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“Un capolavoro chiamato Italia. Viaggio tra i tesori nascosti del nostro Paese”: al via su Radio MCA il programma radiofonico realizzato dalla Fondazione Enzo Hruby con l’università Ca’ Foscari che racconta l’incredibile bellezza del patrimonio culturale italiano: si inizia con otto tesori del Veneto

La Fondazione Enzo Hruby – da anni impegnata per sostenere la protezione del patrimonio culturale italiano e per diffondere la cultura della sicurezza –  ha ideato il programma radiofonico “Un capolavoro chiamato Italia – Viaggio tra i tesori nascosti del nostro Paese”, che debutta giovedì 25 novembre 2021 su Radio MCA Musica con le Ali, innovativa web radio dedicata alla musica classica, ai giovani e alla cultura ascoltabile tramite App per iOS e Android scaricabile gratuitamente, e tramite podcast sul sito www.radiomca.it e su tutte le principali piattaforme di streaming on demand. Un capolavoro chiamato Italia è condotto dallo scrittore Salvatore Vitellino e si configura come un programma di ampio respiro nel quale parole e note si intersecano per offrire un’avvincente narrazione dei beni del patrimonio culturale italiano cosiddetto minore e favorire così la conoscenza di tesori la cui valorizzazione può apportare un significativo beneficio per i territori di riferimento, soprattutto in chiave turistica. La narrazione è accompagnata da brani musicali accuratamente selezionati, per fare in modo che arte e musica si possano valorizzare a vicenda, in un dialogo che favorisce l’interesse del pubblico verso la conoscenza e la fruizione del patrimonio culturale italiano e della musica classica. Radio MCA è ascoltabile tramite app disponibile gratuitamente per iOS e Android e tramite podcast disponibili sul sito http://www.radiomca.it e sulle principali piattaforme di streaming on demand. Link al podcast di UN CAPOLAVORO CHIAMATO ITALIA: https://www.radiomca.it/index.php/podcast/un-capolavoro-chiamato-italia. Per maggiori informazioni: info@fondazionehruby.org; tel. 02 38036625 www.fondazionehruby.org

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Salvatore Vitellino conduce il programma radiofonico “Un capolavoro chiamato Italia – Viaggio tra i tesori nascosti del nostro Paese”

Le puntate del programma, che verranno rese disponibili tramite podcast, sono state realizzate grazie alla collaborazione attivata dalla Fondazione Enzo Hruby nell’ambito della propria attività educational con l’università Ca’ Foscari di Venezia, e vedono il coinvolgimento attivo di alcuni studenti del corso di laurea triennale in “Conservazione e gestione dei beni e delle attività culturali” dell’importante Ateneo. Gli studenti hanno segnalato alla Fondazione Enzo Hruby alcuni luoghi e opere di interesse del nostro patrimonio che ancora necessitano di tutela e valorizzazione adeguate, proponendo dei progetti concreti per realizzarle. In ciascuna puntata Salvatore Vitellino intervista gli studenti che hanno presentato i vari beni, ed inoltre sindaci, assessori, restauratori, rappresentanti delle istituzioni e delle realtà del territorio, docenti universitari e personaggi di spicco del mondo dei beni culturali – come Andrea Erri, docente dell’università Ca’ Foscari e direttore generale del Teatro La Fenice di Venezia, e Luca Nannipieri, critico d’arte e scrittore – e dello spettacolo, come l’attrice teatrale Paola Gassman.

L’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) valorizzato dalla nuova illuminazione (foto Sabap-Vr)

Per quanto riguarda i “tesori” oggetto delle varie puntate e veri protagonisti del programma, essi sono il Centro Pavanello di Meolo – con il quale il programma radiofonico debutta il prossimo 25 novembre 2021 – e, a seguire, l’Ipogeo di Santa Maria in Stelle di Verona, la chiesa di Santa Maria degli Angeli di Murano, il museo Luigi Bailo di Treviso, Villa Godi-Malinverni di Lugo di Vicenza. Ancora, il dipinto di San Paolo Stigmatizzato di Vittore Carpaccio conservato nella chiesa di San Domenico a Chioggia, Villa Da Porto a Montorso Vicentino, e il Giardino Jacquard di Schio. Beni accomunati dal fatto che si trovano tutti in Veneto – la meravigliosa regione dove ha sede l’università Ca’ Foscari che ha contribuito con i suoi studenti a questo progetto – e che nella loro straordinaria varietà rappresentano al meglio la ricchezza del nostro tesoro-Italia. Un tesoro unico al mondo: da conoscere, proteggere e valorizzare.

