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Rovereto. Cronaca e immagini della presentazione del libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan, prefazione di Edda Bresciani (Marsilio Arte). Cantini: “Non fermatevi. È un’opera unica. Va pubblicata in inglese e in arabo”. Capriotti: “Un racconto di viaggio dal valore scientifico e dall’approccio umano”

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La sala conferenze della Cantina Vivallis di Nogaredo (Tn) che ha ospitato la presentazione del libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan (foto fmcr)


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L’ambasciatore Gianpaolo Cantini e la prof.ssa Giuseppina Capriotti Vittozzi alla presentazione del libro “Nella terra di Pakhet” (foto graziano tavan)

“Maurizio Zulian ha trasformato la vita di viaggi intelligenti appassionati acculturati in una pubblicazione prestigiosa” sostiene Giovanni Laezza, presidente della Fondazione museo civico di Rovereto. “È un’edizione straordinaria cui l’editore ha dato ulteriore prestigio. È uno strumento di lavoro per archeologi, studiosi, studenti, persone colte in generale. Ma non mi fermerei a quanto è stato fatto fin qui. Il libro va tradotto almeno per un’edizione in inglese, ma andrebbe fatta anche in arabo, perché è un’opera unica, non esiste qualcosa di analogo”: così l’ambasciatore Gianpaolo Cantini. E Giuseppina Capriotti Vittozzi, già direttrice del Centro Archeologico Italiano al Cairo, ora al Cnr di Roma: “Il libro di Maurizio Zulian ha un valore incredibile perché ci regala una documentazione che direi più unica che rara del Medio Egitto, che è poco conosciuto, e allo stesso tempo ci offre di questa parte dell’Egitto un racconto. E questo è molto importante perché quello che scriviamo noi egittologi ha un valore scientifico ma indubbiamente non è un racconto vitale. Invece il libro, grazie anche agli apparati di Graziano Tavan, ci dà un valore scientifico ma anche un approccio umano che è quello dei racconti di viaggio”. A poco meno di un mese dalla presentazione ufficiale del libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan, prefazione di Edda Bresciani (Marsilio Arte), ecco una breve cronaca della serata con i principali interventi e i contributi degli stessi protagonisti pubblicati sul libro. Iniziamo con l’intervento del presidente Laezza, quindi con quello dell’ambasciatore Cantini e chiudiamo con il contributo della prof.ssa Capriotti. Ricordiamo che il libro è in vendita nelle Librerie Feltrinelli, nei bookshop dei grandi musei italiani, e on line sui siti di Amazon, Marsilio e Feltrinelli.

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La copertina del libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan

Giovanni Laezza, presidente della Fondazione museo civico di Rovereto. Ecco il suo contributo per il libro “Nella Terra di Pakhet”. “La divulgazione scientifica è un aspetto a cui la Fondazione Museo Civico di Rovereto ha dedicato grande attenzione fin dalla sua nascita, alla meta del XIX secolo”, scrive Laezza. “Sempre al passo con i tempi e con le conquiste dello sviluppo tecnologico, negli ultimi decenni ha puntato a sviluppare e potenziare nuove modalità destinate alla comunicazione delle più svariate informazioni relative alle collezioni museali, al patrimonio archeologico e naturalistico e ai risultati della ricerca sul campo. Attraverso i più recenti strumenti informatici e grazie alla creazione e al potenziamento di un sistema di banche dati digitali, ha reso possibile la condivisione online di dati d’archivio, documenti e immagini, raccolti nel corso di oltre un secolo e mezzo di vita e attività museale. Un contributo fondamentale a questa impegnativa opera di divulgazione delle conoscenze si deve a Maurizio Zulian, conservatore onorario della Fondazione Museo Civico, che in circa trent’anni di esplorazioni e documentazione dei siti archeologici dell’Egitto Centrale ha raccolto un inestimabile patrimonio fotografico, costituito da piu di trentamila immagini relative a luoghi e reperti oramai difficilmente accessibili e perlopiù esclusi dai normali circuiti turistici. Con grande generosità Maurizio Zulian ha voluto donare all’Istituzione roveretana questo straordinario patrimonio documentario, che è cosi confluito nelle banche dati museali e che la nostra Fondazione ha catalogato, schedato e messo a disposizione del grande pubblico oltre che degli studiosi, dei ricercatori e degli addetti ai lavori, che possono consultare i documenti fotografici direttamente online su un sito tematico. Grazie alla preziosa e instancabile attività di Maurizio Zulian, la Fondazione ha inoltre instaurato una lunga e fruttuosa collaborazione con il Supreme Council of Antiquities of Egypt, con il quale ha sottoscritto uno specifico protocollo di intesa, volto a divulgare il patrimonio fotografico conservato a Rovereto. Mi è pertanto particolarmente gradito – conclude – esprimere il mio personale apprezzamento e quello del Museo a questa nuova e preziosa iniziativa editoriale di Maurizio Zulian, che oltre a svelare al grande pubblico i segreti di siti archeologici ricchi di fascino e sconosciuti ai più, consente anche di valorizzare e promuovere ulteriormente un raro e pregiato patrimonio fotografico”.

