Roma. A Castel Sant’Angelo la mostra “Ercolano. L’arte di vivere” con reperti straordinari dai depositi del parco archeologico di Ercolano, raramente esposti al pubblico, che raccontano la vita quotidiana dell’antica città preservata dall’eruzione del 79 d.C.

Reperti straordinari provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano e raramente esposti al pubblico, oggetti che raccontano la vita quotidiana dell’antica città preservata dall’eruzione del 79 d.C., un pane sfornato duemila anni fa e carbonizzato dall’eruzione del Vesuvio, insieme ad alimenti, reperti organici, stoviglie, arredi e utensili d’uso quotidiano. Dal 22 luglio al 18 ottobre 2026 Castel Sant’Angelo apre le sue sale monumentali alla mostra “Ercolano. L’arte di vivere”, a cura di Massimo Osanna, capo dipartimento Attività culturali del ministero della Cultura; Federica Colaiacomo, direttrice del parco archeologico di Ercolano; Luca Mercuri, direttore dell’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma; e di Francesco Sirano, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, mostra che conduce il visitatore alla scoperta della città vesuviana, fermata per sempre dall’eruzione del Vesuvio. Il progetto nasce dalla felice collaborazione tra Castel Sant’Angelo e il parco archeologico di Ercolano. L’esperienza della mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antichità”, presentata nelle sale affrescate di Villa Campolieto a Ercolano, costituisce il punto di partenza di un nuovo progetto espositivo, completamente ripensato per gli spazi monumentali della Mole Adriana. Il percorso, articolato in sette sezioni, amplia significativamente il racconto, estendendolo dall’alimentazione alla vita quotidiana dell’antica Ercolano, ed è arricchito da una selezione di oltre 70 reperti, molti dei quali finora custoditi nei depositi del Parco archeologico e presentati eccezionalmente al pubblico in occasione di questa mostra.

“Con questa iniziativa”, commenta Luca Mercuri, direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma e curatore della mostra, “Castel Sant’Angelo conferma la propria vocazione a essere luogo di incontro tra patrimoni, istituzioni e pubblici diversi. Questa mostra nasce da una collaborazione che testimonia quanto il dialogo tra musei possa generare progetti culturali di qualità, capaci di ampliare le occasioni di conoscenza e di valorizzare il patrimonio attraverso nuovi percorsi di visita. Per Castel Sant’Angelo è motivo di particolare soddisfazione dare vita a un progetto espositivo che mette in relazione due realtà di straordinario valore e propone ai visitatori un’esperienza culturale ricca e originale. Si inserisce inoltre in una programmazione culturale sempre più ampia e diversificata che, attraverso mostre, eventi e iniziative, conferma il Castello come un luogo vivo, aperto al dialogo tra epoche, linguaggi e pubblici differenti”.

“Ercolano, come Pompei, offre una testimonianza straordinaria della vita di una città romana”, sottolinea Massimo Osanna, capo del dipartimento per le Attività culturali e curatore della mostra. “Le particolari condizioni di conservazione determinate dall’eruzione del 79 d.C. hanno preservato edifici, arredi e oggetti d’uso quotidiano, permettendo di ricostruire le attività, le abitudini alimentari e le forme della convivialità dei suoi abitanti. La mostra presenta questo patrimonio attraverso i risultati della ricerca più recente, offrendo al pubblico nuovi strumenti per comprendere la società romana e la sua vita quotidiana. Portare questo racconto a Roma amplia le occasioni di conoscenza di un contesto archeologico unico e conferma il ruolo dei musei come luoghi di ricerca, confronto e partecipazione”.

“Portare Ercolano a Castel Sant’Angelo significa far compiere alla città antica un viaggio quasi naturale”, interviene Federica Colaiacomo, direttrice del parco archeologico di Ercolano e curatrice della mostra, “si tratta di due luoghi che la storia ha sepolto sotto strati diversi — uno di cenere e lava, l’altro di funzioni e trasformazioni continue — e che oggi tornano a raccontarsi a vicenda. In questa mostra abbiamo voluto restituire al pubblico non i monumenti, ma la vita: i gesti quotidiani, i sapori, gli oggetti d’uso che rendono Ercolano una delle testimonianze più intime e vivide del mondo antico. È un progetto che nasce dal dialogo tra le nostre istituzioni e che desidero ringraziare di cuore per aver reso possibile. Un ringraziamento speciale va a PHI per la preziosa e continua collaborazione, che ha accompagnato anche questo percorso attraverso i contenuti del progetto Ercolano Digitale, e a tutto il personale del Parco Archeologico di Ercolano, che con competenza, entusiasmo e una costante disponibilità a mettersi in gioco ha reso possibile ogni forma di collaborazione. Portare a Roma, nel cuore della Capitale, un pezzo autentico dell’arte di vivere degli antichi ercolanesi è il risultato di un impegno condiviso e di una visione comune”.

