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Giornate europee del Patrimonio. Ad Aquileia aree archeologiche e cantieri di scavo aperti gratuitamente al pubblico. Visite guidte con gli archeologi della fondazione e delle università. Prenotazione obbligatoria

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2020 le aree archeologiche di Aquileia e i cantieri di scavo saranno aperti gratuitamente al pubblico, grazie alla collaborazione tra Fondazione Aquileia, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, PromoTurismo FVG, università di Padova, di Trieste, di Udine, di Venezia, di Verona e Comune di Aquileia. Quest’anno, nel rispetto del protocollo anti-Covid 19, le visite sono su prenotazione obbligatoria in base al calendario programmato telefonando allo 0431.919491 o scrivendo a info.aquileia@promoturismo.fvg.it. Gli archeologi aspetteranno i vari gruppi di visitatori all’ingresso di ciascuna area archeologica. Si ricorda l’obbligo del distanziamento fisico e l’uso della mascherina.

Sabato 26 settembre 2020 gli archeologi della Fondazione Aquileia e delle università  accoglieranno i cittadini e gli appassionati nelle aree archeologiche della città: per la prima volta sarà visitabile la Domus di Tito Macro, e poi si potranno scoprire il Foro, il Decumano di Aratria Galla e le mura a zig-zag, il teatro, le grandi terme, gli antichi mercati, la Domus dei putti danzanti e la sponda orientale del porto. Visite con l’archeologo alla Domus di Tito Macro, orari: 10.30, 11, 11.30, 16.30, 17, 17.30, 18. Visite con l’archeologo al foro, decumano e mura a zig-zag, orari: 10, 11, 16.30, 17.30. Visite con l’archeologo a teatro, grandi terme, antichi mercati, Domus dei Putti danzanti, sponda orientale del porto, orari: 10, 10.45, 11.30, 16.30, 17.15, 18.

#iorestoacasa: la Fondazione Aquileia aderisce alla campagna. Ma non si ferma il cantiere della Casa di Tito Macro (I sec. d.C.) che ricreerà i volumi dell’antica domus. In un video la ricostruzione 3D

Il complesso cantiere all’interno della Domus di Tito Macro nel fondo Cossar ad Aquileia (foto fondazione Aquileia)

Fondazione Aquileia si unisce alla campagna #iorestoacasa: “Agendo responsabilmente tutti insieme possiamo contrastare il contagio. La salute è il bene più prezioso da salvaguardare”. L’area archeologica è chiusa al pubblico, ma non si ferma il cantiere della Domus di Tito Macro. Procedono infatti a pieno ritmo i lavori all’interno del cantiere del fondo Cossar e si intuiscono già i volumi dell’antica domus che nel I secolo d.C. si sviluppava trasversalmente tra i due assi stradali. In questo periodo si sta montando la carpenteria in legno su cui verrà poi posato il laterizio.

Ricostruzione 3D del porticato del giardino della domus di Tito Macro (I sec d.C.) (foto fondazione Aquileia)

Domus di Tito Macro (I sec. d.C.). I recenti scavi hanno consentito di riconoscere nel settore centrale dell’area archeologica il perimetro di un’unica grande casa, con un’estensione di circa 1500 mq, che si sviluppava trasversalmente fra i due assi stradali. L’impianto, dell’inizio del I secolo d.C., gravitava su uno spazio centrale scoperto, circondato da un ambulacro mosaicato e dotato di una fontana, che si addossava al lato orientale. Su questo giardino si affacciava l’ambiente principale della casa, con semplice superficie musiva a fondo bianco, che fu oggetto nel corso del tempo di diversi rifacimenti. Verso est, adiacenti alla strada, sono state riconosciute delle botteghe; a ovest, invece, esisteva probabilmente una seconda area scoperta, sula quale si affacciavano diversi ambienti della parte privata della casa. La casa dovette appartenere a un certo Tito Macro, il cui nome è inciso su un peso in pietra rinvenuto durante gli scavi.

L’area archeologica del fondo Cossar dopo la realizzazione del primo lotto di lavori dell’innovativo progetto di ricostruzione dei volumi della domus di Tito Macro (foto fondazione Aquileia)

L’area è oggi al centro di un innovativo progetto di ricostruzione dei volumi della “Domus di Tito Macro”: si tratta della più ampia struttura di copertura in laterizio monocromo di un’area archeologica realizzata in Europa in modo da alludere alle forme della casa romana, con l’implicita sfida di dar forma alle letture interpretative più aggiornate delle tracce emerse dalle attività di scavo. L’elegante e agile struttura, sostenuta da pilastri d’acciaio verniciato in rosso pompeiano, allude nella sua articolazione ai volumi dell’antica domus: il tetto si compone di un’intelaiatura lignea, che sostiene la copertura in coppi e tegole, ispirati a quelli in uso in età romana. Ai lati la struttura è chiusa da elementi in laterizio, orientabili per una ventilazione ottimale dell’area coperta.

La casa, che faceva parte di uno degli isolati meridionali dell’Aquileia romana, è stata oggetto di scavo da parte dell’università di Padova, in convenzione con la soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, sulla base di un progetto promosso e finanziato da Fondazione Aquileia, sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e da Arcus/Ales Spa. Ad oggi è stato concluso il primo stralcio dei lavori, mentre il secondo è in fase di completamento. Il secondo lotto di lavori, una volta ultimato, restituirà ai visitatori l’aspetto di una delle più grandi domus romane rinvenute in Italia settentrionale, con un’estensione di circa 1500 metri quadrati. Intanto sul sito https://www.fondazioneaquileia.it o scaricando la APP “Antica Aquileia 3D” si può viaggiare nel tempo attraverso le ricostruzioni virtuali e scoprire come doveva apparire la domus nel I secolo d.C.