Al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”, viaggio multisensoriale alla scoperta di una grande civiltà con reperti dai grandi musei del mondo e, per la prima volta, i calchi ottocenteschi dei rilievi assiri di Nimrud e Ninive conservati dal Mann e mai esposti prima

La scalinata che porta alla mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” al secondo piano del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)
Come salire su una ziggurat. La breve rampa che dalle scale monumentali dominate dalla grande statua di Ferdinando di Borbone, il padrone di casa, realizzata da Antonio Canova, porta alle quattro sale (dalla 90 alla 93) al secondo piano del museo Archeologico nazionale di Napoli ti prepara al suggestivo viaggio nella storia alla scoperta di una grande civiltà antica proposto dalla mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”, in programma fino al 16 settembre 2019, focus sulla regione dell’Assiria, che rappresentava la fascia territoriale dell’alto Tigri in corrispondenza della parte settentrionale dell’odierno Iraq. Su quel lembo di terra, dall’Ottocento in poi, si concentrarono le ricerche di intellettuali e antiquari, che gettarono le basi per la costituzione di una moderna koinè di studiosi internazionali: un modello sinergico riproposto dalla rete di collaborazioni che hanno portato alla realizzazione dell’esposizione “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”. Il progetto scientifico, promosso dal Mann e dall’università di Napoli “L’Orientale”, ha selezionato oltre quarantacinque reperti, provenienti, tra l’altro, da British Museum, Ashmolean Museum, Musei Vaticani, Museo Barracco, Musei Civici di Como e Musei Reali di Torino: fulcro dell’allestimento, i calchi ottocenteschi, appartenenti alle collezioni del Mann e non esposti da molti anni. La mostra è stata realizzata con il contributo della Regione Campania (POC Campania 2014-2020) e dell’Ismeo (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente).
“L’impero assiro rivive al museo Archeologico di Napoli in tutto il suo splendore parlandoci di eredità profonde”, dichiara il direttore Paolo Giulierini. “Assiri all’ombra del Vesuvio” è una mostra preziosa, fortemente voluta dal Mann con il coordinamento dell’università di Napoli L’Orientale, per fare luce sul patrimonio di calchi di ortostati i cui originali sono ora conservati presso il British Museum. Ci furono tempi infatti in cui il nostro museo ambiva a rappresentare tutte le civiltà, come testimonia anche la presenza della collezione egizia. Oggi in un clima di rinnovato slancio internazionale, e in attesa del riallestimento definitivo, dal Mann emergono opere che ci parlano di storie apparentemente lontane nel tempo e nello spazio rivelandosi veicolo eccezionale di connessione tra i popoli in un mondo globalizzato”. E poi, una riflessione. Lavorare sulla storia dell’Assiria significa accendere un riflettore su un’area molto sensibile del Medio Oriente, la Siria, l’Iraq e l’Iran, Paesi che per la posizione strategica e la presenza di petrolio hanno subito guerre, devastazione di musei e distruzione di siti archeologici . Seguire con attenzione tutto quanto attiene il patrimonio culturale in pericolo, come già accaduto con la realizzazione del forum e del volume “Archeologia Ferita”, deve far parte della nostra missione.

