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Firenze. Al museo Archeologico nazionale è tornato il “Torso di Livorno”, straordinaria scultura in bronzo parte delle Collezioni medicee di Cosimo I, dopo un articolato progetto di restauro sostenuto dai Friends of Florence. Ecco la storia del Torso e del suo recupero. E a settembre protagonista di un convegno scientifico e della mostra “Broken. Il potere del frammento” a Palazzo Strozzi

Daniele Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, mostra il “Torso di Livorno” rientrato al MAF (foto maf)

Fa parte dei Grandi Bronzi delle Collezioni Medicee. È il celebre “Torso di Livorno” straordinaria scultura in bronzo che dal 9 giugno 2026 è di nuovo visitabile al museo Archeologico nazionale di Firenze dopo un lungo lavoro che l’ha visto protagonista di un articolato progetto di restauro, studio tecnologico e indagine scientifica avanzata coordinato da specialisti italiani e internazionali. L’intervento conservativo, iniziato nel 2024, è stato possibile grazie al sostegno dei Friends of Florence, alla professionalità del restauratore Nicola Salvioli e alla lungimiranza di Mario Iozzo, allora alla guida del Museo. Il restauro, particolarmente complesso per la variabilità della superficie e per le criticità conservative dell’opera, è stato affiancato da uno studio analitico della lega metallica e delle tecniche di realizzazione. E dopo l’estate il Torso sarà protagonista della mostra “Broken. Il potere del frammento” a Palazzo Strozzi dal 25 settembre 2026.

Daniele Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, e Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence, davanti al Torso di Livorno (foto maf)

“È stata un’indagine appassionante”, commenta Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, “in cui le competenze di diverse discipline scientifiche e umanistiche si sono intrecciate all’insegna del restauro, per raccontare la lunghissima storia del bronzo antico, dalla sua realizzazione alla permanenza sotto le acque del mare fino all’esposizione nelle collezioni granducali, quindi al museo. Un lavoro di squadra tra tanti specialisti che mette in luce il ruolo attivo del museo come centro di ricerca e di conoscenza sul patrimonio archeologico; ma anche una nuova e preziosa collaborazione con i Friends of Florence, che rinsalda il rapporto tra la collezione e il suo pubblico più generoso e appassionato”. “Con il restauro del Torso di Livorno, Friends of Florence è lieta di rinnovare la propria collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze”, annuncia Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence, “sostenendo un progetto che ha saputo coniugare conservazione, ricerca e approfondimento scientifico. Un intervento che ha restituito leggibilità e stabilità all’opera e ha consentito di approfondirne la storia, i materiali e la tecnica esecutiva. Siamo profondamente grati ai Signori Lauri e Michael Corliss: grazie alla loro generosa donazione, Friends of Florence ha potuto sostenere e rendere possibile questo importante progetto, contribuendo alla tutela e alla valorizzazione di un’opera che oggi può raccontare al pubblico una storia ancora più ricca e completa. Il nostro ringraziamento va anche a tutto lo staff del museo per la preziosa collaborazione e a Nicola Salvioli che ha curato il restauro dell’opera coordinando, un articolato e innovativo percorso di diagnostica e ricerca”.

Il “Torso di Livorno” prima del restauro, ancora con le “patinature lorenesi” (foto maf)

Annoverato fra i Grandi Bronzi del museo, il Torso faceva parte delle collezioni medicee sin dai tempi di Cosimo I (1537-1574) e figura tra le opere più rappresentative della Galleria già nel celebre dipinto La Tribuna degli Uffizi (1772-1778) di Johann Zoffany. Ancora avvolta nel mistero rimane la sua origine, già in passato ci si interrogava se fosse un originale greco o una copia romana, se fosse davvero stato rinvenuto al largo di Livorno o se da sempre appartenesse alle gallerie medicee, quello che è certo, come emerso anche dalle analisi del restauro, è che l’opera ha avuto una lunga permanenza subacquea. Come molti altri bronzi provenienti dalle antiche collezioni medicee, anche il Torso era ricoperto da spesse stesure superficiali scure, le cosiddette “patinature lorenesi”, che è stato indispensabile rimuovere per poter intervenire sulla corrosione della lega metallica. Così sono state riportate alla luce le variazioni di colore della superficie metallica, inoltre il restauro ha consentito di mappare accuratamente i tasselli e residui di conchiglie e concrezioni marine presenti all’interno della scultura.

