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Al via il Segesta Teatro Festival dove, nella terra del Mito, l’Antico incontra il Contemporaneo nel nome del Teatro: 44 appuntamenti con 26 spettacoli e 7 prime nazionali promosse dal parco archeologico di Segesta con la direzione di Claudio Collovà

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Suggestiva immagine del teatro antico di Segesta (foto regione siciliana)

Nella terra del Mito, l’Antico incontra il Contemporaneo nel nome del Teatro. Nel mondo delle tecnocrazie, lo sguardo rivolto al Sacro. Nell’epoca dell’istantaneo, l’esperienza del tempo dilatato, sospeso, circolare. È il “Segesta Teatro Festival”, con la direzione artistica di Claudio Collovà, il programma di arti performative che si svolgerà dal 2 agosto al 4 settembre 2022 in uno dei parchi più affascinanti della Sicilia: 44 gli appuntamenti al parco archeologico di Segesta, in provincia di Trapani, fra il Teatro Antico, il Tempio Afrodite Urania e i comuni limitrofi circondati da vigneti e colline: Calatafimi Segesta, Contessa Entellina, Poggioreale, Salemi e Custonaci. Ben 26 gli spettacoli di cui 7 prime nazionali, per un intenso mese di programmazione multidisciplinare fra teatro, danza, musica, poesia, installazioni, spettacoli all’alba e notti a scrutare la volta celeste, progetti speciali, eventi diffusi e incontri. Da Virgilio Sieni a Salvatore Sciarrino, da Roberto Latini a Mimmo Cuticchio, da Compagnia Zappalà Danza a Mamadou Dioume, da Anna Bonaiuto a Giorgina Pi, passando per i Dervisci Rotanti di Damasco e i Cuncordu e Tenore di Orosei, Massimo Cacciari e Umberto Galimberti. E molto, molto altro. Il programma e tutte le informazioni sul sito https://www.segestateatrofestival.com/

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L’artista Gaspare Balsamo apre il Segesta Teatro Festival 2022

Si inizia martedì 2 agosto 2022, alle 21.30, al belvedere “F. Vivona” di Calatafimi con Gaspare Balsamo in “Omu a mari. Il cunto delle sirene”, collaborazione e assistenza Paolo Consoli, disegno luci Stefano Barbagallo, produzione Mobilità delle Arti. Omu a mari e Epica fera fanno parte del dittico Horcynus, un progetto che nasce e si sviluppa a partire dalla riscrittura di alcune parti del romanzo di Stefano D’Arrigo, Horcynus Orca. Protagonisti sono sempre i pescatori e gli uomini di mare dello Stretto di Messina, una comunità di uomini e donne raccontata nel loro complesso e plurale mondo di significati e appartenenze. Qui, in Omu a mari, è sviluppato il rapporto di formazione che si viene a creare tra il vecchio raccamatore di reti da pesca e cuntista di sirene e i giovani ragazzi che si accingono a intraprendere la vita di mare. Mare costacosta casacasa regno delle sirene, vere e immaginarie, che contribuiranno alla crescita e alla formazione di questi giovani pescatori pronti a trafficare nuove e vecchie avventure nelle acque dello Scill’e Cariddi fatto e disfatto a ogni colpo di remo, dentro, più dentro, dove il mare è mare.

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Il pubblico al tetro antico di Segesta segue gli spettacoli in cartellone (foto regione siciliana)

“Un festival, che vorrei dedicare idealmente a Peter Brook, uno dei massimi esponenti del Teatro del Novecento scomparso nei giorni scorsi”, scrive Alberto Samonà, assessore regionale alla Cultura e all’Identità siciliana. “Ed è un Festival in relazione con le migliori esperienze internazionali nel campo della creazione contemporanea che, nell’ottica della collaborazione fra parchi archeologici della Sicilia e tra istituzioni culturali, si muove insieme al festival Ierofanie di Naxos-Taormina e all’itinerante Festival della Bellezza”. Sono tre gli elementi principali che danno forma al “Segesta Teatro Festival 2022”: la predilezione dei linguaggi innovativi che rendono vivi e attuali i testi classici, uno sguardo panoramico che da Oriente volge verso Ovest e il recupero del Sacro in chiave contemporanea. Il Sacro come via necessaria a trascendere la realtà, a “superare la contingenza e la precarietà” attraverso “spettacoli che abbracciano temi eterni” e ci raccontano la “stratificazione del Mito”. Un modo per vedere ‘altro’ e andare ‘oltre’ attraverso un percorso fatto di emozioni, riflessioni e visioni del reale che, abbandonato il disincanto, magicamente si trova a poggiare su di un tempo immutato e immutabile, privo di orologi scandenti la quotidianità.