Scena di corte: Assurnasirpal II, con attendenti e genio alato, compie l’aspersione rituale. Calco di rilievo da Nimrud, conservato al Mann (foto Graziano Tavan)
In tre sale (in prossimità della Meridiana) i visitatori sono condotti a scoprire, in un iter circolare, i tre palazzi che furono il centro del potere e della cultura degli Assiri: si parte dalla ricostruzione del palazzo di Nimrud, in cui erano collocati i rilievi originari di cui il Mann presenta i calchi; si passa, poi, a Ninive, per affrontare i temi dell’imperialismo e della guerra contro gli Arabi e contro l’Elam; infine, si “entra”, simbolicamente, nelle sale del palazzo di Korsabad, dove viene presentata la testa di Sargon II, proveniente dai Musei Reali di Torino, per esaltare, appunto, il motivo del potere del sovrano.
Nimrud e il palazzo di Assurnasirpal II. L’opera di Assurnasirpal II comincia con il trasferimento della capitale imperiale da Assur, dove è nata la dinastia assira e patria del dio eponimo, a Kalkhu (odierna Nimrud). Il Palazzo Nord-Ovest, situato sulla cittadella, fu il primo edificio monumentale eretto dal re. La concezione spaziale di questa imponente costruzione consiste nella realizzazione di vani a pianta rettangolare, sviluppati su due file attorno a una corte centrale, il bitanu (“il settore della casa”), e di una grande corte pubblica, il babanu (“il settore della porta”), dalla quale si accedeva alla sala del trono B. Gli ambienti erano decorati con lastre scolpite in calcare alabastrino che rivestivano le pareti delle sale di rappresentanza: il tema predominante dei rilievi del palazzo è di natura rituale e mitico-simbolica, mentre le lastre narrative a tema bellico e venatorio decoravano principalmente la sala del trono. Un aspetto fondamentale dell’esercizio della regalità è il coinvolgimento del sovrano nelle attività rituali e cultuali. L’importanza delle pratiche rituali si manifesta anche sui sigilli che raffigurano il re e i sacerdoti e nelle riproduzioni miniaturizzate di demoni e di esseri ibridi.
La ziggurat è il caratteristico tempio mesopotamico costruito su sette terrazze quadrangolari sovrapposte, che dall’alto verso il basso aumentano progressivamente di dimensione. Il tempio vero e proprio si trova sull’ultima terrazza. La struttura è caratterizzata da nicchie e contrafforti. Ciascuna terrazza termina con una merlatura.

Tavoletta cuneiforme da Ninive, conservata al British Museum, con una lettera inviata ad Assurbanipal che annuncia disgrazia capitata al re dell’Elam (foto Graziano Tavan)
Assiria ed Elam. L’Elam (Iran sud-occidentale) è il confinante orientale dei popoli mesopotamici fin dal III millennio a.C. Una lettera scritta al re Asarhaddon da un alleato nel Paese del Mare (Mesopotamia meridionale) denuncia la politica aggressiva di Teumman, fratello del re elamita. Poco dopo Teumman sale al trono e Assurbanipal lo attacca. Secondo gli Annali assiri, l’esercito assedia le città reali tra cui Bit Bunaki. La battaglia campale è sulle rive del fiume Ulai (653 a.C.) tra Babilonia e Susa. Teumman è catturato e decapitato. La sua testa fa capolino tra le fronde del banchetto in giardino mentre Assurbanipal brinda alla vittoria, celebrata dalla propaganda anche in un’ottica religiosa: Assurbanipal ha saputo unificare l’Elam e stabilire gli assiri in regioni lontane, imponendo il proprio tributo. I rapporti furono anche di convivenza, come testimonia una lettera in elamico ritrovata a Ninive.
Ninive e il Palazzo di Assurbanipal. Nel I millennio la città di Ninive fu eletta nuova grande capitale dell’impero neoassiro da Sennacherib; non si tratta di una fondazione ex novo, bensì di un’imponente opera di ristrutturazione e riedificazione di un antico e sacro centro urbano d’Assiria. Sul lato settentrionale del tell anche Assurbanipal innalzò la sua residenza reale, il Palazzo Nord, da cui provengono le mirabili serie di rilievi narrativi che esaltano il tema della caccia, della guerra e del banchetto. Gli spazi residenziali e amministrativi del Palazzo Nord furono ideati secondo la tradizionale concezione palatina assira, con una serie di grandi corti a cielo aperto e ambienti di carattere pubblico che introducevano alla sala del trono, e i quartieri abitativi probabilmente situati al secondo piano del complesso, nell’area posta dietro la corte del bitanu.

