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Roma. Dopo quasi duemila anni, è tornata a scorrere l’acqua nella Fontana delle Pelte, nel cortile inferiore della Domus Augustana, sul Palatino, nel rispetto del monumento antico e dell’impegno green del PArCo. Quattro statue aniconiche in metallo ricordano le copie anticamente presenti dell’Amazzone ferita di Fidia. Ai loro piedi ora si sprigionano nuvole profumate con fragranze

L’acqua è tornata a scorrere nella Fontana delle Pelte della Domus Augustana sul Palatino (foto PACo)

Dopo quasi duemila anni, da mercoledì 8 settembre 2021  l’acqua è tornata scorrere nella Fontana delle Pelte ubicata nel cortile inferiore della Domus Augustana, il settore privato dell’immenso palazzo imperiale voluto dall’imperatore Domiziano sul Palatino. Il progetto “Instar aquae tempus – Il tempo scorre incessantemente come l’acqua”, nel segno dell’impegno green del parco archeologico del Colosseo, curato dall’architetto paesaggista Gabriella Strano e attuato nel pieno rispetto del valore e dell’importanza dell’acqua e della necessità di operare strategie di adattamento alle nuove realtà climatiche, è stato presentato dal cortile inferiore della Domus Augustana con il direttore del PArCo Alfonsina Russo e il geologo e divulgatore Mario Tozzi. Il cortile del palazzo, un tempo porticato, viene nuovamente arricchito del rumore e dello scorrere dell’acqua all’interno della monumentale fontana decorata dal motivo delle quattro pelte contrapposte (scudi ellittici troncati in alto), il cui nome richiama la forma degli scudi indossati dalle Amazzoni. Per l’occasione sono stati rivisti tutti gli elementi architettonici del complesso: “Qui si deve immaginare”, spiega Alfonsina Russo, “un grande peristilio a due piani, quindi la maestosità di questi ambienti, e dietro ci sono delle sale ottagone che riprendono quelle geometrie dei Flavi,  nella Domus Aurea la reggia di Nerone”.

Frammenti di colonna ricordano la presenza in antico del peristilio attorno alla Fontana delle Pelte nella Domus Augustana sul Palatino (foto PArCo)
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La grande Fontana delle Pelte nella Domus Augustana sul Palatino rifunzionalizzata con un progetto green (foto PArCo)

Dopo anni di chiusura, il cortile del palazzo, un tempo porticato, viene dunque nuovamente arricchito del rumore e dello scorrere dell’acqua all’interno della monumentale Fontana decorata dal motivo delle quattro pelte contrapposte, il cui nome richiama la forma degli scudi indossati dalle Amazzoni. L’intervento, che si configura come una vera installazione cui è stato associato il motto latino “Instar aquae tempus – Il tempo scorre incessantemente come l’acqua”, è stato curato dall’arch. paesaggista Gabriella Strano (“Il progetto – conferma – nasce proprio dalla necessità di far risentire proprio il rumore dell’acqua là dove l’acqua c’è sempre stata e creava non solo suggestione ma anche refrigerio) ed è stato attuato nel pieno rispetto del valore e dell’importanza dell’acqua e della necessità di operare strategie di adattamento alle nuove realtà climatiche.

La vasca in acciaio della Fontana delle Pelte con, in primo piano, l’elemento aniconico in metallo (foto PArCo)

