Verona. Il ministero acquisisce l’ex cinema Astra: la ricca domus del II-III sec. d.C. scoperta nell’interrato sarà valorizzata come polo museale nel cuore della città antica a un passo dall’Arena col progetto “Per aspera ad Astra”. Gli interventi di Giuli, Mazzi, La Rocca e Brunella Bruno

La ricca domus del II-III sec. d.C. rinvenuta nell’interrato dell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)
Ora non ci sono più dubbi sul futuro dell’ex cinema Astra a Verona. Quella domus (o albergo?) di lusso che già 1800 anni fa poteva permettersi un sistema di riscaldamento indipendente per ogni stanza, scoperta durante un intervento di archeologia preventiva, sarà uno spazio culturale rinnovato, capace di coniugare fruizione contemporanea e valorizzazione archeologica, nel cuore della città romana, a due passi dall’Arena e piazza Bra da una parte, e dalla porta romana dei Borsari e la via Postumia dall’altra.

Sopralluogo all’ex cinema Astra a Verona: in primo piano, il ministro Giuli, l’archeologa Bruno, il capo dipartimento La Rocca, il sottosegretario Mazzi (foto coop archeologia)
Il ministero della Cultura ha acquistato l’immobile permettendo i futuri investimenti di valorizzazione dell’ex cinema Astra grazie a un investimento di 7 milioni e mezzo di euro con il progetto “Per aspera ad Astra”. Giovedì 5 marzo 2026, dopo aver visitato i locali dell’ex Cinema Astra e i resti archeologici rinvenuti nel corso dei recenti scavi eseguiti dalla soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, accompagnato dal Sottosegretario di Stato, Gianmarco Mazzi, ha presenziato alla stipula dell’atto di acquisto dell’immobile, passaggio decisivo per avviare il percorso di recupero e di valorizzazione di uno degli spazi culturali più significativi della città.
La stipula presso lo Studio Notarile Buoninconti di Verona presenti, col ministro e il sottosegretario, il capo dipartimento per la tutela del patrimonio culturale, Luigi La Rocca; e il direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, Fabrizio Magani; il soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, Andrea Rosignoli, e la funzionaria archeologia Brunella Bruno. L’operazione rientra nelle iniziative promosse dal Ministero per la tutela e la valorizzazione di luoghi storici del territorio, con l’obiettivo di restituirli alla fruizione pubblica e rafforzare l’offerta culturale delle comunità.