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Carlo Hruby, vice presidente della Fondazione Enzo Hruby

“In Italia”, dichiara Carlo Hruby, vice presidente della fondazione Enzo Hruby, “accanto ai più celebri beni e monumenti esiste uno straordinario patrimonio minore, ingiustamente definito così solo perché nel nostro Paese abbiamo una tale quantità e densità di bellezze artistiche da rendere giustificabile una definizione un po’ sminuente di beni di eccezionale valore culturale, economico e sociale, che costituiscono le fondamenta del nostro patrimonio e che come tali vanno protetti, tutelati, valorizzati, e ancor prima fatti conoscere. Proprio questo è l’obiettivo primario del programma radiofonico Un capolavoro chiamato Italia. Viaggio tra i tesori nascosti del nostro Paese, che trova in Radio MCA, innovativa web radio dedicata ai giovani, alla musica classica e alla cultura, il contenitore ideale per promuovere questi luoghi e valorizzarli al meglio, affinché possano apportare un significativo beneficio ai territori di riferimento. Ascolteremo le voci di chi questi beni li vive quotidianamente, di importanti esponenti del mondo dei beni culturali, dell’istruzione, delle realtà del territorio e soprattutto degli studenti dell’università Ca’ Foscari di Venezia, coinvolti in questo progetto grazie alla proficua collaborazione che esiste tra la nostra Fondazione e il prestigioso Ateneo. Una collaborazione che è nata nell’ambito della nostra attività Educational ed è alimentata dalla costante attenzione e sensibilità di Andrea Erri – docente di Ca’ Foscari e direttore generale del Teatro La Fenice – verso la nostra realtà e verso le nostre iniziative”.

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Andrea Erri, università Ca’ Foscari

“In un periodo in cui, a causa della pandemia in atto, tutte le lezioni si sono svolte giocoforza in modalità remota, la risposta dei nostri studenti è stata – come sempre – straordinaria”, dichiara Andrea Erri,  docente dell’università Ca’ Foscari e direttore generale del Teatro La Fenice di Venezia. Sono davvero colpito dalla fantasia e dalle concrete capacità progettuali espresse nei loro lavori, frutto sicuramente di un impegno personale ma anche della qualità che caratterizza i corsi di laurea di Ca’ Foscari. Vorrei inoltre sottolineare il valore sistemico del partenariato tra l’università e le istituzioni quali la Fondazione Hruby: queste sinergie fungono infatti da catalizzatore per i nostri studenti, che attraverso queste progettualità vedono possibili applicazioni del loro percorso di studi. A Carlo Hruby va pertanto il mio più sincero ringraziamento per aver ideato questo importante percorso”.

A Santa Maria in Stelle (Vr) l’Ipogeo, noto come il Pantheon, sito archeologico e luogo di culto cristiano unico nel suo genere, è stato riaperto alle visite guidate (contingentate) nei week end. E c’è una bella novità: il nuovo impianto di illuminazione che valorizza il percorso di visita

L’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) valorizzato dalla nuova illuminazione (foto Sabap-Vr)

Erano ferme da marzo 2020, ad eccezione di un breve periodo di attività la scorsa estate. Sono le guide del Gruppo Volontari Ipogeo. Ma non sono rimaste inattive. E il risultato lo hanno potuto apprezzare i fortunati visitatori che sabato 4 giugno 2021 (quando sono riprese le visite in programma nei week end di giugno, luglio, agosto 2021) hanno varcato la soglia dell’Ipogeo di Santa Maria in Stelle tra le colline a Nord-Est di Verona: è attivo infatti il nuovo impianto di illuminazione creato da Lorella Marconi e Cinzia Todeschini dello studio @lucearchitettura, autorizzato e seguito dai funzionari della soprintendenza. Così l’arte e l’architettura si accendono di nuova luce. L’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (comunemente noto come “il Pantheon”) è un sito archeologico e un luogo di culto cristiano, unico nel suo genere. Il sito si trova nell’omonimo paese, Santa Maria in Stelle, un piccolo borgo veronese situato nel cuore della Valpantena, che deve il suo nome a un affresco dipinto all’interno di una volta ipogea.

