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Licodia Eubea (Ct). La XII edizione del festival della comunicazione e del cinema archeologico apre con una novità: la giornata di studi “Dialoghi in Badia. Strategie e best practices nella comunicazione del patrimonio culturale”, occasione di dialogo tra professionisti della comunicazione del patrimonio materiale e immateriale. Ecco tutto il programma. Evento gratuito, iscrizione obbligatoria

licodia_festival-2022_giornata-di-studi_mosaicoManca pochissimo all’apertura ufficiale della dodicesima edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico a Licodia Eubea (Ct), in programma dal 12 al 16 ottobre 2022. E la prima domanda che ti viene spontanea è: perché cinque giorni di eventi anziché i canonici quattro di proiezioni? E la risposta sono gli stessi organizzatori a darla dando la misura della continua crescita della manifestazione licodiese. “L’edizione 2022 del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea si apre con una giornata dedicata ai progetti editoriali e alle diverse forme di comunicazione audiovisiva dei Beni Culturali”, spiegano le curatrici Alessandra Cilio e Stefania Berutti, rispettivamente co-direttore artistico del festival e archeologa. “Articolata in tre sessioni, questa occasione di dialogo tra professionisti della comunicazione del patrimonio materiale e immateriale vuole offrire esempi di interdisciplinarietà, spesso elaborati nell’ambito di allestimenti museali o di mostre tematiche. Le esperienze presentate testimoniano la necessità di un approccio complesso per abbattere barriere e aprire alla fruizione completa del nostro patrimonio culturale”. La Giornata di Studi “Dialoghi in Badia. Strategie e best practices nella comunicazione del patrimonio culturale” si svolgerà nel corso della mattina e del primo pomeriggio di mercoledì 12 ottobre 2022 (dalle 9 alle 16) all’interno della ex Chiesa di San Benedetto e Santa Chiara, già sede delle proiezioni del Festival e delle iniziative culturali a esso correlate.

licodia-eubea_festival-comunicazione-e-cinema-archeologico_2022_locandinaLa giornata di studi è stata fortemente voluta dagli organizzatori del Festival, i quali hanno in tal modo voluto completarne la vocazione, creando un’occasione di incontro tra le diverse figure che animano la manifestazione: gli operatori dei Beni Culturali, i protagonisti della comunicazione audiovisiva del patrimonio storico-artistico italiano e internazionale, le figure istituzionali che agiscono sul territorio siciliano promuovendone la storia e le arti, i soggetti privati che operano nelle strutture di accoglienza e intrattenimento di Licodia Eubea e dei comuni limitrofi, le istituzioni scolastiche che partecipano alle iniziative di laboratorio didattico organizzate a latere delle proiezioni, gli studiosi ed esperti che, costituiti in comitato scientifico, visionano e valutano i film e documentari in concorso, il pubblico che segue le proiezioni e viene direttamente coinvolto come giuria popolare nell’assegnazione di uno dei premi.

licodia_festival-2022_giornata-di-studi_locandina“Dialogare e far dialogare fra loro tutte queste realtà”, spiegano ancora Cilio e Berutti, “è lo scopo principale di chi, da anni, si impegna per portare a Licodia Eubea un’occasione di crescita sociale e un’opportunità per far conoscere un’identità culturale tra le più composite. Il paese di Licodia Eubea ha infatti una lunga tradizione di centro di studi e scavi archeologici, sito in un’area di densa abitazione che, senza soluzione di continuità, abbraccia una serie di epoche comprese tra la Preistoria e l’Età moderna, come testimonia la ricchezza di reperti ed emergenze architettoniche. La stessa sede delle proiezioni del Festival, nella quale si avvicenderanno i relatori della Giornata di studi, è una chiesa sconsacrata che, restaurata dalla Soprintendenza catanese, ha conosciuto diverse destinazioni d’uso e ora, grazie anche alla cura dell’Archeoclub di Licodia Eubea è sede di mostre temporanee di respiro internazionale, e dunque punto di aggregazione della vita culturale locale, ma anche di quella extra-territoriale che sposa le suddette manifestazioni”. Tre le sessioni in programma: 9-9.30, registrazione dei partecipanti; 9.30-11, Editoria; 11.30-13, Comunicazione audiovisiva; 14-15.30, Comunicazione “oltre i confini”.  I protagonisti della giornata di studi presenteranno uno speech di 15 minuti, avvicendandosi sul palco della ex chiesa di San Benedetto e Santa Chiara. Al termine di ogni sessione, i relatori saranno riuniti sul palco e, prendendo spunto dai reciproci interventi e dalle domande del pubblico, alimenteranno un dialogo destinato a offrire nuovi spunti di riflessione in merito alle tematiche trattate. A conclusione dell’evento, sarà rilasciato un attestato di partecipazione. La partecipazione all’evento è gratuita, ma l’iscrizione è obbligatoria al seguente link https://bit.ly/3ygYSz3.

