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Pompei. Al via al Teatro Grande la V edizione di “Sogno di Volare”, che coinvolge gli studenti e gli adolescenti dell’area vesuviana, territorio a rischio dispersione scolastica, disoccupazione ed emigrazione giovanile. Dalla Commedia alla Tragedia: in scena “Antigone” da Sofocle e, per la prima volta, la danza con “Baccanti” da Euripide. Ne parlano Zuchtriegel, Martinelli, Sparagna, Miki Matsuse e alcuni studenti coinvolti

“Chi sono i tiranni e i ribelli di oggi? Quale è la nostra Tebe? Quali sono le ingiustizie dei nostri tempi?”. Dopo lo straordinario successo del primo ciclo, si svolge dal 22 al 24 maggio 2026 al Teatro Grande di Pompei la V edizione di “Sogno di Volare”, il progetto nato nel 2022 dall’incontro fra il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel e il regista, drammaturgo e cofondatore del Teatro delle Albe Marco Martinelli con l’obiettivo di “rimettere in vita” i testi classici e riconquistare il senso collettivo e civile del teatro attraverso il coinvolgimento creativo e performativo degli studenti e degli adolescenti dell’area vesuviana, un territorio in cui è ancora sentito il rischio di dispersione scolastica, disoccupazione ed emigrazione giovanile. “Sogno di Volare” è un progetto in diretto collegamento con la non-scuola, la pratica teatral-pedagogica del Teatro delle Albe fondata nel 1991 da Marco Martinelli che negli anni ha ottenuto due Premi Ubu e il Premio ANCT dell’Associazione nazionale dei Critici di Teatro, raccontata da Francesca Saturnino nel libro “La non-scuola” di Marco Martinelli, tracce e voci intorno ad Aristofane a Pompei (Luca Sossella Editore, 2024). Martinelli stesso ne ha raccontato le avventure in “Aristofane a Scampia” (Ponte alle Grazie, 2016): la traduzione in Francia (Actes Sud, 2020) ha vinto il premio dell’Associazione dei critici francesi come “miglior libro sul teatro”.

A inaugurare questo nuovo ciclo il 22 maggio 2026, alle 21, sarà la prima assoluta di Antigone, riscrittura da Sofocle ad opera di Marco Martinelli, con gli studenti del liceo statale “Ernesto Pascal” di Pompei, istituto tecnico industriale “Renato Elia” di Castellammare di Stabia, liceo statale “Giorgio De Chirico”, liceo statale “Pitagora – B. Croce” di Torre Annunziata e istituto di istruzione secondaria superiore “Eugenio Pantaleo” di Torre del Greco. Lo spettacolo, con le musiche di Ambrogio Sparagna, sarà in replica il 24 maggio 2026 prima di approdare, il 28 maggio, a Ravenna Festival. Il 23 maggio 2026 invece, sempre al Teatro Grande, alle 21, il debutto di Baccanti, riallestimento di una creazione (da Euripide) del celebre coreografo Micha Van Hoecke scomparso nel 2021, firmato da Miki Matsuse, coreografa e danzatrice, oltre che assistente e compagna di Van Hoecke. In scena, guidati da Matsuse, gli allievi del liceo statale “Ernesto Pascal” di Pompei.

Prodotto dal parco archeologico di Pompei in collaborazione con Ravenna Festival e Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, “Sogno di Volare” ha coinvolto in questi anni centinaia di giovani del territorio che con la loro intensità emotiva e la loro dirompente energia hanno contribuito in modo determinante al successo degli spettacoli firmati da Marco Martinelli che, dopo il debutto a Pompei, sono stati ospitati in festival e teatri di assoluto prestigio come il ciclo di spettacoli classici al Teatro Olimpico di Vicenza, Ravenna Festival e il Piccolo di Milano. Un progetto che ha conquistato anche l’interesse del Teatro Nazionale di Atene e di una popstar di fama mondiale come Madonna che – in occasione di una sua visita a Pompei nel 2024 – ha avuto modo di assistere a una performance e ha deciso di sostenere finanziariamente l’annualità successiva. 

