Archivio tag | Gneo Alleo Nigidio Maio

Pompei. Restaurate le tombe della necropoli di Porta Stabia che presto sarà aperta al pubblico. Nella Tomba B trovati resti del rogo funebre e l’obolo di Caronte. Nella Tomba A la porta in bronzo è ancora funzionante dopo duemila anni

La Tomba A e la Tomba B dopo i restauri nella necropoli di Porta Stabia a Pompei

Ve lo ricordate l’annuncio l’anno scorso? Il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna, l’aveva definita la più importante scoperta archeologica a Pompei negli ultimi decenni: “Trovata a Pompei la tomba del “princeps”, Gnaeus Alleius Nigidius Maius, il più famoso impresario di spettacoli gladiatori dell’area vesuviana, con la più lunga iscrizione mai trovata nella colonia romana, che svela i retroscena della più grave rissa mai registrata nell’anfiteatro pompeiano (episodio che costrinse l’imperatore Nerone a sospendere gli spettacoli a Pompei)” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/07/27/eccezionale-scoperta-fuori-porta-stabia-a-pompei-trovata-la-tomba-monumentale-in-marmo-del-princeps-il-piu-famoso-impresario-di-spettacoli-gladiatori-con-la-piu-lunga-iscrizione-m/). Ebbene, lungo la via Stabiana, immediatamente fuori l’omonima porta di accesso alla città antica, in un’area adiacente alla tomba monumentale di Gnaeus Alleius Nigidius Maius, alla fine del 2017 sono stati avviati interventi di restauro e valorizzazione di altre due monumenti funebri. Si tratta di due tombe a camera denominate “Tomba A” e “Tomba B” già scavate nel 2001 e ubicate in uno spazio delimitato da un marciapiede e da muretto in opera reticolata parzialmente rivestito di intonaco. “Le indagini archeologiche presso la necropoli di Porta Stabia”, spiegano in soprintendenza, “forniscono nuovi elementi utili a comprendere la complessa articolazione spaziale di quest’ area di Pompei, che presto sarà restituita alla pubblica fruizione”.

L’anello d’oro con teste di serpente scoperto dalla pulizia del basolato della via Stabiana a Pompei

La necropoli lungo la via Stabiana all’uscita di Porta Stabia a Pompei

L’obiettivo degli scavi puntava a rimettere in luce e a documentare il percorso stradale della via Stabiana. Il basolato stradale infatti era interamente ricoperto da uno spesso strato di accumulo alluvionale che ha restituito una grande quantità di reperti ceramici, in vetro come unguentari e pedine ma anche un anello d’oro con teste di serpente affrontate e con occhi in pasta vitrea. La rimozione di questo strato di accumulo ha rivelato a Sud della tomba A una struttura muraria non finita, di forma sub-quadrata. Queste evidenze sono verosimilmente pertinenti ad una terza tomba rimasta incompleta a seguito dell’abbandono del cantiere, come indicherebbero i blocchi di tufo e lava rinvenuti nelle immediate vicinanze e pronti per essere impiegati nella costruzione, ed anche un cumulo di schegge di lava e blocchetti. Ma vediamo meglio quanto emerso dal restauro delle tombe note della necropoli di Porta Stabia.

La Tomba B della necropoli di Porta Stabia a Pompei

La tomba B, di forma rettangolare, costituita da due filari di blocchi parallelepipedi di calcare bianco, aveva probabilmente un coronamento a forma di ara. L’interno, intonacato, presenta su tre lati nicchie di forma rettangolare, mentre sul quarto si accede alla camera. Al momento degli interventi di restauro all’interno della camera sepolcrale, che si presentava in condizioni di elevato degrado, si scoprì che solo quattro delle nove urne fittili murate nelle due banchine lungo i lati della camera erano state precedentemente svuotate, probabilmente durante le esplorazioni ottocentesche che portarono alla spoliazione del rivestimento calcareo della parte superiore della tomba e all’asportazione delle urne di vetro nelle nicchie. Delle 5 urne non precedentemente svuotate, due hanno restituito le ceneri dei defunti, mentre altre due contenevano i resti dell’ustrinum (rogo funebre) quali balsamari in vetro deformati dal calore, e in un caso una moneta posta come obolo carontis. “I resti antropologici – fanno sapere in soprintendenza – sono attualmente in corso di studio da parte di Henri Duday. Alcune urne conservavano il coperchio posto a chiusura ma in posizione capovolta. Sul pavimento in cocciopesto è stato ritrovato anche un condotto fittile per le libagioni in onore dei defunti che avevano luogo durante le varie festività; il condotto era chiuso da un elemento in marmo”.