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Alessandra Cilio, archeologa

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Stefania Berutti, archeologa

“L’iniziativa del 12 ottobre è un’occasione per aprire al pubblico del “Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico” di Licodia Eubea una finestra sul mondo dei professionisti della comunicazione culturale”, sottolineano Cilio e Berutti, “presentando le sfide e i successi, la passione e il rigore, la continua ricerca per trovare nuovi modi, ed efficaci, per comunicare a un pubblico sempre più vasto l’importanza della storia e l’entusiasmo della scoperta. La giornata di studi si rivolge, innanzitutto a chi opera o mira a operare nel settore dei beni storico-artistici e archeologici e vuole ampliare il proprio orizzonte culturale: operatori museali, professionisti dell’audiovisivo, archeologi, ma anche studenti universitari delle Facoltà di ambito umanistico e formativo. La giornata di studi – concludono – programmata in occasione dell’apertura del festival si presenta, dunque, come occasione di incontro, di promozione di cultura e di educazione alla comprensione della storia e delle sue testimonianze materiali, presupposto imprescindibile per meglio comprendere gli eventi contemporanei. La cornice che ospiterà tale incontro è già di per sé un esempio virtuoso di accoglienza, che da più di dieci anni ospita esperienze internazionali e ne promuove il dialogo con il patrimonio culturale siciliano”.

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I quattro relatori: Giulia Pruneti, Giusi Norcia, Nicola Barile e Cinzia Rosati

1^ sessione: Editoria. La sessione è dedicata ai prodotti editoriali della divulgazione scientifica e storico-archeologica: dalle pubblicazioni rivolte a bambini e adolescenti fino a quelle destinate al pubblico adulto, di narrativa storica. Intervengono: Giulia Pruneti (Archeologia Viva) “Dallo scavo alla pagina: 40 anni di Archeologia Viva”; Giusi Norcia (scrittrice, grecista e divulgatrice culturale) “Vivere il Mito”; Nicola Barile (Tilapia Edizioni) “Un libro genera mondi!”; Cinzia Rosati (Dielle Editore) “Progettare la divulgazione culturale nell’editoria italiana”.

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I sei relatori: Massimo D’Alessandro, Marie-Anne Sorba, Paola Tricomi, Andrea Orlando, Sebastiano Deva ed Elisa Bonacini

2^ sessione: Comunicazione audiovisiva. Il focus di questa sessione riguarda la produzione, la distribuzione e la fruizione delle opere audiovisive attraverso vari canali, da quelli tradizionali (cinema, festival, tv) a quelli che caratterizzano il mondo di oggi (la rete, ed in primis i social media). Intervengono: Massimo D’Alessandro (A.S.S.O.) “Coloro che fecero l’impresa: raccontare l’archeologia in tempo reale”; Marie -Anne Sorba (Fred Hilgemann Films) “Seen from France: producing documentaries about archaeology for TV and the largest audience – a balance between Science and dream”; Paola Tricomi (Scuola Normale Superiore di Pisa) e Andrea Orlando (Istituto di Archeoastronomia Siciliana) “Per comunicare non basta desiderare”; Sebastiano Deva (Apptripper) ed Elisa Bonacini (University of South Florida) “Esperienze immersive e digital heritage communities: la best practice di NOTO VR 1693 e l’upgrade ‘digitale’ della Convenzione di Faro”.

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I nove relatori: Michele Stefanile, Daniele Malfitana, Antonino Mazzaglia, Fabiana Cerasa, Mario Indelicato, Lucrezia Longhitano, Tatiana Lo Iacono, Rosanna Pesce, Marina Lo Blundo

3^ sessione: Comunicazione “oltre i confini”. Si tratta di una sessione peculiare, il cui comune denominatore consiste nello sviluppo di tecnologie e metodi diversi dal solito, volti ad una comunicazione del patrimonio culturale capace di superare confini, abbattere barriere: da quelle generazionali o sociali, a quelle legate a forme di disabilità che spesso rendono inaccessibile non solo la fruizione ma anche l’esperienza dei luoghi culturali, in termini di comprensione e partecipazione emotiva. Da qui l’idea di mettere insieme serious game, virtual reality e inclusività, attraverso la testimonianza di realtà direttamente coinvolte in queste sperimentazioni. Intervengono: Michele Stefanile (Scuola Superiore Meridionale di Napoli) “Il patrimonio sull’iPhone: riflessioni sull’uso di reels, shorts e app per la comunicazione dell’archeologia”; Daniele Malfitana (Università di Catania), Antonino Mazzaglia (CNR-ISPC), Fabiana Cerasa (Università di Catania), Mario Indelicato (Università di Catania), Lucrezia Longhitano (Università di Catania) “Comunicare e valorizzare il patrimonio culturale siciliano (video)giocando. Risultati, esperienze e best practices del progetto AUGUSTUS”; Tatiana Lo Iacono (SudTitles srl) “Una App per Tutti”; Rosanna Pesce (digi.Art, servizi digitali per l’Arte) “La fruizione accessibile: dall’idea alla realizzazione di buone pratiche. I Serious games e la VideoguidaLIS”; Marina Lo Blundo (Parco Archeologico di Ostia antica) “Ascoltare: podcast e archeologia in Italia”.