Proseguendo nel progetto di rifunzionalizzazione di tutte le fontane antiche e moderne del Parco archeologico del Colosseo, avviato nel giugno del 2019 con il ripristino del Ninfeo degli Specchi e della Fontana dei papiri all’interno degli Horti Farnesiani, ora è toccato alla Fontana che in età romana allietava le passeggiate della corte imperiale tra lo Stadio Palatino e le stanze private affacciate sull’immensa valle del Circo Massimo. “L’impianto che abbiamo realizzato – spiega Strano – per rifunzionalizzare la fontana rispetta totalmente il manufatto antico, senza operare alcun tipo di alterazione nella struttura del monumento. La vasca in acciaio, totalmente removibile, è adagiata su tessuto non tessuto e malta magra di sacrificio, ed è stata brunita con acqua acida come quella piovana”. A seguito di un antico crollo di dissesto nella struttura centrale è stata riscontrata un’apertura che ha messo in luce un canale ipogeo (“dove si può cogliere la grande capacità idraulica dei romani nel creare l’impianto idraulico che permetteva il funzionamento della fontana), accanto al quale è stato possibile alloggiare tutto l’impianto idraulico per il funzionamento della nuova fontana, completamente a ricircolo dell’acqua.

Studio per l’elemento aniconico della Fontana delle Pelte del Palatino ispirato alla copia della Amazzone ferita di Fidia conservata ai Musei Capitolini di Roma (foto PArCo)

“Gli elementi che ora si vedono”, continua Strano, “rappresentano solo la parte di superficie di questo progetto, suggeriti proprio dagli elementi antichi presenti, come le quattro state aniconiche agli angoli della fontana, che abbiamo proposto come elemento che quindi suggerisce la presenza archeologica antica”. Le statue aniconiche, in metallo, situate ai quattro angoli della fontana, si ispirano alla copia romana dell’originale statua in bronzo dell’Amazzone ferita realizzata in occasione di una gara indetta dal Santuario di Artemide di Efeso, intorno al 435 a.C. con la competizione, tra gli altri, di Policleto e Fidia e raffigurata proprio con la pelta (ovvero l’antico scudo) ai piedi. Da qui si sprigionano nuvole profumate con fragranze che si alterneranno secondo ritmi stagionali o legate ad arcaiche festività: in questo momento di rose. Ma avrà nel tempo, a seconda delle stagioni, profumi diversi: melograno, gelsomino, cannella, anticamente impiegate per usi religiosi o cosmetici.

Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel quattordicesimo e penultimo appuntamento il viaggio parte dalla Loggia Mattei sul Palatino e arriva alla Loggia di Galatea nella Villa Farnesina oltre Tevere, alla scoperta di Muse e Segni zodiacali

La Loggia Mattei sul Palatino. Dettaglio della vela che termina la volta con raffigurazioni di Muse all’interno di edicole, piccole strutture architettoniche che potevano avere pianta circolare o rettangolare. Ai lati sono visibili le lunette con medaglioni con segni zodiacali su fondo blu (foto PArCo)

Quattordicesimo, e penultimo, appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), Palazzo Barberini al Quirinale, il parco archeologico di Priverno (residenze private), il parco archeologico di Ostia Antica (Sinagoga), Santa Maria Maggiore a Ninfa (Lt), il complesso di Massenzio sulla via Appia, Palazzo Farnese a Caprarola (Vt), le gallerie nazionali Barberini Corsini, il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte ancora una volta dal Palatino, precisamente dalla Loggia Mattei, per giungere ad ammirare un’altra Loggia, quella di Galatea nella Villa Farnesina, tra Muse e Segni zodiacali.

La loggia Stati-Mattei sul Palatino. Sulla sinistra sono visibili in parte i materiali di reimpiego: i fusti di colonna in granito bigio sormontati da capitelli in travertino del XVI secolo. La decorazione pittorica della Loggia è suddivisa geometricamente con lunette laterali a forma di vela triangolare; sul soffitto un fregio di colore giallo, incornicia altri elementi decorativi e riquadri con scene mitologiche. Al centro della volta lo stemma della famiglia Mattei; sopra di esso la scena con Amore e le Muse, sotto la scena con Ercole e Zeus (foto PArCo)

