo romano, sono alla base dell’idea della mostra europea e saranno un’occasione senza precedenti per guardare all’Impero da punti di osservazione storici, geografici, culturali e umani molto diversi. Al centro dell’esperienza museale, un percorso fatto di filmati, di sistemi di interazione naturale e applicazioni mobili, guiderà il visitatore a ripercorrere la storia romana, grazie a due protagonisti, un vecchio mercante e suo nipote, che dovranno ritrovare gli oggetti appartenuti alla famiglia e svelarne i segreti, usando le chiavi di Roma, nell’unico giorno in cui il dio Giano consentirà di aprire le porte del tempo. Nella Grande Aula del Museo, una mappa della città darà al visitatore la sensazione di “camminare” nella Roma di duemila anni fa. Il Foro di Augusto, il suo Mausoleo, l’Ara Pacis e gli altri monumenti, “emergeranno” dalla mappa e racconteranno la propria storia. Due busti di Augusto e Agrippa – il suo “braccio destro” – si animeranno e parleranno delle strategie e degli avvenimenti storici che hanno permesso l’irresistibile ascesa del princeps e la trasformazione della città. Infine, videopannelli presenti lungo il percorso espositivo illustreranno le novità scientifiche sugli ultimi scavi, testimoniando la continua ricerca e la presenza sul territorio degli archeologi della soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Nell’ambito delle attività collaterali che arricchiranno ulteriormente l’evento, verrà anche organizzata la “Digital Museum Expo”, esposizione e workshop rivolti a professionisti e operatori del settore, che presenteranno le soluzioni tecnologiche più recenti, create per i musei del futuro. L’Expo sarà visitabile a Roma, sempre all’interno del Museo dei Fori Imperiali, per una settimana, dal 24 al 28 settembre 2014. Verrà poi spostato a turno nelle altre quattro sedi di “Keys to Rome” tra ottobre e dicembre.

La sera il foro di Augusto a Roma rivive con lo spettacolo a effetti speciali di Piero Angela

La sera il foro di Augusto a Roma rivive con lo spettacolo a effetti speciali di Piero Angela

