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Roma. “Dialoghi in Curia”, per le Idi di Marzo il parco archeologico del Colosseo propone un doppio appuntamento, in presenza e on line: un concerto dal “Giulio Cesare” di Haendel e la presentazione del libro “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” di Marisa Ranieri Panetta

L’area sacra di largo Argentina a Roma dove era anche la piccola Curia di Pompeo nella quale fu assassinato Giulio Cesare (foto sovrintendenza capitolina)

“Tu quoque!”: quante volte lo abbiamo sentito pronunciare per sottolineare la delusione o l’amarezza di fronte al comportamento di un amico dal quale ci sentiamo in qualche modo traditi. In realtà quell’espressione ha duemila anni di storia ed è la contrazione della frase “Tu quoque, Brute, fili mi!” (Anche tu, Bruto, figlio mio!), espressione latina attribuita a Giulio Cesare. Secondo la tradizione – ma non ci sono certezze a riguardo – infatti sarebbero state queste le ultime parole pronunciate da Cesare quando, in punto di morte (alle Idi di Marzo del 44 a.C.), sotto i colpi delle coltellate dei congiurati nella Curia di Pompeo, avrebbe riconosciuto fra i volti dei suoi assassini quello di una persona a lui cara come un figlio, Decimo Bruto Albino. Martedì 15 marzo 2022, in occasione delle Idi di Marzo, il parco archeologico del Colosseo, propone un doppio appuntamento in presenza in Curia Iulia e on line, per il ciclo “Dialoghi in Curia”: alle 15.30, un concerto dal “Giulio Cesare” di Haendel, e alle 17 presentazione del libro “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” di Marisa Ranieri Panetta.

Concerto di arie scelte dal “Giulio Cesare” di G. F. Haendel per le Idi di Marzo 2022. In occasione delle Idi di Marzo, martedì 15 marzo 2022, alle 15.30, la Curia Iulia ospita un concerto dell’ensemble degli allievi del maestro Stella Parenti che eseguiranno arie scelte dal “Giulio Cesare” di G. F. Haendel. Con la partecipazione di Marco Ciardo (tenore), Yan Jiayi (soprano), Sara Tiburzi (mezzosoprano), Valeria De Carolis (flauto traverso) e Daniele Perri (pianoforte). Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione su eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Presentazione del volume “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” di Marisa Ranieri Panetta. Per il ciclo “Dialoghi in Curia”, martedì 15 marzo 2022, alle 17, Silvia Costa, commissario governativo, intervista in Curia Iulia Marisa Ranieri Panetta, autrice del libro “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” (Bolis Edizioni). Introduce Alfonsina Russo,  direttore del parco archeologico del Colosseo. Sarà presente l’Autrice. La presentazione del libro sarà accompagnata da un concerto degli allievi di Stella Parenti, insegnante di Canto Lirico al Conservatorio di Santa Cecilia. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento dei posi (max 100) su eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

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Copertina del libro “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” di Marisa Ranieri Panetta

Il volume di Marisa Ranieri Panetta passa al microscopio il 15 marzo 44 a.C.: uno dei giorni memorabili della storia qui rivive in tutta la sua drammaticità. Giulio Cesare, dittatore a vita, è all’apice del successo e del potere; ma, tra coloro che hanno ottenuto da lui incarichi e benefici, si annidano nemici implacabili, che ne decretano la morte. Cesare è stato ucciso per la sua brama di cingere una corona regale, come hanno sostenuto coloro che l’hanno pugnalato? O i motivi vanno ricercati nelle loro ambizioni e avidità? In questo saggio, che appassiona come le pagine di un romanzo, la congiura guidata da Bruto e Cassio è seguita dalla nascita alla realizzazione, in un’analisi storica e psicologica dei principali protagonisti, tra i quali Marco Antonio e Cicerone. Nel grande affresco degli ultimi anni della repubblica, emergono anche figure femminili come Cleopatra, regina d’Egitto, Porcia, moglie di Bruto, nonché Servilia, la donna che Cesare ha amato di più. Nel contempo, scorro – no davanti ai nostri occhi le immagini di Roma con le trasformazioni urbanistiche in atto, la magnificenza degli Horti aristocratici, le scene di trionfo. E Cesare domina ogni scena: nei suoi eccessi e nei suoi gesti di clemenza, in un insieme di contraddizioni che non sminuiscono l’eccezionalità dell’uomo. Il cui progetto politico fu forse accelerato, anziché frenato, dalla congiura delle Idi di marzo.