“Ercolano è uno straordinario laboratorio a cielo aperto”, dichiara Francesco Sirano, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli e curatore della mostra. “La ricchezza dei materiali rinvenuti, insieme alla quantità e alla varietà delle testimonianze conservate, porta una luce eccezionale sul tema del cibo nel mondo antico. Sono certo che lo studio di Ercolano, luogo da cui ha preso avvio l’archeologia sistematica occidentale, permetterà di approfondire e comprendere meglio anche molti dei reperti custoditi nel Museo archeologico nazionale di Napoli. Ercolano continua dunque a rappresentare una fonte inesauribile di conoscenza e potrà riservarci, anche in futuro, nuove e importanti scoperte”.

“Ercolano. L’arte di vivere”, commenta Alfonsina Russo, capo del dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, “rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra gli istituti del ministero della Cultura possa generare progetti di alto profilo scientifico e al tempo stesso raggiungere pubblici sempre più ampi. La circolazione delle opere, la condivisione delle competenze e il dialogo tra musei rafforzano il Sistema museale nazionale, creando nuove occasioni di conoscenza e valorizzando il patrimonio attraverso reti e percorsi condivisi. È questa la direzione nella quale intendiamo continuare a investire: una valorizzazione capace di mettere in connessione luoghi, collezioni e persone, ampliando l’accessibilità e la partecipazione culturale”.

Il percorso si apre con una straordinaria Wunderkammer, una “camera delle meraviglie” ispirata alle celebri raccolte rinascimentali. Vi sono riuniti 42 reperti di eccezionale valore provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano: statue, busti, affreschi, gioielli e oggetti della vita quotidiana che raccontano la raffinatezza artistica, il livello culturale e la qualità della vita nell’antica città alla vigilia della catastrofe. Come nelle originarie camere delle meraviglie, l’obiettivo non è soltanto esporre, ma suscitare stupore. Il visitatore entra quindi nel cuore dell’evento che ha segnato il destino di Ercolano: una sala immersiva dedicata all’eruzione del Vesuvio, tra contenuti audiovisivi, dipinti, stampe e arti decorative che documentano la costruzione dell’immaginario del vulcano nell’Europa del Grand Tour. Accanto alla tradizione resa celebre da Pierre-Jacques Volaire, la tempera di Giacomo e Antonio Baseggio (1784), la Burrasca al chiaro di luna nel Golfo di Napoli (1822) di Joseph Rebell e una rara porcellana della manifattura Poulard Prad restituiscono il fascino del sublime che attirò a Napoli viaggiatori, artisti e studiosi da tutta Europa.

Dal mito alla strada: la mostra ricostruisce poi, con installazioni audiovisive e reperti archeologici, la città viva, con le sue botteghe e i thermopolia, luoghi destinati alla vendita di cibi e bevande pronti per il consumo quotidiano. Tra i reperti più sorprendenti, le pagnotte carbonizzate dall’eruzione ma conservate intatte, identiche a quelle raffigurate nel celebre affresco pompeiano della distribuzione del pane, e le teglie del forno di Sextus Patulcius Felix, parte di una serie di 25 stampi rinvenuti a Ercolano. Il percorso entra quindi nell’intimità della domus, tra cucina e dispensa: mortai, pentole, casseruole e preziosi reperti organici – cereali e legumi restituiti dagli scavi – documentano con rara precisione la dieta quotidiana degli antichi ercolanesi.

Il racconto prosegue con il vino, tra le attività economiche più floride della Campania antica – Plinio il Vecchio celebrava il Falerno come uno dei vini più rinomati del suo tempo – e al tempo stesso ponte verso il divino nel culto di Bacco, dio della vite, della fertilità e dell’ebbrezza rituale. Gran finale nella sala dei banchetti, dove una meridiana in marmo scandisce i tre momenti dell’alimentazione antica – ientaculum, prandium e cena – tra campanelli in bronzo, vasellame in vetro, bronzo e argento e l’oggetto forse più peculiare della mostra: la larva convivialis, la piccola figurina scheletrica che, posata sulla tavola, ricordava ai commensali la brevità della vita e li invitava, sulle orme di Epicuro, a godere dei piaceri del convivio.