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Maurizio Zulian e Graziano Tavan alla presentazione del loro libro nella sala conferenze della Cantinja Vivallis di Nogaredo (Tn) (foto italina bacciga)

Giampaolo Cantini, già ambasciatore d’Italia al Cairo. Così sul libro “Nella Terra di Pakhet”. “Maurizio Zulian ci accompagna, nelle pagine di questo straordinario libro, in un viaggio di grande fascino nei siti archeologici più remoti e meno conosciuti dell’Egitto, soprattutto della vasta regione del Medio Egitto”, scrive Cantini. “Lo fa con gli occhi attenti e curiosi del viaggiatore colto, animato da grande passione e al tempo stesso da una conoscenza profonda della storia e dell’eredità di una delle più grandi civiltà. L’autore documenta in modo esauriente e meticoloso siti rimasti per varie ragioni ai margini dei circuiti turistici e sui quali l’attenzione del grande pubblico e anche degli studiosi e minore rispetto a quelli universalmente noti, soprattutto nell’area del Cairo e dell’Alto Egitto. Il viaggio di Maurizio Zulian in questo percorso fuori dal comune e iniziato molti anni fa e prosegue tutt’oggi. Ne è scaturito un rapporto profondo con l’Egitto, con la sua storia, la sua civiltà, la sua gente. In queste pagine emerge non solo il viaggiatore colto, ma anche un autentico esemplare di quella grande tradizione italiana, che potremmo definire di volontariato culturale, che è viva ancora oggi e che tanto contribuisce, tra l’altro, al lavoro delle missioni archeologiche italiane in Egitto. Senza finanziamenti pubblici e senza sponsor privati, ma anzi ricorrendo esclusivamente ai propri mezzi, Maurizio Zulian ha documentato con intelligenza, passione e perseveranza, un patrimonio di grande valore, che il lettore può ora ripercorrere nel dettaglio. Molte delle migliaia di foto raccolte in un arco di tempo di oltre trent’anni, sono anche accessibili on line, da alcuni anni, sul sito del Museo Civico di Rovereto. Una quota dei proventi e devoluta al Ministero delle Antichità egiziano, nello stesso spirito di collaborazione e condivisione che anima il volontariato culturale che anima altresì il lungo viaggio di Zulian attraverso il Medio Egitto. La simbiosi con il Museo Civico di Rovereto non è casuale. È l’emblema di un altro tratto distintivo del nostro Paese: la cultura dei territori, la loro vitalità culturale e non solo economica e sociale. I Musei Civici – conclude – rappresentano una nobile tradizione educativa, con intenti pedagogici e divulgativi, che metteva a disposizione di un vasto pubblico, già nell’Ottocento, le conoscenze storiche, antropologiche, archeologiche e i risultati delle scoperte geografiche, fin nelle medie e piccole citta, in un’epoca in cui il viaggio era soprattutto avventura e la Rete era ben al di là da venire”.