Il nuovo tablet in dotazione al Gruppo Volontari Ipogeo per la gestione del nuovo impianto di illuminazione nell’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) (foto Sabap-Vr)

Il mese di maggio 2021 è stato impiegato dalle Guide Ipogee per far pratica con nuove scoperte, nuove informazioni, nuovi contenuti, nuovo impianto di illuminazione, nuove procedure di sicurezza. “Abbiamo ripensato e testato una migliore esperienza di visita”, spiegano. Infatti col rinnovato impianto di illuminazione è arrivato anche “un tablet per 18 scene luminose mozzafiato”: è proprio questo lo strumento che ora le guide ipogee utilizzano per accendere, spegnere, scandire l’itinerario luminoso.

I visitatori (contingentati) sono tornati nell’ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) (foto Sabap-Vr)
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Visita guidata all’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) con i Volontari Ipogeo muniti di tablet per la gestione dell’illuminazione (foto Sabap-Vr)

Dal primo week end di giugno 2021 sono dunque ripresi i servizi di visita. “(Ri)cominciamo a mezzo regime”, spiegano le Guide Ipogee. “Non vi saranno tutti i turni, ma solo uno per fascia oraria, mattutina e pomeridiana. Questo perché l’ipogeo è un luogo sotterraneo, praticamente privo di riciclo d’aria. Scegliete l’orario che preferite, scriveteci, e vi diremo se è disponibile”. L’Ipogeo è visitabile il sabato mattina (turno 1: dalle 10 alle 11; turno 2: dalle 11 alle 12), il sabato pomeriggio (turno 3: dalle 15 alle 16; turno 4: dalle 16 alle 17), e la domenica (turno 5: dalle 15 alle 16; turno 6: dalle 16 alle 17). Si raccomanda la prenotazione via email all’indirizzo info@ipogeostelle.it specificando nel testo il giorno della visita, il turno e il numero di persone (considerando il tetto massimo di 5 visitatori a turno). Non sono ammesse infatti alla visita più di 20 persone al giorno, la discesa ammette un massimo di 5 persone alla volta (includendo nel conteggio anche la guida). Questa precauzione è dovuta alla preservazione e stabilizzazione del microclima interno. La visita ha una durata complessiva di circa 50 minuti, dei quali 15 minuti di introduzione storico – artistica del sito, 25 minuti all’interno dell’Ipogeo e 10 minuti di sopralluogo ai dintorni. I visitatori infatti potranno abbinare una passeggiata autoguidata ai dintorni dell’Ipogeo: la chiesa e i suoi affreschi, i lavatoi, il campanile. Per casi particolari è possibile chiedere di prenotare visite infrasettimanali scrivendo allo stesso indirizzo. In caso di celebrazioni straordinarie (legate alle festività religiose annuali e non, come matrimoni, battesimi, funerali) i turni possono subire delle variazioni. La chiesa di Santa Maria Assunta e l’Ipogeo sono infatti comunicanti. Perché la visita possa essere un momento di sana bellezza, sono state aggiornate le procedure di sicurezza ai tempi del Covid-19. Per informazioni: www.ipogeostelle.it.

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Il corridoio di accesso all’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) (foto Sabap-Vr)

Un ultimo consiglio da parte delle Guide Ipogee: “Fuori fa caldo, ma dentro fa freddo! Ricordiamo ai nostri visitatori, e a coloro che in questi giorni effettuano la prenotazione, che con l’escursione termica ipogea non si scherza! Prima di accedere agli spazi ipogei, i visitatori sono tenuti a lasciare all’esterno ombrelli, zaini, bibite o cibarie che, per dimensioni o caratteristiche, potrebbero mettere a rischio le pareti affrescate. Inoltre è opportuno vestire abiti adeguati e scarpe comode (non ciabatte né tacchi)”. La visita non comprende l’acquisto di un biglietto, si chiede ai visitatori un’offerta libera per aiutare la comunità di S. Maria in Stelle a sostenere le spese di apertura, gestione e mantenimento del sito. Un sostegno generoso permetterà a questa iniziativa di crescere e migliorarsi, supportando l’attività dei Giovani Volontari Ipogeo.

