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“Fate presto”: il grido simbolo del terremoto dell’Irpinia del 1980. Nel quarantennale ecco l’anteprima della mostra fotografica “19.34/ Quaranta anni dopo/La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo”, l’introduzione del direttore Giulierini, e il documentario sul sisma al Mann

Terremoto dell’Irpinia 1980: soccorsi tra le macerie (foto Antonietta De Lillo)

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Il manifesto della mostra “19.34/ Quarant’anni dopo/ La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo” al museo Archeologico nazionale di Napoli, rinviata al 2021 causa Covid-19


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Irpinia 1980: il sisma in presa diretta nelle foto di Antonietta De Lillo (archivio marechiarofilm)

23 novembre 1980. Alle 19:34 la terra trema per 90 secondi. Dall’epicentro a Conza della Campania l’onda si propaga per 17mila chilometri quadrati, radendo al suolo 126 paesi, lasciando senza casa 300mila persone. 8.848 i feriti, 2.914 i morti. FATE PRESTO! è il grido rimasto nella storia del quotidiano Il Mattino quando il 26 novembre ancora non arrivano i soccorsi, in quello che è a tutt’oggi il terremoto più devastante che ha colpito l’Italia nell’ultimo secolo. Nel quarantennale del terremoto sul sito di marechiarofilm anteprima  di 10 scatti inediti della fotografa e regista napoletana Antonietta De Lillo della mostra “19.34/ Quaranta anni dopo/La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo”, che il museo Archeologico nazionale di Napoli ospiterà nel 2021 dopo il rinvio forzato per l’emergenza Covid. Le immagini sono il reportage sensibile di una delle ferite ancora aperte della nostra storia recente. Senza mai perdere una giusta distanza dalla realtà che osserva, l’occhio dell’autrice riesce a restituirci l’umanità che si cela dietro la cronaca, sempre in bilico tra la presa diretta della realtà e la ricerca di ciò che è invisibile. La gallery, online fino al 2 dicembre 2020, è anteprima della mostra “19:34 quarant’anni dopo / La storia in presa diretta” che sarà realizzata al Mann nel 2021, dove sarà possibile vedere l’intero complesso delle fotografie di Antonietta De Lillo sul terremoto del 1980. La mostra è l’occasione di rivivere pagine della nostra storia recente e capire come queste possono riflettersi sull’oggi e aprire importanti riflessioni sul nostro presente.

Vasi a terra in frantumi nei depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli per il terremoto del 1980 (foto Archivio Mann)

23 novembre 1980: cosa successe al museo Archeologico nazionale di Napoli? Ce lo raccontano alcuni scatti dell’Archivio Fotografico del Mann: le conseguenze del terremoto furono pesanti, anche se non si ebbero effetti ancora più devastanti grazie al consolidamento dell’edificio, iniziato proprio nel 1975. Tra i danni più consistenti, si annoverano 165 terrecotte, 122 vasi esposti e 195 nei depositi, includendo essenzialmente reperti corinzi, attici, apuli (Raccolta Cumana, Collezioni Spinelli, Santangelo e Vivenzio).

23 novembre: per ricordare e costruire il futuro, partendo dal passato. La giornata è iniziata con il videomessaggio del direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Oggi 23 novembre, abbiamo deciso di lanciare on line la mostra “19.34”, l’ora relativa alla scossa del terremoto dell’Irpinia, e lo abbiamo fatto nell’ambito di una serie di mostre dedicate al “Mann e la memoria”, la prima delle quali è stata la mostra dedicata alle Quattro giornate di Napoli. Non possiamo non iniziare questa mostra partendo dal mondo antico, in quanto già le vicende delle terre vesuviane all’epoca dell’eruzione del Vesuvio e alla distruzione di Pompei ed Ercolano ci insegnano quanto sia vicino, intimo, il rapporto tra vita dell’uomo e catastrofe naturale. D’altra parte poi la mostra non si ferma qui, ma ha un importante focus dedicato a fotografie eccezionali, uniche, di reportage dei primi momenti relativi alla scossa in Irpinia, e poi passiamo a quello che rappresentò il terremoto a livello di danni nel nostro istituto. Furono persi tantissimi vasi. Ci furono danni strutturali al palazzo. Ma vorremmo anche ripercorrere un’idea di rinascita attraverso l’ultima parte che si occupa di quello che il museo sta facendo insieme all’università “Federico II” per realizzare un palazzo che sia in sicurezza e con un allestimento a prova di sisma. Perché il museo si occupa di terremoto?  Perché analogamente ad oggi, che siamo in una situazione simile per via del Covid, un istituto culturale non può stare lontano dalle vicende che in qualche modo si ripercuotono sulla società civile, la segnano, e quindi deve ricordare, ha l’obbligo di recuperare la memoria e lanciare messaggi positivi per un rilancio come fu quello degli anni Ottanta che dal sisma si generò ad esempio nell’ambito dei beni culturali una generazione di giovani che parteciparono al recupero di tutte quelle opere che erano andate distrutte. Quei giovani degli anni Ottanta adesso sono persone prossime alla pensione, ma lasceranno i testimoni a nuove generazioni che sapranno sicuramente tutelare al meglio quell’immenso patrimonio che rischiò di essere perso per sempre”.