Il colle Palatino viene ricordato soprattutto per lo splendore dell’epoca dei Cesari ma anche nei secoli successivi fu scelto come dimora da importanti famiglie. In questa penultima tappa del percorso proposto dal parco archeologico del Colosseo si parte dalla Loggia Stati-Mattei costruita nei primi anni del Cinquecento proprio sul colle sfruttando spazi esistenti della Domus Augustana, parte della residenza imperiale. La Loggia è ciò che resta della Villa fatta erigere dalla famiglia Stati sul colle Palatino e doveva affacciarsi sul giardino, secondo lo schema tipico delle abitazioni romane extraurbane della fine del Quattrocento. “Ancora oggi possiamo ammirarla con le forme di un tempo”, spiegano gli archeologi del PArCo: “un portico con tre colonne ioniche di reimpiego su cui si impostano quattro archi a tutto sesto, decorata con grottesche su fondo bianco chiaramente ispirate al mondo classico ed alle decorazioni della Domus Aurea (vedi la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” Roma. Il ministro Franceschini ha aperto ufficialmente la Domus Aurea e la mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. L’intervento dei curatori. Via libera al pubblico dal 23 giugno | archeologiavocidalpassato).

La Loggia Mattei sul Palatino. Dettaglio della lunetta affrescata con grottesche su fondo bianco, al centro medaglioni con segni zodiacali su fondo blu: in questa scena l’ariete. Ai lati della lunetta, parzialmente visibili le vele a forma triangolare con raffigurazioni di Muse (foto PArCo)

“La composizione pittorica, geometricamente scompartita per il necessario adattamento ad uno spazio già esistente”, continuano gli archeologi del PArCo, “adottò soluzioni prospettiche ben studiate: nelle lunette troviamo raffigurazioni di Apollo, Atena e delle Muse, mentre nelle vele sono inseriti medaglioni con i dodici segni zodiacali su fondo blu. Staccati e venduti intorno al 1856-1860, essi furono ricollocati in situ solo nel 1989 grazie ad un accordo con il Metropolitan Museum of Art di New York. Le pareti della Loggia erano ornate da otto scene mitologiche che riprendevano racconti delle Metamorfosi di Ovidio e narravano il mito di Venere: esse furono asportate a partire dal 1846 e vendute all’Ermitage di San Pietroburgo dove si trovano tuttora”.

Dettaglio degli affreschi della volta della Loggia Mattei sul Palatino (foto PArCo)

“Gli affreschi risalgono con molta probabilità al 1520, momento in cui Cristoforo Stati si interessò alla costruzione e decorazione della Loggia affidandola, come testimoniano diverse fonti scritte, a Baldassarre Peruzzi che, all’inizio della sua carriera, fu collaboratore di Raffaello. Dal maestro colse il linguaggio utilizzato nella stufetta vaticana del cardinal Bibbiena, realizzata pochi anni prima dalla scuola di Raffaello, come risulta particolarmente evidente nelle scene raffiguranti Venere. La famiglia Mattei entra nella storia della Loggia nel 1560 dopo aver acquistato dagli Stati la vigna, con lo scopo di formare un unico grande possedimento. Il passaggio di proprietà determinò modifiche strutturali anche agli affreschi della Loggia come testimonia la sostituzione dello stemma Stati con quello dei nuovi proprietari Mattei”.

L’esterno di Villa Farnesina. Oggi proprietà dell’Accademia Nazionale dei Lincei, è una delle più nobili e armoniose realizzazioni del Rinascimento italiano. Nel nome conserva la memoria dei Farnese a cui pervenne nel 1579 in violazione del vincolo ereditario posto dal suo committente ma, in realtà, dovrebbe essere intitolata ad Agostino Chigi, primo vero committente (foto PArCo)

“Curiosamente Peruzzi, circa un decennio prima, era già stato incaricato di progettare l’architettura e la decorazione ad affresco”, ricordano gli archeologi del PArCo, “di un’altra Loggia non lontana da qui, sull’altra sponda del Tevere: la Loggia di Galatea a Villa Farnesina. Commissionata agli inizi del Cinquecento dal banchiere di origine senese Agostino Chigi, essa rappresenta una delle più nobili e armoniose realizzazioni del Rinascimento italiano”.