Una suggestiva visione notturna del Foro di Augusto a Roma

Una suggestiva visione notturna del Foro di Augusto a Roma

Ma si potrà anche «camminare» nella Roma Augustea scoprendo luoghi suggestivi e testimonianze architettoniche importanti dell’azione innovatrice di Augusto. “Foro di Augusto. 2000 anni dopo” è un progetto spettacolare ideato e curato da Piero Angela e Paco Lanciano con la storica collaborazione di Gaetano Capasso. Grazie ad appositi sistemi audio con cuffie gli spettatori (durata 40 minuti; max 200 persone; le giornate di pioggia saranno recuperate) possono ascoltare la musica, gli effetti speciali e il racconto di Piero Angela in 6 lingue, italiano, inglese, francese, russo, spagnolo e giapponese, tutte le sere fino al 27 settembre in tre repliche alle 21, alle 22 e alle 23 da via Alessandrina, proprio affacciati sul Foro di Augusto. “Utilizzando le tecnologie più all’avanguardia”, spiega Renzo De Simone, “il progetto illustra in modo puntuale il sito archeologico situato lungo via dei Fori Imperiali e adiacente a via Alessandrina partendo da pietre, frammenti e colonne presenti. Gli spettatori sono accompagnati dalla voce di Piero Angela e da magnifici filmati e ricostruzioni che mostrano i luoghi così come si presentavano all’epoca di Augusto: una rappresentazione emozionante ed allo stesso tempo ricca di informazioni dal grande rigore storico e scientifico”. Le tribune ideate per ospitare il pubblico e l’impianto tecnico necessario (luci, proiettori, computer ecc.) sono stati realizzati, in accordo con la soprintendenza Capitolina, con l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto visivo sull’area archeologica. Disposte su due file parallele, le tribune sono contenute interamente dal marciapiede di via Alessandrina e composte da 7 moduli interrotti dalle scale a doppia rampa per un’altezza totale di circa 2,60 metri più il parapetto alto 1 metro. “Pur spaziando su vari aspetti di quel fenomeno unico che fu la romanità”, continua De Simone, “il racconto è sempre ancorato al sito di Augusto, utilizzando in modo creativo i resti del Foro per cercare di far parlare il più possibile le pietre. Oltre alla ricostruzione fedele dei luoghi, con effetti speciali di ogni tipo, il racconto si sofferma sulla figura di Augusto, la cui gigantesca statua, alta ben 12 metri, dominava l’area accanto al tempio. Con Augusto Roma ha inaugurato un nuovo periodo della sua storia: l’età imperiale è stata, infatti, quella della grande ascesa che, nel giro di un secolo, ha portato Roma a regnare su un impero esteso dall’attuale Inghilterra ai confini con l’attuale Iraq, comprendendo gran parte dell’Europa, del Medio Oriente e tutto il Nord Africa. È questa dunque un’occasione – conclude – anche per raccontare che quella conquista significò l’espansione non solo di un impero, ma anche di una grande civiltà, che ha portato con sé cultura, tecnologia, regole giuridiche, arte. In tutte le zone dell’Impero ancora oggi sono rimaste le tracce di quel passato, con anfiteatri, terme, biblioteche, templi, strade”. Dopo Augusto, del resto, molti altri imperatori lasciarono la loro traccia nei Fori Imperiali costruendo il proprio Foro. “Roma – ricorda Alberto Angela – a quel tempo contava più di un milione di abitanti: nessuna città al mondo aveva mai avuto una popolazione di quelle proporzioni; solo Londra nell’800 ha raggiunto queste dimensioni. Era la grande metropoli dell’antichità: la capitale dell’economia, del diritto, del potere e del divertimento”.

L'imperatore Ottaviano Augusto

L’imperatore Ottaviano Augusto

Infine c’è lo spettacolo d’eccezione ‘Tyrtarion”: per celebrare Augusto andrà in scena nella cornice suggestiva dei Mercati di Traiano il 30 agosto alle 19 con replica il 31 agosto. I poeti di età augustea “cantati” e musicati dagli studenti dell’Accademia Vivarium Novum: Virgilio, Orazio, Ovidio, Catullo torneranno a essere recitati e cantati per celebrare l’Imperatore Augusto nella lingua dell’antica Roma: il latino.

A fine ottobre a Paestum per la XVII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: ecco tutte le novità per appassionati e addetti ai lavori

Appuntamento nell'area archeologica di Paestum per la XVII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico

Appuntamento nell’area archeologica di Paestum per la XVII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico

Siete pronti a un viaggio nel tempo e nello spazio per scoprire nuovi aspetti delle Civiltà del Passato e incontrare i protagonisti del mondo antico e della moderna ricerca, informarsi su quanto le nuove tecnologie, i media e i social network offrono in tema di archeologia e di viaggi a tema? Se sì, allora non potete perdervi l’evento dell’autunno: la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (Bmta). La kermesse, che richiama a Paestum appassionati e addetti ai lavori, è giunta alla 17ma edizione e avrà come location nuovamente il parco archeologico della città antica di Paestum: dall’area adiacente al tempio di Cerere, al museo Archeologico nazionale, alla Basilica Paleocristiana. Ma attenzione, se state già programmando il viaggio nel Cilento, è cambiato il week-end: la Borsa, infatti, di solito collocata a metà novembre, quest’anno si terrà nei giorni 30-31 ottobre e 1-2 novembre in un fine settimana con due giorni festivi. L’obiettivo è quello di incrementare i visitatori e dare agli albergatori l’opportunità di offrire pacchetti ad hoc.

