Padova. A Palazzo Liviano presentazione del libro “L’VIII secolo a.C. in Veneto” di Vanessa Baratella e del libro “Padova 800 a.C.” a cura di Vanessa Baratella e Massimo Vidale
L’VIII secolo a.C. in Veneto e a Padova in particolare lunedì 19 maggio 2025, alle 16.45, al museo di Scienze archeologiche e d’Arte di Palazzo Liviano a Padova, quando – a cura del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova – verranno presentati due libri: “L’VIII secolo a.C. in Veneto. Tipocronologia ed aspetti culturali sulla base delle evidenze funerarie” di Vanessa Baratella (Sap libri), interviene Marco Pacciarelli (università di Napoli “Federico II”); e il libro “Padova 800 a.C. Storia di un laboratorio e dei suoi metallurghi” a cura di Vanessa Baratella e Massimo Vidale (edizioni Antilia), interviene Cristiano Iaia (università di Torino).

Copertina del libro “L’VIII secolo a.C. in Veneto. Tipocronologia ed aspetti culturali sulla base delle evidenze funerarie” di Vanessa Baratella
L’VIII secolo a.C. in Veneto. Tipocronologia ed aspetti culturali sulla base delle evidenze funerarie. L’VIII secolo a.C. rappresenta un momento di cruciale importanza sul piano storico, sociale, politico ed economico per il Veneto preromano: è infatti in questo preciso orizzonte cronologico che i centri veneti sono coinvolti nel cosiddetto fenomeno della protourbanizzazione. Tale fenomeno si manifesta attraverso un processo di selezione e la concentrazione del popolamento in siti di notevoli dimensioni e densamente abitati – come Este, Padova, Gazzo Veronese, Oderzo e Concordia –, nei quali emergono in modo evidente strutture sociali di tipo gentilizio-clientelare. In concomitanza con l’affermazione del modello protourbano si attesta in tutto il Veneto l’adozione di un preciso repertorio di forme e decorazioni, che si discosta in modo evidente da quello tipico delle ultime fasi del Bronzo Finale e che viene definito, per l’appunto, veneto. Gli studi e le ricerche sul Veneto preromano si sono susseguiti sin dalla fine dell’Ottocento e hanno avuto sostanziale continuità fino ai primi vent’anni del Novecento. Dopo una lunga interruzione, dagli anni ’60 del Novecento l’interesse per il tema ha ripreso consistenza, attraverso la pubblicazione di fondamentali studi sulla cronologia relativa e assoluta e l’edizione di importanti contesti, tra i quali i sepolcreti del centro di Este. A seguito dell’ormai imponente mole di dati a disposizione per questo orizzonte, derivanti sia delle ricerche ottocentesche che dagli scavi più recenti, sorge ad oggi l’esigenza di una loro sistematizzazione, attraverso lo studio tipologico e cronologico dei materiali ed il loro inquadramento culturale, ai fini di un’analisi organica ed esaustiva delle occorrenze fino ad oggi note. Questo volume si propone, pertanto, di illustrare i risultati dello studio delle evidenze funerarie edite provenienti dalle necropoli venete e datate, in letteratura, all’VIII secolo a.C.; a questo ampio campione è stata affiancata una selezione di sepolture provenienti dai nuclei di necropoli di Este Fondo Rebato e Fondo Capodaglio ex-Nazari, contesti di fondamentale importanza che, ad oggi, risultano ancora pressoché del tutto inediti. Questo lavoro ha permesso di ottenere la formalizzazione di una tipologia di tutti i materiali (manufatti ceramici e diverse categorie di oggetti in bronzo – armi, ornamenti, vasellame in lamina –) e di proporne un inquadramento cronologico. La ricerca di confronti e parallelismi per i tipi individuati, volta alla definizione delle traiettorie di comunicazione e scambio con le comunità coeve, è stata condotta a medio ed ampio raggio, ovvero sia in contesti italiani – in primis di ambito villanoviano e golasecchiano – sia in quelli centroeuropei ed europei occidentali, nelle aree coinvolte dall’orizzonte di Hallstatt. Infine, l’applicazione del metodo statistico-combinatorio al fine dell’elaborazione di una tabella di associazione ha aperto la strada ad una nuova riflessione sulle potenzialità informative del campione analizzato: alcuni aspetti peculiari del rituale funerario veneto della prima età del Ferro, tra i quali, su tutti, la pratica delle riaperture delle tombe, giocano un ruolo particolarmente rilevante nella possibilità di identificare e definire fasi e sotto fasi dell’orizzonte in esame.

Copertina del libro “Padova 800 a.C. Storia di un laboratorio e dei suoi metallurghi” a cura di Vanessa Baratella e Massino Vidale
Padova 800 a.C. Storia di un laboratorio e dei suoi metallurghi. Questo progetto si è protratto per quasi tre anni (dallo scavo, alle analisi e alla pubblicazione dei risultati), e si è cercato di rispondere a molte domande sull’archeologia di Padova antica: si potevano datare con tecniche radiometriche i primi livelli abitativi di Padova? Dove si fabbricavano le ceramiche usate nei primi tempi della città? I vasi conservavano tracce di quanto gli antichi mangiavano e bevevano? Come erano organizzati il lavoro dei lapicidi e dei metallurghi, e i reticoli commerciali che tali attività sostenevano? La sfida è stata quella di cercare le tracce del sorgere di una intera città con uno scavo dilazionato nel tempo e in assoluto riduzionista, essendo il cuore dei dati incentrato su due metri cubi di deposito archeologico, nel quale erano tuttavia celati un sorprendente insieme di vasi ceramici e resti di installazioni e pratiche metallurgiche. I dati di scavo e lo studio formale dei reperti, sia artificiali sia biologici, sono stati integrati con una nutrita serie di approfondimenti analitici.
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CHI SIAMO
Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)

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