Archivio tag | Ariminum

“On the road”: nella mostra di Reggio Emilia si percorre la via Emilia da Ariminum a Placentia, viaggio nello spazio e nel tempo, tra la costruzione di ponti, le necropoli ai lati della carreggiata, le comodità delle mansiones e i prodotti tipici commerciati

Indicazione della Statale 9 Emilia alla mostra “On the road”

La locandina della mostra “On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017” a Reggio Emilia

A Est sorge Ariminum (l’odierna Rimini), fondata dai romani nel 268 a.C. sul fiume Marecchia (Ariminus), dove dal 220 a.C. terminava la via Flaminia, il collegamento più veloce da Roma per l’alto Adriatico. A Ovest, troviamo Placentia (l’odierna Piacenza), fondata nel 218 a.C., prima colonia romana in Italia settentrionale (Gallia Cisalpina) come importante avamposto militare contro la minaccia incombente di Annibale. E solo poco più di mezzo secolo più tardi, nel 148 a.C., avrebbe incrociato la via Postumia (da Genova ad Aquileia). A collegare le due colonie di Ariminum e Placentia, un lungo rettifilo di 262 chilometri, la via Emilia, fondata dal console Marco Emilio Lepido nel 187 a.C., toccando Caesena (Cesena), Forum Popilii (Forlimpopoli), Forum Livii (Forlì), Forum Cornelii (Imola), Claterna, Bononia (Bologna), Mutina (Modena), Regium Lepidi (Reggio Emilia), Tannetum (Sant’Ilario d’Enza), Parma, Fidentia (Fidenza). Sono passati 2200 anni dalla fondazione della via Emilia, celebrati con grandi mostre. Come quella che stiamo seguendo a Reggio Emilia. Ora, dopo aver avuto un’informazione generale sui reperti esposti, aver conosciuto il territorio della Gallia Cisalpina prima dell’arrivo dei romani, e aver visto alcuni elementi caratteristici di una via consolare, come i miliari, i mezzi di trasporto, e gli agrimensori, il percorso della mostra “On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017”, aperta fino al 1° luglio 2018 al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, al piano terzo, nella cosiddetta Manica Lunga, sala centrale di 50 metri, immerge il visitatore nella Via Emilia/SS9, un viaggio nello spazio e nel tempo, da Piacenza a Rimini e oltre, che si propone di presentare l’ieri e l’oggi della Via Emilia: Marco Emilio Lepido e la sua città, Racconti per l’eternità (archeologia e sepolcri), La buona strada (tecniche costruttive) e Ruote, zoccoli, calzari (mezzi e dotazioni per il viaggio e il cammino).

L’originale allestimento della mostra “On the road” con gli exhibit archeologici (foto Carlo Vannini)

Alle estremità contrapposte della sala le testimonianze dei due capolinea: Ariminum, evocata con la ricostruzione dell’Arco di Augusto, che corrisponde all’innesto della Via Aemilia alla Via Flaminia, e l’esposizione del corredo funerario di uno dei primi coloni romani della città; e Placentia, ricordata con i rilievi di uno spettacolare fregio d’armi che coronava un monumento funerario. Cadenzano il percorso sette “espositori-teatrini”, exhibit archeologici avanzati (sette come i temi trasversali) che espongono i reperti insieme a piccole videoproiezioni che li animano e li rendono narrativi. I temi proposti sono: Limite, Ponte, Sepolture, Commercio, Foro, Locanda e Casa. Vediamo di approfondirne qualcuno.

Il modellino che illustra il sistema di costruzione di un ponte romano (foto Graziano Tavan)

“Nel sentire comune degli antichi romani”, spiegano i curatori, “la costruzione di un ponte ricadeva prima di tutto nella sfera del sacro: non a caso uno dei principali collegi sacerdotali di Roma era quello dei pontefici, cioè costruttori di ponti. E i romani erano in grado di costruire arditi ponti in murature ad arcate poggianti su pilastri grazie alla perizia dei propri ingegneri e alla scoperta dell’opus coementicium, una malta idraulica che permetteva di realizzare opere murarie di sostegno a diretto contatto con l’acqua”. Lungo la via Emilia famoso è il cosiddetto ponte di Tiberio a Rimini, realizzato in soli sette anni tra il 14 e il 21 d.C. Non meno peculiari in un tracciato stradale erano le sepolture. “Il cimitero romano non era infatti un recinto, come ai giorni nostri”, ricordano gli archeologi, “ma, in ossequio al divieto imposto dalle leggi delle XII tavole di seppellire i morti all’interno dei confini urbani, si articolava in allineamenti, quasi cortine, di tombe lungo le strade di accesso alle città”. Così era abbastanza frequente l’esortazione “Viandante, fermati a leggere”, rivolta ai passanti, che percorrevano una strada alle porte della città romana, dalle lapidi che ne accompagnavano il percorso. “Percorrendo queste vie sepolcrali il viandante poteva rivivere le esistenze di cittadini più o meno illustri attraverso le parole incise nella pietra dei monumenti funerari, così come essi stessi si erano presentati con evidenti intenti propagandistici”. La via Emilia, alle porte di Regium Lepidi, ospitò sepolture sia in direzione di Parma, sia di Mutina, dove era allestita la necropoli più monumentale perché imperniata sulla strada la cui proiezione raggiungeva Roma.

