Torino. Grazie al contributo della Fondazione CRT è nato ME-Scripta, il centro di ricerca del museo Egizio di Torino dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle fonti scritte dell’Antico Egitto e dei suoi supporti dai papiri agli ostraca, fino alle legature copte
È nato ME-Scripta, il centro di ricerca del museo Egizio di Torino dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle fonti scritte dell’Antico Egitto e dei suoi supporti dai papiri agli ostraca, fino alle legature copte. Tra i più rilevanti progetti a livello internazionale in questo ambito, ME-Scripta è reso possibile grazie a un investimento di circa 3 milioni di euro da parte della Fondazione CRT, principale sostenitore dell’iniziativa. La Fondazione CRT, socio fondatore della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, accompagna da oltre vent’anni lo sviluppo del museo Egizio contribuendo alla sua valorizzazione e trasformazione. ME-Scripta nasce come progetto interno al Museo, con una propria struttura scientifica e operativa.

Susanne Töpfer, curatrice responsabile della collezione papirologica del museo Egizio, con Andrea Fanciulli, dottorando a Liegi (foto museo egizio)
Diretto da Susanne Töpfer, curatrice responsabile della collezione papirologica del museo Egizio, il centro impiega 2 curatori, 3 collaboratori, un’apprendista e un data manager. Istituzione di riferimento internazionale per l’egittologia, il museo Egizio da anni è impegnato sul fronte della ricerca. Con ME-Scripta, questa vocazione si arricchisce di un nuovo capitolo: un programma sistematico e di lungo periodo interamente dedicato a una delle più significative collezioni di papiri al mondo, composta da circa mille manoscritti, interi o riassemblati, e oltre 30mila frammenti, che documentano più di 3000 anni di cultura materiale scritta, in 7 scritture e 8 lingue. Un patrimonio di straordinaria ricchezza, ancora in parte da studiare, valorizzare e restituire al pubblico e alla comunità scientifica.