Rovereto. Premi e menzioni al 33.mo RAM film festival: “Il giuramento di Ciriaco” vince il premio Cinema Archeologico e la menzione Archeoblogger, e sfiora il premio RAM film festival del pubblico andato a “I volti dimenticati di Palmira”. Ecco tutti i film premiati

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Il regista Olivier Bourgeois (secondo da sinistra) sul palco del teatro Zandonai presenta il film “Il giuramento di Ciriaco” al pubblico del RAM film festival (foto graziano tavan)

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Locandina del film “Il giuramento di Ciriaco / The oath of Cyriac” di Olivier Bourgeois

Alla 33.ma edizione del RAM film festival di Rovereto il regista Olivier Bourgeois con il suo film “Il giuramento di Ciriaco” ha sfiorato il “triplete”, aggiudicandosi il premio “Cinema archeologico” della giuria tecnica, la menzione speciale “Archeoblogger”, e lasciando il premio del pubblico al film “I volti dimenticati di Palmira” dopo un testa a testa all’ultimo voto. Di certo il patrimonio archeologico siriano, il suo studio, la sua conservazione e la sua salvaguardia ha lasciato un segno profondo nel pubblico che per cinque giorni è venuto al teatro Zandonai per seguire le proiezioni degli oltre sessanta film in concorso al festival roveretano con un focus “Sguardi al femminile” trasversale ai quattro filoni proposti per altrettanti premi: il Cinema archeologico, la Cultura animata, gli Sguardi dal mondo, e l’Italia si racconta. E le molte menzioni aggiunte ai premi ufficiali conferma la qualità dei film in concorso. Ecco tutti i titoli premiati.

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Frame del film “Les visages oubliés de Palmyre. I volti dimenticati di Palmira” di Meyar Al-Roumi

Il premio del pubblico “RAM film festival” 2022 è andato dunque al film francese “Les visages oubliés de Palmyre. I volti dimenticati di Palmira” assegnato dal pubblico in sala attraverso la compilazione di schede-voto. Il film ha ottenuto un punteggio altissimo (9.55 su 10), di poco superiore al secondo classificato “The Oath of Cyriac. Il giuramento di Ciriaco” (9.51), altrettanto apprezzato.  “Les visages oubliés de Palmyre” del regista Meyar Al-Roumi (Francia, 2020; 83’), prodotto nel 2020 da Un film à la patte, racconta la città leggendaria di Palmira attraverso i volti dei suoi abitanti, rappresentati dai ritratti funerari sparsi nel mondo e ricercati dagli archeologi. Svelando i segreti più intimi di tali sculture, si comprende la natura eccezionale di questa leggendaria città e della sua identità multiculturale.

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Il regista Olivier Bourgeois con il premio Cinema Archeologico e la giuria: da sinistra, Claudia Beretta, coordinatrice RAM film festival; Federica Rinaldi, parco archeologico del Colosseo; il regista; Alessandra Cattoi, direttrice Fondazione museo civico Rovereto; Graziano Tavan, giornalista, archeoblogger; Maria Concetta Parello, parco archeologico Valle dei Templi di Agrigento (foto fmcr)

Premio “CINEMA ARCHEOLOGICO”. La giuria, composta da Isabella Bossi Fedrigotti, Federica Rinaldi, Maria Concetta Parello e Graziano Tavan, ha assegnato il premio al documentario “The oath of the Cyriac. Il giuramento di Ciriaco” di Olivier Bourgeois (Andorra, 2021; 72’) che racconta come un piccolo gruppo di archeologi e curatori museali abbia lottato per preservare il patrimonio di reperti archeologici del museo nazionale di Aleppo durante il conflitto siriano. Una corsa contro il tempo per mettere in salvo 50mila manufatti in una città assediata, Questa la motivazione: “The oath of the Cyriac / Il giuramento di Ciriaco non è soltanto un appassionante film archeologico ma è anche un drammatico e attuale reportage sulla guerra in Siria, in particolare sulla distruzione di Aleppo e sul rischio della perdita del valore identitario del patrimonio culturale. È infatti sotto i bombardamenti che direttore e dipendenti del museo dell’un tempo meravigliosa città mettono in salvo molte migliaia di reperti: ben consci del fatto che, se quegli oggetti -anche i più piccoli- fossero andati perduti sarebbe andata perduta la memoria e la storia di un popolo”.

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Locandina del film “Medina Azahara, the Lost Pearl of Al-Andalus / Medina Azahara, la perla perduta di Al-Andalus

La giuria ha deciso di assegnare una menzione speciale al documentario “Medina Azahara. The Lost Pearl of Al-Andalus / Medina Azahara. La perla perduta di Al-Andalus” di Stephane Bégoin, Thomas Marlier (Francia, 2021; 52’): negli ultimi cinque anni, su questo sito, patrimonio dell’umanità, è stata condotta una campagna di scavi guidata da un team di archeologi europei. Il film svela i segreti di questa città perduta, esplorando l’epoca d’oro della Spagna musulmana. Questa la motivazione: “Con un mix di immagini dello scavo anche ripreso da drone, animazioni, ricostruzioni 3D, interventi degli archeologi, i registi Stéphane Bégoin e Thomas Marlier riescono non solo a raccontare la storia e le ricerche di Medina Azahara, la “Versailles di Al-Andalus”, ma anche a inserirla nel suo contesto storico e quindi nel suo rapporto con le altre grandi città arabe, e al contempo a contestualizzare quanto resta del ricco passato nell’Andalusia di oggi. Il tutto con un linguaggio semplice che riesce ad essere accattivante per lo spettatore”.