La XVII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico sarà a Paestum dal 30 ottobre al 2 novembre

La XVII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico sarà a Paestum dal 30 ottobre al 2 novembre

La XVII edizione della Borsa, che quest’anno vedrà l’Azerbaijan come Paese ospite, è ricca di novità e di contenuti. Si parte dal “Social Media & Archaeological Heritage Forum”, in programma giovedì 30 ottobre, che ospiterà “Archeoblog. Raccontare l’archeologia nel web”, il secondo incontro nazionale dei blogger culturali: l’obiettivo è promuovere lo sviluppo dei beni culturali sempre più attraverso i social network. Tra gli appuntamenti da non perdere spicca “ArcheOpenData Forum. Trasparenza dell’informazione in archeologia”, venerdì 31 ottobre, momento di discussione dedicato agli open data. “ArcheoStartUp”, sabato 1° novembre, presenterà nuove imprese culturali e progetti innovativi. Tra le novità del 2014, da segnalare anche il concorso fotografico ‘La Bmta ti porta a Paestum!’ sulla pagina Facebook: in palio una notte per due persone in hotel a Paestum durante la Borsa per l’autore della foto che otterrà più «mi piace». Per partecipare, è necessario inviare entro il 31 agosto a info@bmta.it le foto dei propri viaggi nel mondo alla scoperta del patrimonio archeologico: l’iniziativa intende così promuovere anche i siti e le destinazioni meno note. Inoltre, per chi ama scrivere, è possibile pubblicare la proprio foto con il racconto della visita sul blog del sito http://www.bmta.it

L'area adiacente al tempio di Cerere a Paestum ospita parte degli eventi della XVII Bmta

L’area adiacente al tempio di Cerere a Paestum ospita parte degli eventi della XVII Bmta

La mostra “ArcheoVirtual”, realizzata in collaborazione con la più importante Rete di ricerca Europea sui Musei Virtuali (V-Must), coordinata da Itabc (Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del Cnr), ospiterà “Digital Museum Expo”, esposizione delle tecnologie più recenti create per i musei del futuro, che si terrà oltre che a Paestum in altre quattro sedi: Mercati Traianei del museo dei Fori Imperiali (Roma), Biblioteca Alessandrina (Alessandria D’Egitto), museo Allard Pierwson (Amsterdam), City Hall (Sarajevo). La Borsa si conferma, così, un evento originale nel suo genere: sede dell’unico Salone Internazionale di Archeologia e luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale ed al patrimonio. La Borsa è anche un’occasione di incontro per gli addetti ai lavori, per gli operatori turistici e culturali, per i viaggiatori, per gli appassionati. Ed è anche un’opportunità di business nella location del Museo Archeologico con il Workshop tra la domanda estera e l’offerta del turismo culturale ed archeologico, che si terrà sabato 1° novembre. Non solo: ogni anno la Borsa promuove la cooperazione tra i popoli attraverso la partecipazione e lo scambio di esperienze: il Paese ospite ufficiale nel 2014 sarà l’Azerbaijan.

Agli Incontri con i Protagonisti, molto attesa la blogger Galatea (Il nuovo mondo di Galatea)

Agli Incontri con i Protagonisti, molto attesa la blogger Galatea (Il nuovo mondo di Galatea)

Negli “Incontri con i Protagonisti”, sabato 1° novembre, si succederanno Alberto Angela, Roberto Giacobbo, Mario Tozzi, Syusy Blady e Patrizio Roversi, Sveva Sagramola, Eva Cantarella e la blogger Galatea. Infine altra novità è data dall’attenzione dei media internazionali, che quest’anno si traduce nella presenza quali media partner di Antike Welt, AS, Clio, Current Archaeology, Dossiers d’archéologie, Rutas del Mundo. E la Borsa da questa edizione diventa evento ufficiale del mensile di archeologia Archeo.

