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Verona. I lavori di restauro, manutenzione straordinaria, potenziamento impiantistico con ArtBonus ha portato a scoprire la presenza di sepolture in età medievale. Deposizioni familiari pianificate o uso funerario occasionale? Servono analisi specifiche: appello di archeologi e antropologi Sabap per cercare nuovi fondi

Il sindaco di Verona Gabriele Sboarina (a sinistra) e l’assessore ai Lavori pubblici Luca Zanotto osservano la sepoltura tardoantica rinvenuta nell’arcovolo 31 dell’Arena (foto comune di verona)

verona_sabap_Archaiologika-Erga-2021_locandinaL’Arena di Verona da luogo di spettacolo a spazio ad uso funerario. Successe nel Medioevo quando l’anfiteatro offriva ambienti adatti alla nuova destinazione anche se è ancora presto per parlare di deposizioni familiari o occasionali. Per una risposta certa occorreranno analisi paleogenetiche per le quali servono fondi che ancora non ci sono: l’appello è giunto alla fine di Archaiologika Erga 2021, la giornata di studi promossa dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Vicenza Rovigo per presentare i principali cantieri archeologici nel Veneto Occidentale. “Capire la cronologia assoluta delle datazioni delle sepolture scoperte prima nell’arcovolo 31 e poi nell’arcovolo 10 attraverso analisi specifiche è fondamentale per riscriver correttamente la storia dell’Arena, del suo uso funerario nel corso del Medioevo”.

La mappa della localizzazione degli scavi archeologici effettuati dalla soprintendenza Archeologia Belle arti Paesaggio di Verona nell’anfiteatro Arena nell’ambito del progetto ArtBonus (foto sabap vr)

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La platea di fondazione raggiunta negli arcovoli 24, 58 e 60 dell’Arena di Verona (foto sabap vr)


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Scarichi di età medievale e moderna negli arcovoli 58 esterno e 23 dell’Arena di Verona (foto sabap vr)

“Da alcuni anni l’Arena di Verona è al centro di un ampio progetto di restauro, manutenzione straordinaria, potenziamento impiantistico che si avvale del finanziamento ArtBonus”, ricorda Brunella Bruno, archeologa Sabap, responsabile tutela archeologica città di Verona. “La supervisione e l’assistenza archeologica è stata prevista per tutte le operazioni di scavo e restauro del monumento. Ciò ha portato alla conoscenza di nuovi dettagli tecnici e sulle caratteristiche architettoniche, sulla sofistica progettazione del cantiere antico. La platea di fondazione è un’enorme piattaforma in cementizio (arcovoli 24, 58, 60) fino a 3 metri di spessore: ghiaie grossolane frammiste a ciottoli di natura alluvionale mescolate alla malta di calce. La platea ingloba la rete di cunicoli sotterranei e reca in superficie la traccia del sistema idraulico che percorreva dall’alto in basso l’anfiteatro. A ridosso delle strutture perimetrali fu realizzato un riempimento misto a frammenti ceramici (arcovoli 31, 24), in gran parte pezzi di anfore, con la funzione di livellare la platea e creare un sottofondo con caratteristiche drenanti. Grazie ai materiali ritrovati in questi livelli, si conferma la datazione giulio-claudia dell’anfiteatro che già era stata avanzata su base stilistica, e anzi è stato possibile precisarla. Il rinvenimento di alcune monete di Claudio (sesterzio, arcovolo 60; dupondio, arcovolo 24) si pongono come termine post quem. Le stratificazioni tardo-antiche (arcovolo 31 esterno) sopra la platea ci parlano di un monumento che tra tardo antico, medioevo ed età moderna conosce esiti d’uso differenziati. Un arcovolo fu abitato in età tardo-antica / altomedievale; il successivo fu occupato da attività artigianali e da sepolture (arcovolo 58 esterno, arcovolo 31 interno)”.