Teatro Grande a Pompei: l’edizione 2025 di “Sogno di Volare” (foto parco archeologico pompei)

L’edizione 2026, che inaugura un nuovo quadriennio, presenta alcune importanti novità: “Sogno di Volare” amplia il proprio orizzonte e volge lo sguardo verso la forma festival, aprendosi alla danza e coinvolgendo un’ulteriore figura artistica al lavoro sul debutto di un secondo spettacolo. Una direzione che sembra segnare il percorso futuro del progetto. Inoltre, dall’esplorazione della commedia aristofanesca che ha segnato il primo quadriennio, da quest’anno il territorio di indagine diventa la Tragedia. “Il Festival di Pompei celebra tre colonne del patrimonio dell’umanità: il teatro classico, l’archeologia di Pompei e i giovani a cui tutto ciò deve essere consegnato per continuare a vivere”, afferma il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel per ribadire l’identità profonda di “Sogno di Volare” e, al tempo stesso, introdurre il nuovo ciclo. “Mettere su uno spettacolo insieme è il miglior antidoto contro le echo chambers dei social media, che mettono a rischio i grandi non meno dei giovani, anzi, loro mentre fanno le prove per quattro ore non toccano proprio il cellulare; è come se avessero solo aspettato una cosa del genere. Del resto, lo diceva già Sofocle nell’Antigone: ‘chi pensa di essere saggio lui soltanto, quando lo apri, si vede che è vuoto.’ Il Festival di quest’anno è una forma di autodifesa contro la vacuità della finta saggezza del potere nel giustificare violenze e soprusi”. Del resto, “Il teatro è politico perché riguarda la polis, che è la città in cui metto i piedi e, al tempo stesso, l’intero pianeta, dove siamo sempre virtualmente connessi”, aggiunge Marco Martinelli. “Prima di tutto io sono un cittadino! Abito questo mondo e le sue brutture, come gli spettatori che vengono a vedere i miei lavori. E questo mondo non mi piace, troppo violento e ipocrita. Che finge di essere ‘razionale’ e invece crea continuamente guerre e devastazioni, inquinamento e miseria.  Il teatro è politico quando parla la lingua della poesia, quando illumina i desideri infiniti dell’anima. Il mio teatro è una ribellione al mondo. Un’invocazione alla bellezza”.

Gruppo di studenti partecipanti al progetto “Sogno di Volare” a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Dalla Commedia alla Tragedia: Antigone e Baccanti. Dopo aver affrontato nelle edizioni precedenti, infatti, la riscrittura di 4 commedie di Aristofane –portando in scena Uccelli (2022), Acarnesi: Stop the War (2023), Pluto: God of Gold (2024) e Lisistrata (2025) – Marco Martinelli adesso si concentra su Sofocle e sull’archetipica figura di Antigone. In questo passaggio dalla commedia alla tragedia, rimane però costante l’idea di scegliere opere particolarmente urgenti rispetto al mondo contemporaneo.  Uccelli, il vero prologo all’intero progetto, era il desiderio di fuggire dal “mondo”, il sogno di volare alto sopra le miserie del quotidiano; Pluto: God of Gold un affondo sull’iniqua distribuzione della ricchezza nella Polis; Acarnesi: Stop the War un’accusa radicale alla barbarie della guerra. E dopo Lisistrata, che per far deporre le armi agli uomini organizza lo sciopero del sesso, Antigone è un’altra potente figura femminile, che disobbedisce e si rivolta contro le leggi ingiuste, che mossa dall’amore sfida il mondo, per dare degna sepoltura al fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe. Il 22 maggio (e poi in replica il 24 maggio) dunque il pubblico ritroverà un simbolo universale di ribellione “che ci riporta al nostro presente stravolto da guerre e pretese di giustizie divine, che interroga il nostro senso di responsabilità e giustizia” come scrive Martinelli nelle note di regia, chiedendosi: “Chi sono i tiranni e i ribelli di oggi? Quale è la nostra Tebe? Quali sono le ingiustizie dei nostri tempi?”.

