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Il giallo archeologico di Tol-e Ajori, vicino a Persepoli (Iran): la quinta missione conferma la scoperta di una porta monumentale achemenide copia della porta di Ishtar di Babilonia. L’ambiente centrale restituisce una panchina a mattoni invetriati, un altro frammento dell’iscrizione, ma non ancora il nome del sovrano costruttore

I risultati della campagna di scavo 2014 a Tol-e Ajiori sono stati determinanti per definire la natura del monumento portato alla luce: una porta monumentale

I risultati della campagna di scavo 2015 a Tol-e Ajiori sono stati determinanti per confermare la natura del monumento portato alla luce: una porta monumentale

Che a Tol-e Ajori, a un passo da Persepoli, nell’Iran meridionale, ci sia una porta monumentale achemenide non è più un mistero. Dopo quattro anni di ricerche nella piana di Persepoli in cui sembrava di essere di fronte a un vero e proprio giallo archeologico con continui colpi di scena e autentiche “sorprese”, la quinta campagna di scavo a Tol-e Ajori (settembre-ottobre 2015) ha confermato le ipotesi avanzate negli anni precedenti (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/01/19/svelato-il-giallo-delledificio-di-tol-e-ajori-vicino-persepoli-iran-callieri-cosi-abbiamo-capito-che-era-una-porta-monumentale/). Ma non tutti i dubbi sono stati sciolti. Restano aperti ancora alcuni interrogativi importanti che vedremo in questo e nei prossimi post.  I risultati della quinta campagna della missione congiunta irano-italiana a Persepoli diretta da Alireza Askari Chaverdi dell’università di Shiraz e da Pierfrancesco Callieri dell’università di Bologna, nel quadro dell’accordo tra il dipartimento dei Beni culturali (DBC) dell’università di Bologna e l’istituto di Ricerca dei Beni culturali dell’Iran (RICHHTO) col contributo economico dell’Università di Bologna, del MAECI, della Fondazione Flaminia di Ravenna e della Lighthouse-Group, sono stati resi noti per la prima volta in una relazione dei due co-direttori, presentata da Alireza Askari Chaverdi al 14° congresso di Archeologia dell’Iran tenutosi a Teheran dal 6 all’8 marzo 2016, consentendo così la divulgazione dei risultati della campagna di scavo 2015 e delle relative immagini.

Tol-e Ajori: veduta aerea dell'area di scavo con le trincee aperte nella campagna 2015

Tol-e Ajori: veduta aerea dell’area di scavo con le trincee aperte nella campagna 2015

L’EREDITÀ Nell’autunno del 2014 la quarta campagna di scavo si era chiusa con alcune certezze ma anche lasciando aperti molti dubbi (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/02/10/chi-ha-costruito-la-porta-monumentale-di-tol-e-ajori-e-il-palazzo-di-firuzi5-prima-di-persepoli-iran-gli-indizi-portano-a-ciro-ma-e-presto-per-dirlo-il-giallo-continua/). Di certo si è ormai sicuri che a Tol-e Ajori sia stata individuata una porta monumentale del primo periodo achemenide la cui iconografia riproduce quella della porta di Ishtar a Babilonia. Ed è ormai sicuro che questo edificio monumentale sia anteriore all’edificazione di Persepoli. Ma qui iniziano a insinuarsi i primi dubbi. Quando è stata costruita esattamente la porta? E soprattutto, da chi? Da quale sovrano tra Ciro (ritenuto il più probabile), Cambise e Dario I? Ma non è solo la “paternità” del monumento a rimanere incerta. Gli archeologi infatti non sono ancora riusciti a stabilire se la porta sia un monumento isolato oppure inserito all’interno di un sistema di delimitazione territoriale, quindi collegato a un muro di cinta.