La scelta di Castel Sant’Angelo come sede espositiva riveste un significato particolare. Il monumento, emblema della stratificazione storica di Roma – da mausoleo imperiale a fortezza, da residenza papale a museo – offre l’occasione per un dialogo tra due luoghi profondamente diversi ma accomunati dalla capacità di conservare, ciascuno secondo la propria storia, straordinarie testimonianze del passato. Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso questo patrimonio eccezionale grazie al dialogo tra reperti archeologici, installazioni multimediali e ambientazioni immersive. La colata piroclastica che investi Ercolano nel 79 d.C. ha preservato edifici, oggetti, alimenti e materiali organici, trasformando una catastrofe in una straordinaria fonte di conoscenza e restituendo una documentazione unica sulle pratiche alimentari, le attività lavorative, la cura del corpo, le relazioni sociali nel mondo romano antico.
Ercolano (Na). Al parco archeologico riaperta dopo quasi trent’anni e un lungo e paziente restauro la Casa del Mobilio Carbonizzato, primo capitolo di una nuova stagione di scoperte con la riapertura in autunno di altre domus. La direttrice Colaiacomo: “Frutto di una strategia di tutela che guarda lontano”

C’è una casa, a Ercolano, che per quasi trent’anni ha custodito in silenzio i suoi segreti, chiusa agli occhi dei visitatori ma viva nella memoria di chi lavora ogni giorno alla tutela di questo straordinario sito UNESCO. Da giovedì 9 luglio 2026 quel silenzio si è interrotto: la Casa del Mobilio Carbonizzato ha riaperto al pubblico, restituendo a Ercolano uno dei suoi ambienti più intimi e toccanti. Ma il racconto è appena all’inizio: questa riapertura è solo il primo capitolo di una nuova stagione di scoperte. Il countdown per l’autunno 2026 è già partito, quando altre straordinarie domus del Parco Archeologico torneranno a raccontarsi al pubblico, in un susseguirsi di riaperture che promette di riscrivere ancora una volta la mappa dell’antica Ercolano. Il nome di questa domus racconta già una storia che emoziona: deve la sua identità al ritrovamento di un tavolino e di un letto con alta spalliera, che conservavano ancora tracce di tessuto e i resti della rete di corda a cui erano agganciate le doghe in legno. Oggetti di vita quotidiana, sorpresi dall’eruzione e custoditi dal tempo, riportati alla luce tra il 1932 e il 1933 durante la grande stagione di scavi condotta da Amedeo Maiuri, il grande archeologo che più di ogni altro ha restituito al mondo il volto dell’antica Ercolano. “Riportare alla luce e restituire alla città la Casa del Mobilio Carbonizzato, dopo quasi trent’anni di chiusura”, sottolinea Federica Colaiacomo, direttrice del parco archeologico di Ercolano, “è un traguardo che ci riguarda nel profondo. Non parliamo soltanto del recupero di uno spazio architettonico, ma della restituzione di una storia umana fatta di gesti quotidiani – un letto, un tavolino – che l’eruzione ha congelato nel tempo e che oggi, grazie a un lungo e paziente lavoro di restauro, possiamo finalmente raccontare di nuovo. È il segno tangibile di una strategia di tutela che guarda lontano, fondata sulla cura quotidiana e sulla pianificazione a lungo termine del nostro patrimonio”.

Varcare la soglia di questa casa, costruita in età repubblicana, significa attraversare un impianto domestico che si è conservato con straordinaria coerenza: gli ambienti si dispongono intorno all’atrio e al giardino sul fondo, dove un piccolo larario a forma di tempietto accoglieva le devozioni della famiglia. Al piano superiore, un loggiato con colonne si affacciava sull’atrio già dalla prima fase costruttiva della casa, mentre le pareti, decorate in IV Stile, raccontano i segni di più fasi di vita e di rinnovamento dell’abitazione. Tra gli ambienti più preziosi, il triclinio a destra dell’ingresso conserva un pavimento a mosaico con un raffinato emblema marmoreo e decorazioni con nature morte; il tablino custodisce a sua volta un mosaico con inserto marmoreo e tracce dell’antico soffitto affrescato. E proprio sul fondo della casa, nel cosiddetto oecus Cyzicenus, aperto da una grande finestra sul giardino, vennero ritrovati gli arredi carbonizzati che hanno dato il nome a questa domus: un tavolino e un letto, testimoni silenziosi di una vita interrotta in un attimo, quasi duemila anni fa.