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Claudio Artusi legge la motivazione del premio “Cultura animata” al RAM film festival (foto graziano tavan)

Premio “CULTURA ANIMATA”. La giuria, composta da Andrea Artusi, Claudio Tedaldi e Sabrina Zanetti, ha deciso di assegnare il premio al documentario “Treasure / Il tesoro” di Samantha Moore (Regno Unito, 2021; 8’), il racconto di due storie intrecciate: quella di un cacciatore di antichi tesori e quella di un’antica comunità. Questa la motivazione: “Il cortometraggio rappresenta una sintesi esemplare tra racconto, drammaturgia e attinenza sia al tema dell’archeologia che a quello della memoria. Il doppio registro scelto dalla regista, che si alterna tra passato e presente, abbinato a una tecnica raffinata di animazione e una colonna sonora di grande qualità sia dal punto di vista musicale che degli effetti sonori, generano un effetto di coinvolgimento ed empatia con la narrazione che, essendo priva di dialoghi, può essere fruita da spettatori di qualsiasi nazionalità ed estrazione”.

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Claudia Beretta, coordinatrice del RAM film festival, legge la motivazione del premio “Sguardi dal mondo” (foto graziano tavan)

Premio “SGUARDI DAL MONDO”. La giuria, composta da Duccio Canestrini, Emanuele Gerosa e Roberto Cavallini, ha deciso di assegnare il premio al documentario “Osmildo” di Pedro Daldegan (Brasile, 2019; 27’) che racconta di Osmildo, unico superstite del suo villaggio, che lotta per riscattare le origini Kuntawama e la sua madrelingua, i rituali sacri, la medicina tradizionale e la sua terra, proponendo una scuola indigena propria. Questa la motivazione: “Il protagonista Osmildo, un guaritore amazzonico di etnia Kuntanawa, ha con le piante e con la natura un rapporto equilibrato e meraviglioso. Aldilà delle sue doti di fitoterapeuta e di maestro indigeno, la sua figura incarna una lezione storica e antropologica fondamentale: l’importanza di salvaguardare rituali, tradizioni mediche e spirituali che salvano culture e persone. Osmildo è il simbolo vivente della continua resistenza agli spietati predatori di risorse della foresta brasiliana che già decimarono i suoi antenati. Un documentario semplice, profondo e commovente”.

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Frame al film “Jurassic cash”

La giuria ha deciso di assegnare una menzione speciale al documentario “Jurassic cash” di Xavier Lefebvre in collaborazione con Gilles Deiss (Francia, 2021-2022; 52’) che racconta la storia di Big John, lo scheletro del triceratopo più grande del mondo, venduto all’asta nell’ottobre 2021 per 6,6 milioni di euro. Una vendita eccezionale. Questa la motivazione: “Un ottimo film confezionato in maniera accattivante, che spalanca uno scenario poco noto: quello del traffico commerciale di reperti paleontologici. Ma se gli scheletri dei dinosauri vengono venduti all’asta, solo pochi privati milionari possono permettersi di acquistarli. Emerge così la questione etica, anche se un po’ sommessa: è giusto questo commercio che scavalca le istituzioni preposte alla conservazione dei reperti? Quanto vale, anzi, quale tipo di valore ha il patrimonio culturale? Un documentario che ha il merito di farci pensare”.

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Alessandra Cattoi, direttrice della Fondazione museo civico di Rovereto, legge al motivazione del premio “L’Italia si racconta”

Premio “L’ITALIA SI RACCONTA”. La giuria, composta da Catia Fauci, Sebastiano Luca Insinga e Sara Zanatta, ha deciso di assegnare il premio al documentario “L’oro di Venezia” di Nicola Pittarello (Italia, 2022; 55’) sul rapporto tra la Repubblica di Venezia e i suoi possedimenti terrieri. Nei boschi veneti, friulani e istriani, Venezia trovava il legno indispensabile per costruire le navi da guerra. Per preservare tali materiali, la Serenissima attuò una serie di buone pratiche volte a salvaguardare il territorio, dando luogo anche a un profondo cambiamento di mentalità. Questa la motivazione: “Il documentario mostra Venezia, una delle città più filmate e raccontate, attraverso una lente originale, quella del rapporto tra la Serenissima e i suoi possedimenti di terra. La storia della potenza navale della Repubblica di San Marco collegata alle risorse boschive – l’oro del titolo appunto – si sviluppa in una narrazione coinvolgente, visivamente coerente, ben confezionata per ritmo e utilizzo dei materiali, originali e di repertorio, che lascia aperta una riflessione sui problemi ambientali del nostro tempo”.