Prove generale dell’edizione 2026 del progetto “Sogno di Volare” a Pompei (foto parco archeologico pompei)

A cinque anni dalla scomparsa di Micha Van Hoecke, invece, il 23 maggio 2026 sarà in scena il riallestimento di una creazione del 2009, in cui il coreografo e regista belga di origini russe si era confrontato con un altro dei più importanti testi teatrali di tutti i tempi: le Baccanti di Euripide, ovvero il Mito che prende forma dalla Memoria, il dio Dioniso che incarna l’alterità, la diversità presente dentro ognuno di noi. Una coreografia che nella visione di Van Hoecke fondeva canto, parola e musica – come del resto nella natura stessa del Teatro Greco – facendo incontrare mondi sonori diversi: “quello greco, legato ad Agave e a Penteo; quello della tradizione giapponese, che accompagna Dioniso, straniero che ritorna portando con sé echi lontani; infine quello wagneriano, che amplifica la dimensione simbolica e mitica del racconto” per usare le parole del compianto artista. E che oggi, nella versione che vede Miki Matsuse a dirigere i giovani del territorio, rinasce “nel segno della memoria e di un’indomabile freschezza: passato e futuro si incontrano, nel gioco della vita e del teatro”, come sottolinea la coreografa e danzatrice, che aggiunge a proposito di Van Hoecke: “possedeva una rara capacità di riconoscere il talento unico in ciascuno. Quando assunse la direzione della scuola internazionale MUDRA, fondata da Maurice Béjart, seppe far emergere e formare numerosi artisti, molti dei quali oggi sono riconosciuti nel panorama internazionale. Per questo, un progetto dedicato ai giovani artisti trova in lui un riferimento profondo: nel lavoro in sala, nella trasmissione e nella crescita, la sua presenza continua a vivere, come guida silenziosa e necessaria”.

Al teatro romano di Ostia antica (Roma) torna la grande tragedia greca con la prima edizione del “Teatro Ostia Antica Festival. Il senso del passato” grazie alla sinergia tra il Teatro di Roma e il Parco archeologico di Ostia Antica. Ecco il programma

Il teatro antico di Ostia (foto parco archeologico di Ostia antica)

“Edipo Re” di Sofocle, “Antigone” di Jean Anouilh, “Ifigenia” di Euripide: la grande tragedia greca torna al Teatro di Ostia antica. restituendo al pubblico la sua maestosa vocazione di palcoscenico a cielo aperto e luogo d’incontro tra culture e storie millenarie. Nasce la prima edizione del “Teatro Ostia Antica Festival. Il senso del passato”, che dal 2 al 26 luglio 2025 trasformerà questo luogo iconico in un crocevia di arte e pensiero in dialogo tra classici e contemporaneità. Dopo decenni dall’ultima programmazione estiva, interrotta alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, il Teatro di Roma farà rivivere uno dei patrimoni storici più suggestivi, offrendo un’esperienza culturale inedita che riannoda il filo con la tradizione classica del teatro e torna alle radici epiche del rapporto tra pubblico e scena. Un ritorno alle origini che si traduce in una rilettura contemporanea di temi universali – come le riflessioni attorno ai principi di umanità, giustizia, legge morale – attraverso un programma internazionale d’eccellenza che offre cinque spettacoli unici per cinque sguardi d’autore riuniti attorno al mito senza tempo di Antigone. Un viaggio che spazia dalla potenza evocativa della prosa alla forza dirompente della musica e della danza, dove l’eco dei classici si fonde con l’energia del contemporaneo, snodandosi su tre sedi prestigiose della città: il Teatro romano di Ostia, cuore pulsante del festival, l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone e il Teatro Argentina.