Un restauro lungo e paziente. La riapertura della Casa del Mobilio Carbonizzato è il frutto di un percorso di restauro avviato più di 10 anni fa, quando furono eseguite le prime opere urgenti di ricostruzione delle coperture e di messa in sicurezza delle superfici decorate, nell’ambito del partenariato pubblico-privato tra il parco archeologico di Ercolano e il Packard Humanities Institute (PHI), che opera attraverso l’Istituto Packard per i Beni Culturali (IPBC), attivo a Ercolano da venticinque anni. L’architetto PHI-IPBC Rossella Di Lauro racconta: “Gli interventi più recenti rappresentano la prosecuzione naturale delle prime opere. In questa fase, abbiamo dato priorità a criticità rimaste irrisolte, come la ricostruzione di alcuni solai lignei, la sostituzione di architravi compromessi, il consolidamento e restauro completo delle colonne che affacciano nell’atrio collocate al primo piano sopra la copertura del tablino. Quest’ultimo intervento, in particolare, è stato realizzato grazie ad accurati rilievi tridimensionali e a delicate operazioni di smontaggio e rimontaggio controllato, in stretta sinergia con i conservatori-restauratori. Gli architravi-teche in ferro, che presentano eccezionali porzioni di legno carbonizzato, sono stati sostituiti da nuove strutture in legno opportunamente lavorate con soluzioni innovative, in modo da continuare a svolgere la funzione di teche protettive; infatti, all’interno di queste sono stati ricollocati i frammenti carbonizzati accuratamente restaurati; questa specifica tipologia di intervento è stata pensata per facilitare il monitoraggio e la manutenzione futura dei preziosi reperti lignei”.

L’intervento si inserisce nel più ampio progetto “Restauro conservativo delle strutture e delle superfici decorate delle domus più importanti di Ercolano”, che prevede la riapertura di sei tra le più importanti domus del sito, frutto della programmazione congiunta tra il parco archeologico di Ercolano e le fondazioni Packard, sviluppato dal partner privato e attuato sotto il coordinamento scientifico e tecnico del Parco. Un approccio fondato sulla manutenzione programmata e sulla conservazione a scala urbana, che ha già permesso, nel marzo 2025, la riapertura della Casa del Colonnato Tuscanico e della Casa del Sacello di Legno.


Oggi la domus restituisce piena leggibilità ai propri apparati decorativi: dipinti murali, soffitti decorati e pavimentazioni a lungo compromessi dalla vegetazione infestante sono stati messi in sicurezza, stabilizzati e, dove possibile, sottoposti a interventi di pulitura e ritocco pittorico. Un traguardo importante per Ercolano, dove per anni le priorità sono state concentrate sulla riduzione del rischio: oggi, raggiunta una maggiore stabilità conservativa, è stato possibile dedicarsi anche al recupero estetico di diverse decorazioni, restituendo al pubblico qualità artistica e valore storico. La riapertura dell’atrio e degli ambienti che lo circondano è un primo, fondamentale passo verso la piena fruizione della domus: i prossimi interventi riguarderanno il giardino-hortus e il restauro del larario, in continuità con una gestione del patrimonio che punta sulla pianificazione per fasi e sulla cura quotidiana di uno dei siti archeologici più straordinari al mondo.

La storia della Casa del Mobilio Carbonizzato non si esaurisce tra le sue mura: i legni carbonizzati che hanno dato il nome alla domus sono oggi esposti al pubblico al piano ammezzato dell’Antiquarium di Ercolano, insieme ad altri reperti che custodiscono, ciascuno, una storia e un vissuto propri. Tra questi, anche un tavolino proveniente proprio da questa casa. I visitatori sono dunque invitati a proseguire il proprio percorso in Antiquarium, per completare la conoscenza della domus e chiudere il cerchio di un’esperienza di visita che attraversa l’intero parco archeologico di Ercolano.
Ercolano. Al parco archeologico al via la nona edizione de “I Venerdì di Ercolano” dedicata al tema Amore e Guerra: sette performance di teatro, danza e musica animeranno le serate, in un percorso libero tra luoghi ed edifici illuminati per l’occasione