La sepoltura con uno scheletro in buone condizioni di conservazione scoperta nell’arcovolo 31 dell’Arena di Verona (foto comune vr)

La prima sepoltura rinvenuta all’interno dell’Arena è stata nell’arcovolo 31, dove i lavori in corso hanno portato alla luce i resti di un corpo umano, perfettamente conservato e che sarà oggetto di un’importante valorizzazione. Gli esperti della Soprintendenza sembrano non avere dubbi: si tratta del corpo di una donna, la cui posizione con le braccia conserte e poste leggermente sotto il petto è tipica delle sepolture. Pure l’epoca sembra abbastanza chiara, e si evince dalla profondità del ritrovamento, che rimanderebbe al periodo tardo antico, compreso tra il terzo e il sesto secolo dopo Cristo. È all’arcovolo 31 che i ricercatori della Soprintendenza, al lavoro per il sopralluogo necessario al restauro, hanno trovato tracce di bruciatura tra le pareti. Si aspettavano di rinvenire i resti della fornace di un fabbro, come già accaduto durante altri scavi, invece si sono abbattuti su una sepoltura, sicuramente successiva al I sec. d.C., epoca a cui risalgono i cocci rotti usati come selciato e spostati, più di 1500 anni fa, per fare spazio alla sepoltura.

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Il sindaco di Verona Gabriele Sboarina e il soprintendente Vincenzo Tinè davanti alla sepoltura nell’arcovolo 31 dell’Arena di Verona (foto comune vr)

Il primo a voler vedere il ritrovamento è stato il sindaco Federico Sboarina, che si recato all’interno dell’Arena con l’assessore ai Lavori pubblici Luca Zanotto, il soprintendente Vincenzo Tinè, Brunella Bruno e Irene Dori rispettivamente archeologa e antropologa della Soprintendenza. “Questo monumento non finirà mai di stupirci”, ha detto il sindaco. “Oggi ci ha regalato una grande emozione, è il primo reperto di questo tipo che in assoluto viene ritrovato all’interno dell’anfiteatro, una scoperta eccezionale e senza precedenti. Ho chiesto alla Soprintendenza di approfondire lo studio anche negli altri arcovoli, i dettagli della sepoltura fanno pensare che potrebbero essercene altre simili. Ora è il tempo delle analisi approfondite, dopodiché sarà valutata la modalità migliore per valorizzare questo reperto e la sua collocazione, che potrebbe arricchire il percorso museale all’interno dell’anfiteatro che prenderà forma alla fine del cantiere”. E il soprintendente: “È importante attirare l’attenzione di tutti di fronte a tale scoperta. In archeologia, ritrovare degli scheletri è sempre emozionante, farlo all’interno dell’Arena è qualcosa di unico e davvero eccezionale. Abbiamo già scavato delle sepolture all’interno dell’anfiteatro, ma mai in questa posizione, dentro un arcovolo cieco. Non pensavamo di rinvenire livelli romani conservati in situ, riteniamo che questa sepoltura sia stata inserita in epoca Tardo Antica o Alto Medievale al massimo, tanto che crediamo meriti adeguata valorizzazione”.

Fotorilievo dell’arcovolo 10 dell’Arena di Verona con le due tombe rinvenute con tre deposizioni (foto sabap vr)

E arriviamo alle nuove scoperte nell’arcovolo 10, uno dei piccoli arcovoli interni che si aprono sulla galleria mediana, un ambiente di circa 6 metri x 2.95. Poiché era destinato a funzioni tecniche, la soprintendenza ne ha richiesto lo scavo stratigrafico integrale fino alla platea. “Si voleva verificare se l’arcovolo 10 come l’analogo arcovolo 31 fosse destinato a un uso funerario”, spiega l’archeologa Ilenia Gennuso della Lares srl Venezia. “Sulla platea di fondazione è stata rinvenuta una fossa circolare di 80 centimetri di diametro e una profondità di un metro e mezzo. Le funzioni sono ignote. E non è stato possibile neanche inquadrarla cronologicamente perché non è stato rinvenuto nessun elemento di datazione. La fossa viene riempita e l’area viene destinata successivamente a un uso funerario”.