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Frame del film “Pupus” di Miriam Cossu Sparagano Ferraye

La giuria ha deciso di assegnare una menzione speciale al documentario “Pupus” di Miriam Cossu Sparagano Ferraye, (Italia, 2021; 32’) girato a Borgo Vecchio di Palermo, nel grande universo dell’Opera dei Pupi di tradizione siciliana, nel piccolo teatro-laboratorio della famiglia Mancuso. Questa è la motivazione: “Il documentario utilizza con abilità gli ingredienti del genere osservazionale e racconta una tradizione lavorativa quasi scomparsa, quella dei pupari, attraverso il rapporto padre-figlio. Il piccolo teatro-laboratorio di famiglia diventa lo spazio, a tratti poetico, di un’iniziazione: la fantasia dell’infanzia trova linfa nelle gesta cavalleresche tramandate oralmente e assorbe i trucchi di un futuro mestiere”.

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Valentina Poli, della giuria di CinemA.Mo.Re, legge la menzione speciale (foto graziano tavan)

Menzione speciale “CINEMAMORE”. La giuria, composta da Valentina Poli, Miro Forti, Andrea Morghen, in collaborazione con Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival, ha deciso di assegnare la menzione per l’edizione del RAM film festival 2022, al documentario “Maathani” di Amit Goyal (India, 2022; 13’) che racconta l’antica e tradizionale arte della ceramica, rivelando il processo di creazione dei vasi di terracotta da parte dei “Kumhar”, o ceramisti, del villaggio di Theekarda, nello stato indiano del Rajasthan. Questa la motivazione: “Il breve documentario indiano “Maathani” ha il pregio di far parlare le immagini: gesti, mani, strumenti che danno il senso del ritmo della produzione di vasi, dello svago, della vita quotidiana, tra passato e presente, e che scandiscono anche il passo della narrazione. Un documentario indipendente, che unisce la qualità sincera del documentario osservativo a immagini evocative”.

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Frame del film “Mamody, the last baobab digger” di Cyrille Cornu

La giuria ha deciso di assegnare una menzione al documentario “Mamody. The last baobab digger” di Cyrille Cornu (Francia, 2022; 52’) ambientato sull’altopiano di Mahafaly, nel sud-ovest del Madagascar, una terra estremamente arida, dove gli abitanti del piccolo villaggio di Ampotaka hanno trovato una soluzione unica per immagazzinare l’acqua. Questa la motivazione: “Un tema importante, che sta diventando urgente anche alle nostre latitudini: l’acqua, come bene da preservare e tutelare. Nel film francese di Cyrille Cornu, uomini e donne della tribù di Ampotaka in Madagascar lottano contro la siccità tra riti pagani, natura e tradizioni. In un film di ottima qualità tecnica, affascinano il contesto e lo spessore umano delle donne e degli uomini del villaggio”.

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Il regista Olivier Bourgeois con Antonia Falcone coordinatrice gruppo Archeoblogger (foto graziano tavan)

Menzione speciale “ARCHEOBLOGGER”. La giuria, composta da Giovanna Baldasarre, Giovina Caldarola, Marta Coccoluto, Andrea Bellotti, Antonia Falcone, Marina Lo Blundo, Mattia Mancini, Domenica Pate, Michele Stefanile, Alessandro Tagliapietra, ha assegnato la menzione al documentario “The oath of the Cyriac. Il giuramento di Ciriaco” di Olivier Bourgeois, con questa motivazione: “La follia della guerra e la necessità della tutela del patrimonio archeologico. The Oath of Cyriac parla di tutto questo, ma soprattutto del coraggio di non arrendersi di fronte a quello che la guerra porta con sé e sembra apparentemente inevitabile: la distruzione. Una docufiction coinvolgente, appassionante, emozionale che integra in modo puntuale ricostruzione cinematografica e verità storica. E lo fa su temi di attualità con protagonisti coloro che hanno vissuto sulla propria pelle la paura di non farcela e che invece alla fine, oltre ad avercela fatta, sono riusciti e reinterpretare in prima persona la ricostruzione di quegli attimi, regalando a noi spettatori momenti di grande commozione ed empatia. Il tema affrontato dal film è trasversale e contemporaneo, è una testimonianza importante della drammatica situazione del patrimonio culturale nei paesi devastati dalla guerra, dove spesso sono le persone comuni a trasformarsi in eroi, loro malgrado. E dove ad essere distrutti con il patrimonio archeologico sono la memoria, la storia, l’identità. The Oath of Cyriac ci parla di patrimonio in pericolo, di tutela, di preoccupazione per il presente e il futuro, di vocazione al lavoro e di ineluttabilità: nessuno dei protagonisti avrebbe potuto fare altro che salvaguardare la propria storia. Ma soprattutto interroga ognuno di noi sul senso di appartenenza e di comunità: cosa avrei fatto io, cosa avresti fatto tu, cosa avremmo fatto noi, cosa avreste fatto voi al posto di Ahmad, Amir, Desbina, Mahamun, Mohamad, Khaled e Nawrouz?”.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia “RomArché11. Parla l’archeologia!”, il festival dei libri e della storia antica: due giorni con presentazioni di libri, conferenze, incontri, rievocazioni storiche, laboratori didattici, visite guidate, lezione-evento sugli Etruschi e concerto al tramonto