La ricca domus del II-III sec. d.C. rinvenuta nell’interrato dell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)
Si è interrotto così un silenzio andato avanti per più di due anni. Tanti ne sono passati da quel 16 dicembre 2023 quando fu organizzata una visita speciale straordinaria agli scavi nell’ex cinema Astra a Verona. Un’occasione unica per vedere i tesori restituiti da quel cantiere – una domus, un albergo?, con pareti affrescate e stanze dotate di riscaldamento – a distanza di un anno dalla prima presentazione dei risultati delle ricerche. E ancora una volta i veronesi avevano risposto in maniera entusiastica mandando sold-out le prenotazioni in meno di due ore e “costringendo” la soprintendenza a improvvisare delle visite ridotte per accontentare più cittadini possibili. E già in quell’occasione il ministero, attraverso le parole di Luigi La Rocca che all’epoca era ancora direttore generale ABAP, affiancato da Fabrizio Magani, che invece era ancora soprintendente di Verona, erano state precise e bene auguranti, anche se i tempi allora annunciati sono stati più lunghi. Ecco le sue parole.
“Con la mia presenza”, spiegava Luigi La Rocca davanti all’ex cinema Astra il 16 dicembre 2023, “manifesto l’interesse della nostra amministrazione nei confronti di questo straordinario rinvenimento archeologico che è frutto, tra l’altro, di una esemplare attività di tutela e di ricerca che va a merito della soprintendenza, la dottoressa Brunella Bruno in particolare, che ha coordinato gli scavi archeologici perché il rinvenimento – è noto – è avvenuto nel corso di interventi archeologici propedeutici alla realizzazione di un progetto di riqualificazione, di ammodernamento, di ristrutturazione del cinema Astra, esso stesso un monumento importante, una testimonianza importante del passato della città. Nel corso dei lavori sono emerse queste strutture archeologiche che sono state scavate, sono state documentate.
L’intervento è durato diversi anni. Il ministero, data l’importanza del rinvenimento, ha poi attribuito alla soprintendenza un finanziamento importante per 420mila euro per finire lo scavo, che di fatto è sostanzialmente concluso, e avviare le prime attività di conservazione e restauro delle strutture rinvenute, ciò che consente anche la visita per ora in questa forma un po’ estemporanea, ma speriamo – e su questo c’è l’assoluta attenzione del ministero – di poter in futuro fare di più, e avviare un progetto di valorizzazione vera e propria affinché questo diventi un luogo importante, un altro luogo importante della storia della città romana. Si faceva riferimento a Pompei – continuava La Rocca – che è l’esempio plastico ed è così importante perché è unica al mondo per lo stato di conservazione. Ma Pompei era una piccola città romana dell’Italia meridionale, certo vicina a Roma e a Neapolis. Ma Verona era una città forse più importante di Pompei nell’antichità. Soprattutto nel periodo nella quale si colloca questa testimonianza che è il II-III sec. d.C. Pompei non esisteva più. Quindi il riferimento a Pompei è importante perché è questa una testimonianza ulteriore di Verona, di cosa potevano essere delle domus patrizie, cioè delle case di ricchi e di nobili romani in una città romana dell’Italia settentrionale. E credo che non sia casuale, dato il clima, che molti di questi ambienti siano riscaldati. In una prima fase, infatti, avevano dei dubbi sulle funzioni dell’edificio. Credo che possa essere tranquillamente un edificio residenziale perché ci sono altri esempi, soprattutto al Nord, di domus interamente riscaldate. Quindi ribadisco che l’interesse dell’amministrazione centrale, quindi del ministero e della soprintendenza, è massimo. Sicuramente – concludeva – continueremo i lavori di messa in sicurezza e di restauro e proseguiremo con un’attività che dovrebbe portarci, spero, nel corso del prossimo anno a un più ampio intervento di valorizzazione che per noi è la restituzione alla città di questo prezioso documento”.

Il sottosegretario Mazzi, il ministro Giuli e il dg Magani davanti al plastico dell’ex cinema Astra (foto mic)
Obiettivo raggiunto. “Verona si riappropria di un cinema storico”, dichiara il ministro Giuli, “al di sotto del quale si trova un complesso edilizio romano di età imperiale, una piccola Pompei, che non resterà inerte e muta, ma diventerà un luogo di socialità e sede del racconto della storia di Verona. La città si riappropria così della possibilità di condividere la visione di pellicole cinematografiche in un contesto di assoluto rilievo architettonico e al tempo stesso, di ammirare i meravigliosi resti della città romana alle porte di quella moderna. Uno scrigno di storia bellissimo, ricco di decorazioni straordinarie, dove cultura e ricerca prenderanno vita insieme”. “Il ministero della Cultura”, aggiunge il sottosegretario Mazzi, “investirà 7 milioni e mezzo di euro per la rigenerazione del Cinema Astra, nell’ambito di un progetto che abbiamo chiamato Per Aspera ad Astra. Per chi, come me, è di Verona ed è cresciuto frequentando quello che un tempo era il cinema più importante della città, è stato doloroso vederlo per anni in quello stato. Quando mi è stata data questa possibilità – e di questo ringrazio il Ministro – ho accolto con grande entusiasmo l’opportunità di contribuire a questa operazione. Desidero ringraziare la famiglia D’Ignazio, Luca e Paolo, a cui va la mia personale riconoscenza per aver scelto di donare questo cinema alla comunità, accogliendo la richiesta del Ministero”.
Il Cinema Astra, inaugurato nel 1937, è stato per anni una delle sale cinematografiche più importanti di Verona. Nel 2004, nel tentativo di ampliare la struttura con la realizzazione di una multisala interrata, furono avviate alcune indagini archeologiche che rivelarono l’esistenza, sotto il pavimento della platea del piano rialzato, di un vasto complesso di età imperiale esteso per tutta la superficie, con murature conservate per più di un metro di altezza, decorate da intonaci parietali e munite di impianti di riscaldamento. Nel 2023 sono state completate le indagini archeologiche del complesso, ed è attualmente in corso l’attività di analisi e studio dei reperti. L’ex Cinema Astra è considerato un caso di “complessità archeologica” perché sono ancora poco chiare le funzioni dell’intero complesso. La tipologia edilizia e la sua funzione risultano incerte: non vi si riconoscono, infatti, né le caratteristiche tipiche di una domus, né quelle di un edificio termale. Resta probabile l’ipotesi di una struttura dedita all’ospitalità e all’accoglienza, partendo dagli studi pubblicati anni fa. Il progetto di valorizzazione dell’ex Cinema Astra trasformerà la struttura in un polo museale moderno che integrerà la tutela del sito archeologico con le nuove tecnologie espositive. L’intervento preserverà l’architettura originale, creando un’esperienza di visita unitaria dove la memoria storica del cinema diventerà palcoscenico per la valorizzazione del patrimonio antico.
Con il suo intervento davanti ai molti appassionati riunitisi davanti all’ex cinema Astra di Verona il 16 dicembre 2023 per una visita straordinaria nel cantiere di scavo archeologico, Brunella Bruno, funzionaria archeologo SABAP di Verona Rovigo e Vicenza, ripercorreva la storia delle vicende che hanno interessato il cinema Astra. Un contributo ancora valido. Eccolo. “il cinema Astra, cui i veronesi sono molto affezionati, nasce ai primi del Novecento, anche la facciata lo dice chiaramente. È un cinema che ha funzionato fino a 20 anni fa con un’ottima programmazione. E quando il proprietario di allora decise di ampliare questo cinema con la creazione di una multisala interrata si organizzò – era il 2004-2005 – lo scavo archeologico preventivo come di prassi a Verona – è il piano regolatore che lo prescrive – e si comincia a fare lo scavo stratigrafico preventivo. E già allora – 2004-2005 quando non si fece lo scavo, si cominciò soltanto ad abbassare il livello – si capì che tutta l’area dell’interrato del cinema pari a 400 mq era interamente occupato da strutture, e vedendo le creste dei muri che affioravano si capì che erano anche murature affrescate e dotate di impianti di riscaldamento a parete con i tubuli.

