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Novità al museo Archeologico nazionale di Altino (Ve): al via il ciclo “Reperto Riscoperto”, con l’esposizione di oggetti provenienti dai depositi. Si inizia col bronzetto etrusco-padano Paride Arciere

Paride Arciere, bronzetto di produzione etrusco-padana (prima metà V sec. a.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Altino (foto museo Altino)

“L’eroe, inginocchiato, è ritratto nell’atto di incordare l’arco, trattenuto tra le dita del piede sinistro. Evidente è la concentrazione del volto, dominato dai grandi occhi: le rughe che solcano la fronte ne accentuano la tensione”. Inizia così la scheda sul bronzetto di Paride Arciere curata da Margherita Tirelli, già direttore del museo Archeologico nazionale di Altino per il catalogo della mostra “Venetkens. Viaggio nella terra dei Venti antichi”. Proprio il Paride Arciere”, normalmente custodito nei depositi del museo, è il protagonista del primo evento del ciclo “Reperto Riscoperto”, che al museo Archeologico nazionale di Altino (Ve) vedrà periodicamente esposti reperti particolarmente interessanti provenienti dai magazzini e presentati al pubblico. L’esposizione del Paride Arciere, dal 12 al 31 gennaio 2020, rappresenta una delle novità del museo di Altino. Il bronzetto fu prodotto nell’Etruria padana nel secondo venticinquennio del V secolo a.C., e fu rinvenuto durante gli scavi del santuario del dio Altino al quale un devoto lo donò come ex voto. “Il principe troiano”, continua Tirelli, “indossa, al di sopra di una corta tunica, una corazza con spallacci, fittamente decorata da file di puntini e occhi di dado, e sul capo porta un elmo a forma di rapace., le cui lunghe code scendono a coprire la nuca. Gambali a reticolo e faretra, stretta sotto il braccio, ne completano l’armamento. Le appendici forate di fissaggio, presenti sotto i piedi, unitamente alle evidenti tracce di usura rilevabili alle spalle, che costituiscono l’appiglio più immediato, richiamano la funzione originaria del bronzetto, in cui è individuabile la presa di un coperchio di una cista o forse anche l’applique dell’ansa di un cratere, solo in seguito – conclude – trasformato in un ex voto a sé stante, secondo una prassi che conosce vari precedenti”.