roma_villa-giulia_RomArchè11-parla-l-archeologia_locandinaDue giorni speciali al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: sabato 18 e domenica 19 giugno 2022 torna “RomArché11. Parla l’archeologia!”, il festival dei libri e della storia antica, in occasione delle Giornate europee dell’archeologia. RomArché offre al suo pubblico un ricco programma fatto di presentazioni di libri, conferenze, incontri, rievocazioni storiche, laboratori didattici, visite guidate, una lezione-evento sugli Etruschi e un concerto al tramonto. Fra le iniziative in programma segnaliamo la presentazione del volume “Storie dai contesti. Dialoghi e riflessioni sul metodo” di Paolo Carafa, sabato 18 giugno 2022, alle 17. Intervengono: Andrea Carandini, professore emerito di archeologia e storia dell’arte greca e romana, già Presidente del FAI; Paolo Carafa, ordinario di Archeologia classica alla Sapienza università di Roma; Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Tutta la manifestazione è curata dalla Fondazione Dià Cultura insieme con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, sostenuta dall’azienda informatica Siaed S.p.A., in partnership con il Parco Archeologico dell’Appia Antica e con EGA – Entertainment Game Apps. Tutte le attività sono gratuite e comprese nel biglietto del Museo al costo ridotto di 3 euro. A seguito dell’ordinanza del Ministro della salute del 28 aprile 2022, che ha impartito nuove prescrizioni in ordine all’utilizzo dei dispositivi individuali di protezione delle vie respiratorie, con efficacia dal 1° maggio 2022, per i visitatori e fruitori delle attività museali decade l’obbligo di indossare mascherine. Se ne raccomanda tuttavia l’uso, in ossequio alle indicazioni del ministero della Salute.

roma_villa-giulia_RomArchè11-parla-l-archeologia_rinascite-al-tramonto_locandinaEtru in scena. Rinascite al tramonto. L’archeologia canta: sabato 18 giugno 2022, alle 20.30. La prima delle aperture serali straordinarie del museo accoglie l’evento musicale a cura del coro Koob diretto da Francesca La Via. Il coro eseguirà a cappella musiche di Schubert, Rachmaninoff, Attaignant e antichi canti tradizionali. Concerto compreso nel biglietto del Museo al costo eccezionale di 3 euro. Alle 21.45 visita guidata alla mostra temporanea “SEGNATI. Vita e morte dalla cultura etrusca al terzo millennio” a cura di Maria Paola Guidobaldi.

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Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna “RomArché11. Parla l’archeologia” (foto etru)

Intenso il programma della mattina di sabato 18 giugno, nella Sala della Fortuna, sul tema “Rinascite. Percorsi di archeologia, antropologia, storia, museologia, arte”. Modera Arnaldo Colasanti (CdA del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia). Alle 10, Valentino Nizzo (direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia), saluti istituzionali; 10.10, Simone Quilici (direttore del parco archeologico dell’Appia Antica) e Simona Sanchirico (direttrice responsabile del periodico Archeologi&. Storia, Antropologia, Museologia, Arte) presentano il primo numero della nuova rivista della Fondazione Dià Cultura dedicato al parco archeologico dell’Appia Antica; 10.40, Mariano Malavolta (già università degli Studi di Roma “Tor Vergata”), Verso una rinascita dell’historìa 11.00 Marcello Nobili (Università di Roma “Tor Vergata”), “Renovatio temporum nell’Impero Romano tra Commodo e Aureliano”; 11.20, Elena Calandra (direttrice ICA – Istituto Centrale per l’Archeologia), “La rinascita dell’archeologia”; 11.40, Luca Attenni (direttore del museo diffuso di Lanuvio), “Il Museo Diffuso di Lanuvio, il museo che visse due volte”; 12, Dario Nanni (presidente della Commissione Giubileo 2025 – Roma Capitale), “2025: il Giubileo dell’archeologia”; 12.20, Roberto Libera (direttore del museo diocesano di Albano), “Peregrinatio: corpi in movimento e rinascite esistenziali”; 12.40, Arnaldo Colasanti (CdA del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia), Conclusioni: leggere per vivere.

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Copertina del libro “Storie dai contesti. Dialoghi e riflessioni sul metodo” di Paolo Carafa

Pomeriggio di sabato 18 maggio 2022. Sala della Fortuna, alle 16, presentazione di “Festa Etrusca! La storia si racconta”, edizione 2022. Intervengono Maurizio Amoroso (EGA – Entertainment Game Apps), Valentino Nizzo (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia), Giulio Ranaldi (Associazione Suodales) e Simona Sanchirico (Fondazione Dià Cultura); alle 17, “Storie dai contesti. Dialoghi e riflessioni sul metodo”. Intervengono: Andrea Carandini, professore emerito di archeologia e storia dell’arte greca e romana, già Presidente del FAI, Paolo Carafa (“Sapienza” – Università di Roma) e Valentino Nizzo (Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia); alle 18.30, “Lo strano caso di Francesco Mancinelli Scotti: mercanti e mercato delle antichità nella Roma di fine ’800”. Dialogano Maria Cristina Biella (“Sapienza” università di Roma), Valentino Nizzo (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia) e Jacopo Tabolli (università di Siena); alle 19.15, “Passeggiate nella storia”: presentazione del III volume “A piedi nella Roma rinascimentale e barocca” di Maria Antonietta Lozzi Bonaventura Iter Edizioni – Gruppo Lozzi Editori.