Articolazione degli ambienti del II-III sec. d.C. rinvenuti nell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)
“A questo punto – continuava Brunella Bruno – tutto si è sospeso per circa 20 anni perché si è capito che non si andava da nessuna parte. Non era possibile immaginare la realizzazione di alcun progetto edilizio nel piano interrato. E siamo arrivati nel 2021 con il nuovo proprietario che è il signor D’Ignazio che è a Roma e che voglio pubblicamente ringraziare perché è casa sua. Se noi siamo qui è grazie anche alla sua grande disponibilità. E il signor D’Ignazio, il nuovo proprietario, ci chiede di poter fare delle verifiche per il consolidamento strutturale lungo le fondazioni. E quindi ci siamo riavvicinati a distanza di quasi vent’anni a questo sito per capire che queste sottofondazioni non potevano essere fatte con il metodo che si pensava di realizzare a micropali perché l’interrato era pieno di murature affrescate. A questo punto il ministero sulla base di una legge straordinaria ha chiesto un finanziamento che è stato accordato, con il quale nel 2022 abbiamo potuto completare le indagini. E quest’anno (2023, ndr) in realtà non stiamo scavando ma stiamo facendo quelle operazioni che sono indispensabili proprio quando si tirano fuori le strutture archeologiche, a maggior ragione con queste decorazioni. Stiamo facendo la messa in sicurezza, vale a dire i primissimi interventi di restauro. Quindi siamo ancora in un cantiere con ferree regole e limitazioni di accesso, possibile oggi grazie alla disponibilità delle ditte che vi lavorano: la RWS di Padova che sta curando i restauri, e la ditta cooperativa Archeologia di Firenze, archeologi che affianca i restauratori perché il restauro sta mettendo in luce novità archeologiche che vanno documentate immediatamente. Per noi della soprintendenza è un cantiere molto interessante perché i restauratori dialogano in continuazione con gli archeologi.