Tornano I Venerdì di Ercolano: le aperture straordinarie serali che, per la loro nona edizione, dedicata al tema Amore e Guerra, trasformano il Parco Archeologico di Ercolano in un palcoscenico a cielo aperto tra le rovine dell’antica città, sito patrimonio UNESCO. Sette performance di teatro, danza e musica animeranno le serate, in un percorso libero tra luoghi ed edifici illuminati per l’occasione. La rassegna si apre venerdì 3 luglio 2026 e prosegue nelle serate di venerdì 10, 17, 24 e 31 luglio 2026 e venerdì 7 agosto 2026, con un’ulteriore data sabato 26 settembre 2026, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. Ogni serata si articola in due turni, dalle 20 alle 21.30 e dalle 22 alle 23.30. Il progetto propone un percorso itinerante all’interno dell’area archeologica, aperta in orario serale e valorizzata da una speciale illuminazione artistica. Gli interventi performativi – ospitati in diversi punti del sito – sono ripetuti ciclicamente nel corso della serata, consentendo ai visitatori di costruire liberamente il proprio percorso tra spettacolo e archeologia. Il Parco sarà accessibile dalle 20 alle 24, con ingressi da corso Resina 187 e da via dei Papiri Ercolanesi 19. Bigliettazione online, max 600 visitatori per fascia oraria: primo turno, ore 20 – 21.30, uscita entro le 21.30, deflusso completo entro le 22; secondo turno, ore 22 – 23.30, uscita entro le 23.30, deflusso completo entro le 24.

Amore e Guerra. Il filo conduttore dell’edizione 2026 esplora il legame profondo tra eros e polemos attraverso sette performance artistiche (tre di danza, due di musica, due di recitazione). Lucrezio nel De rerum natura descrive il rapporto amoroso richiamando la guerra; Kleist nella Pentesilea collega baci e morsi; Tucidide definisce eros la passione “amorosa” degli Ateniesi per la conquista della Sicilia. Amore e guerra, passioni che sconvolgono e trasformano, accompagnano l’uomo fin dalla sua comparsa sulla terra. “Con “I Venerdì di Ercolano” il Parco rinnova il proprio impegno nel rendere il patrimonio archeologico uno spazio vivo, aperto al dialogo con i linguaggi del presente”, interviene Federica Colaiacomo, direttrice del parco archeologico di Ercolano. “L’antica città diventa luogo di incontro tra memoria e creatività. Il tema di quest’anno, “Amore e Guerra”, invita a riflettere sulla complessità dell’esperienza umana attraverso il potere evocativo dell’arte, in un contesto unico al mondo come quello di Ercolano”.
Performance di teatro. Alfonso Postiglione / Casa del Contemporaneo: Pentesilea vs Achille. Che l’amore trafigga la morte. Due dialoghi “impossibili” in forma di intervista giornalistica: inviati di guerra dei nostri giorni incontrano Pentesilea e Achille sul loro scontro all’ultimo anno della guerra di Troia. Testi originali di Dario Postiglione; regia di Alfonso Postiglione. Costumi di Giuseppe Avallone. Con Rossella De Martino/Francesca Cercola (Pentesilea), Giampiero De Concilio (Achille), Monica Buzoianu (L’inviata), Antonio Elia/Gianluca Vesce (L’inviato).
Performance di danza. Cornelia Dance Company: Polis / Polemos. La guerra tra mito e storia. Tre interventi danzati site-specific ispirati all’immaginario classico del sito e al pensiero di Simone Weil che individua nella forza la capacità di ridurre l’essere umano a cosa: Tirocinium militiae (la formazione del corpo della polis; con Noemi Avino, Marika Pierri, Alessia Starace), Duellum (Ercole e Acheloo; con Alessandro Sodano ed Emanuele Esposito), Corpus in ruina (la trasformazione dell’umano; con Gioele Barrella).
Performance di musica. Associazione OTP – obeče teatro project: Intermezzi nella Casa di Telefo / Voci sotto la cenere. Una performance musicale e narrativa site-specific nella Casa del Rilievo di Telefo: tre anime senza tempo — Pizia, cantante-oracolo; Telefo, soldato disperso; Bronzo, musicista disertore dai poteri dionisiaci — si risvegliano ogni volta che la Storia ripete i suoi cataclismi. Canti antichi e capolavori della tradizione napoletana eseguiti dal vivo intrecciano la ferita mortale inflitta da Achille a Telefo, l’amore impossibile della guerra e il segreto della guarigione. Drammaturgia e regia di Maria Angela Robustelli; drammaturgia musicale e arrangiamenti di Salvatore Torregrossa. Con: Pizia – Maria Angela Robustelli; Telefo – Gennaro Di Biase; Bronzo – Salvatore Torregrossa. Massimo Cordovani e Mario Di Bonito: Conflitto e memoria tra la pietra e la storia. Performance live di voce, chitarra, sintetizzatori e percussioni: brani strumentali e canzoni originali in dialogo con l’archeologia circostante.
Ercolano (Na). Al parco archeologico visite accompagnate alle Terme Suburbane, tra gli edifici più affascinanti e meglio conservati dell’antica città. Ecco il calendario e il programma