Dettagli delle tre deposizioni rinvenute nell’arcovolo 10 dell’Arena (foto sabap vr)

“Sono state rinvenute tre deposizioni: A parzialmente in riduzione, B e C integre”, continua Gennuso. “Le deposizioni sono state realizzate in due, forse tre, momenti diversi. Quindi da un punto di vista archeologico ci sembra di aver individuato una grande fossa di deposizione originaria. Cioè la centralità e la regolarità della fossa all’interno dell’arcovolo hanno fatto pensare a una vera e propria pianificazione funeraria non a deposizioni estemporanee e casuali. Gli individui A e B sono all’interno di un’unica tomba (la Tomba 1) e la fossa poi è stata ulteriormente allargata per facilitare la deposizione dell’individuo B. Gli individui sono entrambi con la testa verso Sud. Invece l’individuo C è posizionato con la testa verso Est. L’individuo B presenta una fibbia di cintura circolare di tipologia bassomedievale al fianco destro, e ha restituito anche un gruzzolo di 6-7 monete d’argento, degli Erriciani del XII secolo, concrezionate tra di loro. Probabilmente le monete erano contenute all’interno di un sacchetto o comunque di un borsellino di materiale deperibile. Quindi questo ci data esattamente il momento in cui è stato deposto l’individuo B. Per la posa di tutti i corpi è stato spostato parte del cantiere originario romano. I livelli di riempimento della grande fossa sono stati coperti da scarichi con materiale composto da frammenti ceramici, ciottoli e tre monete scaligere. Pensiamo quindi che l’epoca scaligera possa segnare il momento di chiusura finale della fossa funeraria”.

L’individuo A della Tomba 1 dell’arcovolo 10 dell’Arena di Verona (foto sabap vr)

“La tomba 1 conteneva appunto i resti di due individui che non erano stati deposti simultaneamente”, descrive l’antropologa Irene Dori. L’individuo A è di sesso femminile inseribile nella classe di età tra i 13 e i 19 anni, più precisamente potrebbe avere un’età compresa tra i 15 e i 17 anni. È stato deposto per primo. Le ossa non si trovano più in posizione, ad eccezione del cranio che è ancora nella sua posizione primaria. L’individuo non è completo, mancano praticamente tutte le ossa del torace e parte delle ossa degli arti superiori. E non è quindi possibile ricostruire la sua posizione originaria”.

L’individuo B della Tomba 1 nell’arcovolo 10 dell’Arena di Verona (foto sabap vr)

“L’individuo B – continua l’antropologa della Sabap – è deposto in posizione supina con la gamba destra leggermente flessa e ruotata verso l’esterno, gli avanbracci sono piegati. Una delle mani è posizionata sul torace, l’altra sul bacino. La deposizione è avvenuta in spazio pieno, ovvero la terra posta sopra il cadavere ha riempito subito gli spazi lasciati dalla decomposizione dei tessuti molli. È un individuo adulto di sesso maschile, con età maggiore di 25 anni (tutte le ossa sono fuse), e non doveva raggiungere un’altezza superiore ai 163 centimetri. L’individuo A sicuramente è stato deposto per primo, e intercettato all’altezza del torace e degli arti superiori durante la deposizione dell’individuo B. Rimane da capire il legame tra queste sepolture, se questi spazi dell’Arena fossero destinati a deposizioni funerarie di nuclei familiari”

L’individuo C della Tomba 2 nell’arcovolo 10 dell’Arena di Verona (foto sabap vr)

“L’individuo A e l’individuo B sono in ottime condizioni di conservazione. Al contrario l’individuo C della Tomba 2 è molto mal conservato. Le ossa si presentano appunto in pessime condizioni di conservazione, per questo pulizia, restauro e studio non sono ancora terminati. Si tratta di una sepoltura primaria in nuda terra. La deposizione è avvenuta in spazio pieno come per l’individuo B. Era posto in posizione supina con le gambe distese e le braccia piegate sul bacino. Le analisi preliminari – conclude – ci dicono che probabilmente è un individuo di sesso maschile di età compresa tra i 13 e i 19 anni, e più precisamente tra i 15 e i 18 anni”.