La stele romana nell’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) valorizzata dal nuovo impianto di illuminazione (foto Sabap-Vr)
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La stele romana e scorci suggestivi nell’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) (foto Sabap-Vr)

Il nome di Santa Maria in Stelle probabilmente deriva da un affresco all’interno della Cella Nord, che rappresenta la Vergine Maria seduta su un trono, con Gesù Bambino in braccio. Ai lati due angeli alati. Quest’affresco, testimonianza di un voto fatto dalla nobildonna Petronia, è stato giustapposto a quello della volta stellata del soffitto. Da qui il nome “Santa Maria… in Stelle”. Papa Urbano III, il 7 Giugno 1187, si recò nella piccola comunità di Santa Maria in Stelle per consacrare l’Ipogeo e renderlo idoneo alle celebrazioni liturgiche. La stele romana all’interno del sito venne capovolta, girata verso l’ingresso della sala e incisa con una serie di indulgenze, indette dal Papa stesso. Negli anni Sessanta del secolo scorso, durante i lavori di restauro, la stele venne spostata e rovesciata, tornando in una posizione che favoriva la sua storia romana e pagana: le indulgenze infatti scomparvero sul retro, e il latino “capovolto” risultò praticamente illeggibile. Con il nuovo impianto di illuminazione, che finalmente valorizza le incisioni, le Guide Ipogee sono in grado di raccontare questa ed altre storie.

L’ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr), noto anche come il Pantheon, sito archeologico e luogo di culto cristiano (foto Sabap-Vr)
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Un momento delle visite guidate nell’ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) (foto Sabap-Vr)

Un po’ di storia del Pantheon. L’ipogeo di Santa Maria in Stelle è una struttura sotterranea di difficile interpretazione, realizzata nel III secolo probabilmente come acquedotto o ninfeo per captare le acque di una fonte sotterranea. Il committente del ninfeo, il nobile romano Publio Pomponio Corneliano, vissuto nel III secolo e noto per aver ricoperto cariche pubbliche nel territorio veronese e vicentino, è verosimilmente il personaggio raffigurato in una statua posta in una nicchia dell’ipogeo. Il suo nome compare in un’iscrizione situata sull’architrave della porta d’accesso, dove si informa che egli fece edificare le fondazioni dell’ipogeo insieme alla moglie e ai figli. A partire dal IV secolo lo spazio venne adibito a cappella per il culto cristiano, destinazione d’uso che mantenne fino al XII secolo. San Zeno, allora vescovo di Verona, avviò un’opera di evangelizzazione delle comunità rurali, extra-moenia, dov’era ancora radicato il culto pagano. In occasione di una visita al ninfeo, lo consacrò a primo fonte battesimale fuori dalle mura di Verona. Nel V secolo la struttura viene ampliata con la costruzione di due celle laterali, alla destra e alla sinistra dell’atrio battesimale. Dagli affreschi che esse contengono possiamo intuire che lo scopo delle due celle era quello di fornire un luogo per la catechesi. Gli aneddoti rappresentati riguardano sia il Nuovo che l’Antico Testamento. A cavallo del VII e il VIII sec. d.C. compare all’interno della cella di destra un nuovo affresco, la Manus Dei, la mano di Dio. L’affresco diviene oggetto di pellegrinaggio locale, in particolare, costituisce una meta obbligata per diaconi e presbiteri che, recandosi all’Ipogeo per l’adorazione della Manus Dei, lasciavano un graffito con il loro nome, per sancire la visita. Infine, come già detto, Papa Urbano III, il 7 giugno 1187 si recò nella piccola comunità di Santa Maria in Stelle per consacrare l’Ipogeo e renderlo idoneo alle celebrazioni liturgiche.