Riprendono al parco archeologico di Ercolano le visite accompagnate alle Terme Suburbane, tra gli edifici più affascinanti e meglio conservati dell’antica città. Dopo il positivo riscontro delle precedenti edizioni, il progetto torna nel 2026 offrendo un’opportunità esclusiva per conoscere da vicino uno dei luoghi più significativi della vita quotidiana in età romana. Le visite si svolgeranno il sabato, in giugno e da ottobre a dicembre 2026, attraverso un sistema di accessi contingentati che garantisce una fruizione approfondita e in totale sicurezza. I gruppi, composti da un massimo di 15 partecipanti (6 turni a giugno, 5 nei mesi invernali), saranno accompagnati dal personale del Parco con supporto di materiali accessibili tramite QR Code. I visitatori indosseranno casco protettivo per tutta la durata del percorso (circa 1 ora). Questo il calendario: sabato 27 giugno; sabato 17, 24 e 31 ottobre; sabato 7, 14, 21 e 28 novembre; sabato 5 e 12 dicembre. Turni: 9.30 – 10.30, visita in italiano; 10.30 – 11.30, visita in inglese; 11.30 – 12.30, visita in italiano; 14.30 – 15.30, visita in italiano; 15.30 – 16.30, visita in inglese; 16.30 – 17.30, visita in italiano (sospeso dal 17 ottobre per orario invernale). Il punto di raccolta è la Terrazza di Marco Nonio Balbo, indicata sulla mappa del Parco consegnata all’ingresso. Biglietto integrato: 21 euro (16 euro ingresso Parco + 5 euro visita Terme Suburbane); 18–25 anni: 5 euro (agevolazione prevista dalla normativa vigente). Prenotazioni (online e in sede): CoopCulture — canali ufficiali del parco archeologico di Ercolano.

Le Terme Suburbane — situate in prossimità dell’antica linea di costa — conservano preziose decorazioni e ambienti di grande interesse storico e archeologico, offrendo uno spaccato privilegiato delle pratiche sociali e del benessere nell’antichità. Con questa iniziativa il Parco conferma il proprio impegno nel rendere il patrimonio sempre più accessibile, coniugando tutela, sicurezza e qualità dell’esperienza culturale. “La riapertura delle Terme Suburbane rappresenta un’importante occasione per restituire al pubblico uno spazio straordinario, ricco di testimonianze sulla vita privata e sociale dell’antica Ercolano”, interviene Federica Colaiacomo, direttrice del parco archeologico di Ercolano. “Accompagnare i visitatori alla scoperta di questi ambienti significa offrire un’esperienza di conoscenza autentica e partecipata, fondata sul rispetto e sulla tutela di un patrimonio unico al mondo”.
Ercolano (Na). Per le GEA 2026 il parco archeologico propone tre giorni di incontri, attività didattiche e divulgative che coniugano rigore scientifico e apertura verso la comunità. Ecco il ricco programma tra terme, Villa Campolieto e Villa Sora a Torre del Greco

Il parco archeologico di Ercolano aderisce con un ricco programma alle Giornate Europee dell’Archeologia (GEA) 2026 dedicate al tema “Archeologia in corso / Archaeology in the Making”, che pone al centro il processo della ricerca, aprendo al pubblico i luoghi e le pratiche del lavoro archeologico: cantieri, laboratori, magazzini, archivi. Fedele a questo spirito, il parco archeologico di Ercolano propone tre giorni di incontri, attività didattiche e divulgative che coniugano rigore scientifico e apertura verso la comunità. “Le Giornate Europee dell’Archeologia rappresentano un’occasione preziosa per condividere con il pubblico non soltanto i risultati della ricerca, ma anche il lavoro quotidiano che rende possibile la conoscenza e la tutela del patrimonio archeologico”, dichiara Federica Colaiacomo, direttrice del parco archeologico di Ercolano. “Il tema di quest’anno, “Archeologia in corso”, interpreta pienamente la missione del parco archeologico di Ercolano: aprire cantieri, laboratori e luoghi della ricerca, mostrando come il passato continui a parlare attraverso nuove scoperte e nuove metodologie di indagine. Dalle attività a Villa Sora alle visite straordinarie agli edifici termali, fino alle iniziative dedicate alla mostra “Dall’uovo alle mele”, abbiamo costruito un programma che mette al centro la partecipazione, la conoscenza e il dialogo con la comunità, rendendo i visitatori protagonisti del processo di scoperta del patrimonio culturale”.