La loggia di Galatea di Villa Farnesina nel Cinquecento era nota come ‘Loggia del Giardino’ in quanto due finestre si affacciavano sul giardino segreto meridionale, mentre le cinque arcate della parete orientale originariamente si aprivano sull’ampio giardino, sulla loggia del Tevere e quindi sul fiume (foto PArCo)

“Nella Loggia di Galatea il committente volle amplificare la sua immagine realizzando una ideale autobiografia: così il Peruzzi raffigurò sulla volta l’oroscopo di Agostino Chigi e il suo tema natale con divinità planetarie e costellazioni extra-zodiacali, lasciando intuire il fausto destino del committente nella favorevole congiuntura degli astri. Le lunette con sfondo blu e scene mitologiche furono invece affrescate da Sebastiano del Piombo e i motivi decorativi tratti in prevalenza dalle Metamorfosi di Ovidio; un altro punto in comune con la Loggia Palatina che, nelle scene raffiguranti Venere, si ispirava alla stessa fonte antica”.

La Ninfa Galatea di Raffaello, particolare della parete della Loggia di Galatea a Villa Farnesina. La ninfa si trova ancora vicino alla riva e sembra salire solo ora sul cocchio di conchiglia per fuggire da Polifemo. Prima che allenti le redini, indirizza ancora una volta lo sguardo indietro perché sente il canto di Polifemo. È circondata da ninfe e tritoni, vittime di amorini volanti che obbediscono al dio dell’amore, nascosto dietro alle nuvole mentre punta le frecce (foto PArCo)

“L’augurio di un nuovo amore, invece, si ritrova nella scena con ciclope Polifemo innamorato della bella Galatea – che dà anche il nome alla Loggia – rispettivamente realizzati da Sebastiano del Piombo e Raffaello”.

I lavori di digitalizzazione della Loggia Mattei al Palatino, avviati nell’ambito dell’accordo quadro tra il Parco archeologico del Colosseo e l’Accademia Nazionale dei Lincei (foto PArCo)

“I legami storico culturali che già nel Cinquecento intercorrevano tra le due Logge sono stati oggi ulteriormente valorizzati dall’accordo firmato tra il PArCo e l’Accademia nazionale dei Lincei. Le due istituzioni si sono impegnate a collaborare per 4 anni per la ricerca, la promozione e la fruizione del proprio patrimonio con progetti condivisi. Una delle prime iniziative, già in corso, è proprio la digitalizzazione ad alta risoluzione delle due Logge. Per informazioni sulla Accademia Nazionale dei Lincei vi invitiamo a visitare il sito ufficiale https://www.lincei.it/it.

“Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”: il parco archeologico del Colosseo propone un viaggio alla scoperta delle abitazioni succedutesi sul colle nel corso dei secoli. Quinta puntata: la Domus Flavia, il palazzo per eccellenza

Il colle Palatino era il cuore di Roma antica con edifici pubblici e sacri fulcro della città

Dall’età arcaica e ancora in parte fino alla fine del XIX secolo il colle su cui nacque Roma fu una zona prevalentemente “residenziale”. La vocazione abitativa del Palatino culminò nel I secolo d.C. con la costruzione dei palazzi imperiali: essi si identificarono così strettamente con il colle su cui sorgevano, che il suo nome latino, Palatium, è ancora oggi utilizzato in molte lingue moderne con il significato di “edificio residenziale”. Il parco archeologico del Colosseo propone “Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”, viaggio alla scoperta delle abitazioni – e dei loro abitanti – che nel corso dei secoli si sono succedute sul colle Palatino. In questa quinta puntata si parla della Domus Flavia, il palazzo per eccellenza.