Il “Torso di Livorno” nei laboratori dell’Institute Laue-Langevin (ILL) di Grenoble, in Francia (foto maf)

Per approfondire i numerosi interrogativi ancora aperti sull’opera, è stata avviata una vasta campagna diagnostica che ha previsto l’impiego di tecniche non invasive e micro-invasive finalizzate allo studio della lega metallica e dei suoi processi di alterazione. Inoltre, già nel giugno 2024 il Torso è stato sottoposto ad avanzate analisi presso l’Institute Laue-Langevin (ILL) di Grenoble, in Francia: per la prima volta la tecnica dell’imaging neutronico (usata per penetrare materiali densi) è stata applicata a una scultura bronzea di dimensioni monumentali. Il restauro ha rappresentato un’importante occasione di ricerca e approfondimento scientifico, i cui risultati saranno illustrati nel corso di una giornata di studi in programma giovedì 17 settembre 2026 al museo fiorentino. Oltre al restauro, Nicola Salvioli ha curato anche la progettazione del nuovo supporto espositivo della scultura, concepito per garantire una maggiore stabilità strutturale, una più corretta distribuzione dei carichi e una migliore restituzione estetica dell’opera.

Il restauratore Nicola Salvioli mostra il “Torso di Livorno” (foto maf)
Giulia Basilissi, restauratrice del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

OPERAZIONE RESTAURO. Restauro, documentazione grafica 3D, studio e realizzazione del supporto: Nicola Salvioli, coadiuvato da Giorgio Pettiti. Direzione tecnico-scientifica: Barbara Arbeid – Giulia Basilissi. Diagnostica sul metallo, le patine e i prodotti di alterazione: Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, Barbara Salvadori, Silvia Vettori, Sofia Brizzi. Diagnostica neutronica: Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”, Francesco Grazzi, Francesco Cantini; Institute Laue-Langevin (ILL) di Grenoble, Antonella Scherillo, Anna Fedrigo, Alessandro Tengattini. Studio delle terre di fusione: Sonia Mugnaini. Studio dei residui di organismi marini: Università di Firenze – Museo di Storia Naturale La Specola, Gianna Innocenti, Simone Cianfanelli. Documentazione fotografica ufficiale: Antonio Quattrone.

Il “Torso di Livorno”, tra i grandi bronzi della Collezione Medicea, dopo l’intervento di restauro (foto maf)

IL VIAGGIO DEL TORSO NON SI FERMA QUI. Dopo aver trascorso l’estate al museo Archeologico, infatti, dal 25 settembre 2026 il bronzo sarà parte della grande mostra di Palazzo Strozzi “Broken. Il potere del frammento”, in programma fino al 24 gennaio 2027: una grande esposizione che indagherà il tema del frammento dall’archeologia all’arte contemporanea. “Il restauro del Torso di Livorno rappresenta un’occasione di valorizzazione e restituzione al pubblico di un’opera di straordinario significato, che farà parte del percorso della grande mostra di Palazzo Strozzi Broken. Il potere del frammento (25 settembre 2026 – 24 gennaio 2027)”, dichiara Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi. “Un risultato reso possibile grazie al prezioso supporto di Friends of Florence, che ha sostenuto la campagna di restauro, e alla collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze, il cui prestito dell’opera rinnova e rafforza il dialogo tra le istituzioni culturali della città”.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale aperta la nuova sala della Chimera di Arezzo, il capolavoro in bronzo dell’arte etrusca: icona e simbolo fin dal suo ritrovamento nel 1553. La presentazione del direttore Maras per “archeologiavocidalpassato”

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

Dalla porta socchiusa della sala 12 del museo Archeologico nazionale di Firenze si intravede il suo sguardo bestiale. L’ombra del mostro si staglia sinistra sul grande sipario che chiude un lato di questo singolare “antro”. Al centro, emerge dalla penombra con tutta la sua forza la Chimera, il capolavoro in bronzo dell’arte etrusca del 400 a.C., scoperto il 15 novembre 1532 ad Arezzo, che riproduce il mostro con una testa e un corpo di leone, una testa di capro che spunta dal dorso e una coda di serpente o di drago. Mostro che, secondo la mitologia, infestava le montagne della Licia in Asia Minore e fu sconfitta dall’eroe Bellerofonte. E la Chimera di Arezzo è colta nel momento in cui sta tentando l’ultima difesa: ruggisce contro il suo avversario mentre la testa di capro sta già morendo sul suo dorso ferita da una lancia.