Pierfrancesco Callieri co-direttore a tol-e Ajori con Alireza Askari Chaverdi

Pierfrancesco Callieri co-direttore a tol-e Ajori con Alireza Askari Chaverdi

LA QUINTA CAMPAGNA Con queste certezze e soprattutto con questi dubbi è iniziata la quinta campagna di scavo nella piana di Persepoli, campagna che è stata condotta dal 17 settembre al 31 ottobre 2015, diretta da Alireza Askari Chaverdi dell’università di Shiraz e da Pierfrancesco Callieri dell’università di Bologna con la collaborazione di Luca Colliva e di un folto gruppo di archeologi iraniani e italiani. “Abbiamo cercato innanzitutto di studiare meglio l’ambiente centrale della porta, da cui provenivano gli unici due frammenti di iscrizione ritrovati nelle campagne precedenti”, spiega Callieri. L’obiettivo è evidente: trovare altri frammenti dell’iscrizione e quindi – con un po’ di fortuna – risolvere il primo problema rimasto aperto: conoscere il nome del suo costruttore. Infatti nel caso di Tol-e Ajori l’arco cronologico all’interno del quale la porta dovrebbe essere stata realizzata è così ridotto (poco più di vent’anni) che nessun sistema di datazione attualmente noto può essere considerato affidabile, dal C14 alla termoluminescenza. Il monumento può infatti essere datato tra il 539 a.C. (anno della conquista di Babilonia da parte di Ciro, che potrebbe aver voluto una replica della porta di Ishtar su scala maggiore) e il 515 a.C. (anno intorno al quale Dario iniziò la costruzione di Persepoli). Quindi sono solo 24 anni, un arco di tempo – come si diceva- troppo ristretto: nessun metodo di analisi oggi può dare delle certezze con questi limiti. Quindi l’unica speranza per gli studiosi è quella di trovare un frammento di iscrizione che si aggiunga ai due già trovati, uno dei quali con la parola [RE]. La missione sperava in un colpo di fortuna: trovare proprio un frammento con il nome del sovrano. “Non l’abbiamo trovato”, chiarisce subito Callieri, tradendo una piccola delusione. “Ma lo studio approfondito dell’ambiente centrale non è stato infruttuoso, anzi. I risultati sono molto interessanti e costituiscono uno dei punti qualificanti della quinta campagna di scavo”.

Tratto della faccia interna del muro SW (con decorazione a mattoni invetriati in situ), di una delle banchine e del pavimento dell’ambiente interno (trincea 11)

Tratto della faccia interna del muro SW (con decorazione a mattoni invetriati in situ), di una delle banchine e del pavimento dell’ambiente interno (trincea 11)

L’AMBIENTE CENTRALE Come si diceva, l’approfondimento delle conoscenze dell’ambiente centrale della porta di Tol-e Ajori è stato uno degli obiettivi della quinta missione. “Nell’ambiente centrale interno è stato trovato un nuovo tratto con corsi di mattoni invetriati in situ”, precisa l’archeologo italiano. Così ora sono due i tratti di muro ritrovati in situ (l’altro era nel corridoio). Dalla prima analisi dei filari di mattoni si può subito trarre una osservazione importante: ripropongono lo stesso schema e la stessa decorazione della fascia inferiore della porta di Ishtar, quella decorata con mattoni piani e non a rilievo, con i quali erano invece composti i pannelli sovrastanti. “Lo scavo di quest’anno (2015, ndr) ci ha dato preziose informazioni sulle decorazioni e sulla pianta dell’ambiente centrale, informazioni che hanno confermato quanto ipotizzato nella campagna del 2014. Tra queste, la presenza di una panchina lungo le pareti dell’ambiente interno. È una seduta larga 60 cm realizzata in mattoni cotti, che sulle fasce esterne sono invetriati. Invetriati dovevano pure essere i mattoni sulla faccia superiore, quello della seduta, ma sono stati portati via nella spoliazione del monumento. Siamo sicuri che c’erano perché ci sono rimasti due frammenti. La panchina si interrompeva al centro dell’ambiente, forse perché lì si trovava l’iscrizione da cui provengono i nostri frammenti”.

Veduta generale dell'ambiente centrale della porta monumentale di Tol-e Ajori (Iran)

Veduta generale dell’ambiente centrale della porta monumentale di Tol-e Ajori (Iran)

LE RISPOSTE DEL 2015 Tre sono gli aspetti cui lo scavo del 2015 ha dato risposte. Innanzitutto l’architettura del monumento con la scoperta/conferma della presenza della panchina. E poi la decorazione del monumento che si è confermata uguale a quella della porta di Ishtar. Infine, lo stato di conservazione del monumento: “C’è la possibilità che la porta sia stata oggetto di un evento sismico (terremoto). Il tratto di muro che conserva intatto il paramento invetriato è traslato verso NE di 10 cm, ma non è crollato. Su questa particolare situazione delle strutture sta studiando un esperto irano-statunitense. Comunque il terremoto non è stato la causa della fine del monumento, perché prima dell’evento sismico la struttura era già stata abbandonata con un accumulo di argilla sul pavimento dell’ambiente centrale, forse spogliato di eventuali mattoni cotti, e di alcuni frammenti di pietra sul pavimento esterno”. È stata poi migliorata la conoscenza del sistema dei segni per la messa in opera dei mattoni invetriati, confermando quanto già si sapeva. Infine trovati due frammenti con scrittura cuneiforme, uno in lingua babilonese e l’altro in lingua elamita. “Su un frammento è stato trovato un segno cuneiforme che secondo Gian Pietro Bsello significa [PORTA]. Quindi l’iscrizione presenterebbe un testo che ricorda un sovrano [RE] e un monumento [PORTA]. Ma purtroppo – conclude Callieri – manca ancora l’elemento più importante: il nome del sovrano”.