Domus Flavia: veduta generale con al centro la grande fontana ottagonale del peristilio, l’Aula Regia sullo sfondo e alla sua sinistra la Basilica. Gli spazi chiusi avevano porte di accesso che comunicavano direttamente con l’esterno del palazzo (foto PArCo)

Con l’evolversi della figura del princeps e con il ruolo politico che andava man mano assumendo cambia anche la configurazione funzionale del palazzo dell’imperatore. Il processo inizia con l’introduzione del nuovo sistema politico proposto da Augusto che prevedeva la gestione di nuovi servizi dello Stato da parte del princeps. Questo comportò man mano l’espansione del palazzo imperiale che richiedeva più spazio per uffici e archivi ma anche ambienti per svolgere le cerimonie della salutatio e del convivium, le due funzioni pubbliche per eccellenza. Con Domiziano, l’ultimo dei Flavi, si arriva alla costruzione di un palazzo imperiale che occupa l’intero colle e che doveva, fisicamente e materialmente, sovrastare i comuni mortali, quasi una dimora celeste. Nasce così una nuova tipologia architettonica: il palazzo dinastico.

Pianta del Palazzo imperiale. Evidenziati i diversi settori del Palazzo: Domus Flavia e Domus Augustana (foto PArCo da F. Coarelli, Roma. Guide archeologiche Mondadori)

Il complesso residenziale si articola principalmente in due settori: uno pubblico, la Domus Flavia, ed uno privato, la Domus Augustana, costruiti e progettati, secondo le fonti, da Rabirio, uno dei pochi architetti romani di cui conosciamo il nome. La denominazione di Domus Augustana, utilizzata oggi per indicare solo il settore privato della residenza, doveva in realtà indicare tutto il complesso, che occupava la zona meridionale del colle, per distinguerlo dal settore a Nord conosciuto come Domus Tiberiana.

Domus Augustana: piano inferiore, cortile con fontana monumentale con motivo di quattro pelte contrapposte (scudi di Amazzoni) (foto PArCo)

Non tradendo la funzione abitativa del colle, la residenza degli imperatori andò a sovrapporsi, e ovviamente obliterò, il quartiere abitativo tardo-repubblicano e parte delle residenze neroniane. Osservando oggi l’imponenza dei resti in laterizio, possiamo solo immaginare come si presentasse l’antica e ricca residenza un tempo rivestita di marmi policromi, con ampi cortili colonnati e numerose stanze affrescate: tutti questi elementi giocheranno un ruolo fondamentale nella formazione di un nuovo linguaggio architettonico. Questo grande intervento delineò una nuova fisionomia del colle: per la sua costruzione furono innalzati cumuli di terra e realizzati terrazzamenti che modificarono l’assetto originario del terreno, creando così “una dimora alta come il cielo”, come ci racconta Marziale (Epigr. VIII, 26. 12).

Peristilio della Domus Flavia con fontana-labirinto ottagonale un tempo circondata da un portico di colonne di marmo numidico. Oggi, quest’ultimo, possiamo solo immaginarlo grazie a basi e frammenti di fusti e capitelli visibili in primo piano e a destra. In secondo piano, a sinistra, il Museo Palatino e, a destra, la Casina Farnese (foto PArCo)

Le strutture della Domus Flavia, ai nostri occhi così imponenti e maestose, non dovevano comunque essere “abbastanza” come residenza privata dell’imperatore. Grazie a quanto riportato da Svetonio, capiamo infatti che gli imperatori, a partire dal primo della dinastia Flavia, non risiedevano in modo stabile sul Palatino, ma commissionavano anche costruzioni di residenze lussuose fuori dall’Urbs dove soggiornavano per lunghi periodi.