Collana in lapislazzuli da Ur (XXVII-XXV sec. a.C..) conservata all’Ashmolean Museum (foto Graziano Tavan)
La corte del re. La vita di corte si svolgeva nel benessere dei palazzi e dei giardini, allietata da banchetti, prelibate leccornie servite in vasellame di lusso e intrattenimenti musicali come nella scena ritratta nel celebre rilievo di Assurbanipal. I sovrani neo-assiri profusero molte energie nella costruzione dei palazzi reali di cui si enfatizzava la monumentalità e il lusso. La ricchezza dei materiali esaltava infatti la natura interculturale dell’impero sotto l’egida del sovrano. I legni esotici e gli incensieri diffondevano fragranze di paesi lontani, mentre gli intarsi in avorio e pietre preziose e le decorazioni metalliche donavano agli ambienti luce e colore. Particolare attenzione era riservata al decoro personale. Tessuti speciali e accessori in oro arricchivano l’abbigliamento del sovrano e dei membri della corte, il cui gusto raffinato si esprimeva nella gioielleria e nell’uso di unguenti profumati, provenienti dalle periferie dell’impero e custoditi in preziose fiale di alabastro.

Scene di caccia reale dal palazzo di Assurbanipal di Ninive. Calco ottocentesco conservato al Mann (foto Graziano Tavan)
La caccia reale è documentata in Mesopotamia fin dal IV millennio a.C. Si tratta di un atto fortemente simbolico che vuole rappresentare la lotta del sovrano contro le forze del caos. La caccia reale al leone raggiunge il suo apice a livello ideologico durante l’impero assiro ed è parte integrante della propaganda regia. L’attività venatoria, lungi dall’essere un semplice passatempo sportivo, è un privilegio reale e al contempo un dovere religioso imposto dalle divinità: nelle iscrizioni reali i racconti della caccia sono infatti sempre preceduti da un’invocazione religiosa. Questa pratica rituale veniva svolta all’interno dei parchi reali, condotta dal sovrano in piedi sul carro e armato di arco e frecce o di lancia.
Khorsabad e il Palazzo di Sargon II. Dur Sharrukin (“Fortezza di Sargon”, odierna Khorsabad) fu la nuova capitale fondata da Sargon II. La città fu edificata a Nord di Ninive tra il 717 e il 706 a.C. e abbandonata l’anno seguente perché ritenuta maledetta a seguito della morte prematura del re. La città era cinta da imponenti mura scandite da 157 torrioni che ne proteggevano il perimetro. Sette porte permettevano di entrare nella città da tutte le direzioni. La cittadella, con il palazzo reale, i templi e una ziggurat a sette piani, fu edificata su un mastodontico terrazzamento artificiale. Il palazzo comprendeva oltre 200 stanze ordinate intorno a corti interne ed era protetto da ulteriori mura. Al suo interno si accedeva mediante una maestosa porta ai cui stipiti erano scolpiti due monumentali lamassu, tori androcefali alati. Il palazzo era suddiviso in tre zone: l’area templare, il quartiere amministrativo e l’area palatina. Le sue pareti erano decorate da numerose sculture e rilievi.
I sigilli, strumenti di potere. L’uso dei sigilli è documentato nel Vicino Oriente antico dal VII millennio a.C. al I millennio d.C. Fin dal primo apparire vennero impiegati come marchio di proprietà e garanzia. Il sigillo cilindrico è documentato per la prima volta a Uruk nell’Iraq meridionale, e a Susa nell’Iran sud-occidentale, alla metà del IV millennio a.C., da dove si diffonde in tutto il Vicino Oriente antico. Il repertorio iconografico dei sigilli illustra tematiche attinenti a ogni aspetto della vita materiale e spirituale: economia, potere, guerra, religione, mitologia.