(1 – continua nei prossimi giorni)

Egitto. Per l’apertura del Nuovo Canale di Suez una mostra al Cairo e i musei di Suez e Ismailia raccontano la storia militare dell’Antico Egitto nell’area di al-Qantara e del Cammino di Horus. Grande progetto di valorizzazione dei siti archeologici del comprensorio di Suez

Il Nuovo Canale di Suez: per l'inaugurazione il Governo ha promosso mostre sugli scavi archeologici in zona

Il Nuovo Canale di Suez: per l’inaugurazione il Governo ha promosso mostre sugli scavi archeologici in zona

Il tracciato del Cammino di Horus, la strada militare da al-Qantara a Gaza

Il tracciato del Cammino di Horus, la strada militare da al-Qantara a Gaza

La locandina con invito della mostra al museo Egizio del Cairo

La locandina con invito della mostra al museo Egizio del Cairo

I resti di una fortezza sul Cammino di Horus

I resti di una fortezza sul Cammino di Horus

Una mostra al museo Egizio del Cairo e gallerie fotografiche nei musei di Suez e Ismailia, insieme alla valorizzazione della cosiddetta Sorgente di Mosè, nel Sinai, anticipano il faraonico progetto culturale promosso contestualmente all’avvio dell’altrettanto faraonico progetto del Nuovo Canale di Suez: riorganizzare, salvaguardare e promuovere i siti archeologici dell’area di al-Qantara, la porta orientale dell’Antico Egitto verso la Palestina e la Siria, e punto di partenza del cosiddetto Cammino di Horus, “la strada militare più lunga dell’Egitto”, ricorda Mohamed Abdel-Maqsoud, soprintendente dei siti archeologici del Nuovo Canale di Suez, “un collegamento militare e commerciale vitale tra l’Egitto e l’Asia, che ha visto marciare gli eserciti di Thutmosi III e Ramses II, ma anche passare le orde assire, l’esercito persiano di Cambise, i soldati di Alessandro Magno, le legioni romane di Antioco, i conquistatori arabi guidati da Amr Ibn Al-As”. E poi qui sono transitati i pellegrini cristiani diretti ai centri religiosi di Rafah e Pelusium. “Vogliamo valorizzare il Cammino di Horus”, assicura Abdel-Maqsoud, “perché ci permette di illustrare un altro aspetto dell’Antico Egitto: quello militare, attraverso un’area archeologica unica che comprende anche i siti di al-Qantara”. Oggi, grazie agli scavi archeologici, prendono forma le informazioni fornite dai rilievi del tempio di Karnak che descrivono le campagne del faraone Seti I e le mappe del Cammino di Horus dall’Egitto alla Palestina. Si sa che lungo questo tratto di strada sono state costruite undici fortezze, delle quali cinque sono state individuate dagli archeologi: la prima a Qantara Est e l’ultima a Gaza.

Dalle sabbie del comprensorio di Suez sono riemerse testimonianze dell'Antico Egitto

Dalle sabbie del comprensorio di Suez sono riemerse testimonianze dell’Antico Egitto

Il tracciato del Canale di Suez tra mar Rosso e Mediterraneo

Il tracciato del Canale di Suez tra mar Rosso e Mediterraneo

La collaborazione del ministero delle Antichità egizie con l’Autorità del Canale di Suez (SCA) è iniziata nel febbraio 2013, quando il piano del nuovo Canale di Suez era nelle sue fasi iniziali”, sottolinea il ministro Mamdouh Eldamaty. Il ministero aveva fornito alla SCA le mappe con i siti archeologici dell’area per evitare che l’imponente infrastruttura potesse danneggiarli. E fu proprio per questo motivo che lo scavo del Nuovo Canale è stato spostato dieci chilometri a sud di al-Qantara, in un’area dove sicuramente non c’erano monumenti noti o siti archeologici. “Per noi archeologi lo scavo del Nuovo Canale a dieci chilometri da uno dei più importanti siti archeologici dell’Egitto rappresenta e ha rappresentato una grande opportunità per sistemare i siti archeologici vicino al Canale di Suez, soprattutto al-Qantara”. Il piano originale prevedeva di aprire i sette siti archeologici di al-Qantara: tre a est (Tel Abu Seifi, Pelusio e la Fortezza Habwa) e quattro nella parte occidentale (Tel Al-Dafna, Tel Al-Maskhouta, Tel Al-Seyeidi e Ain Sukhna). L’inaugurazione al pubblico doveva essere contestuale all’apertura del Nuovo Canale di Suez, con un percorso per i visitatori, pannelli informativi, sistemi di sicurezza e di illuminazione ad alta tecnologia, un centro visitatori, bookshop e caffetteria. Ma, come succede spesso in Egitto, il tempo a disposizione è stato breve (un anno) per completare tutti i progetti entro l’apertura del Nuovo Canale di Suez, così il ministero ha organizzato una serie di eventi che celebrano la storia di questo territorio.