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Maurizio Zulian con la prof.ssa Edda Bresciani in un incontro a Rovereto (foto graziano tavan)

Giuseppina Capriotti Vittozzi, già direttrice del Centro Archeologico Italiano al Cairo, ora al Cnr di Roma. “Maurizio arriva in Egitto qualche decennio fa”, ricorda Capriotti, “trasportato dalla sua passione di comprendere le cose, per la ricerca della comprensione. E perché in Egitto? Credo perché l’Egitto ti attrae come una calamita sui nostri interrogativi, sulla nostra storia, sulla vita stessa dell’uomo. Ma l’approccio alla conoscenza dell’Egitto di Zulian si è poi concentrato sul Medio Egitto che è tanto denso di storia e monumenti quanto assolutamente poco conosciuto rispetto al resto dell’Egitto. L’Egitto ha attirato nei secoli numerosi viaggiatori molti dei quali hanno lasciato questi racconti di viaggio. Alcuni sono anche personaggi famosi, scrittori famosi che ci raccontano il loro incredibile viaggio alla ricerca di questo Paese che noi sentiamo un po’ alle nostre origini. Come dire che c’è un Dna comune nel Mediterraneo e l’Egitto in questo nostro Mediterraneo è sicuramente un faro. E allora queste personalità vengono in Egitto attraverso i secoli e raccontano di questo viaggio. Il primo è Erodoto che nel V sec. a.C. racconta del suo viaggio in Egitto. E così fa Maurizio che quindi riporta in vita un genere letterario che da tempo non viveva più e questo mi sembra veramente una occasione culturale straordinaria. Il racconto di viaggio è qualcosa che rivive anche nella letteratura egiziana. E molti di questi racconti di viaggio hanno una visione in qualche modo centripeta. È l’egiziano che vuole tornare nel suo Paese che gli egiziani chiamano anche col termine “terra amata”, perché esercita un’attrazione fortissima, tanto che chi si allontana vuole tornare. E c’è anche un racconto che Edda Bresciani ha pubblicato, tradotto dal demotico, quindi di epoca tarda, che riprende racconti precedenti. La Bresciani l’ha tradotto come “Dialogo filosofico” ed è il racconto della dea leonessa, Pakhet. E così arrivo al titolo Nella terra di Pakhet. Chi è Pakhet? Pakhet è una delle forme della dea leonessa dell’Alto Egitto. Pakhet è la dea materna e feroce allo stesso tempo. Gli egiziani osservando la natura riconoscono nella femminilità i due aspetti, quello materno e quello feroce. La leonessa è ad esempio la divinità protettrice del faraone. E Pakhet, divinità del Medio Egitto, è una delle forme della dea leonessa. Questa dea leonessa è la figlia della divinità solare che a un certo punto, come pubblicato nel racconto della prof.ssa Bresciani, lascia il Paese e raggiunge i territori selvaggi del Sud oltre la prima cataratta, e non vuole tornare. Allora suo padre, il Sole, manda il babbuino Thot, e il Medio Egitto è anche il Paese di Thot, non solo di Pakhet. Thot è il dio della sapienza, della saggezza, della scrittura. E allora il babbuino, braccio destro della divinità solare, va a cercare la leonessa. La leonessa non vuol tornare, sente il babbuino e lui le parla dell’Egitto, ricordando quella che è la terra amata, fino a convincerla al ritorno. Ci sono parole davvero emozionanti in questo che la Bresciani chiama “dialogo filosofico”. E alla fine la leonessa ritorna, anche lei attratta da questo Paese legato all’idea del ritorno. Quindi se per gli egiziani era la terra amata, per noi non è la patria ma gli riconosciamo questo valore di terra comune, cultura comune, che permane anche nella nostra cultura attraverso il Mediterraneo”. E conclude: “Ringrazio ancora Maurizio per questo straordinario regalo, e mi auguro che il libro possa essere presentato al Cairo. E ringrazio Graziano Tavan per gli apparati utilissimi per chi voglia approfondire. E mi auguro che Rovereto mantenga e rafforzi i legami con l’Egitto, portando in Egitto questa immagine bella dell’Italia”.

