Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Capena. La necropoli di Monte Cornazzano. Identità e memoria di una comunità” (L’ERMA di BRETSCHNEIDER) curato da Maria Gilda Benedettini e Giovanni Ligabue
Giovedì 10 ottobre 2024, alle 17.30, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Capena. La necropoli di Monte Cornazzano. Identità e memoria di una comunità” (L’ERMA di BRETSCHNEIDER) curato da Maria Gilda Benedettini e Giovanni Ligabue, con testi di L. Balzerani, M.G. Benedettini, E. Biancifiori, G. Ligabue, E. Mangani, C. Mottolese, S. Neri, D. Rossetti e L. Sagripanti. Ingresso gratuito in Sala Fortuna. Info e prenotazioni all’indirizzo mail lerma@lerma.it. Introduce: Luana Toniolo, direttrice museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Presentano il libro: Gilda Bartoloni, già professoressa in Etruscologia e Antichità italiche (Sapienza università di Roma); Filippo Delpino, Pontificia Accademia Romana di Archeologia; Laura M. Michetti, professoressa in Etruscologia e Antichità italiche (Sapienza università di Roma). Saranno presenti i curatori e gli autori.

Copertina del libro “Capena. La necropoli di Monte Cornazzano. Identità e memoria di una comunità” (L’ERMA di BRETSCHNEIDER) curato da Maria Gilda Benedettini e Giovanni Ligabue
Capena. La necropoli di Monte Cornazzano Identità e memoria di una comunità. Il percorso iniziato con l’edizione dei contesti orientalizzanti e alto-arcaici della necropoli di San Martino trova una sua naturale prosecuzione in quella dei materiali provenienti dal sepolcreto di Monte Cornazzano che, assieme al suo circoscritto insediamento, chiude a SE la corona di siti che compongono l’enclave di Capena. Le indagini condotte a più riprese agli inizi del ‘900, sulle due alture su cui si distende il sito, portarono in luce 67 tombe, tra fosse e camere ipogee, sviluppatesi, con un’articolata occupazione del territorio, dalla metà dell’VIII secolo a.C. sino alla prima età imperiale. Tutte le strutture individuate erano interessate da cedimenti strutturali e dalla manomissione dei corredi, cui si deve sommare l’assenza di una documentazione consona ai moderni criteri della ricerca scientifica. Nonostante le difficoltà, la ricostruzione filologica dei contesti, attuata attraverso l’uso delle fonti documentali disponibili e dei materiali conservati, ha consentito di ricomporre nel suo insieme un quadro culturale alquanto esaustivo della comunità qui sepolta. Ne sono emerse non solo le prevedibili analogie che l’assimilano alla collettività sepolta nell’adiacente, e più estesa, necropoli-specchio di San Martino, ma anche alcune discontinuità che mettono in evidenza la vitalità e l’estro creativo delle maestranze artigiane locali.
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Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)
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