L’ingresso della Tomba A a Porta Stabia di Pompei con la porta in bronzo ancora funzionante

Il titulus pictus (graffito) posto sopra la porta della Tomba A della necropoli di Porta Stabia a Pompei

La tomba A è una struttura di forma quasi quadrata costituita da un alto basamento di blocchi parallelepipedi in tufo grigio uniti tra loro da grappe metalliche (almeno sul lato settentrionale), su cui poggiava la copertura, costituita da una serie di piccoli gradini di terra, pietre laviche, schegge di calcare e malta, di cui almeno quello inferiore era ricoperto da lastrine rettangolari di marmo bianco, alcune delle quali ancora conservate in situ. All’interno della camera sepolcrale vi sono delle nicchie ricavate sui tre lati del muro in laterizio. Al momento dello scavo condotto nel 2001 furino rinvenute due urne cinerarie in vetro con coperchio; la tomba conteneva inoltre due colombe in vetro soffiato e una brocca di piccole dimensioni. L’accesso alla tomba è situato sul lato meridionale ed è chiuso da una porta in calcare sulla quale sono leggibili due tituli picti. “La porta, che presenta all’esterno un anello in ferro e un sistema di chiusura sulla parte interna in bronzo, e cardini in bronzo, era chiusa al momento dello scavo ed è stata aperta per i lavori di restauro, mostrando il perfetto funzionamento, a duemila anni di distanza, del sistema di chiusura romano. Sulla parte superiore della porta è presente un’iscrizione, un titulus pictus, che riporta “Iarinus Expectato / ambaliter unique sal(utem) / Habito sal(utem)” “Iarinus saluta Expectato, amico per sempre; saluti a Habito”. Sopra il nome di Habito qualcuno disegnò un fallo”.

Eccezionale scoperta fuori Porta Stabia a Pompei: trovata la tomba monumentale in marmo del “princeps”, il più famoso impresario di spettacoli gladiatori, con la più lunga iscrizione mai rinvenuta nella colonia: insieme all’elogio del defunto anche i retroscena della rissa all’anfiteatro del 59 d.C. La tomba si può completare col grande bassorilievo dei gladiatori, al Mann dalla metà dell’Ottocento. Per la prima volta trovato sullo strato di lapilli le tracce dei carri dei pompeiani in fuga dall’eruzione

Archeologi al lavoro per ripulire la monumentale tomba in marmo a ridosso delle fondamenta del palazzo San Paolino a Pompei

La Porta Stabia a Pompei da cui usciva la strada che lambiva la tomba scoperta

Il soprintendente Massimo Osanna illustra l’eccezionale scoperta

Trovata a Pompei la tomba del “princeps”, il più famoso impresario di spettacoli gladiatori dell’area vesuviana, con la più lunga iscrizione mai trovata nella colonia romana, che svela i retroscena della più grave rissa mai registrata nell’anfiteatro pompeiano (episodio che costrinse l’imperatore Nerone a sospendere gli spettacoli a Pompei), e permette di “collocare” un grande bassorilievo, proveniente dalla zona di Porta Stabia, ma trovato fuori contesto, e conservato al Mann dalla metà dell’Ottocento. Ce n’è abbastanza per far esultare il direttore generale della soprintendenza Massimo Osanna, che mercoledì 26 luglio 2017 ha presentato ufficialmente il ritrovamento fuori Porta Stabia a Pompei: “Senza falsa modestia, è la scoperta più importante registrata a Pompei negli ultimi decenni, e soprattutto un colpo di fortuna straordinario perché questa scoperta non viene da uno scavo programmato ma da uno scavo che nasce per la ristrutturazione dell’edificio di San Paolino”. Il caso ancora una volta ha dato una mano agli archeologi. Il San Paolino era stato realizzato negli anni Quaranta dell’Ottocento come cascinale privato ai margini dell’area archeologica. “Già allora si fecero degli scavi. Ma l’abbiamo capito quando siamo intervenuti con uno scavo preventivo prima di procedere alla ristrutturazione del San Paolino che, speriamo dall’autunno, è destinato ad ospitare la grande biblioteca della soprintendenza, mentre gli uffici sono al piano superiore”. Durante gli accertamenti sulle fondazioni, è stato fatto uno saggio in profondità che ha intercettato un pezzo della strada che usciva da Porta Stabia e un pezzettino di un monumento: “Essendo in marmo ci ha fatto capire che doveva essere un qualcosa di eccezionale. Ma con il Grande Progetto non si poteva fare scavi perché sarebbe stata una variante al contratto che quindi Bruxelles non ci avrebbe riconosciuto, e quindi abbiamo deciso di fare uno sforzo e con il nostro Cda abbiamo individuato i fondi, 200mila euro, per scavare, aspettandoci una sorpresa. E la sorpresa è avvenuta: la tomba monumentale probabilmente è del personaggio più importante degli ultimi anni della colonia”. Morto un anno prima dell’esplosione del vulcano, il notabile – di cui non si è trovato il nome – fu seppellito nell’area di Pompei, fuori Porta Stabia, denominata San Paolino, quindi lungo la strada più importante che usciva dalla colonia verso la ricca Stabiae e quindi il mare. Per la sua fama e la sua ricchezza gli fu dedicata una lunga epigrafe su marmo che ora emerge dal terreno e rivela aspetti della storia pompeiana e, quasi sicuramente, il nome dell’uomo sepolto. Che per ora però non è emerso. Secondo Osanna potrebbe trattarsi di Gneo Alleo Nigidio Maio, che il popolo soprannominò “principe” della colonia, in segno di gratitudine per i favolosi spettacoli che organizzava.  Ma andiamo con ordine.