Idi di marzo: alla curia di Pompeo a Roma rievocazione storica dell’assassinio di Giulio Cesare

L'assassinio di Giulio Cesare alle Idi di Marzo del 44 a.C. nella curia di Pompeo

L’assassinio di Giulio Cesare alle Idi di Marzo del 44 a.C. nella curia di Pompeo a Roma

“Tu quoque!”: quante volte lo abbiamo sentito pronunciare per sottolineare la delusione o l’amarezza di fronte al comportamento di un amico dal quale ci sentiamo in qualche modo traditi. In realtà quell’espressione ha duemila anni di storia ed è la contrazione della frase “Tu quoque, Brute, fili mi!” (Anche tu, Bruto, figlio mio!), espressione latina attribuita a Giulio Cesare. Secondo la tradizione – ma non ci sono certezze a riguardo – infatti sarebbero state queste le ultime parole pronunciate da Cesare quando, in punto di morte (alle Idi di Marzo del 44 a.C.), sotto i colpi delle coltellate dei congiurati, avrebbe riconosciuto fra i volti dei suoi assassini quello di una persona a lui cara come un figlio, Decimo Bruto Albino.

Gaio Giulio Cesare

Gaio Giulio Cesare

Lo storico Svetonio (I-II sec. d.C.) autore delle “Vite dei Cesari” racconta in greco che Cesare morì sotto i colpi di ventitré pugnalate, avvolgendosi compostamente la tunica addosso ed “emettendo un solo gemito al primo colpo, senza una parola”. Poi aggiunge che “alcuni però hanno raccontato che, a Bruto che gli si avventava contro, egli disse: “καὶ σύ, τέκνον;” (kai su, teknon?, cioè “anche tu, figlio?”): parole che riporta anche un altro storico, Cassio Dione (III sec. d.C.), nell’opera “Storia romana” scritta in greco. Da qui poi nasce la traduzione latina più poetica (la più conosciuta): Tu quoque, Brute, fili mi! (“Anche tu Bruto, figlio mio?”). E millecinquecento anni dopo, il grande drammaturgo inglese William Shakespeare nella tragedia “Giulio Cesare” fa dire al dittatore nelle sue ultime parole rivolte a Bruto, con un inserimento in latino nel testo originale in inglese: “Et tu, Brute? Then fall, Caesar” (“Anche tu, Bruto? Cadi, allora, Cesare”).

La curia di Pompeo nell'area sacra di largo di Torre Argentina a Roma

La curia di Pompeo nell’area sacra di largo di Torre Argentina a Roma

Quelle parole più pesanti di una condanna risuoneranno domani (15 marzo, cioè le Idi di Marzo secondo il calendario romano) nell’Area sacra di largo di Torre Argentina, proprio dove sorgeva la Curia di Pompeo e dove, alle Idi di marzo del 44. a.C., veniva assassinato Gaio Giulio Cesare per mano di un gruppo di congiurati con a capo Bruto, suo figlio adottivo. Il Gruppo Storico Romano rievoca quel drammatico evento nello stesso posto e alla stessa ora del tragico assassinio, alle 11. La manifestazione, frutto di un’attenta ricostruzione filologica realizzata con la supervisione della soprintendenza Capitolina e il dipartimento di Scienze storiche, filosofiche – sociali, dei beni culturali e del territorio dell’Università di Roma “Tor Vergata”, ricorda la figura straordinaria di Cesare e quell’atto violento che rappresentò un momento epocale nella storia di Roma e del mondo antico, segnando infatti il passaggio dall’età repubblicana a quella imperiale.

La rievocazione storica dell'assassinio di Giulio Cesare alle Idi di Marzo

La rievocazione storica dell’assassinio di Giulio Cesare alle Idi di Marzo

La rievocazione sarà incentrata su tre scene. “Nella prima – spiegano gli organizzatori – verrà rappresentata la riunione del Senato nella quale Cesare, alla presenza di Marco Antonio, Catone, Cicerone, senatori e tribuni della plebe, venne dichiarato nemico pubblico di Roma, se non avesse sciolto le sue legioni prima di tornare a Roma”. I congiurati (una sessantina di persone) furono a lungo incerti se trucidarlo in Campo Marzio mentre faceva l’appello delle tribù in occasione delle votazioni, oppure se aggredirlo sulla via Sacra o all’ingresso del teatro. Ma quando il Senato venne convocato per le Idi di marzo (15 marzo del 44 a.C.) nella Curia di Pompeo, preferirono quel tempo e quel luogo. I congiurati portarono in Senato delle casse con le armi, facendo finta che fossero documenti. Inoltre appostarono un gran numero di gladiatori nel teatro di Pompeo, a poca distanza dalla Curia.