Milano. L’università statale e l’Ambasciata d’Italia in Egitto dedicano una giornata a ricordare il salvataggio dei templi di File a 40 anni dalla straordinaria impresa con la presentazione del volume “File, la Perla del Nilo salvata dalle acque. Il contributo italiano”: incontro in presenza su invito e in streaming

File, tempio sommerso durante la piena del Nilo, secondo pilone, veduta da ovest. Foto di Alexandre Varille, anni 1940. Stampa su carta fotografica (Archivi Egittologia Università di Milano)

Quarant’anni fa, era il 1980, grazie alla collaborazione tra Egitto e Italia, si concludeva l’epica impresa del salvataggio del magnifico complesso faraonico sorto sul Nilo: i templi di File. A quella straordinaria impresa l’università statale di Milano e l’Ambasciata d’Italia in Egitto dedicano la giornata del 21 settembre 2021  con l’incontro “File salvata dalle acque. Alla Statale gli archivi di un’impresa straordinaria”, promosso con la partecipazione dell’Istituto Italiano di Cultura – Centro Archeologico Italiano al Cairo. Appuntamento in Sala Rappresentanza della sede di via Festa del Perdono dell’Università Statale, alle 11 (ingresso su invito e solo con Green Pass), in diretta sul canale YouTube d’Ateneo @UnimiVideo. L’evento sarà l’occasione per presentare il volume “File, la Perla del Nilo salvata dalle acque. Il contributo italiano”, curato dall’Ambasciata d’Italia al Cairo e dall’Istituto Italiano di Cultura – Centro Archeologico Italiano al Cairo e stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato attraverso il prestigioso marchio Libreria dello Stato.

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Giampaolo Cantini, ambasciatore d’Italia al Cairo

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Patrizia Piacentini, egittologa dell’università di Milano (foto mudec)

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Giuseppina Capriotti Vittozzi (Centro Archeologico Italiano – Istituto Italiano di Cultura del Cairo)

La giornata sarà aperta, alle 11, dai saluti istituzionali del rettore Elio Franzini, della prorettrice a Ricerca e Innovazione Maria Pia Abbracchio, e da Claudia Berra, direttrice del dipartimento di Studi letterari, filologici e linguistici dell’Ateneo milanese. Ai saluti istituzionali seguirà l’intervento (da remoto) di Giampaolo Cantini, ambasciatore d’Italia in Egitto, su “L’Italia in Egitto: l’anniversario di una grande impresa”. Quindi, alle 11.30, gli interventi in presenza: Patrizia Piacentini, ordinario di Egittologia (Università di Milano), su “L’archivio Condotte negli Archivi di Egittologia dell’Università degli Studi di Milano”; Matteo Uggetti, commissario straordinario della Società Italiana per Condotte d’Acqua S.p.A., su “Le Condotte in Egitto”; Giuseppina Capriotti Vittozzi, Centro Archeologico Italiano – Istituto Italiano di Cultura del Cairo, presenta il volume “File, la Perla del Nilo salvata dalle acque. Il Contributo dell’Italia”, Roma, Poligrafico e Zecca dello Stato, 2021; Antonio Palma, presidente del Poligrafico e Zecca dello Stato Italiano, su “Il volume su File nel Catalogo della Libreria dello Stato”. Chiude, alle 12.10, la proiezione del video “Egyptian-Italian Cooperation for the Preservation of the Egyptian Cultural Heritage”.

Il tempio di Iside sull’isola di File vicino ad Assuan (Egitto)

Il volume raccoglie gli Archivi della Società Italiana per Condotte d’Acqua SpA (donati nel dicembre 2020 all’università di Milano) che ripercorrono la straordinaria impresa che 40 anni fa permise di salvare dalle acque, in seguito alla costruzione della Grande Diga di Assuan a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, i monumenti dell’antica File e altri monumenti della Nubia, come quelli di Abu Simbel, che sarebbero andati definitivamente perduti. Nell’ambito della Campagna UNESCO (1960-1980), infatti, i monumenti furono salvati grazie a un intervento di traslazione altamente specialistico, nel quale l’Italia ebbe un ruolo importante. L’ultimo salvataggio fu quello di File, dove i lavori furono portati a temine dalla Società Italiana Condotte – Mazzi Estero (mentre il precedente intervento ad Abu Simbel era stato messo in atto da Impregilo).