LE TERME DI ERCOLANO: VISITE GUIDATE AL PARCO. In coerenza con il programma delle GEA le attività di visita proposte dal Parco si concentrano sabato 13 e domenica 14 giugno 2026. In queste due giornate il parco archeologico di Ercolano apre al pubblico un itinerario guidato dedicato agli impianti termali della città antica. Il percorso accompagna i visitatori alla scoperta dei principali complessi termali di Ercolano: le Terme Centrali, le Terme della Casa dell’Albergo e le Terme Suburbane. In via del tutto eccezionale verranno aperte al pubblico le Terme della Casa dell’Albergo, unico esempio ad Ercolano di complesso termale privato, annesso ad una delle più ampie dimore della città. Occasione altrettanto esclusiva sarà la visita al cantiere di restauro delle Terme suburbane, l’edificio termale di età romana meglio conservato al mondo, testimonianza della raffinatezza architettonica e dell’alto livello tecnologico raggiunto dall’antica Ercolano. Le visite si svolgeranno alle 9.30, per due gruppi in lingua italiana e alle 11.30 per due gruppi in lingua inglese. Ciascun gruppo è composto da un massimo di 15 persone. La visita dura circa 1 ora. L’attività è gratuita, previa acquisizione del biglietto ordinario di ingresso al Parco. Prenotazione obbligatoria online o tramite call center 081 0106490. Ritrovo al Visitor Centre del Parco.
Prenotazioni al link https://www.coopculture.it/it/prodotti/gli-edifici-termali-di-ercolano-visite-in-occasione-delle-gea-2026/.

TRE GIORNI DI ATTIVITÀ AL PARCO E ALLA MOSTRA “DALL’UOVO ALLE MELE”. Nei tre giorni delle GEA – venerdì 12, sabato 13 e domenica 14 giugno 2026, il parco archeologico di Ercolano propone, in collaborazione con Coopculture, un programma di attività gratuite legate alla mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antica Ercolano”, ospitata a Villa Campolieto fino al 14 giugno 2026. Cibus – Itinerario tematico sull’alimentazione: ore 10, il 12, 13, 14 giugno 2026. Un percorso tematico dedicato all’alimentazione nell’antica Ercolano, tra thermopolia, botteghe e culinae. L’esperienza prosegue alla scoperta della mostra, dove si esplora la storia del gusto e della cultura alimentare in età romana attraverso reperti organici e monumenti di straordinaria conservazione. Gratuito con biglietto d’ingresso al Parco + mostra. Durata: 150’ + 60’. Prenotazione al link https://www.coopculture.it/it/prodotti/cibus-in-occasione-delle-gea-2026/. Panem et Condimenta – Lettura animata, ore 15, il 12, 13, 14 giugno 2026. Un viaggio drammatizzato tra sapori, usanze e curiosità del mondo antico, guidato da brani di Catone, Varrone, Columella, Plinio e Galeno. Dalle umili zuppe di farro ai raffinati banchetti con spezie orientali, il racconto svela come il cibo fosse arte, medicina e strumento di potere. Gratuito con biglietto di ingresso alla mostra. Durata: 90’ Prenotazioni al link https://www.coopculture.it/it/poi/parco-archeologico-di-ercolano/. Il piatto perfetto – Visita-laboratorio per famiglie: ore 17, il 12, 13, 14 giugno 2026. I partecipanti diventano aspiranti nutrizionisti dell’antichità: dopo la visita alla mostra, dovranno comporre il loro “piatto perfetto” combinando sagome di alimenti romani, imparando le basi della nutrizione attraverso il sapere antico. Per i più piccoli, la possibilità di realizzare le sagome in laboratorio. Gratuito con biglietto d’ingresso alla mostra. Durata: 90’. Prenotazioni al link https://www.coopculture.it/it/prodotti/il-piatto-perfetto-visita-in-occasione-delle-gea-2026/.