Verona. Con un anno di ritardo (causa Covid e lockdown) apre a Porta Palio la mostra “I Mondiali di Italia ’90 e la scoperta della necropoli romana” per celebrare il trentennale della scoperta della necropoli romana di Porta Palio lungo la via Postumia, più di 1400 sepolture, durante i lavori dei Mondiali Italia ’90

La locandina della mostra “I Mondiali di Italia ’90 e la scoperta della necropoli romana” a Porta Palio di Verona dal 17 dicembre 2021 al 9 gennaio 2022

È passato un anno, di pandemia e di chiusure. Ma stavolta ci siamo: venerdì 17 dicembre, alle 16.30, all’interno di Porta Palio a Verona, apre il percorso espositivo “I Mondiali di Italia ’90 e la scoperta della necropoli romana” (17 dicembre 2021 – 9 gennaio 2022), pensato appunto l’anno scorso per celebrare il trentennale della scoperta della necropoli romana di Porta Palio lungo la via Postumia, più di 1400 sepolture, durante i lavori dei Mondiali Italia ’90 (vedi Verona. Nel trentennale della scoperta della necropoli romana di Porta Palio lungo la via Postumia, più di 1400 sepolture, durante i lavori dei Mondiali Italia ’90, mostra archeologica di Comune e Soprintendenza, rinviata per Covid-19. Intanto un video promo | archeologiavocidalpassato). Era il 20 dicembre 1989 quando, durante i lavori per la realizzazione dei sottopassi per i Mondiali ‘Italia ’90, gli archeologi cominciarono a trovare le prime sepolture della necropoli romana di Porta Palio che alla fine dello scavo archeologico saranno appunto più di 1400. Di qui l’anno scorso l’idea del soprintendente Vincenzo Tiné e dell’assessore ai Rapporti Unesco Francesca Toffali di celebrare la speciale ricorrenza con la realizzazione di una mostra, frutto appunto della collaborazione tra il Comune di Verona – assessorato Rapporti Unesco e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza. Ora la mostra diventa realtà.

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Archeologi al lavoro nello scavo al cantiere del sottopasso di Porta Palio a Verona nel 1990 (foto Sabap-Vr)

L’esposizione ripercorre le tappe delle scoperte archeologiche del 1990, ricordando i protagonisti e descrivendo le caratteristiche delle necropoli di Porta Palio, di via Albere e della Spianà. Questi grandi cimiteri popolari veronesi hanno significativamente incrementato le conoscenze scientifiche sui rituali di sepoltura di età romana, riservando anche alcune sorprese. Tra queste le modalità anomale di sepoltura per persone giovani morte in modo improvviso o violento e alcuni corredi che fanno intravedere l’orgoglio dei defunti di appartenere a genealogie risalenti ai Veneti antichi. La mostra è curata, per la Soprintendenza, da Brunella Bruno e Giulia Pelucchini; per il Comune di Verona da Ettore Napione, responsabile dell’ufficio UNESCO; per l’Università di Pavia, da Francesca Picchio, coordinatrice scientifica del laboratorio DAda LAB che, assieme a Francesca Galasso, ha elaborato i disegni, i modelli tridimensionali e le ricostruzioni digitali. La mostra del 2021 si svolgerà in collaborazione con la Società di Mutuo Soccorso di Porta Palio.

Peter Hudson e Giuliana Cavalieri Manasse seguono lo scavo archeologico nel cantiere del sottopasso di Porta Palio (foto Sabap-Vr)

In occasione dei Mondiali del 1990, il sindaco Gabriele Sboarina aveva colto l’occasione di modernizzare la viabilità di accesso allo stadio al fine di migliorare la viabilità complessiva di Verona. Per uno strano, ma non imprevedibile, destino, quell’adeguamento urbanistico e infrastrutturale coincise con la scoperta di un lungo tratto della via Postumia antica, proveniente dall’arco dei Gavi (l’odierno corso Cavour). La via romana era qui associata ad una grande necropoli, databile tra il I e il III secolo d.C. e riservata per lo più ai ceti popolari. Quegli scavi ebbero come protagonisti il direttore del Nucleo Operativo di Verona della Soprintendenza Archeologica del Veneto, Giuliana Cavalieri Manasse, e l’archeologo inglese Peter J. Hudson per la cooperativa Multiart, incaricata di eseguire le indagini. Il quadro delle scoperte avvenute tra il 1990 e il 1991 è impressionante anche nei numeri. L’area presso Porta Palio, scavata su una superficie di 3500 mq, ha messo in luce 536 sepolture, costituite per l’87% da incinerazioni e per il 17% da inumazioni. La zona nell’area della Spianà, tra via Prima traversa Spianà (a Nord) e via Albere (a Sud), indagata su una superficie di 8600 mq, ha portato all’identificazione di 807 tombe: 766 incinerazioni e 41 inumazioni. Tra il 2008 e il 2009 furono portate alla luce altre 104 sepolture, quasi tutte ad incinerazione, proseguendo lungo via Albere.