Grazie al milione di euro donato dall’Azerbaijan parte l’operazione Parco dei Fori imperiali riuniti a Roma: scavi in via Alessandrina che in parte “sparirà”

Il tracciato di via Alessandrina e di via dei Fori imperiali che insiste suI foro di Nerva, di Augusto e di Traiano a Roma

Il tracciato di via Alessandrina e di via dei Fori imperiali che insiste suI foro di Nerva, di Augusto e di Traiano a Roma

Via Alessandrina a Roma corre alta sopra i Fori Imperiali, che in parte divide: presto una parte "sparirà"

Via Alessandrina a Roma corre alta sopra i Fori Imperiali, che in parte divide: presto una parte “sparirà”

Grazie a fondi privati questa sembra la volta buona per dare sostanza al grande progetto del parco archeologico dei Fori imperiali, nel cuore di Roma: una delle più grandi aree archeologiche del mondo. C’è infatti il via libera agli scavi archeologici e alla valorizzazione dell’area dei Fori imperiali, in particolare sotto la via Alessandrina (destinata in parte a “sparire”), che permetteranno la riunificazione di uno dei complessi archeologici più importanti al mondo costituito dai fori di Traiano, Augusto e Nerva. E tutto grazie a un mecenate: la Repubblica dell’Azerbaijan, che ha donato a Roma un milione di euro. L’annuncio è stato dato durante l’incontro tra il sindaco di Roma Ignazio Marino e il presidente della Repubblica dell’Azerbaijan Ilham Aliyev, sulla terrazza sui Mercati di Traiano, che affaccia proprio sulla via Alessandrina, strada parallela ai Fori imperiali, chiusa nel 2007 per essere riaperta completamente ristrutturata il 28 ottobre 2013, nella zona più bassa del Rione Monti, dalla quale la zona circostante prendeva il nome di Quartiere Alessandrino. L’intervento (che sarà curato dalla soprintendenza Capitolina, guidata da Claudio Parisi Presicce, e da quella statale, la soprintendenza ai Beni archeologici di Roma) partirà tra circa 6 mesi e sarà affidato con gara pubblica, coinvolgendo le università con i dipartimenti di Archeologia e le accademie straniere presenti a Roma, per una durata di 24 mesi dall’affidamento. Il finanziamento sarà suddiviso in due rate da 500mila euro: la prima entro 3 mesi dal completamento delle procedure della legislazione azera, la seconda a un anno di distanza. Anche i lavori saranno divisi in due fasi: una per le verifiche e i sondaggi archeologici e la seconda per l’eliminazione del terreno attraverso l’uso di speciali macchinari. Questa comunque è solo l’ultima delle iniziative che la Repubblica dell’Azerbaijan ha messo in piedi con Roma Capitale: la collaborazione, infatti, ha già visto la mostra al museo della Civiltà Romana “Azerbaijan, la terra dei fuochi sulla via della seta” e il restauro degli elementi architettonici delle opere della Sala dei Filosofi nei Musei Capitolini.

Una veduta aerea di via Alessandrina nel cuore dei Fori imperiali a Roma

Una veduta aerea di via Alessandrina nel cuore dei Fori imperiali a Roma

Il nome Via Alexandrina era stato attribuito alla via nata dall’allargamento dell’antica Via Recta voluto da Alessandro VI per il giubileo del 1500. Il toponimo “Alessandrino” oggi in uso deriva dall’acquedotto Alessandrino che insiste nella zona. La zona dei Fori – ricordano gli archeologi – non fu mai completamente abbandonata, anche nei secoli della decadenza, in parte demolendo ma anche ricostruendo e riutilizzando strutture dei fabbricati antichi, e in parte trasformando in terreno agricolo quello che era un tempo il centro della Roma imperiale. Gli scavi nell’area dei Fori in corso dal 1998 hanno infatti evidenziato gli strati di crollo o di abbandono databili tra il VI e il VII secolo e resti di case aristocratiche databili al IX e X secolo nel Foro di Nerva, tra le pochissime tracce di edilizia di età carolingia note in Roma. La zona comunque, pianeggiante e posta ai piedi dei colli Quirinale, Viminale e Oppio, con la messa fuori uso del sistema fognante romano era tornata paludosa, tanto da essere denominata popolarmente i Pantani. La prima sistemazione urbanistica moderna della zona tra il Foro di Nerva e la Colonna Traiana avvenne attorno al 1570 per opera del cardinale Michele Bonelli, nipote di Pio V Ghislieri, detto l’Alessandrino dalla sua zona di origine. Questi provvide a bonificare l’area e a renderla edificabile, tracciandovi la via detta, dal suo appellativo, Alessandrina. La strada tagliava l’antico Argiletum raggiungendo il Tempio della Pace (al di là dell’odierna via Cavour).