Dal 19 novembre 2025, con l’inaugurazione della nuova sala del MAF, la Chimera di Arezzo – icona e simbolo dell’arte etrusca – ritrova la sua collocazione ideale, grazie a un accurato intervento affidato allo studio fiorentino di architettura Guicciardini & Magni, che lo ha realizzato insieme all’ufficio tecnico e alle curatrici del Museo: un allestimento esperienziale, allo stesso tempo monumentale e poetico, che invita ogni visitatore a un incontro personale con un capolavoro che da secoli incarna il genio artistico e il mito della civiltà etrusca. La scultura, iscritta al numero 1 nell’inventario del Museo, è appartenuta sin dal suo ritrovamento al futuro Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici, diventando subito uno dei pezzi più emblematici e preziosi della collezione medicea.

È il direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, Daniele Maras, ad illustrare ad archeologiavocidalpassato.com la nuova sala della Chimera di Arezzo, aperta al pubblico il 19 novembre 2025: il mito, il ritrovamento, l’allestimento.

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

“Diciamo che era un po’ il nostro dovere – continua Maras – quella di metterla di nuovo al centro, di darle uno spazio monumentale apposta per lei. Questa sala grazie a un contributo internazionale di due donatori, due mecenati, veri e propri mecenati moderni, i statunitensi Laura e Jack Winchester, che hanno voluto donare a Firenze e al museo Archeologico questa sala, ha un’impostazione simile a un teatro, pensata come un teatro, grazie al progetto dello studio Guicciardini e Magni che ha visto un’arena circolare e un sipario che inquadrano la Chimera senza distrazioni. Noi non vogliano che ci siano altri elementi multimediali, tecnologici, colorati, che distraggano la percezione dei visitatori nei confronti della Chimera. C’è molta tecnologia in questa sala, ma è nascosta, non si vede. Le luci inquadrano bene i dettagli anatomici e ce li fanno apprezzare. Lo spazio intorno è ben pensato e calcolato. La base, il basamento monumentale, la rende una sorta di statua, scultura monumentale al centro di una piazza, una piazza che è di tutti.

“Così i visitatori che entrano possono apprezzarla senza altre distrazioni. E la luce la trasforma in una star di uno spettacolo, uno spettacolo stabile, fermo, in cui il visitatore entra come se fosse nell’antro della Chimera e diventa il nuovo Bellerofonte, pronto a sfidare la Chimera e a entrare in rapporto con lei. Da oggi – conclude Maras – la Chimera ha una posizione centrale che meritava da prima e per il futuro, per i prossimi, ci auguriamo, 500 anni, la vedrà qui conservata alle cure del nostro personale di conservazione per tutti i cittadini”.

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

La riapertura della Sala della Chimera rappresenta un momento significativo nella storia del MAF, segnando il passaggio dalla direzione regionale Musei nazionali della Toscana, guidata da Stefano Casciu, al nuovo istituto autonomo del museo Archeologico nazionale di Firenze, istituito nel 2024, affidato al direttore Daniele Federico Maras. All’inaugurazione, mercoledì 19 novembre 2025, sono intervenuti il direttore generale Musei Massimo Osanna, il direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze Daniele Federico Maras, il responsabile dell’Ufficio tecnico arch. Luca Gullì, il progettista dell’intervento arch. Marco Magni, le curatrici del Museo archeologhe Barbara Arbeid e Claudia Noferi.

Massimo Osanna, direttore generale Musei (foto graziano tavan)

“La Chimera”, commenta il direttore generale Musei Massimo Osanna, “è uno dei simboli più riconoscibili dell’arte etrusca e del patrimonio culturale del nostro Paese. Restituirle uno spazio pensato per accoglierla e raccontarla con nuovi linguaggi significa mettere al centro la qualità dell’esperienza museale, l’accessibilità dei contenuti e l’attenzione verso i pubblici. Questo intervento rappresenta un passo importante nel percorso di rinnovamento del museo Archeologico nazionale di Firenze, che in questi mesi sta avviando una revisione complessiva dei propri spazi espositivi, nell’ambito del più ampio impegno della Direzione generale Musei nel rinnovamento dei linguaggi e delle forme di fruizione dei luoghi della cultura del Sistema Museale Nazionale”.