Verona. Dal 4 maggio riapre l’anfiteatro Arena. Nuova ripartenza per i musei civici. Il sindaco: “Arena a un euro per permettere a tutti di godersi i gradoni restaurati e tornati bianchi”

Le gradinate dell’Arena di Verona: si vede a occhio nudo il settore già ripulito e restaurato (foto comune-vr)

A più di cinquanta giorni dall’ultima chiusura, per rispettare le norme sanitarie, riapre martedì 4 maggio 2021 l’anfiteatro Arena di Verona, dalle 9 alle 19, al prezzo speciale di 1 euro. Sempre dal 4 maggio tutti i siti museali saranno accessibili, agli stessi orari, dal martedì alla domenica. “Tante mostre e tante donazioni che i veronesi non hanno ancora visto, ma le vera novità di questa riapertura sta nel restauro dell’Arena”, afferma il sindaco Gabriele Sboarina. “Il regalo che facciamo ai cittadini è di mantenere il biglietto a un euro per dare la possibilità a tutti di andare a vedere la metà dei gradoni tornati bianchi. Il restauro straordinario sta già mostrando i suoi effetti e invito tutti i veronesi a godersi questo bel colpo d’occhio. Riaprire finalmente, dopo un mese e mezzo di blocco, tutti gli spazi museali cittadini è comunque un segnale importante di ripartenza. Come sempre siamo attenti alla sicurezza con protocolli stringenti. Spiace però constatare che si tratta di una rigidità imposta solo ad alcuni, con vincoli che rendono in molti casi impraticabile la ripresa degli spettacoli. Ricordo che è ancora in vigore il coprifuoco alle 22, che impedisce lo svolgimento di qualsiasi evento serale, e la limitazioni a mille accessi a spettacolo in Arena. Le soluzioni servivano subito, oggi è tardi per qualsiasi ulteriore ragionamento. La stagione delle riaperture e ripartenze è ora, la programmazione realizzata negli scorsi mesi da parte del Comune deve poter essere concretizzata nella sua totalità, altrimenti ci ritroveremo con tante idee e risorse investite e pochi risultati concreti”.

Il teatro romano di Verona sovrastato dall’ex convento di San Girolamo, sede del museo Archeologico

Tante, infatti, le novità per i visitatori, grazie all’intenso lavoro portato avanti, anche nelle settimane di chiusura forzata, a livello di manutenzioni, riorganizzazione degli allestimenti e nuove esposizioni. Coinvolti tutti i musei tranne il Maffeiano dove ci sono ancora lavori, tutti gli altri sono accessibili dal martedì alla domenica. Apertura dalle 12 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30), per i musei di Castelvecchio, Archeologico al Teatro Romano, Storia Naturale, Galleria d’Arte Moderna – GAM, Affreschi alla Tomba di Giulietta. Per la Casa di Giulietta, invece, orario di visita dalle 9 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30). Le prenotazioni sono possibili esclusivamente online. Come previsto dal Dpcm per le giornate di sabato, domenica e festivi, la prenotazione online deve essere effettuata almeno il giorno prima rispetto a quello della visita. Negli altri giorni si potrà accedere ai musei con una prenotazione effettuata anche al momento stesso della visita. I biglietti d’ingresso sono acquistabili esclusivamente on line al link museiverona.com. In ogni struttura è assicurato il rispetto delle misure anticontagio, grazie all’adozione dei rigidi protocolli sanitari già rodati nei mesi scorsi.