Particolare della stele di Ramses I davanti al dio Set della città di Avaris esposta al Cairo

Particolare della stele di Ramses I davanti al dio Set della città di Avaris esposta al Cairo

Il rilievo in calcare dipinto raffigurante il faraone Ramses II tra i reperti esposti al Cairo

Il rilievo in calcare dipinto raffigurante il faraone Ramses II tra i reperti esposti al Cairo

Il più importante è la mostra al museo Egizio del Cairo, che rimarrà aperta fino all’inizio di settembre: “Scoperte archeologiche nella porta orientale dell’Egitto e nell’area del Canale di Suez”, con 40 reperti dell’Antico Egitto scoperti nella regione del Canale di Suez. Si tratta di una collezione di reperti rinvenuti in dieci siti archeologici situati sulle sponde occidentali e orientali del Canale tra Pelusium, Tel Habuwa, Tel Abu Seifi, Tel Kedwa e Tel Al-Erede. “In mostra”, spiega ancora Abdel-Maqsoud, “sono presentate alcune delle più importanti scoperte effettuate dalle missioni di scavo straniere ed egiziane, tra cui un rilievo in calcare dipinto raffigurante il faraone Ramses II, un blocco di pietra col faraone Tutmosi II davanti al dio Montu, il signore di Tebe, e una stele del faraone Ramses I davanti al dio Set della città di Avaris”. In mostra anche una collezione di architravi, così come fotografie che mostrano le fortezze militari del Nuovo Regno scoperte in situ, palazzi reali dei regni di Thutmosi III e Ramses II, i resti di un tempio della XXVI dinastia. E poi una cantina di stoccaggio e quella che doveva essere una specie di zona industriale scoperti a Tel Dafna sulla riva occidentale del Canale di Suez e una struttura romana a Pelusium. Abdel-Maqsoud ha annunciato che è esposto per la prima volta dalla sua scoperta anche un rilievo del faraone Apries (XXVI dinastia) scoperto a Tel Dafna di al-Ismailia, lungo il Cammino di Horus, durante la rivoluzione del 2011. Scolpita nella pietra arenaria, la stele mostra una spedizione militare lanciata dal re.

Un sito archeologico emerso nelle ricerche collegate allo scavo del Canale di Suez

Un sito archeologico emerso nelle ricerche collegate allo scavo del Canale di Suez

Il nuovissimo museo archeologico di Suez

Il nuovissimo museo archeologico di Suez

Nel nuovissimo museo nazionale di Suez si può invece visitare la mostra “Il Canale di Suez, una linea tracciata nella Storia”. Inaugurato ufficialmente nel 2012, in quasi 6mila mq disposti su due piani, il museo presenta la storia della città di Suez dalla preistoria ai tempi moderni (compresa la liberazione del Sinai nel 1973) attraverso l’esposizione di 1500 reperti accuratamente selezionati da musei e depositi archeologici in tutto l’Egitto, la maggior parte provenienti da scavi di siti archeologici nella zona di Suez. La mostra presenta una collezione di manufatti rinvenuti nella zona di tell Al-Qalzam. “L’idea di collegare con un grande canale il Mediterraneo al mar Rosso attraverso il Nilo o uno dei suoi rami”, spiega il Capo della sezione Musei del ministero della Cultura, Elham Salah, “affonda nell’antichità, come dimostra la raccolta di fotografie e documenti relativi alla storia della creazione dell’antico Canale Sesostri, il primo canale a mettere in comunicazione il Mediterraneo con il mar Rosso attraverso il fiume Nilo durante il regno del faraone Sesostri III (XII dinastia)”. In mostra si possono anche vedere le immagini dei canali realizzati da Nechao II e Dario, del Canale tolemaico e di quello scavato durante il periodo islamico chiamato Amir al-Mo’menin. Tra gli oggetti esposti si possono ammirare alcuni di quelli rinvenuti nel 1930 e nel 1932 durante gli scavi nella zona di Tel al-Qalzam per proteggere l’ingresso del Canale di Suez. C’è anche una collezione di rare incisioni raffiguranti le credenze religiose della comunità di Al-Qalzam durante l’epoca tolemaica, così come una collezione di gioielli, mobili per la casa e vasi insieme a lampade di epoca tolemaica di diverse tipologie.