Rilievo con leonessa morente dal Palazzo Nord i Assurbanipal a Ninive. Calco ottocentesco conservato al Mann (foto Graziano Tavan)
Nella mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” un approfondimento ad hoc è riservato, naturalmente, alla storia dei calchi ed alla loro inclusione nelle collezioni del Mann. I calchi furono realizzati da Domenico Brucciani per riprodurre i rilievi neoassiri, rinvenuti nei palazzi di Assurnasirpal II (883-859 a.C.) a Nimrud e di Assurbanipal (668-630 a.C.) a Ninive, e conservati oggi nell’Assyrian Basement del British Museum di Londra: qui è raccolta una vera e propria summa della cultura assira, perché i rilievi, databili dal IX al VII secolo a.C., decoravano i palazzi dei sovrani e costituivano la parte iconografica di un significativo fenomeno di propaganda politica ante litteram, volta a celebrare le gesta dei regnanti. Le riproduzioni delle grandi lastre in calcare giunsero al museo Archeologico nazionale grazie al dono di Alessandro Castellani: questo ambiguo e discusso esperto d’arte, in esilio a Napoli, ebbe il merito di comprare i calchi e di affidarli all’istituto allora diretto da Giuseppe Fiorelli, dove sono stati sempre custoditi, ricevendo adesso, grazie alla mostra, una nuova valorizzazione.

Tavola litografata del volume in folio dl 1853 con i bassorilievi assiri frutto della missione di Austen Henry Layard, volume conservato nelal biblioteca del Mann (foto Graziano Tavan)
All’Archeologico fu legato, soprattutto, Henry Austin Layard, autore delle fortunate campagne di scavo che portarono in Inghilterra, nel cuore dell’Ottocento, alcuni capolavori dei palazzi neoassiri: vicino, ancora una volta, a Giuseppe Fiorelli, anche per la condivisione degli ideali risorgimentali, Layard donò al Museo un frammento di rilievo assiro ed alcuni pregevoli libri, riproposti nel percorso espositivo per inquadrare le tappe più importanti della scoperta dell’Assiria. Accanto a un ritratto di Lady Layard affacciata sul Canal Grande, a documenti e litografie che ripropongono le campagne di scavo, un touch screen permette al pubblico di sfogliare, leggere ed ingrandire le pagine dei testi appartenuti all’archeologo inglese.
Peculiarità della mostra sugli Assiri è la presenza di un’innovativa dotazione tecnologica, il cui coordinamento progettuale è stato affidato al prof. Ludovico Solima (università della Campania
“Luigi Vanvitelli”). Per la prima volta al Mann è stato creato, infatti, un ambiente immersivo, destinato successivamente a diventare uno spazio multimediale permanente del Museo: in questa stanza sono proiettati in successione tre diversi filmati, realizzati da Capware (regia: Marco Capasso/musiche originali: Antonio Fresa) per approfondire i contenuti scientifici della mostra sugli Assiri. Nei punti segnalati all’interno del percorso espositivo è inoltre possibile utilizzare occhiali multimediali dotati di lenti trasparenti (gli occhiali sono stati progettati dalla startup Ar tour srl), che consentono di fruire degli effetti suggestivi della cd. Realtà Aumentata; il servizio (che ha un costo aggiuntivo di 5 euro, con riduzioni a 3 euro, tra l’altro, per titolari di OpenMann ed Artecard) è basato su ricostruzioni 3D degli ambienti degli antichi palazzi Assiri e su animazioni in 3D che ripropongono dettagli dei bassorilievi in mostra. I dispositivi funzionano, così, come un “navigatore culturale”, grazie al quale vengono mostrati, in sovrapposizione alla realtà visiva, i punti d’interesse e le relative informazioni «aumentate»: testi, immagini, audio, video. L’intera mostra, inoltre, è concepita come percorso multisensoriale: la vista è messa in gioco non solo dall’osservazione delle opere presentate, ma anche dai filmati immersivi e dalle ricostruzioni realizzate con la tecnica del videomapping; l’udito è coinvolto dalle musiche composte da Antonio Fresa per l’ambiente immersivo; la percezione tattile è garantita dalla stampa di oggetti in 3D, a disposizione non solo degli utenti con disabilità visiva, ma di tutti i visitatori; l’olfatto è stimolato dai diffusori di fragranze che, nella terza sala del percorso espositivo, ricreano i profumi di un giardino assiro; il gusto, infine, è legato ai prodotti alla liquirizia, pianta che quel popolo usava a scopi medicinali (previste degustazioni in mostra).
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CHI SIAMO
Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)












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