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Pompei. All’auditorium degli scavi del parco archeologico la conferenza “L’area vesuviana alla fine dell’Impero romano” con l’archeologo Girolamo Ferdinando De Simone, secondo dei due incontri di marzo promossi dall’associazione internazionale Amici di Pompei

Secondo incontro di marzo a Pompei con l’associazione internazionale Amici di Pompei ETS. Venerdì 27 marzo 2026, alle 17, all’auditorium degli scavi del parco archeologico di Pompei, la conferenza “L’area vesuviana alla fine dell’Impero romano” con l’archeologo Girolamo Ferdinando De Simone. Organizzata dall’associazione internazionale Amici di Pompei ETS, racconterà il territorio vesuviano condizionato dall’eruzione del Vesuvio del 472 d.C., evento che offre, al pari di quella del 79 d.C., un orizzonte stratigrafico eccezionalmente “chiuso” che consente di leggere con alta risoluzione società, economia e paesaggi nel momento immediatamente precedente alla catastrofe.

Il sito archeologico della Villa Augustea di Somma Vesuviana (foto sabap-na)

L’intervento propone una ricostruzione integrata dell’area vesuviana nel V secolo d.C., combinando dati di scavo, distribuzione degli insediamenti e indicatori economici e ambientali. Partendo dai siti sepolti o sigillati dai depositi del 472 (con casi-studio chiave sul versante settentrionale, come Pollena Trocchia e Somma Vesuviana), verranno discussi: la geografia della presenza umana e delle funzioni insediative; le dinamiche di abbandono, riuso e resilienza; la riorganizzazione del paesaggio agrario e delle risorse (incluso lo sfruttamento del bosco, leggibile attraverso l’evidenza antracologica); e la posizione della regione nelle reti di circolazione di beni tra costa e interno, dal Golfo di Napoli fino alle aree appenniniche. Il risultato è un quadro articolato che, sfruttando la “potenza cronologica” del 472 d.C., restituisce la complessità della tarda antichità vesuviana con un livello di dettaglio comparabile a quello reso celebre dal 79 d.C., ma applicato a un mondo in piena riconfigurazione. Se il 79 d.C. restituisce l’istantanea di un mondo imperiale relativamente stabile, il 472 d.C. fotografa invece una Campania attraversata da trasformazioni politiche, demografiche e produttive, a pochi decenni dalla fine dell’Impero Romano d’Occidente: un contesto più complesso, ma proprio per questo particolarmente rivelatore.