L'uccisione di Giulio Cesare nella rievocazione del Gruppo Storico Romano

L’uccisione di Giulio Cesare nella rievocazione del Gruppo Storico Romano

“La seconda scena – continuano – riproporrà l’arrivo di Cesare presso la Curia il giorno delle Idi e l’incontro con l’indovino Spurinna, che lo aveva messo in guardia con il famoso monito: “Cesare, guardati dalle Idi di Marzo!”. Entrato nella Curia Giulio Cesare verrà circondato dai cospiratori, che lo colpiranno con ventitre coltellate uccidendolo”. Il giorno delle Idi – ricordano gli storici –  Cesare non si sentiva bene. Calpurnia, sua moglie, aveva avuto dei tristi presentimenti e lo scongiurava di non andare in Senato. Gli indovini avevano fatto dei sacrifici e l’esito era stato sfavorevole. Cesare pensò di mandare Marco Antonio ad annullare la seduta del Senato. Fu allora che i congiurati decisero di mandare Decimo Bruto, l’amico fedelissimo, addirittura nominato da Cesare suo secondo erede, per esortarlo a presentarsi in Senato “perché i senatori erano già da tempo arrivati e lo stavano aspettando”. Cesare credette a Decimo Bruto. Verso l’ora quinta, circa le undici del mattino (proprio come sarà nella rievocazione storica a Roma), Cesare si mise in cammino. Era senza la guardia del corpo perché poco tempo prima aveva deciso di abolirla. Solo senatori e cavalieri erano i suoi accompagnatori. Appena si fu seduto, i congiurati lo attorniarono come volessero rendergli onore. Cimbro Tillio prese a perorare una sua causa. Cesare fece il gesto di allontanarlo per rinviare la discussione. Allora Tillio lo afferrò per la toga. Era il segnale convenuto per l’assassinio. Publio Servilio Casca colpì Cesare alla gola. Cesare reagì, afferrò il braccio di Casca e lo trapassò con lo stilo. Tentò di alzarsi in piedi, ma venne colpito un’altra volta. Cesare vide i pugnali avvicinarsi da ogni parte. Allora si coprì la testa con la toga e con la mano sinistra la distese fino ai piedi. Voleva che la morte lo cogliesse dignitosamente coperto. Ricevette 23 ferite. Solo al primo colpo si era lamentato. Poi solo silenzio. Tre schiavi deposero il cadavere su di una lettiga e lo riportarono a casa. Cesare aveva 56 anni.

L'orazione di Marco Antonio ai funerali di Giulio Cesare

L’orazione di Marco Antonio ai funerali di Giulio Cesare

“La terza e ultima scena – concludono – è incentrata sull’orazione di Marco Antonio durante il funerale di Cesare, nel Foro Romano, che ispirò Shakespeare per il suo Giulio Cesare”. Davanti ai Rostri, nel Foro, fu costruita un’edicola dorata, che riprendeva le forme del tempio di Venere Genitrice. All’interno su di un trofeo venne esposta la toga insanguinata che Cesare indossava al momento dell’assassinio. Su di un cataletto d’avorio coperto di porpora e d’oro, portato a spalla dai magistrati, venne portato il corpo di Cesare davanti ai Rostri e deposto all’interno dell’edicola. Antonio fece leggere il senatoconsulto con cui i senatori si erano impegnati per la salvezza di Cesare. Poi tenne il discorso funebre. La Curia dove era avvenuto l’assassinio venne murata. Le Idi di marzo presero il nome del “Giorno del parricidio”. Venne proibito di convocare il Senato in quel giorno. Nel Foro venne innalzata una colonna di marmo con la scritta “Parenti Patriae”, al Padre della Patria.

Al termine della rievocazione, secondo un costume riservato ai grandi della patria caduti, il Gruppo Storico Romano deporrà una corona d’alloro sul luogo dell’uccisione.