Napoli. Prorogata al 10 aprile la grande mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario” al museo Archeologico nazionale
Lunedì 13 febbraio 2023 non sarà l’ultimo giorno. Come, in qualche modo, fatto intuire dal direttore Paolo Giulierini all’inaugurazione il 21 dicembre 2023, la grande mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario” al museo Archeologico nazionale di Napoli, che in meno di due mesi ha richiamato più di 50mila visitatori, è stata prorogata fino al 10 aprile 2023: “Siamo lieti di poter prolungare fino alle festività pasquali una esposizione così preziosa, con un focus su Napoli città bizantina per circa sei secoli, e approfondendo i legami fra Grecia e Italia meridionale. Ringrazio per questo i prestatori stranieri” (vedi Grandi mostre tra 2022 e 2023. Al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario” curata da Federico Marazzi. L’introduzione del direttore Paolo Giulierini | archeologiavocidalpassato). L’esposizione sviluppa in quindici sezioni le fasi storiche successive all’Impero Romano d’Occidente, tra le testimonianze napoletane anche una moneta dedicata a San Gennaro. La mostra è curata da Federico Marazzi con il coordinamento per il MANN di Laura Forte e propone oltre quattrocento oggetti provenienti dalle collezioni del MANN e da prestiti concessi da 57 dei principali musei e istituzioni che custodiscono in Italia e in Grecia materiali bizantini (33 istituti italiani, 22 musei greci isole incluse, Musei Vaticani e Fabbrica di San Pietro).

Anello in oro e gemma in pasta vitrea proveniente da Senise (PZ)) e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Grazie alla collaborazione con il ministero ellenico della Cultura, molti dei materiali esposti sono visibili per la prima volta: diversi manufatti sono stati rinvenuti, infatti, nel corso degli scavi per la realizzazione della metropolitana di Salonicco. Altri reperti, concessi in prestito dalla soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, sono stati ritrovati negli scavi della linea 1 della metropolitana. In allestimento sculture, mosaici, affreschi, instrumentum domesticum, sigilli, monete, ceramiche, smalti, suppellettili d’argento, oreficerie ed elementi architettonici danno conto di una complessa realtà, connotata da eccellenze manifatturiere e artistiche. Grazie ai simboli dell’Impero d’Oriente, la creatività del mondo antico “transita”, così, verso il Medioevo, con un linguaggio rinnovato dalla fede cristiana e arricchito da innesti culturali iranici e arabi.
Firenze. Trovata a Limite sull’Arno la villa romana dell’aristocratico Vettio Agorio Pretestato (IV sec. d.C.) paragonabile solo alle lussuose dimore di Costantinopoli, capitale dell’impero romano

Il grandioso mosaico con la caccia al cinghiale scoperto nella villa romana di Vettio Agorio Pretestato (IV sec. d.C.)
A guardare l’articolazione della sua pianta, o la ricchezza dei pavimenti musivi, o la sontuosità del complesso del IV sec. d.C., la prima cosa che ti viene in mente è che non puoi che essere a Costantinopoli, l’allora capitale dell’impero romano d’Oriente. E invece sei a Limite sull’Arno, un puntino (non me ne vogliano i suoi abitanti) in provincia di Firenze. È qui che appunto nel IV sec. d.C. l’aristocratico romano Vettio Agorio Pretestato, governatore della Tuscia e dell’Umbria prima del 362, e prefetto dell’Urbe fino al 384, anno della sua morte, si fece costruire la sua villa, un complesso che – a detta degli archeologi che l’hanno ritrovata dopo 16 secoli – nulla aveva da invidiare ai complessi della capitale sul Bosforo.
L’occasione per parlare della villa romana di Pretestato è venuta con la presentazione dei nuovi eccezionali ritrovamenti al sito Oratorio-Le Muriccia di Limite dell’Arno (Firenze) durante l’ultima campagna di scavo diretta dal prof. Federico Cantini, docente di Archeologia medievale all’università di Pisa. La villa aveva una struttura esagonale centrale, alta 15 metri e del diametro di 30, circondata da numerose sale. Qui il padrone di casa sedeva e riceveva gli ospiti su un tavolo semicircolare rivolto verso un pavimento a mosaico, con una grande scena di caccia al cinghiale portata alla luce durante gli scavi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/10/28/toscana-nella-villa-romana-delloratorio-nel-comune-di-capraia-e-limite-scoperti-pavimenti-a-mosaico-con-caccia-al-cinghiale-figure-di-animali-e-motivi-geometrici-e-vegetali/). E nelle ultime settimane è venuta alla luce anche l’area termale della villa, con le sospensioni in mattoncini che reggevano la vasca posizionata accanto al forno che riscaldava l’ambiente.
“Possiamo senza dubbio paragonare questa villa ad altre che si trovano soltanto a Costantinopoli”, conferma Cantini, “viste anche le dimensioni eccezionali del complesso e il suo stato di conservazione”. E precisa: “Gli scavi di quest’anno stanno confermando l’ipotesi che siamo di fronte a una struttura importante sul piano internazionale, come altre presenti nelle città capitali dell’Impero tardo-antico. D’altronde, bisogna pensare anche al prestigio del proprietario, che volle una villa proporzionata al suo rango in cui trascorrere le giornate nell’Otium, rimproveratogli da Simmaco in un passaggio del suo Epistolario”. E conclude: “Ci sono buone prospettive per il sito, perché è un unicum nel territorio ed anche a livello sovranazionale; è fondamentale la conoscenza approfondita come prerequisito per una futura valorizzazione”.


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