IL CUORE DEL PROGRAMMA: LA GIORNATA DI STUDI A VILLA SORA (TORRE DEL GRECO). Venerdì 12 giugno 2026 si tiene l’appuntamento più atteso: una giornata di studi interamente dedicata ai risultati delle indagini archeologiche a Villa Sora (campagna 2025–2026), presso Palazzo Vallelonga, Torre del Greco (Na). Villa Sora è un’area di straordinaria importanza nell’ambito del sistema insediativo costiero romano nel Golfo di Napoli. Le campagne di scavo recentemente condotte dal parco archeologico di Ercolano, in collaborazione con il Packard Humanities Institute (PHI), hanno restituito dati inediti sulla villa d’otium, sulla ripresa della vita dopo l’eruzione del 79 d.C., sulla decorazione musiva e sugli affreschi, aprendo nuovi scenari interpretativi sul paesaggio antico. La giornata, coordinata scientificamente da Domenico Camardo, Marina Caso e Federica Colaiacomo (direttrice del parco archeologico di Ercolano), si articola in due sessioni di lavori. L’evento è organizzato in collaborazione con il Comune di Torre del Greco e la Banca di Credito Popolare di Torre del Greco e il supporto di Villa Montedoro Ricevimenti e Wedding e NeonSorrento. Le visite guidate a Villa Sora: ore 10.30 – 12.45. Sabato 13 e domenica 14 giugno 2026, in piena coerenza con il tema delle GEA 2026 “Archeologia in corso”, l’area archeologica di Villa Sora apre eccezionalmente al pubblico con visite guidate a cura del Gruppo Archeologico Vesuviano. A conclusione della giornata di studi di venerdì 12, i visitatori potranno osservare da vicino il cantiere e i risultati delle indagini archeologiche, scoprendo direttamente sul campo i luoghi e le pratiche della ricerca. La partecipazione è su prenotazione: archeotorre@gmail.com – cell. 379 2196736.
Pratica di Mare (Pomezia, RM). Per il ciclo “Lavinium: archeologia e territorio” visite guidate ai XIII Altari e all’Heroon di Enea, dialogo sul vino nell’antichità e degustazioni
Archeologia e territorio nell’antica Lavinium: domenica 17 settembre 2023, dalle 16.30, torna l’appuntamento del ciclo “Lavinium: archeologia e territorio” con un’apertura straordinaria dell’area archeologica dei XIII Altari e dell’Heroon di Enea (Pratica di Mare, Pomezia), che prevede visite guidate a cura dei funzionari della soprintendenza per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti, Francesca Licordari e l’arch. Anna Paola Briganti. Ad arricchire questo appuntamento, che come ogni anno è possibile grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza e il museo civico Archeologico Lavinium, sarà la chiusura della serata, dedicata a un dialogo sul vino nell’antichità, a cura di Federica Colaiacomo, direttore del Museo. Seguirà, infine, una degustazione di vini a cura della cantina Marco Carpineti di Cori. Ingresso gratuito senza necessità di prenotazione.
Pomezia. Al museo civico Archeologico Lavinium “Santuari e città nel Lazio: aspetti urbanistici, architettonici e cultuali”: prima giornata di studio in memoria di Maria Fenelli, che aveva dedicato a Lavinium buona parte della sua importante ricerca archeologica
“Santuari e città nel Lazio: aspetti urbanistici, architettonici e cultuali”: I giornata di studio in memoria di Maria Fenelli. Sabato 20 maggio 2023, alle 9.30, nella sala conferenze del museo civico Archeologico Lavinium a Pomezia, mattinata all’insegna dell’archeologia. Il museo Lavinium ospita, infatti, una giornata di studio in ricordo di Maria Fenelli, che aveva dedicato a Lavinium buona parte della sua importante ricerca archeologica e a cui dobbiamo gli eccezionali ritrovamenti, in parte oggi nel percorso espositivo del museo. La mattinata, densa di interventi, è stata organizzata dal direttore del museo, Federica Colaiacomo, in collaborazione con “La Sapienza” Università di Roma, cattedra di Topografia di Roma e dell’Italia Antica, con Alessandro Maria Jaia e Laura Ebanista, responsabili anche della Missione Lavinium e la soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti con il funzionario archeologo, Francesca Licordari. Modera Rossella Zaccagnini. Dopo i saluti istituzionali, gli interventi. Alle 10, Laura Ebanista su “Aspetti del culto di Minerva a Lavinium: il caso dei cosiddetti bambini in fasce”; 10.15, Alessandro Maria Iaia su “Lavinium. Minerva e le altre: lavori in corso per la seriazione delle statue del Santuario orientale”; 10.30, David Nonnis su “Lavinium Religiosa Civitas: appunti sull’epigrafia del sacro in età repubblicana”; 10.45, Clara di Fazio su “La dimensione del sacro nelle città del Lazio antico: sistema religioso e identità culturale”. Dopo la pausa caffè, alle 11.30, Zaccaria Mari su “Il culto di Ercole a Tibur e nel territorio tiburtino in ambito pubblico e privato: tra vecchie e nuove testimonianze archeologiche”; 11.45, Francesca Maria Cifarelli e Federica Colaiacomo su “Colle Noce e il territorio di Segni: la prima fase architettonica del santuario e gli altri luoghi del sacro”; 12, Massimiliano Valenti su “Topografia del sacro a Casinum”; 12.15, Francesca Licordari su “Testimonianze di religiosità nell’Ager Aequicolanus in età imperiale”; 12.30, conclusioni.
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