La presentazione del centro di ricerca ME-Scripta al museo Egizio di Torino: da sinistra, Anna Maria Poggi (Crt), Gianluca Cuniberti (UniTo), Susanne Töpfer (museo Egizio), Evelina Christillin (museo Egizio), e a destra, il direttore Christian Greco (foto museo egizio)
“Duecento anni dopo la fondazione”, dichiara la presidente del museo Egizio, Evelina Christillin, “il Museo si concentra sempre più sulla ricerca. Nell’Ottocento l’arrivo delle collezioni segnò l’inizio della nostra istituzione e rese Torino un punto di riferimento internazionale per lo studio dell’Egitto antico. Il Novecento portò l’avvio della grande stagione di scavi ed oggi, grazie alla generosità e lungimiranza della Fondazione CRT, parte un progetto decennale che pone al centro lo studio dei papiri e degli ostraka. L’obiettivo è quello di pubblicare il materiale, elaborare edizioni critiche e continuare nella formazione delle nuove generazioni. La nostra ambizione è quella di divenire un centro internazionale di riferimento per lo studio della scrittura ieratica”. E la Presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi: “Oggi segniamo un passo significativo per la città e per il Paese: la nascita del centro ME-Scripta che unisce storia, cultura, tecnologia e ricerca. Un polo di eccellenza nella ricerca scientifica e nello studio di un patrimonio di valore inestimabile, reso possibile da una collaborazione pubblico-privata ormai consolidata tra Museo Egizio e Fondazione CRT. Si tratta di un progetto con una visione pluriennale, che si inserisce tra le linee strategiche individuate dalla Fondazione CRT nel Documento Programmatico Pluriennale 2026-2028, e sul quale saranno investite risorse significative. Un investimento strategico che mira non solo a conservare, valorizzare, rendere accessibile alla comunità scientifica e alla collettività un patrimonio straordinario della storia dell’Antico Egitto, che è anche parte della nostra storia, ma anche a rafforzare il ruolo di Torino come punto di riferimento internazionale per l’innovazione culturale e la ricerca, ambiti su cui siamo da sempre fortemente impegnati”.
Una visione di lungo periodo. Studiare, analizzare e rendere accessibile alla comunità scientifica e al pubblico le fonti scritte dell’Antico Egitto, nell’ambito di un programma di ricerca attivo, aperto a partnership accademiche e istituzionali: è questo l’obiettivo principale di ME-Scripta. Filologia e analisi multispettrali, papirologia e informatica: ME-Scripta nasce dall’incontro tra discipline umanistiche e scientifiche. Il centro inoltre integra ricerca filologica, restauro avanzato e innovazione digitale in un unico luogo, con l’obiettivo di produrre nuova conoscenza e renderla accessibile, non solo alla comunità scientifica internazionale.
Tre i filoni di ricerca. Il programma scientifico si articola in tre macro-progetti complementari, ciascuno dedicato a una diversa categoria di materiale scritto, con interlocutori e partner scientifici che vanno dall’Università di Torino all’IFAO del Cairo. Il primo macro-progetto è focalizzato su papiri e filologia, comprende il riassemblaggio e lo studio del cartonnage di Assiut, testi fiscali, economici e letterari del III-II secolo a.C., preziosi per la storia amministrativa dell’Egitto tolemaico – e l’edizione critica di circa 25 manoscritti demotici inediti provenienti da Gebelein, che documentano la vita dei templi, le proprietà fondiarie e gli archivi sacerdotali dell’epoca. Particolare rilievo hanno due filoni: uno studio pionieristico sul ruolo delle donne nel Libro dei Morti, con un’analisi sistematica dei rotoli funerari femminili tra iconografia e funzione religiosa; e un nuovo intervento sul celebre Libro dei Morti di Kha, il rotolo del XV secolo a.C. che sarà oggetto di restauro avanzato, imaging multispettrale e nuova edizione critica. Completa il quadro ECHiMaP, progetto dedicato allo sviluppo di metodologie innovative per rimuovere supporti e adesivi non conservativi applicati in restauri storici su papiri.
Il secondo macro-progetto si concentra sugli ostraca, le schegge di pietra calcarea e i cocci di ceramica che costituivano i supporti su cui scrivevano e disegnavano gli antichi egizi. Gli ostraca demotici da Pathyris (Gebelein) restituiranno informazioni sulla mobilità sociale e sui sistemi fiscali del II secolo a.C., mentre i 560 frammenti ieratici provenienti da Deir el-Medina – il villaggio delle maestranze delle tombe reali nella Valle dei Re – saranno restaurati e pubblicati in un’edizione sistematica. Questo filone prevede anche un collegamento con l’Institut Français d’Archéologie Orientale (IFAO) del Cairo, per reperti frammentari in parte conservati a Torino e in parte al Cairo.
Il terzo macro-progetto, RE-BIND, affronta il restauro e lo studio di diciassette legature copte delle collezioni del Museo, manufatti che racchiudono strati di cuoio, papiro e cartonnage databili tra il VII e l’VIII secolo. Attraverso tecnologie come la spettroscopia FT-IR, la microtomografia a raggi X (µ-CT), l’imaging 3D e la tecnica RTI, sarà possibile ricostruire i volumi nella loro forma originaria e restituirli al contesto monastico di provenienza.
Una piattaforma digitale per 3.000 anni di scrittura egiziana. A coronamento del programma, ME-Scripta prevede entro il 2034 il lancio di una piattaforma digitale integrata, che estenderà l’attuale piattaforma digitale online TPOP, un database dedicato ai papiri, anche agli ostraca, alle pergamene e legature in un unico ambiente di ricerca online. Con immagini in formato IIIF, trascrizioni digitali e collegamenti alle principali banche dati internazionali, la piattaforma sarà la prima risorsa al mondo dedicata in modo sistematico alla scrittura egizia attraverso 3.000 anni di storia.