roma_villa-giulia_RomArchè11-parla-l-archeologia_libro_archeosocial-2.0_locandinaDomenica 19 giugno 2022. Sala della Fortuna, alle 10, “Studenti al bivio: orientarsi nel mondo dopo le lauree nei Beni Culturali”. Un’ora a colloquio con il direttore del museo, Valentino Nizzo, per dirimere dubbi e soddisfare curiosità sulle criticità e potenzialità del settore; alle 11, presentazione dei libri “Introduzione all’utilizzo dei Droni in Archeologia” di Antonio Pecci e “Balnea, lavacra e thermae. Edifici termali dell’antica Roma – Evidenze archeologiche e fonti classiche” di Ennio D. Augenti. Interviene Elisa Garcìa Barraco (Editore). Editi da Arbor Sapientiae. Alle 12, presentazione del libro “Archeosocial 2.0”, aggiornamento a cura di Antonia Falcone. Oltre alla curatrice intervengono Cinzia Rosati (Editore), Marina Lo Blundo (parco archeologico di Ostia Antica) e Valentino Nizzo (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia). Edito da Dielle Editore. Alle 15.30, presentazione del libro “Santa Maria Maggiore a Roma” di Mario Cipollone. Oltre all’autore intervengono Giulio Cipollone (università Gregoriana) e Maria Cristina Martini (Editore). Edito da MMC Edizioni. Alle 16.30, presentazione del libro “Storia e civiltà del pane. Un viaggio tra archeologia e antropologia” con l’autrice Lucia Galasso (Antropologa).

“Archeostorie. Manuale non convenzionale di archeologia vissuta”: Cinzia Dal Maso e Francesco Ripanti con le esperienze di 34 archeologi italiani spiegano com’è l’archeologia oggi e come può diventare un lavoro. Grande festa e incontro al museo Pigorini di Roma

La copertina del libro di Cinzia Dal Maso e Francesco Ripanti "Archeostorie. Manuale non convenzionale di archeologia vissuta"

La copertina del libro di Cinzia Dal Maso e Francesco Ripanti “Archeostorie. Manuale non convenzionale di archeologia vissuta”

Chi è l’archeologo? Cosa fa l’archeologo? Bella domanda. Nell’immaginario collettivo la prima risposta che viene è il professore che scava tesori, decifra testi misteriosi, evita trappole mortali, duella con mummie: in una parola, Indiana Jones. Oppure lo vede chiuso nelle aule polverose di una biblioteca a studiare fonti lontane nei secoli e poi in giro per il mondo a scavare o imbalsamato tra le vetrine di un noioso museo. Niente di tutto questo. La realtà è ben diversa e certo meno avventurosa e poetica: da una parte i (pochi) che sono riusciti a trovare un posto nella pubblica amministrazione (università, soprintendenze, musei), dall’altra una schiera di volontari-freelance-collaboratori, in una parola: disoccupati o, al massimo, inoccupati. Ma si può cambiare una situazione che ai “giovani-che-amano-l’archeologia” non sembra dare un futuro? Cinzia Dal Maso e Francesco Ripanti ne sono convinti. E lo hanno scritto. Anzi hanno scritto un libro che è un vero manuale del giovane archeologo, ricco di esperienze e consigli, idee e progetti, difficoltà ed errori da evitare. Ecco dunque “Archeostorie. Manuale non convenzionale di archeologia vissuta” (Cisalpino Edizioni), da consigliare – prima ancora che ai giovani che sognano di fare l’archeologo – alle università perché inseriscano nei corsi di laurea anche degli insegnamenti che allarghino gli orizzonti e le applicazioni lavorative dell’archeologia.

La giornalista Cinzia Dal Maso, co-autrice di "Archeostorie"

La giornalista Cinzia Dal Maso, co-autrice di “Archeostorie”

“L’archeologo del XXI secolo non vive più di solo studio e scavo”, spiegano gli autori. “Oggi la moderna ricerca impone di affiancare al lavoro in cantiere e ai libri in biblioteca modi sempre nuovi di indagare, comunicare e gestire l’antico. Bastano un po’ di fantasia, versatilità e intraprendenza per dar vita oggi, da archeologo, alle attività più disparate”. Come hanno fatto i professionisti che si raccontano in Archeostorie: sono 34 professionisti che – sotto l’attenta regia della giornalista Cinzia Dal Maso e dell’archeologo Francesco Ripanti – narrano ciascuno la propria esperienza “di frontiera” e riflettono sul significato del proprio lavoro nel mondo d’oggi. Sono persone che hanno dato vita a un’archeologia forse un po’ “indie e underground” – come l’ha definita Giuliano De Felice nella conclusione – ma sicuramente viva, pragmatica e ricca di energia. Ancorata nel presente e per nulla immersa solo nel passato. Esperienze di archeologia vissuta, di un’archeologia che con molto impegno e un po’ di fantasia può diventare veramente un lavoro. Così nel manuale di Cinzia e Francesco troviamo chi cura un museo e chi gestisce un’area archeologica, chi narra il passato ai bambini e chi lo “fa vedere” ai ciechi, chi usa nel racconto le tecnologie e i linguaggi più diversi e persino i videogame; c’è poi chi ricostruisce l’antico in 3D e chi lo sperimenta dal vivo, chi organizza i dati di scavo e chi li rende disponibili per tutti; c’è chi scrive sui giornali e chi parla di archeologia alla radio o in tivù, chi realizza documentari e chi racconta l’archeologia sui social network; c’è ancora chi punta sul marketing e chi sul crowdfunding, chi fa dell’archeologia un’esperienza per tutti e chi difende le bellezze da furti e scempi. C’è anche chi studia e scava, e nel libro racconta la vita vera di studio e scavo al di là dei miti e dei sogni.