Vestigia del teatro antico del sito archeologico di Pelusium

Vestigia del teatro antico del sito archeologico di Pelusium

Un mosaico conservato nel museo regionale di Ismailia

Un mosaico conservato nel museo regionale di Ismailia

Il museo regionale di Ismailia documenta invece i reperti scoperti durante la costruzione del primo canale di Suez dal 1859 al 1869. La Compagnia del Canale di Suez, responsabile della costruzione del canale originale, aveva infatti organizzato una missione archeologica internazionale prima dello sterro del Canale con indagini archeologiche lungo il corso d’acqua progettato da Suez a Port Said, nonché sui bordi occidentali e orientali del percorso del canale. I reperti rinvenuti, tra cui vasi, stele e rilievi, costituirono il primo nucleo del museo di Ismailia, cui si aggiunsero poi quanto scoperto dall’egittologo francese Jean Clédat nella zona intorno al canale di Suez e nel Sinai del Nord sotto la supervisione dell’egittologo francese Gaston Maspero, all’epoca direttore delle antichità autorità dell’Egitto e con il sostegno della Société artistique de l’Isthme di Suez, istituita nel 1861 dall’ ingegnere francese André Guiter per preservare i reperti rinvenuti durante gli scavi. Le ricerche nella zona del canale sono proseguite nei decenni fino all’occupazione israeliana nel 1967, quando iniziarono a scavare nel Sinai gli archeologi israeliani portando alla luce diversi oggetti, restituiti all’Egitto nel quadro del Trattato di Pace 1977. Solo nel 1983, quando l’esercito egiziano lascia il Sinai, il sito di al-Qantara Est viene consegnato allo SCA. L’ultima missione archeologica è del 2014, quando a al-Qantara Est è stato individuato un quartiere logistico antico, con edifici amministrativi, edifici doganali, strutture utilizzate per conservare il grano, stalle e un dormitorio per i soldati. “È in quell’occasione”, ricorda Abdel-Maqsoud, “che è stato trovato un cartiglio di Ramses II con inciso Kemet, come chiamavano l’Egitto gli antichi egizi. E questa è la prima testimonianza del nome Kemet nel Sinai”. La collezione del museo comprende oggi 4mila oggetti dal predinastico al periodo greco-romano. Tra questi, oggetti scoperti nella zona di Tel al-Maskhouta dove era l’antica città di Pitom; una testa di funzionario libico in arenaria rossa risalente alla XXII dinastia, una testa della dea Bastet, e l’immagine di un sacerdote con una parrucca e sopra un grande scarabeo in altorilievo, raro esempio di scultura del Basso Egitto per questo periodo. Un altro pezzo forte del museo”, continua il soprintendente, “è la sfinge ben conservata posta all’ingresso del museo con il cartiglio del faraone Ramses II. Tuttavia, un esame più attento, dimostra che è molto più antica, e sarebbe da collocare nelle cosiddette sfingi con criniera del periodo del faraone Amenemet III della XII dinastia”.

Ayoun Mousa, la Sorgente di Mosè, sulla strada da Suez a Sharm el-Sheikh

Ayoun Mousa, la Sorgente di Mosè, sulla strada da Suez a Sharm el-Sheikh

Infine c’è Ayoun Mousa (la Sorgente di Mosè) tra le destinazioni turistiche da aprire contestualmente all’avvio del Nuovo Canale di Suez. Ayoum Mousa si trova sulla strada che da Suez va a Sharm el-Sheikh, dietro l’omonimo villaggio beduino. Si compone di 12 sorgenti di acqua calda, un po’ dolce e un po’ amara, che formano una piccola oasi fertile. La sua acqua ha la capacità terapeutiche, particolarmente adatta ai pazienti diabetici, rafforza le ossa e contribuisce a regolare la pressione alta. Per facilitare l’arrivo dei turisti, è stato creato un centro visitatori che recupera l’episodio biblico narrato nell’Esodo, quando Mosè, seguendo le indicazioni di Dio, gettò un ramo nell’acqua salmastra, rendendola potabile; e poi un bookshop e una caffetteria.