All’indomani del 23 novembre 1980, un gruppo di archeologi si ritrovò nell’Atrio del museo Archeologico nazionale di Napoli per verificare i danni provocati dal violento sisma. Tra i giovani esperti, vi era il prof. Antonio De Simone, che racconta in questo breve documentario le emozioni dei “ragazzi del 1980”: insieme per far rivivere la bellezza.

23 novembre: nel quarantennale del terremoto dell’Irpinia del 1980, il museo Archeologico nazionale di Napoli propone un’anteprima digitale della mostra “19.34/ Quarant’anni dopo/ La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo” (rinviata al 2021 per il Covid) e un mini-documentario sul Museo nel 1980

Il manifesto della mostra “19.34/ Quarant’anni dopo/ La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo” al museo Archeologico nazionale di Napoli, rinviata al 2021 causa Covid-19

23 novembre 1980, ore 19.34: la terra trema nel cuore della Campania, l’Irpinia. Magnitudo 6.9 della scala Richter, X della scala Mercalli. Il bilancio finale parla di quasi 3mila morti. L’onda sismica colpisce anche il museo Archeologico nazionale di Napoli: negli storici depositi, il famoso Sing Sing, i segni più evidenti: vasi caduti dagli scaffali, cocci dappertutto, una coltre di polvere e calcinacci. Antonietta De Lillo all’epoca era una stimata fotogiornalista agli esordi della carriera. È lei che realizza un reportage su quei primi momenti drammatici. E oggi i suoi scatti diventano una mostra: “19.34/ Quarant’anni dopo/ La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo” che il museo Archeologico nazionale di Napoli ospiterà nel 2021 dopo il rinvio forzato per l’emergenza Covid-19. Lunedì 23 novembre 2020, quarantennale del terremoto del 1980, ricorrenza simbolica da celebrare con le nuove tecnologie, la mostra “19.34/ Quarant’anni dopo/ La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo” sarà presentata in anteprima digitale sui canali Facebook ed Instagram del Mann; i contenuti sono disponibili sul sito di marechiarofilm srl, titolare dell’archivio che concede le immagini inedite di Antonietta De Lillo. 

Vasi a terra in frantumi nei depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli per il terremoto del 1980 (foto Archivio Mann)

In occasione dunque del quarantennale del terremoto, che devastò la Campania con particolare violenza nelle aree dell’Avellinese, il Mann riscopre pagine indimenticabili della storia regionale:  partendo dall’archivio fotografico inedito della regista Antonietta De Lillo, che agli esordi di carriera è stata fotogiornalista per importanti quotidiani e settimanali, i fan delle piattaforme social del Mann avranno un’anteprima degli oltre cento scatti, che saranno esposti al Museo nel prossimo anno. Fil rouge della campagna virtuale sarà il claim “Il MANN e la memoria”, che connette la programmazione di importanti attività culturali alla volontà di riscoprire luoghi e momenti topici della storia: in una drammatica fase di pandemia, che ha costretto a posticipare la mostra al 2021, ricordare una fase di crisi (e di successiva ricostruzione) assume un valore particolare. Esattamente alle 19.34 di lunedì 23 novembre 2020, così, gli internauti potranno sfogliare, su Facebook, una slide show di anteprima dell’exhibit: le fotografie selezionate rappresenteranno un viaggio a ritroso nel tempo per conoscere cronaca e vita della Campania (e dell’Italia). Le immagini, che saranno fruibili per dieci giorni sul portale di marechiarofilm, rappresenteranno quasi un ingresso virtuale e metaforico nelle sale della mostra: si partirà, dunque, dai primi scatti in bianco e nero, realizzati da De Lillo all’indomani del terremoto a Sant’Angelo dei Lombardi, Laviano ed in altri centri dell’Irpinia. “Recuperare parte del mio archivio fotografico è stata una grande emozione, è stato come guardarmi attraverso un binocolo girato al contrario”, confessa la regista Antonietta De Lillo. “Queste immagini mi hanno riportata esattamente alle emozioni che mi hanno spinto a muovermi attraverso la Campania e i borghi dell’Irpinia distrutti dal terremoto. Ricordo perfettamente cosa ho provato nel trovarmi lì a fotografare interi paesi ridotti a un cumulo di macerie, con gli uomini che scendevano dalle montagne portando con sé lenzuola e coperte che avvolgevano cadaveri. Ho dovuto per un attimo spostare la macchina fotografica dalla mia faccia per sentire quell’umanità dolente e poi ho guardato di nuovo nell’obiettivo e ho scattato. Vedendo queste fotografie oggi mi sembra che questa ricerca di contatto umano sia riuscita a entrare dentro le immagini o almeno lo spero”.

