Archivio tag | askòs Benacci

Seconda puntata del fumetto “La solitudine di Askos” che racconta la vita quotidiana degli oggetti immersi nel silenzio di spazi senza visitatori del museo civico di Bologna in lockdown: i protagonisti cominciano a realizzare di essere soli, col museo chiuso

La copertina del fumetto “La solitudine di Askòs” di Elena Maria Canè del museo civico Archeologico di Bologna

Cosa succede quando il museo civico Archeologico di Bologna è chiuso e- per cause di forza maggiore- tutte le archeologhe, i restauratori, il personale sono a casa? Cosa succede dietro le quinte? La solitudine di Askos è un fumetto di Elena Maria Canè, ideato e prodotto durante il lockdown. Potrete scaricare le tavole in pdf sul sito del Museo https://bit.ly/MCA_PROGETTI, anche qui in quattro puntate.

In questa seconda puntata i protagonisti – Hero (piccolo guerriero di grande coraggio), Hippo (cavallino sputasentenze) e Bue (grande e pauroso), elementi “normalmente” riuniti in quel capolavoro dell’arte etrusca che è l’Askós Benacci, un raffinato contenitore per liquidi in ceramica, configurato a bovino e sormontato da un piccolo cavaliere in armi, datato all’VIII secolo a.C. -, cominciano a rendersi conto che qualcosa è cambiato, che il museo è chiuso e che quindi non rivedranno il personale dell’Archeologico che si prende cura di loro: le archeologhe, il disegnatore, il restauratore, il fotografo.

Nel giorno della riapertura, il museo civico Archeologico di Bologna pubblica la prima di quattro puntate del fumetto “La solitudine di Askos” dove si racconta la vita quotidiana degli oggetti immersi nel silenzio di spazi senza visitatori

La copertina del fumetto “La solitudine di Askòs” di Elena Maria Canè del museo civico Archeologico di Bologna

Cosa succede quando il museo civico Archeologico di Bologna è chiuso e- per cause di forza maggiore- tutte le archeologhe, i restauratori, il personale sono a casa? Cosa succede dietro le quinte? Proprio, mercoledì 20 maggio 2020, proprio nel giorno di graduale riapertura al pubblico del museo, il fumetto “La solitudine di Askos” viene pubblicato sui canali Facebook e YouTube sotto forma di quattro brevi video dal sapore retrò, con frequenza bisettimanale (20 / 22 / 27 / 29 maggio 2020). In parallelo, puntata dopo puntata, le tavole saranno scaricabili dal sito http://www.museibologna.it/archeologico. Dall’8 marzo scorso l’emergenza della diffusione del virus COVID-19 ha costretto tutti i musei italiani a sospendere il servizio di apertura al pubblico, chiudendo fisicamente le porte e sospendendo ogni visita e attività negli spazi espositivi. Ma come hanno vissuto questo eccezionale stravolgimento della vita quotidiana le opere e gli oggetti del patrimonio culturale abituati a offrire la loro bellezza allo sguardo dei visitatori, che improvvisamente si sono ritrovati immersi nel silenzio assoluto, in sale vuote e vetrine con le luci spente? Ci racconta questo insolito punto di vista il fumetto per i più giovani (e non solo) “La solitudine di Askos”, che ha preso forma dalla matita e dall’inventiva di Elena Maria Canè, restauratrice del Museo Civico Archeologico di Bologna, durante il periodo di lavoro agile da casa, in un progetto che ha coinvolto anche Paola Giovetti, Anna Dore, Federica Guidi, Marinella Marchesi dello stesso museo. Una piccola storia che, attraverso vignette e balloon, ci trasporta con il potere dell’immaginazione alla scoperta dei tesori della collezione permanente del museo in attesa di poterli tornare ad ammirare dal vivo.

L’Askòs Benacci, capolavoro dell’arte etrusca, conservato dal museo civico Archeologico di Bologna (foto Istituzione Bologna Musei)

L’opera, a colori, narra del tempo sospeso dei giorni appena vissuti, dando voce agli oggetti della sezione etrusca del museo, che si animano nel grande edificio vuoto. I protagonisti sono Hero (piccolo guerriero di grande coraggio), Hippo (cavallino sputasentenze) e Bue (grande e pauroso), elementi “normalmente” riuniti in quel capolavoro dell’arte etrusca che è l’Askós Benacci, un raffinato contenitore per liquidi in ceramica, configurato a bovino e sormontato da un piccolo cavaliere in armi, datato all’VIII secolo a.C. Il reperto proviene da uno dei principali sepolcreti etruschi bolognesi di fase villanoviana e orientalizzante e, nella finzione immaginata nell’albo, dialoga con altri reperti e con le archeologhe del museo. Soli e disorientati nelle sale non più frequentate dalle centinaia di classi che solitamente in primavera popolano gli spazi del museo civico Archeologico, i tre personaggi riflettono su vantaggi e svantaggi di questa inedita condizione, mentre la città intorno sembra svanita. Per fortuna, il lieto fine è dietro l’angolo ed è solo questione di tempo per tornare ad avere compagnia.