Il quartiere Alessandrino nel cuore di Roma prima degli sventramenti del Ventennio fascista

Il quartiere Alessandrino nel cuore di Roma prima degli sventramenti del Ventennio fascista

Il quartiere, con una sua vita, una sua storia, e memorie anche di rilievo, insisteva però su un’area che, per la sua ricchezza dovuta alla presenza di straordinari giacimenti archeologici, fin dall’Unità d’Italia era stata al centro di quella che Antonio Cederna chiamò “l’eterna fissazione sventratoria che si afferma subito dopo l’Unità”. Già il primo piano regolatore di Roma capitale, del 1873, prevedeva l’allargamento di via Cremona (la parallela di via Alessandrina sotto il Campidoglio, che insisteva sul Foro di Cesare) in direzione di via Cavour e la costruzione di un viadotto che, prolungando la stessa via Cavour (costruita appunto in quegli anni), attraversasse il Foro romano in sopraelevata, verso la Bocca della Verità e Trastevere. Tuttavia la costruzione dell’enorme massa del Vittoriano – avvenuta tra il 1900 e il 1911 al di fuori di ogni piano, come accadde per decenni a Roma – spostò il fuoco dell’attenzione urbanistica dai Fori a piazza Venezia.

Una veduta del quartiere Alessandrino a Roma durante gli sventramenti del 1932

Una veduta del quartiere Alessandrino a Roma durante gli sventramenti del 1932

Cominciò allora ad apparire indispensabile realizzare un tracciato viario rettilineo che mettesse in comunicazione il nuovo nucleo monumentale moderno con quello antico individuato nel Colosseo. Le prime demolizioni – finalizzate appunto alla costruzione del Vittoriano – erano avvenute nel primo decennio del Novecento tra piazza Venezia e il fianco nord del Campidoglio, polverizzando fra l’altro il chiostro del convento dell’Ara Coeli e la Torre di Paolo III sul Campidoglio. Nel 1926 venne deliberata una variante al piano regolatore che prevedeva la completa demolizione di quanto era stato costruito nei secoli sopra i Fori tra piazza Venezia e via Cavour. Lo sventramento fu così approvato nel 1931, e realizzato in un solo anno, interessando tutto lo spazio tra piazza Venezia e il Colosseo, dove per costruire i 900 metri di quella che sarà poi chiamata la Via dell’Impero vengono rimossi 300mila metri cubi di terra e calcestruzzi romani (sversati qualche chilometro più in là a colmare “le bassure già malariche della via Ostiense”), praticamente senza fare rilievi di ciò che si distruggeva. Alla fine dell’operazione saranno stati demoliti circa 5mila vani di abitazione in cui abitavano circa 4mila persone, trasferite dalle loro case sotto al Campidoglio in borgate cosiddette “provvisorie” che erano allora sperdute in mezzo alla campagna – Val Melaina, Tormarancia, Primavalle, Gordiani, Pietralata, San Basilio, Prenestino, Tiburtino. L’ultimo blocco di case demolito nel 1933 – la via dell’Impero è aperta al pubblico il 21 aprile 1933 – è quello di via Alessandrina.