Domus Flavia: sul lato meridionale del peristilio la cd. Cenatio Iovis, sala dei banchetti, si contrappone all’Aula Regia sul lato settentrionale e si apriva su aree scoperte con giochi d’acqua. In primo piano il pavimento in opus sectile restaurato da Giacomo Boni (foto PArCo)

Così il fulcro della Domus Flavia era costituito di fatto dagli spazi destinati ai momenti pubblici. Su un maestoso peristilio, con al centro una grande fontana ottagonale, si affacciavano vari ambienti: a settentrione l’Aula Regia dove dovevano tenersi le udienze e gli incontri ufficiali della corte imperiale e, a Ovest dell’Aula Regia, la Basilica; sul lato meridionale la sala da pranzo dell’imperatore: la celebre Cenatio Iovis. Qui gli invitati mangiavano sdraiati sui triclini mentre erano allietati da giochi d’acqua e, quando necessario, godevano della sala riscaldata: questo era possibile grazie a un sistema con doppio piano pavimentale (suspensurae) che permetteva la circolazione di aria calda.

Roma. Tornano per due mesi i percorsi “Alle pendici del Palatino”, un viaggio nello spazio e nel tempo: per la prima volta inserito il Pedagogium noto per le pitture con graffiti tra cui il famoso “graffito blasfemo”

La mappa con il percorso “Alle pendici del Palatino” (foto PArCo)

“Alle pendici del Palatino”: un viaggio nello spazio e nel tempo. Tornano le visite lungo le pendici meridionali e occidentali del Palatino, ambientate in uno dei luoghi più suggestivi e incontaminati del centro di Roma, così vicino alla città, eppur distante dal chiassoso traffico urbano. Un cammino immerso a tratti nel completo silenzio, dove inflorescenze ed erbe, folti cespugli e macchie arboree con i loro colori e odori formano una cornice ricca di suggestioni visive e olfattive che rende indimenticabile l’esperienza di visita in un’area archeologica unica al mondo. La passeggiata è riaperta a partire dal 1° settembre 2020 fino al 24 ottobre 2020 con i seguenti orari: settembre, dalle 11 alle 18.15; ottobre, dalle 10 alle 17.15. La passeggiata è sospesa solo nei giorni 26 e 27 settembre 2020.

Il Paedagogium sul colle Palatino aperto per la prima volta al pubblico (foto PArCo)

Mosaici in bianco e nero di età severiana (III sec. d.C.) nel Paedagogium sul colle Palatino (foto PArCo)

Un viaggio nello spazio e nel tempo, si diceva. È questo lo spirito con cui il visitatore può intraprendere il percorso che si snoda lungo le pendici meridionali e occidentali del Palatino. Lungo il percorso sarà possibile ammirare la maestosità degli edifici che occuparono il colle tra l’età degli imperatori flavi e quelli della dinastia severiana: le cosiddette Arcate Severiane, i prospetti della Domus Flavia e della Domus Augustana, e per la prima volta anche l’area del Paedagogium, un collegio destinato all’istruzione e formazione dei paggi imperiali, noto per le pitture con graffiti (il famoso graffito con “crocefisso blasfemo” è conservato al museo Palatino) e i mosaici bianco-neri da poco riscoperti e restaurati.

Il cosiddetto “graffito blasfemo” trovato nel Paedagogium e conservato nel museo Palatino (foto PArCo)

Intonaco graffito con crocefisso blasfemo. Questa parte di intonaco bianco graffito venne rivenuta nel 1857 nel cosiddetto Paedagogium, un edificio annesso al Palazzo imperiale sul colle Palatino, probabilmente da identificare come il luogo in cui venivano formati gli schiavi della famiglia imperiale. Il graffito rappresenta una figura umana in croce, vista di schiena, vestita con una corta tunica senza maniche e caratterizzata dall’avere la testa di asino. Sulla sinistra, un uomo volge il viso ed alza il braccio sinistro verso il crocifisso. Nella parte inferiore è presente una scritta in greco antico, “Alexamenos adora (il suo) Dio”, disposta su quattro righe con lettere tracciate in modo irregolare. In alto a destra è presente una Y, interpretata sia come un grido di dolore sia come simbolo di una forca. Il graffito, di difficile lettura, è stato datato all’età severiana (tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C.), e rappresenterebbe una delle più antiche raffigurazioni di crocifissione. Probabilmente questa scena deve essere letta come un atto di scherno nei confronti di un cristiano, forse proprio tal Alexamenos.

