Giugliano (Na). Nella Tomba del Cerbero scoperto un inumato in ottimo stato di conservazione in posizione supina. Nuzzo: “La Tomba del Cerbero continua a fornire preziose informazioni sul territorio flegreo nei pressi di Liternum”. Complesse e articolate le ricerche e le analisi in corso coordinate dalla soprintendenza per l’area metropolitana di Napoli

Tomba del Cerbero a Giugliano (Na): particolare dell’interno del sarcofago in corso di scavo, col sudario e alcuni elementi di corredo (foto sabap-met-na)
C’è un inumato in ottimo stato di conservazione in posizione supina dentro la Tomba del Cerbero a Giugliano (Na). All’indagine interna, a cura della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, si è giunti dopo un’ispezione con microcamera. Anche in vista della ripresa degli scavi nella necropoli circostante e delle attività di restauro degli affreschi, finanziati dal ministero della Cultura, grazie anche all’interesse dimostrato dal ministro Sangiuliano in visita istituzionale al sito lo scorso novembre 2023. “La Tomba del Cerbero continua a fornire preziose informazioni sul territorio flegreo nei pressi di Liternum”, dichiara il soprintendente Mariano Nuzzo. “Ampliando la conoscenza del passato, e offrendo opportunità per ricerche anche di carattere multidisciplinare”. La prosecuzione delle indagini archeologiche e delle attività di campionatura ed analisi in laboratorio nei prossimi mesi consentirà di raccogliere certamente ulteriori dati interessanti non solo dall’ipogeo ma anche dalla necropoli circostante, utili a ricostruire il panorama storico e sociale di una comunità antica che ha ancora tanto da raccontare.

Necropoli di Giugliano (Na): sopralluogo a novembre 2023 del ministro Gennaro Sangiuliano tra l’archeologa Simona Formola e il soprintendente Mariano Nuzzo (foto sabap-met-na)
Dopo l’ispezione con microcamera, è stato dunque possibile aprire un varco all’interno del sarcofago, rimasto sigillato per oltre 2000 anni, ed entrarvi all’interno. Le attività di scavo, coordinate dal funzionario archeologo, Simona Formola, hanno portato alla scoperta eccezionale di una deposizione in ottimo stato di conservazione di un inumato in posizione supina, coperto da un sudario, probabilmente mineralizzatosi grazie alle particolari condizioni climatiche della camera funeraria, circondato da elementi di corredo, tra cui si segnalano diversi unguentari e strigili. La particolare cura rivolta all’inumato e la cronologia degli oggetti rinvenuti, lasciano ipotizzare che possa trattarsi del capostipite della famiglia per la quale è stato realizzato il mausoleo.

Il complesso della Tomba del Cerbero nella necropoli di Giugliano in Campania (Na) (foto sabap-met-na)
“Negli ultimi mesi – continua Nuzzo – le analisi di laboratorio condotte sui campioni prelevati in corrispondenza degli inumati e dei letti deposizionali, hanno restituito una notevole quantità di dati circa il trattamento del corpo dei defunti e il rituale funerario messo in atto, arricchendo notevolmente il panorama delle nostre conoscenze. Un lavoro di squadra guidato dalla Soprintendenza, che ha visto impegnati archeologi, tecnici, antropologi, paleobotanici, chimici, uniti nel comune obiettivo di interpretare i dati raccolti e svelare il sito nel tempo”. Procedure complesse sono state messe in atto, ad esempio, per le analisi sui tessuti dalla prof.ssa Margarita Gleba del laboratorio dell’università di Padova, per determinare la struttura dei filato, il tipo e la qualità dei tessuti, per trarne informazioni anche di carattere culturale e sociologico; osservazioni al microscopio sono state condotte dalla prof.ssa Maria Rosaria Barone Lumaga, ricercatrice al dipartimento di Biologia vegetale dell’università di Napoli Federico II – Real Orto Botanico di Napoli, su sostanze organiche presenti in alcuni contenitori; analisi polliniche condotte dall’archeobotanica Monica Stanzione in collaborazione con Marco Marchesini e Silvia Marvelli del CAA (Centro Agricoltura Ambiente “Giorgio Nicoli”) lasciano ipotizzare che il corpo degli inumati possa essere stato trattato con creme a base di chenopodio e assenzio per una migliore conservazione; analisi sul DNA degli individui sono invece tuttora in corso grazie alla bio-antropologa Barbara Albanese in collaborazione con Pontus Skoglund, Thomas Booth e Sarah Johnston dello Skoglund Ancient Genomics Laboratory al Francis Crick Insitute.
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Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)
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