Comunicare l'archeologia attraverso i disegni come fa Francesca Giannetti

Comunicare l’archeologia attraverso i disegni come fa Francesca Giannetti

C’è entusiasmo ed energia nelle esperienze degli autori, tutti archeologi che hanno voluto ostinatamente fare della loro passione una professione, pur vivendo in un mondo che vanifica le aspirazioni dei più. Ma questa loro “ostinazione” è così contagiosa che sta già diventando un movimento. Pronti a trovarsi con quanti condividono passione e convinzioni al punto da organizzare una festa: la festa di Archeostorie. “Abbiamo deciso di farci conoscere raccontando in modo concreto le nostre storie ed esperienze. Per spiegare a tutti cosa fanno ogni giorno gli archeologi veri, al di là dei miti e dei sogni, e quanto il loro lavoro serva alla società tutta. Per far capire agli studenti di archeologia che non sono per forza destinati alla disoccupazione. E stimolare i loro professori a indirizzare gli studenti verso questi mestieri, così da formare professionisti e non disoccupati”.

La locandina-invito della grande festa di Archeostorie al museo Pigorini di Roma

La locandina-invito della grande festa di Archeostorie al museo Pigorini di Roma

L’appuntamento della grande festa è venerdì 10 aprile alle 17 al museo preistorico etnografico Pigorini di Roma, in sala conferenze: sono invitati tutti gli archeologi a unirsi e raccontare anche loro la propria storia. A mostrare che i possibili mestieri degli archeologi sono molti, e non sono affatto immersi nel passato ma concretamente radicati nel nostro mondo. Alla festa, insieme a Cinzia Dal Maso e Francesco Ripanti che presenteranno il loro libro “Archeostorie. Manuale non convenzionale di archeologia vissuta”, parteciperanno Salvo Barrano, Luca Bondioli, Stefano De Caro, Adele Lagi, Massimo Vidale, Enrico Zanini, e gli autori Marta Coccoluto, Cinzia Dal Maso, Giuliano De Felice, Astrid D’Eredità, Antonia Falcone, Alessandro Fichera, Francesco Ghizzani Marcia, Marina Lo Blundo, Carolina Megale, Valentino Nizzo, Anna Paterlini, Luca Peyronel, Francesco Ripanti, Paola Romi, Lidia Vignola. Sarà proiettato in prima assoluta un video di animazione di Giuliano De Felice.

Comunicare l'archeologia attraverso il cinema come fa il laboratorio dello Iulm di Milano

Comunicare l’archeologia attraverso il cinema come fa il laboratorio dello Iulm di Milano

C’è un filo rosso che lega le diverse e variegate esperienze: la voglia, la necessità, la convinzione che studiare archeologia, lavorare in archeologia, significa comunicare, narrare, raccontare storie, che alla fine vuol dire raccontare l’uomo che c’è dietro ogni oggetto, reperto, traccia, segno che la ricerca, lo scavo, la conservazione, la tutela, la valorizzazione riporta alla nostra attenzione. Se facciamo un passo indietro qualcosa del genere l’aveva indicato già quarant’anni fa Sabatino Moscati col suo “Le pietre parlano”. Forse era troppo avanti. Ma oggi? I protagonisti di Archeostorie, scrive Giuliano De Felice, “dimostrano con il proprio lavoro quotidiano che il destino dell’archeologo non è necessariamente una scelta drammatica tra l’illusione della ricerca e l’umiliazione della ruspa. Le loro archeostorie riescono a farci ritrovare fiducia nel futuro di questa disciplina, più di ogni pur auspicabile riforma della formazione, della ricerca o della tutela. Cinzia e Francesco hanno infatti avuto la straordinaria intuizione – e la altrettanto straordinaria caparbietà – di trasformare qualcosa di tangibile e di concreto quel moto spontaneo e disordinato che già esiste nei social network, nei blog, nei canali YouTube, ma che risulta invisibile, se non addirittura inviso, all’accademia, all’amministrazione pubblica, alla politica. Non possiamo certo sapere oggi – conclude – quale sarà l’archeologia di domani, ma di una cosa siamo sicuri: indipendentemente da quanto sarà in grado di maturare, crescere e cambiare, dovrà prima di tutto riuscire a trasformare le proprie competenze e i propri sogni in esperienze di tutti. Come? Adesso lo abbiamo capito: imparando a raccontarsi”.