Lo Studiolo nella Casa di Augusto con affreschi tra i più raffinati esempi di pittura del II stile (foto PArCo)

Proseguendo la passeggiata, lambendo il Circo Massimo, si giungerà alle pendici sud-ovest del colle Palatino, lì dove Romolo fondò la Città Eterna e dove abitò e visse Augusto, primo imperatore di Roma della cui Casa è visitabile lo Studiolo, dove è possibile ammirare gli esempi forse più raffinati della pittura romana di tardo II Stile. Di qui ancora, proseguendo lungo il fianco occidentale del monte, si ridiscende il tempo sovrastati dal santuario della Magna Mater Cibele e di Victoria e dall’incombere della Domus Tiberiana fino ad arrivare alla chiesa medievale di San Teodoro. Attraversando infine gli Horrea Agrippiana (magazzini del grano), il tragitto si conclude con l’ingresso al Foro Romano dopo aver percorso l’ultimo tratto del Vicus Tuscus.

Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica: dopo “The Zen Domus” con The Zen Circus sul Palatino tra Domus Flavia e Domus Augustana, seconda puntata con Clavdio dagli Horti Farnesiani

Il cantautore romano Clavdio sul Palatino per la seconda puntata di Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica (foto PArCo)

Non solo arte, storia e poesia: il Parco archeologico del Colosseo si apre alla musica. È tutto pronto per il secondo appuntamento di StarWalks – Quando il PArCo incontra la musica, il progetto innovativo e unico nel suo genere, ideato e realizzato coinvolgendo artisti musicali di primo piano, per incuriosire e avvicinare chi finora si è tenuto lontano da parchi archeologici e musei, attraverso il racconto e le sensazioni dei musicisti ospiti. L’appuntamento è per venerdì 8 maggio 2020 con Clavdio, al secolo Claudio Rossetti, il cantautore romano che inizierà la sua visita dalle pendici del colle Palatino. il cantautore romano Clavdio, lo speaker di Rai Radio2 Pierluigi Ferrantini e l’archeologo del PArCo Andrea Schiappelli si muovono lungo il colle Palatino, partendo dai resti del ramo secondario dell’acquedotto che portava l’Aqua Claudia nei palazzi imperiali, per raggiungere il palazzo degli imperatori Tiberio e Claudio e dare vita a una live session sulla terrazza degli Horti Farnesiani. La voce del cantautore, rappresentante illustre del quartiere Alessandrino, rinsalda il rapporto tra il PArCo e il resto della città, e fa riflettere sul legame tra Roma e i suoi abitanti, divisi tra amore infinito e difficoltà quotidiane, tra maestosità del centro e intimità delle periferie. [Puntata registrata prima del DPCM sul Coronavirus]

Il progetto StarWalks – Quando il PArCo incontra la musica è stato lanciato venerdì 24 aprile 2020 sul canale YouTube del Parco archeologico del Colosseo e sui canali social di Rai Radio2. La prima puntata della prima serie, dal titolo “The Zen Domus”, è stata registrata [prima del DPCM sul Coronavirus] sul colle Palatino negli spazi della Domus Flavia e della Domus Augustana, sedi del Palazzo degli imperatori romani, con scorci mozzafiato sulla valle del Circo Massimo: ospiti per l’occasione The Zen Circus, intervistati da Pierluigi Ferrantini. Dal momento della pubblicazione il video ha raggiunto quasi 2000 visualizzazioni, confermando il successo annunciato di un format che innova il rapporto con il pubblico e in particolare con quella fascia di pubblico giovane compresa tra i 15 e i 25 anni più difficile da coinvolgere.