Il museo Egizio di Torino si avvale dell’apporto di qualificati restauratori internazionali, come Eva Menei da Parigi (foto museo egizio)
Ricadute per Torino e il Piemonte. ME-Scripta avrà effetti diretti e misurabili sul territorio. Il progetto l’impiego di ricercatori postdoc, restauratori, informatici. Si stima che in 9 anni oltre 150 professionisti accederanno a programmi di formazione, tra summer school internazionali, tirocini, workshop tecnici su imaging multispettrale, TEI-XML e restauro avanzato.
Didattica, divulgazione e servizi educativi. ME-Scripta non è solo un centro di ricerca: è anche uno strumento di trasmissione della conoscenza. Il programma prevede la produzione di contenuti didattici bilingui (italiano e inglese) destinati a scuole e università, insieme a percorsi educativi strutturati per gli istituti scolastici piemontesi. Laboratori aperti, workshop, giornate di studio e attività con docenti e studenti renderanno il centro un luogo vivo, capace di dialogare con il territorio. La ricerca diventerà esperienza accessibile attraverso mostre digitali e fisiche concepite per un pubblico ampio. La piattaforma ME-Scripta – con le sue immagini in formato IIIF e le trascrizioni ricercabili – funzionerà come risorsa educativa globale, messa a disposizione di chiunque voglia avvicinarsi alla scrittura dell’Antico Egitto: studenti, insegnanti o semplici appassionati. ME-Scripta rafforzerà così la didattica museale del museo Egizio, arricchendone l’offerta formativa.
Torino. Al museo Egizio apre la sala Nefertari col corredo funerario della tomba della Grande Sposa Reale di Ramses II scoperta da Schiaparelli proprio 120 anni fa. E nel pomeriggio conferenza di Tarek Tawfik (università del Cairo) su “The Tomb of Nefertari. Encountering the Queen”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

Sala Nefertari al museo Egizio di Torino: gli ushabti dal corredo della tomba della regina (foto museo egizio)

Sala Nefertari al museo Egizio di Torino: allestimento con Enrico Ferraris (foto museo egizio)

Sala Nefertari al museo Egizio di Torino: allestimento con Cinzia Soddu (foto museo egizio)
Il corredo funerario della regina Nefertari (1295-1255 a. C.) torna a Torino al termine di un tour internazionale, durato 8 anni e partito da Leiden in Olanda nel 2016 per poi toccare l’Ermitage di San Pietroburgo in Russia e numerosi musei oltreoceano, negli Stati Uniti e in Canada. E dal 9 agosto 2024 al museo Egizio di Torino si può ammirare la sala Nefertari nel nuovo allestimento curato da Enrico Ferraris, con la collaborazione di Cinzia Soddu, e realizzato con il sostegno della Fondazione Crt.
Monili, amuleti, ushabti e calzari: sono alcuni dei reperti in esposizione, che ritornano nelle vetrine di inizio Novecento, volute da Ernesto Schiaparelli, all’epoca alla guida del Museo Egizio e che nella Valle delle Regine nei pressi di Luxor, il 12 marzo 1904 scoprì la tomba della Regina Nefertari: “Nella parte superiore del declivio, i nostri scavatori misero in luce i primi gradini di una scala scavata nella rupe sottostante. […] Col furore che invade i lavoranti quando sanno di essere vicini alla scoperta di una tomba, i mucchi di macerie che coprivano la scala vennero in breve sgombrati; e col rapido procedere del lavoro venne progressivamente in luce una bella scala. […] La tomba era aperta, e non rimaneva più alcuna traccia dell’antica chiusura […].”. È nell’inverno 1903 che Schiaparelli avvia la Missione Archeologica Italiana nel sito, dove con i colleghi egiziani e italiani, concentrerà le sue ricerche per tre anni. Oltre 40 furono le tombe scoperte, ma il ritrovamento più sensazionale fu quello della tomba della regina Nefertari, Grande Sposa Reale di Ramesse II, che ancora oggi incanta per la bellezza della decorazione dipinta.

