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Ostia antica (Roma). Al Castello di Giulio II presentazione del libro “Scavi di Ostia XIX – Il tempio dei Fabri Navales (III, II, 1-2) e la Fullonica sottostante” di Claire de Ruyt, pubblicato da L’Erma di Bretschneider

Venerdì 5 giugno 2026, alle 17, al Castello di Giulio II, nel parco archeologico di Ostia antica (Roma) presentazione del libro “Scavi di Ostia XIX – Il tempio dei Fabri Navales (III, II, 1-2) e la Fullonica sottostante” di Claire de Ruyt, pubblicato da L’Erma di Bretschneider. Introduce il direttore del Parco, Alessandro D’Alessio, presentano il volume Carlo Pavolini, già professore di Archeologia classica all’università della Tuscia, e Françoise Van Haeperen, professoressa di Storia antica all’Université del Louvain. Interviene l’autrice. Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili.

Copertina del libro “Scavi di Ostia XIX – Il tempio dei Fabri Navales (III, II, 1-2) e la Fullonica sottostante” di Claire de Ruyt

Scavi di Ostia XIX. Il Tempio Collegiale dei Fabri Navales si trova sul versante settentrionale della parte occidentale del Decumanus Maximus di Ostia ed è stato portato alla luce durante gli scavi del 1938-‘39. Questo studio presenta e analizza i risultati degli scavi condotti tra il 1992 e il 2005 dall’Université Saint Louis di Bruxelles e dall’Université de Namur, in collaborazione con la Soprintendenza di Ostia – oggi Parco Archeologico di Ostia Antica. Costruito nell’ultimo decennio del II secolo a.C., sotto Commodo e Settimio Severo, questo Tempio comprende delle tabernae sulla facciata, un vasto cortile con portici preceduto da una grande sala coperta e un alto podio in antis. Il sito, abbandonato nel V secolo, ospitava un grande deposito di marmi. Nuove ricerche hanno rivelato l’esistenza di una vasta fullonica sotto le rovine del Tempio, sepolta da un cospicuo riempimento. La pianta di questo edificio, costruito sotto Traiano e più volte ristrutturato nel corso del II secolo, era straordinariamente organizzato attorno a quattro grandi bacini affiancati da numerose postazioni di pigiatura dei tessuti che occupavano l’intera parte posteriore del lotto, mentre un cortile fiancheggiato da negozi ne completava l’estensione verso la parte anteriore del sito. Le indagini archeologiche condotte sotto i pavimenti in argilla di queste tabernae, costruite prima della metà del I secolo d.C., hanno portato alla luce i primi livelli di occupazione dell’area, rivelando l’esistenza di un cortile ancora più antico e di strutture idrauliche – un pozzo e un serbatoio (castellum aquae) – risalenti al I secolo d.C. Queste scoperte riaprono il dibattito sull’evoluzione della distribuzione idrica in questa parte della città, dal tardo periodo repubblicano alla fine del II secolo d.C. Uno studio sul lungo sviluppo di questo lotto conferma l’utilizzo di tutti gli edifici che occupano questo isolato (R III, II), che fino al Tardo Impero era dedicato a diverse attività, sempre legate all’artigianato e al commercio.