I solchi lasciati sullo strato di lapilli dai carri con i pompeiani in fuga dall’eruzione

Tracce dei pompeiani in fuga dall’eruzione. “Il monumento”, riprende Osanna, “sorge lungo una strada basolata che in questo momento non vediamo perché è ricoperta da uno spesso strato di lapilli. È proprio sopra questa superficie trasformata in strada di fortuna che arriva il dato più toccante: per la prima volta si sono scoperte le tracce della fuga dei pompeiani. Si vedono i solchi lasciati dai carri dei pompeiani che fuggivano da Porta Stabia e correvano due metri sopra i lapilli verso la salvezza. Lo scavo è stato fatto con grande perizia e ci ha permesso di individuare queste tracce che probabilmente saranno state presenti anche in altre situazioni ma non sono state viste perché in passato non sempre gli scavi sono stati condotti in maniera stratigrafica corretta, cosa che invece bisogna fare sempre”.

L’iscrizione scoperta sulla tomba monumentale, 4 metri di lunghezza e 7 righe di testo, la più grande mai trovata a Pompei

Osanna indica la grande iscrizione su un lato della tomba

L’iscrizione. La tomba presenta un’iscrizione lunghissima: 4 metri su 7 righe, che ci dà dati inediti sulla storia di Pompei riportando in maniera dettagliata le tappe fondamentali della vita (acquisizione della toga virile, nozze) e la descrizione delle attività munifiche che accompagnarono tali eventi (banchetti pubblici, elargizioni liberali, organizzazione di giochi gladiatori e combattimenti con belve feroci). “Questa iscrizione”, assicura il soprintendente, “un po’ cambia la storia di Pompei”. Si tratta di una iscrizione sepolcrale nella forma delle res gestae (cioè con la descrizione delle imprese realizzate in vita).  Le iscrizioni sepolcrali, notoriamente, contengono il nome del defunto, possono o meno indicare l’età, la condizione sociale e la carriera o altre notizie biografiche. Per i magistrati la citazione delle attività svolte si riassume nel cursus honorum (la carriera pubblica); altri riferimenti sono piuttosto rari. Nel nostro caso invece viene fatto l’elogio del defunto, cosa che a Pompei non ha confronti. “Questo personaggio racconta quello che ha fatto nella sua vita: il suo racconto inizia quando, raggiunta la maggiore età, prese la toga virile. Per l’occasione donò a tutto il popolo pompeiano un banchetto – sarebbe bello capire dove -, soffermandosi anche sui dettagli: allestì 456 triclini, dove le persone potevano banchettare. Quindi dobbiamo immaginare migliaia di pompeiani stesi a triclino, tutti ospiti di questo personaggio che, non pago, offrì anche uno spettacolo gladiatorio con 416 gladiatori – cita l’iscrizione – cosa straordinaria. Se pensate che tutti i dati che noi abbiamo sugli spettacoli gladiatori, anche quelli ricavati dalle iscrizioni ritrovate a Pompei, non ricordano mai più di 30 coppie di gladiatori. Qui invece sono 416 per uno spettacolo gigantesco che in quel momento si poteva allestire solo a Roma. Quindi fu un grande spettacolo, e sostanzialmente una grande carneficina”.