Dettaglio del modellino ligneo della tomba di Nefertari, fatto realizzare da Schiaparelli nei primi decenni del Novecento (foto graziano tavan)
In esposizione anche il modellino ligneo della tomba, fatto realizzare da Schiaparelli nei primi decenni del Novecento. La riproduzione offre la possibilità di guardare nei minimi dettagli il complesso ciclo di pitture dedicate al viaggio ultraterreno della regina Nefertari e che servì al Getty Conservation Institute da base per i restauri delle pitture originali negli anni Novanta.
In occasione dell’apertura della sala, è atteso a Torino al museo Egizio, un ospite d’eccezione: Tarek Tawfik, presidente dell’Associazione Internazionale degli Egittologi, direttore del Centro per gli Studi Archeologici e il Patrimonio Internazionale a Luxor, già direttore generale del Grand Egyptian Museum (Gem), nuovo appuntamento, con le conferenze organizzate con l’Associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. Il professore Tawfik incontra il pubblico il 9 agosto 2024, alle 18, nella sala conferenze dell’Egizio con la conferenza “The Tomb of Nefertari. Encountering the Queen”. L’ingresso in sala conferenze è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/the-tomb-of-nefertari… Evento in inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. Disponibile anche in streaming sui canali Facebook e YouTube del Museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Tra i temi toccati nel corso della sua conferenza le sfide da fronteggiare per rendere nuovamente accessibile la tomba di Nefertari, al momento chiusa al pubblico, per preservarne le decorazioni parietali.

Ritratto di Nefertari dipinto all’interno della sua tomba nella Valle delle Regine a Tebe Ovest in Egitto (foto graziano tavan)

L’interno totalmente affrescato della Tomba di Nefertari nella Valle delle Regine a Tebe Ovest in Egitto (foto graziano tavan)
La Regina Nefertari doveva essere una donna eccezionale. Durante il regno del re Seti I, si sposa con il principe Ramesse e riesce a rimanere la “grande sposa reale” di Ramses il Grande fino alla sua morte. Le lettere cuneiformi rivelano il suo ruolo nella diplomazia estera con gli Ittiti e la sua prominente apparizione nel grande tempio adiacente al gigantesco tempio di Ramses II ad Abu Simbel sottolinea il suo coinvolgimento nel dimostrare la supremazia politica verso i confini meridionali dell’Egitto. I dettagli nella sua straordinaria tomba decorata (QV66) permettono un incontro ravvicinato con questa regina che conquistò il cuore di Ramesse II. Ci si immergerà nel mondo di Nefertari per comprendere l’architettura della sua tomba e le scene religiose che tanto rivelano sull’arte e lo stile di vita di una delle più famose spose reali del Nuovo Regno. Deve essere stata una sfida per gli artigiani del tempo creare una tomba così incredibilmente decorata, ma è anche una sfida per noi oggi preservarla per farla ammirare alle future generazioni.

Tarek Tawfik, presidente dell’associazione internazionale degli Egittologi
Tarek Sayed Tawfik Ahmed ha conseguito una laurea e un master in Egittologia alla Facoltà di Archeologia dell’università del Cairo e un dottorato di ricerca in Egittologia all’università di Bonn, in Germania. Ricopre il ruolo di direttore del Centro per gli Studi Archeologici e il Patrimonio Internazionale a Luxor, ed è stato direttore generale del Progetto del Grande Museo Egizio, dove continua a svolgere un ruolo chiave come membro del Comitato Superiore del ministero del Turismo e delle Antichità per Musei ed Esposizioni. Tawfik è il vicedirettore degli scavi di Saqqara per la Facoltà di Archeologia dell’università del Cairo. È professore associato di Egittologia presso la stessa facoltà; inoltre, è anche visiting professor in diverse importanti università a livello mondiale. Tawfik è stato eletto vice presidente dell’Associazione Internazionale degli Egittologi nel novembre 2019. Fa parte del comitato editoriale del British Journal of Egyptian Archaeology (JEA) dal 2014. Inoltre, è vicepresidente del Consiglio Internazionale dei Musei in Egitto (ICOM). Di recente, Tawfik è stato eletto presidente dell’Associazione Internazionale degli Egittologi durante la Conferenza ICE XIII a Leiden nel 2023.



















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