Gli effetti del terremoto del 1980 nei depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Archivio Mann)

“Il Mann e la memoria è una delle direttrici principali della nostra ricerca”, spiega il direttore del Mann, Paolo Giulierini.  “Ci è sembrato importante che il Museo di una città,  intimamente connessa alla sua storia archeologica e più in generale culturale e sociale, dedicasse  una mostra  ai 40 anni del terremoto del 1980. Lo facciamo nella giornata del 23  novembre,  anche se in maniera solo digitale, dandovi  appuntamento alla futura esposizione.  Trasmettere la memoria viva di ciò che è accaduto 40 anni fa  è oggi, in piena emergenza Covid,  ancora più significativo. Insieme al ricordo della tragedia vogliamo comunicare  alle giovani generazioni anche e soprattutto la capacità di rinascita e di solidarietà, che trasmettono le immagini  di questa mostra, il coraggio, le opportunità, l’impegno.  Gli inediti scatti in presa diretta  di Antonietta De Lillo – continua Giulierini – ci fanno riflettere su una umanità  sicuramente non differente da quella che soffrì  per simili eventi nell’antichità, aspetto questo che sarà indagato in mostra nel dialogo con i nostri  straordinari reperti, a cominciare  da un iconico calco umano di Pompei. Una terra abituata a tremare quella del Sud. E basti pensare al terribile terremoto del 62 d.C. che colpì proprio Pompei ed Ercolano e ai lavori di ristrutturazione mai ultimati, le cui testimonianze sono state  conservate dall’eruzione del 79 d.C. Un altro aspetto è fondamentale, per la storia del Mann, è  l’apporto che diedero i giovani a quella rinascita post terremoto: dallo sviluppo del nostro laboratorio di restauro,  alla definizione di una vera e propria  coscienza archeologica della città,  aspetti spiegati nel contributo video del prof. Antonio de Simone che di quei giorni  fu protagonista.  Da questa storia nasce il  nostro grande impegno sugli studi per l’antisismica, che stiamo conducendo  insieme all’università  “Federico II” e  in rete con i musei della California e del Giappone. Perché le grandi crisi, ieri come oggi,  devono indicarci la strada per un  futuro migliore”.

Ritrovando idealmente i temi della mostra, e senza anticipare le caratteristiche dell’allestimento, che sarà ospitato nelle sale 91-93 limitrofe alla Meridiana, la giornata di lunedì 23 novembre 2020 avrà diversi post preparatori della slide show delle 19.34: si partirà al mattino con alcuni scatti dei danni subiti dal Museo con il sisma del 1980; le fotografie, provenienti dall’Archivio Fotografico del Mann, racconteranno le conseguenze del terremoto, che non ebbe effetti ancora più devastanti grazie al consolidamento dell’edificio, iniziato proprio nel 1975: tra i danni più consistenti, si annoverano quelli a 165 terrecotte, 122 vasi esposti e 195 nei depositi, includendo essenzialmente reperti corinzi, attici, apuli (Raccolta Cumana, Collezioni Spinelli, Santangelo e Vivenzio). Dalle immagini in bianco e nero al video-racconto: sulla pagina Facebook del Mann sarà postato anche un mini-documentario, che sarà presente in mostra, in cui l’archeologo prof. Antonio De Simone ripercorrerà le emozioni del 24 novembre, quando un gruppo di esperti si ritrovò nell’Atrio del Museo per fare la stima dei danni causati dalla scossa della sera precedente.

Alla Reggia di Caserta la collezione “Terrae Motus” (foto Reggia di Caserta)

Per completare la giornata social di ricordo del quarantennale del terremoto, condivisione congiunta di post con la Reggia di Caserta: alle 13, il Mann proporrà alcune immagini del nuovo allestimento di “Terrae Motus”, mentre la Reggia, allo stesso orario, presenterà gli scatti dell’Archivio Fotografico del Museo. Sensibilità, culto della storia e valore della memoria sono valori che rappresentano un terreno comune di cooperazione interistituzionale: previste nuove forme di collaborazione, tra l’Archeologico e la Reggia, in occasione della mostra “19.34”.