Stefano Casciu, direttore regionale dei Musei nazionali Toscana (foto graziano tavan)

“Si conclude oggi felicemente”, dichiara Stefano Casciu, direttore regionale dei Musei nazionali Toscana, “il progetto ideato ed avviato da Mario Iozzo nel periodo della sua direzione del Museo, volto a rinnovare completamente l’esposizione museale della Chimera e delle altre opere ad essa connesse, e che ha visto il coinvolgimento ed il supporto economico di Laura e Jack Winchester. Con loro la direzione regionale Musei nazionali Toscana, come Istituto al quale afferiva in precedenza il Museo archeologico di Firenze, ha portato avanti negli anni anche altri importanti riallestimenti museali. A loro ed al collega Mario Iozzo va il mio sentito ringraziamento, che si estende all’attuale direttore Daniele Federico Maras e a tutto lo staff tecnico ed amministrativo coinvolto, che garantisce ancora una intensa e diretta collaborazione operativa tra la Direzione regionale ed il nuovo Museo autonomo”.

 

 

Firenze. Il museo Archeologico nazionale, a pochi giorni dall’apertura al pubblico della nuova sala della Chimera, svela il progetto dell’allestimento che restituisce alla scultura etrusca la sua centralità. Noferi, curatrice del MAF, ricorda i vari allestimenti riservati alla Chimera fin dalla sua scoperta, nel 1553

La Chimera di Arezzo, scultura etrusca del IV sec. a.C., uno dei simboli del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

Mercoledì 19 novembre 2025, alle 18, al museo Archeologico nazionale di Firenze apre al pubblico la nuova Sala della Chimera, a conclusione del progetto di allestimento che restituisce alla scultura etrusca la sua centralità e ridefinisce l’intero spazio espositivo. E per la Chimera di Arezzo si apre un nuovo capitolo. Simbolo delle collezioni medicee, esposta in una suggestiva sala interamente rinnovata, sarà ora di nuovo offerta alla pubblica fruizione, dopo un accurato intervento di conservazione insieme a tre bronzetti etruschi raccolti nel 1553 nello stesso contesto di ritrovamento (vedi Firenze. Al museo Archeologico nazionale apre la nuova sala della Chimera, simbolo del Maf, primo intervento del più ampio progetto di valorizzazione e riallestimento del museo. Il direttore Maras spiega il mito e il ritrovamento della Chimera, e la restauratrice Basilissi il suo restauro | archeologiavocidalpassato).

L’allestimento completamente ripensato restituisce alla sala la sua unitarietà architettonica e una nuova centralità visiva. Il progetto realizzato dallo studio Guicciardini&Magni, che comprende un sapiente disegno di luci firmato dallo studio Iarussi, e supervisionato dagli architetti Luca Gullì, Luciana Linzalone e Francesca Bacci, della direzione regionale Musei nazionali della Toscana, nasce dall’idea di creare un dialogo continuo tra opera, spazio e luce. Un allestimento ambizioso che fonde rigore museografico e sensibilità progettuale per un nuovo modo di incontrare la Chimera. Tutto parte da un gesto semplice e potente: collocare la Chimera al centro. Da qui si sviluppa un impianto espositivo che guida la fruizione in modo circolare immersivo: la base come fulcro geometrico, la vetrina e la panca come elementi di continuità ed equilibrio, il tendaggio come filtro scenografico che accoglie e accompagna lo sguardo, e infine il restauro dei pavimenti ottocenteschi, decorazioni e impianti, che restituisce alla sala la sua coerenza originaria.

La Chimera di Arezzo esposta al museo Archeologico nazionale di Firenze prima del restauro in corso (foto maf)

Dalle collezioni medicee alle sale del museo Archeologico nazionale di Firenze, la Chimera, fin dal suo ritrovamento, è stata protagonista di mostre ed esposizioni quale simbolo dell’arte etrusca per eccellenza. In attesa di ammirare la nuova sala che la custodirà, Claudia Noferi, curatrice della sezione etrusca del museo Archeologico nazionale di Firenze, ripercorre le tappe principali degli allestimenti di cui è stata protagonista.