Insieme, opere e artisti daranno vita al “Teatro Ostia Antica Festival. Il Senso del Passato”, che non è solo il titolo della prima edizione, ma un invito a riscoprire il valore immortale dei classici che, attraverso le Antigoni, figure simbolo di ribellione e giustizia, vuole creare un ponte tra epoche diverse, stimolando una riflessione profonda sul ruolo dell’arte nella società. Una rilettura dei classici, con uno sguardo contemporaneo e multidisciplinare, per indagare il nostro passato, interrogarci sul presente e immaginare un futuro in cui l’arte sia un patrimonio condiviso, libero e accessibile, capace di renderci più consapevoli e umani. Ostia Antica si trasforma, così, in un palcoscenico internazionale di cultura. Questo grazie al sostegno di Regione Lazio e Comune di Roma, che supportano con forza il Teatro di Roma nella realizzazione di questa impresa culturale che celebra il teatro e proietta l’arte oltre i confini nazionali e regionali: il contributo della Regione Lazio esalta la qualità della proposta artistica, volta a valorizzare un sito di inestimabile pregio storico; e il sostegno del Comune di Roma, in occasione del Giubileo 2025, amplifica la versatilità di un programma innovativo e inclusivo, pensato per accogliere il pubblico eterogeneo che confluirà nella capitale. 

Luca Lazzareschi e Manuela Mandracchia tra i protagonisti di “Edipo Re” per la regia di Luca De Fusco (foto teatro di roma)

A tessere questa visione, un mosaico di maestri e creatori della scena nazionale e internazionale, affiancati dal talento di autorevoli interpreti e performer: il Maestro Francesco Lanzillotta, direttore d’orchestra tra i più apprezzati della sua generazione, il 23 giugno 2025 ha inaugurato il festival con “Antigone” d i Mendelssohn all’Auditorium Parco della Musica di Roma, un capolavoro raramente eseguito, che a Santa Cecilia risuonò soltanto nel 1986. Il direttore artistico del Teatro di Roma, Luca De Fusco, regista di esperienza e fine cesellatore di classici in dialogo con il nostro tempo, porta in scena “Edipo Re” di Sofocle dal 2 al 6 luglio 2025, alle 21.15, al Teatro romano di Ostia, affidato a un duo dalle profonde sfumature umane, Luca Lazzareschi e Manuela Mandracchia. L’inconfondibile esploratore del teatro contemporaneo, Roberto Latini, in scena tra gli altri con Manuela Kustermann, presenta dal 18 al 19 luglio 2025 “Antigone” di Jean Anouilh, rileggendone con forza il suo mito. Il visionario coreografo norvegese all’avanguardia nella reinvenzione dei linguaggi della scena, Alan Lucien Øyen, in prima mondiale al Teatro Argentina di Roma, dal 22 al 24 luglio 2025, con “Antigone”, una sinfonia di danza e parole, interpretata dai ballerini della sua compagnia winter guests, affiancati da alcuni dei danzatori più acclamati del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch e da Antonin Monié dell’Opera di Parigi. Infine, Eva Romero, regista di raffinata abilità nel tradurre le ferite del presente in narrazioni mitiche con sguardo sensibile e profondo, chiude il festival dal 25 al 26 luglio 2025 con “Ifigenia” di Euripide, adattamento di Silvia Zarco al Teatro romano di Ostia.

Il teatro romano di Ostia antica nel parco archeologico di Ostia antica (foto pa-oant)

In linea con lo spirito di collaborazione dialettica tra istituzioni che anima il festival, l’incontro tra il patrimonio storico-archeologico del sito e l’arte teatrale è reso possibile dalla sinergia tra il Teatro di Roma e il Parco archeologico di Ostia Antica, diretto da Alessandro D’Alessio, un’intesa al servizio di un’esperienza rinnovata dei luoghi della cultura, rendendoli più accessibili e stimolando la crescita del territorio. In questo contesto il Teatro di Roma si inserisce nell’offerta artistica della manifestazione già esistente, dal titolo “Ostia Antica Festival”, a cura di Bass Culture srl di Vincenzo Bellini, in uno scambio sinergico e reciproco per omaggiare l’arte in tutte le sue forme. Il festival si distingue, inoltre, per la creazione di nuove alleanze con eccellenze artistiche nazionali e internazionali, attraverso cui rafforzare l’impegno artistico e arricchire la visione progettuale. Due alleanze strategiche caratterizzano questa edizione: la collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nel prologo d’apertura diretto dal Maestro Lanzillotta, e la connessione internazionale con il Festival di Mérida, il più antico festival di teatro classico della Spagna, con cui si amplia la portata performativa e innovativa del Teatro di Roma. L’edizione 2025 si avvale del sostegno di Enel.