Chi ha costruito la porta monumentale di Tol-e Ajori e il palazzo di Firuzi5 prima di Persepoli (Iran)? Gli indizi portano a Ciro. Ma è presto per dirlo. Il giallo continua…

La porta di Ishtar a Babilonia (oggi al Pergamon museum di Berlino) presa a modello a Tol-e Ajori (Iran)

La porta di Ishtar a Babilonia (oggi al Pergamon museum di Berlino) presa a modello a Tol-e Ajori (Iran)

Alireza Askari Chaverdi dell’università di Shiraz, co-direttore della missione irano-italiana, mostra i rilievi del monumento di Tol-e Ajori

Alireza Askari Chaverdi, co-direttore della missione irano-italiana, mostra i rilievi del monumento di Tol-e Ajori

La porta monumentale di Tol-e Ajori, copia della Porta di Ishtar di Babilonia, è anteriore la costruzione della terrazza di Persepoli. Sembrano infatti più che indizi i dati raccolti dalla missione congiunta irano-italiana nella piana di Persepoli diretta da Alireza Askari Chaverdi dell’università di Shiraz e da Pierfrancesco Callieri dell’università di Bologna, nel quadro dell’accordo tra il dipartimento dei Beni culturali (DBC) dell’università di Bologna e l’istituto di Ricerca dei Beni culturali dell’Iran (RICHHTO) col contributo economico dell’Università di Bologna, del MIUR e del MAE. Askari Chaverdi e Callieri sul fatto che si tratti di un edificio proto-achemenide non avrebbero dubbi (vedi post su archeologiavocidalpassato https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/02/02/a-cosa-dava-accesso-la-porta-di-tol-e-ajori-vicino-persepoli-iran-forse-al-complesso-di-firuzi5-anteriore-a-persepoli-il-giallo-archeologico-continua/). Ma questo non li tranquillizza, anzi. Proprio la mancanza di elementi che possano portare a una datazione assoluta attendibile solleva problematiche che al momento non sembrano facilmente superabili. Perché la grossa eredità che lascia l’ultima campagna di scavo che si è conclusa nel novembre scorso è una domanda ben precisa: quando e chi ha realizzato a Tol-e Ajori quella straordinaria, monumentale porta?

I corsi di mattoni invetriati trovati in situ nella porta monumentale di Tol-e Ajori vicino Persepoli (Iran)

I corsi di mattoni invetriati trovati in situ nella porta monumentale di Tol-e Ajori vicino Persepoli (Iran)

Il prof. Pierfrancesco Callieri, alla fine della campagna 2013 aveva ipotizzato che il monumento di Tol-e Ajori fosse un centro cerimoniale prima di Persepoli

Il prof. Pierfrancesco Callieri, co-direttore della missione archeologica a Tol-e Ajori (Iran)

Il complesso scoperto a Tol-e Ajori – come si diceva – è molto diverso da Persepoli. A cominciare dalla presenza del drago-serpente (mushkhusshu), animale totalmente estraneo a Persepoli (per i mazdei il serpente è una creatura malvagia). Addirittura la distruzione del monumento potrebbe essere stata la conseguenza dell’ideologia zoroastriana. Questi sono tutti elementi che portano a datare il monumento prima di Persepoli. Ma quanto prima di Persepoli? “Di quanto anteriore? È difficile dirlo”, ammette Callieri. “Se imita la Porta di Ishtar (costruita intorno al 580 a.C.) la porta di Tol-e Ajori è postuma anche alla conquista di Babilonia da parte di Ciro nel 539. Quindi al momento è arduo stabilire se risale al regno di Ciro, di Cambise, o dei primi anni di Dario. L’iconografia e la tecnica di costruzione a mattoni insieme al raffronto con la porta di Ishtar ci porta a una ambientazione più mesopotamica che persiana”, spiega l’archeologo dell’ateneo bolognese. “Quindi è più probabile una attribuzione al regno di Ciro. Ma al momento non ci sono elementi decisivi”. A detta degli archeologi è più plausibile che sia dell’epoca di Ciro che ha conquistato Babilonia (come ricorda il “cilindro di Ciro”:  il re persiano si definisce devoto al dio Marduk del quale ripristina il culto. Ciro quindi è stato nelle condizioni di poter essere influenzato dall’arte babilonese e ispirato a riprodurre in Persia una copia della Porta di Ishtar). Cambise è noto per la conquista dell’Egitto. Dario poi inizia a costruire quasi subito Persepoli (518-515) e il Palazzo di Susa. Si dovrebbe ipotizzare che poco prima avesse posto mano anche al Palazzo di Firuzi5 e alla porta di Tol-e Ajori. Ma ci sarebbe stato troppo poco tempo per un’opera così monumentale.