Al “Children’s Day” al museo Egizio del Cairo presentazione ufficiale, alla presenza del ministro El-Enany e dell’ambasciatore Cantini, del libro per bambini “Egitto, terra del Nilo” curato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, in italiano e arabo, con le foto di Maurizio Zulian

L’invito del ministero delle Antichità egiziano al “Children’s Day” al museo Egizio del Cairo

Evento speciale al museo Egizio del Cairo con la Fondazione Museo civico di Rovereto protagonista. Nel giorno del “Children’s Day at the Egyptian Museum in Cairo”, il 21 dicembre 2019, è stato presentato nella prestigiosa sede del museo Egizio al Cairo il libro per bambini “Egitto, terra del Nilo” (ed. Osiride), dedicato alla storia dell’antico Egitto e curato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto. “Il libro – ricordano alla Fondazione – è stato selezionato dall’Istituto Italiano di Cultura quale esempio di eccellenza nella didattica museale e presentato al Cairo in un evento promosso dal ministero delle Antichità egiziano: racconta in due lingue, italiano e in arabo, la storia d’Egitto”. Il “Children’s Day” è iniziato all’una del pomeriggio con un “Viaggio speciale tra i tesori dell’Antico Egitto”, gioco didattico per i bambini. Quindi, all’1.30, il momento clou: la presentazione del libro per bambini “Egitto, terra del Nilo”, promosso dal ministero delle Antichità della repubblica d’Egitto, con la partecipazione del ministro, H.E. Khaled el-Enany; dell’ambasciatore italiano al Cairo, Giampaolo Cantini; di Cristina Azzolini, vicesindaco di Rovereto; Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico di Rovereto Foundation; e Maurizio Zulian, conservatore onorario del museo di Rovereto.

La copertina del libro “Egitto, terra del Nilo” (ed. Osiride) curato dalla Fondazione Museo Civico Rovereto

In rappresentanza della Fondazione Museo Civico, il presidente Giovanni Laezza ha illustrato il progetto del libretto destinato a bambini e ragazzi tra gli 8 e i 12 anni. Scritto in italiano e in arabo, il volumetto è curato dall’archeologa del museo Barbara Maurina con i testi di Giuseppina Capriotti Vittozzi, direttore del Centro Archeologico Italiano al Cairo (che ha promosso l’evento all’interno dell’evento al museo del Cairo). All’opera ha collaborato anche Maurizio Zulian, che ha fornito le foto pubblicate, le quali fanno parte dello straordinario patrimonio confluito nell’Archivio fotografico della Fondazione MCR. Il libro traccia in modo semplice ed essenziale la storia della terra dei Faraoni ma è stato concepito come un libro-gioco e contiene una serie di tavole da colorare, per favorire l’assimilazione delle informazioni di base attraverso il momento ludico.

Foto ufficiale davanti al mueo Egizio del Cairo con il libro “Egitto, terra del Nilo”: da sinistra, Maurizio Zulian, Giovanni Laezza, Giampaolo Cantini, Khaled el-Enany, e Cristina Azzolini

“Siamo molto felici di questo importante riconoscimento”, commenta Laezza, “che riconosce competenze e potenzialità della Fondazione Museo Civico ben al di là del contesto in cui opera. Da sempre siamo impegnati nel proporre la migliore qualità nei programmi didattici mirati, nelle visite, nei laboratori, nell’aggiornamento per gli insegnanti. Il fatto che tutto questo sforzo sia riconosciuto a livello nazionale e anche internazionale ci riempie di orgoglio e non può che motivarci a migliorare ancora”. Il libretto, che potrà essere utilizzato nelle scuole sia in Italia che in Egitto, sarà messo a disposizione delle scuole primarie di Rovereto che ne faranno richiesta, come chiarisce Cristina Azzolini: “Il Comune è disponibile a stampare e distribuire il libretto nelle scuole primarie di Rovereto perché crediamo non sia solo utile per la conoscenza storica ma, date le sue caratteristiche e il fatto che sia scritto sia in italiano che in arabo, può rappresentare uno strumento di confronto e di arricchimento culturale”.