Ambienti con riscaldamento a pavimento rinvenuti nell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)
“Interpretazione del sito? Non riusciamo ancora a chiudere il cerchio di questo strano complesso – spiegava Brunella Bruno -. È sicuramente un impianto in cui si viveva. Quindi residenziale, abitativo. Non riconosciamo però esattamente lo schema delle domus. Quelle di Verona, sia fuori che dentro le mura, sono fatte n po’ “con lo stampino”, sono tutte uguali: un cortile centrale con delle stanze intorno, cortile con peristilio. Qui noi non stiamo riconoscendo questa struttura. Abbiamo un complesso con delle stanze che non sono collegate tra loro, hanno delle porte ma mantengono una certa privacy al loro interno, e che alla fine II sec. – inizia III sec. d.C. vengono completamente stravolte e vengono dotate di impianti di riscaldamento a pavimento e a parete che implicano anche dei cambiamenti notevoli: si cambiano i pavimenti, si cambiano le pareti, si fanno dei nuovi affreschi. La particolarità è che ognuna di queste stanze ha il suo prefurnio e la sua caldaia, cioè il suo vano tecnico, il che, sentendo anche altri studiosi che stanno lavorando con noi, parlo di esperti, di universitari, non è comune. In una casa con un unico proprietario non c’è bisogno di fare una caldaia per ogni stanza. Tutto questo – la pianta un po’ particolare, la vicinanza alla via Postumia che è la via principale, e qui dietro passa anche l’altra grande strada che attraversa Verona che è la via Claudia Augusta; quindi posizione centrale, fuori dalla città, vicino alla porta che è Porta Borsari, e le stanze riscaldate – tutto questo dicevo ha fatto venire in mente agli studiosi che si tratta sì di strutture residenziali dove si viveva, ma forse legate a un’accoglienza e a un’ospitalità. Era un albergo? Non lo sappiamo. È un’ipotesi. D’altra parte archeologicamente abbiamo muri, pavimenti, affreschi. E gli alberghi non sono nient’altro che delle case. Quindi per noi archeologi l’evidenza è quella delle case. Non si può riconoscere una domus da un albergo. Non abbiamo elementi che ci permettono di chiudere il cerchio. Certo è molto strano che ogni stanza abbia il suo riscalamento. Potrebbe essere un impianto termale? Non abbiamo prove evidenti di acqua, piscina, canalizzazioni. Troppo poco. Inoltre, i veronesi lo sanno, in via Fratte, un isolato qui vicino ha restituito un grande impianto termale pubblico. Ovviamente l’archeologo non pensa che ci siano due impianti termali in due isolati ravvicinati.

Dettagkio di una stanza con pareti affrescate rinvenuta nell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)
Questo scavo ha messo in luce anche dei livelli di incendio, di distruzione – di cui abbiamo lasciato dei campioni – veramente notevoli. Questo impianto – ricordava Brunella Bruno – “va in fumo” intorno alla fine del III – IV secolo. L’edificio è proprio disabitato. Tutto viene abbandonato. E siamo propensi anche a mettere in relazione questo abbandono che sembra quasi pianificato, perché non abbiamo trovato tracce di suppellettili, sembra che la gente se ne sia andata facendo in tempo a sgombrare gli spazi, mettere in relazione questo abbandono a tutte le attività di ripristino delle strutture di difesa apportate in questa città dall’imperatore Gallieno. È un momento in cui le mura di Verona riprendono la loro funzione difensiva, funzione che avevano perso nell’età imperiale perché non c’erano stati particolari problemi strategici e difensivi, ed è probabile che tutta questa fascia lungo le mura venga disabitata, evacuata, per ragioni di sicurezza, quasi a ricreare quell’intervallum che in origine doveva circondare le mura per motivi di difesa.
“Nel corso degli anni – concludeva Brunella Bruno – questo scavo è stato anche un’importante esperienza di archeologia urbana, diacronica. Lo scavo ha interessato anche tutte le fasi di spoliazione medievale. Senza dimenticare che in questa zona nel Rinascimento nasce anche la proprietà della famiglia Giusti. E la proprietà Giusti finisce con l’acquisto e la costruzione del cinema. È un sito questo, quindi, che si presta particolarmente a una narrazione del divenire dell’archeologia urbana, cosa che raramente i musei tradizionale riescono a esprimere. Siano particolarmente convinti delle potenzialità in termini di narrazione di questo sito”.
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CHI SIAMO
Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)





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