Uno dei mattoni invetriati e decorati recuperati nello scavo della porta di Tol-e Ajori (Iran)

Uno dei mattoni invetriati e decorati recuperati nello scavo della porta di Tol-e Ajori (Iran)

Monumento dell’epoca di Ciro? Per ora è solo un’ipotesi, ovviamente. Sarà l’obiettivo proprio della prossima campagna di scavo, nell’autunno del 2015 quello di acquisire elementi per giungere con una maggiore sicurezza alla datazione del monumento e alla sua attribuzione, anche se le possibilità sono molto limitate. “Un aiuto potrebbe arrivare tra qualche mese”, anticipa Callieri, “quando dovremmo avere a disposizione i risultati archeometrici sui materiali. Le datazioni al C14 non ci possono aiutare molto a capire la data di costruzione (l’oscillazione +/- alcuni decenni è in questo caso per noi troppo ampia: ci stanno dentro tutti e tre i re achemenidi). Ma il C14 ci può invece aiutare a capire la data di distruzione: gli eventi distruttivi registrati nello scavo sono più di uno e potrebbero già essere iniziati in antico. Il C14 viene fatto in Italia sulle ossa. L’università di Urbino e di Isfahan studiano i mattoni cotti con la termoluminescenza”. Ma quello della datazione non è l’unico problema rimasto aperto. “Nella campagna  2015 dovremo cercare di chiarire soprattutto l’esistenza di un muro di recinzione. Finora nelle ricognizioni effettuate non c’è traccia di questo muro. Il lato della porta è di 40 metri: quindi apriremo una trincea intorno ai 20 metri. Non ci resta che attendere la prossima campagna di scavo. Il giallo di Tol-e Ajori continua.

(5 – fine. Precedenti post il 14, 19, 25 gennaio e 2 febbraio)

Tempio di Ciro vicino a Persepoli, un giallo dell’archeologia. Sembra un “duplicato” della porta di Ishtar a Babilonia

L'edificio di epoca achemenide portato alla luce nello scavo di Tol-e Ajori, vicino a Persepoli in Iran

L’edificio di epoca achemenide portato alla luce nello scavo di Tol-e Ajori, vicino a Persepoli in Iran

Non era una fornace e né una apadana achemenide, e neppure una torre. Si ingarbugliano le ipotesi nel giallo archeologico dell’edificio achemenide individuato nel 2011 a Tol-e Ajori, nella piana di Persepoli  nella regione di Fars in Iran meridionale, dalla missione archeologica congiunta irano-italiana diretta da Alireza Askari Chaverdi dell’università di Shiraz e da Pierfrancesco Callieri dell’università di Bologna, nel quadro dell’accordo tra il dipartimento  di Beni culturali dell’università di Bologna, il Centro iraniano per la ricerca archeologica (Icar) e la fondazione di ricerca Parsa-Pasargadae col contributo economico dell’Università di Bologna, del Miur (Progetto PRIN 2009) e del Mae. Ma allora cos’era questo singolare edificio dai muri perimetrali spessi 10 metri, a delimitare un piccolo ambiente centrale di modeste dimensioni, e in grado di sostenere un alzato impressionante di 20-30 metri che doveva dominare la piana? “Doveva essere sicuramente un edificio importante”, ci viene in soccorso il prof. Callieri che continua così, con la nostra intervista, a ripercorrere idealmente il diario di scavo a Tol-e Ajori. “Era a soli 3 chilometri e mezzo da Persepoli, ma diversamente da quest’ultima l’edificio di Tol-e Ajori non era stato costruito in pietra bensì in mattoni, cotti e crudi, secondo una tradizione elamita ben nota, e con il rivestimento esterno invetriato splendente al sole il quale, insieme all’altezza, lo rendeva visibile da lunghe distanze”.

Il frammento da Tol-e Ajori di un mattone invetriato con rilievo figurato

Il frammento da Tol-e Ajori di un mattone invetriato con rilievo figurato ben riconoscibile

Nuove sorprese. E qui è il momento di parlare di un’altra sorpresa venuta proprio dall’ultima campagna di scavo, quella del 2013, che sembra foriera di sviluppi sicuramente importanti e intriganti nel prosieguo delle ricerche dei prossimi anni. “Mentre i mattoni invetriati trovati nei corsi ancora in situ”, spiega Callieri, “e corrispondenti alla fascia più bassa dell’edificio, pur presentando colori diversi sono sempre a tinta unita –monocromi, dicono i tecnici-, i frammenti di mattoni invetriati collassati nel crollo delle strutture sono decorati a rilievo”. Purtroppo questo edificio fu distrutto più volte, già in antico ma anche in epoche più recenti. “Lungo il muro, nei detriti di crollo, è stata trovata una serie copiosa di frammenti di mattoni invetriati con rilievi provenienti da un apparato decorativo, rilievi che si possono comparare con quelli rinvenuti nel Palazzo di Dario a Susa”.