La cruenta rissa tra pompeiani e nocerini del 59 d.C. alll’anfiteatro è ricordato da un affresco pompeiano oggi al Mann

I retroscena della grande rissa del 59 d.C. “L’iscrizione – e qui è il dato straordinario che vien fuori – ci parla della rissa del 59 d.C. registrata anche da Tacito ma di cui oggi possiamo dire non ci aveva detto tutto”. Negli Annales (XIV, 17) Tacito ricorda come in quell’anno, durante uno spettacolo di gladiatori nell’anfiteatro di Pompei, iniziarono alcuni screzi tra gli abitanti di Pompei e quelli di Nuceria Alfatena. I primi erano infatti ancora risentiti per la deduzione a colonia di Nuceria (avvenuta nel 57 d.C.), a svantaggio della vicina Pompei, che perse così parte del suo territorio agricolo. Durante i giochi, dalle ingiurie si passò alle sassate e poi alle armi. Alla fine dei tumulti erano soprattutto i Nocerini i più danneggiati, e molti di essi rimasero uccisi o tornarono a casa feriti. L’imperatore Nerone portò la vicenda al Senato romano. Dopo l’inchiesta venne deliberata la chiusura dell’anfiteatro pompeiano per dieci anni (poi ridotti a due)  e lo scioglimento dei collegia; il senatore Livinio Regolo, organizzatore dei giochi, e gli altri incitatori della rissa vennero esiliati. “Ma l’iscrizione ritrovata”, fa sapere Osanna, “ci dà alcuni dettagli che Tacito non aveva scritto: innanzitutto questo personaggio si pregia che lui aveva così buoni rapporti con l’imperatore che solo lui godette di riportare a casa i duoviri, cioè i magistrati del 59 che evidentemente erano stati esiliati anche loro, ma di cui Tacito non parla. Quindi un torbido notevole di straordinarie proporzioni che doveva coinvolgere le famiglie principali di Pompei che quindi nel 59 si trovava con entrambi i duoviri esiliati.

Un dettaglio del grande bassorilievo con scene gladiatorie trovato fuori contesto nell’area di Porta Stabia e conservato al Mann dalla metà dell’Ottocento

Poi parla delle sue nozze. “L’impresario ricorda  che anche in occasione delle sue nozze continuò a organizzare spettacoli gladiatori e ne fece uno enorme questa volta accompagnato con venationes, cioè spettacoli con la caccia ad animali esotici e bestie feroci. Per l’occasione portò a Pompei animali catturati in Africa proprio per allietare i cittadini pompeiani. E alla fine i pompeiani lo acclamarono patronus, e lui – sottolinea Osanna – si schernisce dicendo di non esserne degno. Nell’iscrizione è ricordato come princeps coloniae, un altro caso interessante: vuol dire che era uno dei personaggi più influenti per la cittadinanza, un titolo onorifico per ribadire che lui era il migliore della colonia”. Questo continuo rinvio agli spettacoli gladiatori e alle venationes nella monumentale iscrizione scoperta fuori Porta Stabia ha permesso di ricontestualizzare un pezzo importante finito al MANN alla metà del XIX secolo da un ritrovamento fuori contesto. “È più che verosimile che la parte superiore della tomba, danneggiata dalla costruzione dell’edificio di San Paolino nell’Ottocento, fosse completata con un rilievo conservato al Mann. Se si valuta il ruolo che gli spettacoli gladiatori e le venationes hanno nell’elogio, si può ipotizzare che fosse ivi collocato il noto rilievo con scene gladiatorie e di cacce con animali del Mann. Il rilievo ha infatti dimensioni compatibili con il monumento, lungo com’è circa 4 metri, e risponderebbe bene nel tema al ruolo del defunto di straordinario organizzatore di giochi.

Un bell’esemplare di elmo gladiatorio in bronzo rinvenuto a Pompei

Si può dare un nome a questo importante impresario? “Purtroppo”, ammette il soprintendente, “sull’iscrizione messa in luce non il nome non c’è. Ma dal prosieguo delle ricerche potremmo essere smentiti. Noi comunque pensiamo possa trattarsi di Gneus Alleius Nigidius Maius, uno dei personaggi più in vista dell’età neroniana-flavia, il più noto tra gli impresari di spettacoli gladiatori della città, che risulta acclamato più volte a Pompei proprio come prodigo dispensatore di giochi. Morto nel 78 d.C., quindi un anno prima dell’eruzione del Vesuvio, era un liberto figlio di uno schiavo. Il personaggio ben rappresenta la classe dirigente degli ultimi decenni di vita della città, affermatosi in virtù dell’estrema mobilità sociale di quegli anni e grazie all’adozione da parte dell’importante famiglia degli Alleii. Si tratterebbe quindi di un personaggio ben in vista a Pompei”.