Claudia Noferi, curatrice della sezione etrusca del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

“La Chimera di Arezzo è da sempre, fin dalla sua scoperta, nel 1553, parte delle collezioni fiorentine”, spiega Noferi. “È stata nelle collezioni di Cosimo I il quale addirittura l’aveva posizionata nel suo studiolo e se ne occupava personalmente. È stata poi nella sala di Leone X, e dal 1718 è confluita nelle collezioni delle Gallerie degli Uffizi. Dal 1870 è stata esposta nel primo nucleo del museo Archeologico di Firenze. E successivamente, dalla fine degli anni ’70 dell’Ottocento nel Palazzo della Crocetta. Basti dire che la Chimera di Arezzo è il numero 1 dell’inventario degli oggetti del Museo. Fa parte del nucleo originario insieme ad altri due grandi bronzi sempre delle collezioni medicee: la Minerva d’Arezzo, che adesso è esposta al secondo piano, e l’Arringatore. È stata esposta per gran parte della sua storia all’interno del museo – continua Noferi -, proprio nel corridoio dei bronzi dove ci sono ancora le vetrine che fanno parte dell’antica esposizione, come fu voluta da Luigi Adriano Milani alla fine dell’Ottocento. Ed è stata anche protagonista di diverse mostre sui Medici, quindi sulle collezioni medicee e fiorentine per eccellenza, sia all’interno del museo nel 1992, per l’anniversario della morte di Lorenzo il Magnifico, per le commemorazioni, sia in altre esposizioni, in cui la Chimera è tornata a Palazzo Vecchio perché faceva parte proprio del Comune di Firenze e simbolo di Firenze. nell’ultima fase della sua vita espositiva era esposta dietro questa porta, insieme all’Arringatore, altro grande numero dei bronzi medicei delle nostre collezioni, e dietro questa porta tra poco sarà possibile vederla nella sua nuova veste e nella sua nuova esposizione. E questa sala – conclude – sarà dedicata tutta a lei”.

Chiusi (Si). Per la Giornata degli Etruschi, teatro, archeologia e degustazioni: ecco il ricco programma

Chiusi celebra la Giornata degli Etruschi con teatro, archeologia e degustazioni. Mercoledì 27 agosto 2025, la città di Chiusi (Si) sarà protagonista della Giornata degli Etruschi, ricorrenza istituita dal Consiglio regionale della Toscana in memoria della nomina di Cosimo I de’ Medici a Granduca di Toscana (1569). Per l’occasione sono in programma due appuntamenti di grande valore culturale che permetteranno di riscoprire la civiltà Etrusca attraverso il teatro, la musica, la storia e il cibo. Una giornata intensa, che unisce linguaggi diversi – dal teatro alla ricerca scientifica, dalla musica al gusto – per rendere omaggio alla straordinaria eredità del mondo etrusco e alla sua attualità culturale.

Il Labirinto di Porsenna a Chiusi (Si) (foto mic)

Alle 17.30, visita guidata al Labirinto di Porsenna (ingresso a pagamento). Prenotazione consigliata. Posti limitati. Telefonare alla Cooperativa Il Labirinto 0578226975. Alle 18.45, all’Orto Vescovile, spettacolo teatrale “Il nonno del nonno di mio nonno era etrusco”, drammaturgia e regia di Gabriele Valentini, con gli allievi dei Teatri di Stagione e l’accompagnamento musicale dal vivo di Luca Burocchi (Scuola di Musica Aulos). Ingresso libero. L’evento è stato realizzato grazie al contributo che il Consiglio regionale della Toscana ha concesso alla Fondazione Orizzonti d’Arte.

Alle 21, al museo nazionale Etrusco di Chiusi, presentazione del libro “A tavola con gli Etruschi. Viaggio alla scoperta dei Rasenna attraverso il loro rapporto con il cibo” dell’archeologo e divulgatore Giorgio Franchetti. Dopo i saluti dell’assessore alla Cultura Mattia Bischeri e l’introduzione del direttore del museo Fabrizio Vallelonga, la serata sarà arricchita dalle performance del gruppo di musici antichi Phonomachoi – Musiche e danze dall’antichità con Gabriele Imperatori (auloi) e Francesca Rossetti (lira). A seguire, degustazione di pietanze “all’etrusca” a cura dell’archeocuoca Cristina Conte, collaboratrice del volume, e assaggio di vino invecchiato in anfora sotterrata offerto dal viticoltore Francesco Mondini.