La porta di Ishtar a Babilonia (oggi al Pergamon museum di Berlino)

La porta di Ishtar a Babilonia (oggi al Pergamon museum di Berlino)

Un rilievo babilonese: il “mushkhusshu”. È interessante notare che, diversamente dalla fascia bassa del muro a decorazione uniforme, qui i rilievi decorati sono ben riconoscibili con raffigurazioni di animali fantastici: oltre al toro troviamo – ed è l’aspetto più interessante e intrigante-, il “mushkhusshu”, cioè il drago-serpente babilonese: un quadrupede con zampe posteriori di grifone munite di artigli, e le zampe anteriori di leone; il corpo, invece, è un ibrido con squame e la testa di serpente. Una bella raffigurazione di questo drago-serpente si trova sulla porta di Ishtar di Babilonia (ora tra le principali opere esposte al Pergamon Museum di Berlino). “Ma non si tratterebbe di una semplice somiglianza di soggetto”, interviene Callieri. “Qui si nota anche una stretta relazione con i pannelli decorativi della porta di Ishtar realizzati, come a Tol-e Ajori, in mattoni: la composizione delle immagini è identica. Addirittura sembra siano state usate le stesse matrici: stesse misure, stesse parti. Possiamo dire che a Toll-e Ajori siamo di fronte a una specie di duplicato della porta di Ishtar di Babilonia”.

Il "mushkhusshu", il drago-serpente raffigurato sulla porta di Ishtar a Babilonia

Il “mushkhusshu”, il drago-serpente raffigurato sulla porta di Ishtar a Babilonia

Edificio protoachemenide. La prima considerazione conseguente, secondo il co-direttore della missione irano-italiana, è lo spostamento della datazione del monumento a un periodo più antico rispetto alla costruzione di Persepoli, quindi a un periodo proto-achemenide. “Perciò ipotizziamo che l’edificio monumentale di Tol-e Ajori si possa far risalire all’epoca di Ciro o, al massimo, di Cambise. A supportare questa tesi ci sono alcuni dati specifici emersi dallo scavo cui abbiamo già accennato ma che è bene qui ricordare. Innanzitutto le diverse tecniche costruttive rispetto alla terrazza di Persepoli e poi, soprattutto, la presenza del “mushkhusshu” il drago-serpente babilonese che scompare nell’arte achemenide ufficiale -possiamo dire “classica” -, quella cioè che si manifesta da Dario in poi”. Nella nuova visione iranica del mondo il drago-serpente non ha infatti più motivo di essere, non va più bene perché per lo zoroastrismo –su cui poggia tutta l’organizzazione e la filosofia dell’impero persiano- quell’animale mostruoso non può essere che un demone.

L'uomo-pesce, rilievo sull'accesso al Palazzo S di Pasargade

L’uomo-pesce, rilievo sull’accesso al Palazzo S di Pasargade nel Fars (Iran)

“Per Ciro è diverso”, continua Callieri, “ancora intriso di cultura elamita e fortemente attratto da Babilonia. Non a caso nel suo palazzo a Pasargade, la città – sempre nella piana del Fars/Pars (la regione dell’altopiano iranico meridionale che ha dato poi il nome, Persia, a tutto il Paese) – che lui scelse come capitale, e città dove si è fatto seppellire, a Pasargade dunque sono presenti queste credenze babilonesi”. Ancora oggi, a Pasargade nel cosiddetto Palazzo S (che i turisti viene indicato come Palazzo delle Udienze di Ciro) possiamo vedere sulle lastre decorate a rilievo interne degli accessi alla sala principale del palazzo la raffigurazione dell’uomo-toro e dell’uomo-pesce. Solo il toro androcefalo alato, tipico dell’iconografia assiro-babilonese, rimarrà nell’arte classica achemenide: pensiamo alla monumentale Porta di Tutte le Nazioni o Porta di Serse che, alla sommità della scalinata monumentale all’ingresso della terrazza di Persepoli, oggi accoglie i turisti e 2500 anni fa le delegazioni dell’immenso impero persiano che venivano ad omaggiare il Re dei Re.

A questo punto Callieri ci invita a fare un’altra deduzione che conferma indirettamente la “retrodatazione” dell’edificio al periodo proto-achemenide di Ciro. “Se Dario era impegnato nella costruzione di Persepoli sopra la terrazza monumentale, un progetto impressionante, può sembrare perlomeno strano che a soli 3 chilometri e mezzo di distanza si sia impegnato nella realizzazione di un altro monumento altrettanto impegnativo”.

(4 continua. Nuovo post nei prossimi giorni. Precedenti post il 2, 7, 15 dicembre)