Il tracciato della via Emilia, strada consolare romana, da Ariminum a Placentia

Lungo il percorso delle principali vie consolari, a un giorno di viaggio l’uno dall’altra, c’erano le mansiones, una sorta di servizio postale che doveva garantire il transito di magistrati e ufficiali imperiali e il trasporto di merci e informazioni lungo le strade, con corrieri a cavallo e postini. Le mansiones offrivano particolari comodità per il ristoro dei viaggiatori, come il lussuoso deversorium (albergo), l’impianto formale, il santuario locale, la stazione di polizia, il servizio medico e il ricovero ospedaliero, il negozio di rivendita, l’ufficio di cambio e il mercato. E nei dintorni non mancavano ristoranti (tabernae) e locande (stabulae) dove i clienti potevano intrattenersi con le stabulariae. Invece a V/VII, IX/X, ma anche XII miglia, lungo le vie consolari si trovavano le mutationes, per il cambio dei cavalli e dei mezzi, dove si poteva usufruire dei servizi di carrettieri, maniscalchi ed equarii medici, cioè veterinari specializzati nella cura dei cavalli.

Rilievo romano con un carro con passeggeri vicino a una mansio (foto Graziano Tavan)

La via Emilia risuonava del frastuono dei carri, con conduttori di muli (muliones) e trasportatori (conductores) ricordati nelle epigrafi funerarie. Il commercio non era considerato un vero lavoro, perché si riteneva non comportasse fatica e che il guadagno fosse legato alla frode. La vocazione commerciale di Regium Lepidi è implicita nella sua stessa originaria denominazione Forum, quindi di mercato, le cui attività erano poste sotto la protezione di Mercurio, dio delle vendite e dei guadagni, dei commercianti e dei viaggiatori. “Il piccolo commercio”, sintetizzano ancora gli archeologi, “poteva essere esercitato nelle botteghe (tabernae), originariamente costruite nel foro, ma anche su bancarelle all’aperto o sotto i portici della via Emilia. È probabile che nella basilica o macellum (mercato della carne e del pesce) del foro di Regium si svolgessero attività commerciali. Di queste rimangono stadere e pesi (in pietra, bronzo, piombo) garantiti dallo Stato sulla base dell’unità di misura, la libbra, pari a 327 grammi, con i suoi multipli, e l’oncia, pari a mezza libbra”. I commercianti erano riuniti in associazioni. Potentissima a Regium quella dei cardatori di lana (lanarii pectinatores et carminatores). “Perno dell’economia locale era infatti la compravendita dei prodotti dell’allevamento ovino, formaggi ma soprattutto lane, cui si affiancava quella dei frutti dell’agricoltura e delle carni porcine, tagliate e salate”.

Una delle immagini tratte da un film peplum che illustra la mostra di Reggio Emilia

Il percorso della mostra al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia incrocia altre città attraversate dalla Via consolare, le vie  trasversali, le vie d’acqua, e le loro storie rappresentate dalla sequenza dei cippi miliari in originale o in calco, delle iscrizioni e di frammenti delle pile pertinenti ai ponti della Strada consolare, delle dediche a divinità protettrici della strada e dei viandanti. Protagoniste della grande parete le storie degli antichi romani, restituite attraverso i volti dei grandi attori protagonisti di film peplum a cui viene chiesto di interpretare storie vere tratte dalle fonti in un grande racconto che restituisce la complessa articolazione della società romana. In scena a citare storie e dar voce a personaggi, star di sceneggiati e kolossal quali Orson Welles, Kirk Douglas, Charlton Easton, Russel Crow, Marlon Brando, Richard Burton ed Elizabeth Taylor, Peter Ustinov e Patricia Laffan, Bekim Fehmiu, Irene Papas, Peter O’Toole. L’installazione multimediale a soffitto, con riprese effettuate al livello zero della Via Emilia di oggi, racconta invece l’attualità della strada. L’oggi diventa storia delle comunità e delle persone.

(3 – continua; precedenti post il 14 e 16 gennaio 2018)

A Rimini week end con il Festival del Mondo Antico nel segno di Augusto: passato e presente a confronto, tra cultura e potere. Incontri, visite guidate, laboratori

L'Arco di Augusto a Rimini durante una visita organizzata dal Festival del Mondo antico

L’Arco di Augusto a Rimini durante una visita organizzata dal Festival del Mondo antico

Da queste parti Augusto, il divo Augusto, l’imperatore Cesare Ottaviano Augusto, è di casa: a Rimini è un cittadino illustre. Figlio adottivo di un altro illustre romano, Gaio Giulio Cesare, la cui statua – a ricordo del passaggio del Rubicone – campeggia nella piazza centrale di Rimini, quella piazza Tre Martiri che altro non è che il prestigioso foro della romana Ariminum, colonia latina fondata già nel 268 a.C. in una posizione strategica all’inizio della pianura, che poi sarebbe diventata testa-terminale di altrettante strategiche vie consolari (la Flaminia, nel 220 a.C., da Roma ad Ariminum; la Emilia, nel 187 a.C., da Ariminum a Piacenza; la Popilia-Annia, 132 a.C., da Ariminum a Trieste via Ravenna-Adria-Padova-Altino-Aquileia). Ma Augusto qui è di casa per aver impreziosito la città con monumenti che ancora oggi possiamo ammirare, come il grande Arco (di Augusto, appunto) e il ponte di Tiberio (che completò il progetto iniziato dal primo imperatore romano).

Una famosa statua dell'imperatore Cesare Ottaviano Augusto

Una famosa statua dell’imperatore Cesare Ottaviano Augusto

Non stupisce quindi che proprio nel bimillenario della morte di Augusto (14 d.C. – 2014) Rimini abbia impostato la 16. Edizione del Festival del Mondo Antico (dal 20 al 22 giugno) nel segno di Augusto: passato e presente a confronto tra cultura e potere. Al centro della manifestazione, dal titolo “Un ponte oltre gli imperi: 14-2014, duemila anni di storia”, che affronta trasversalmente i grandi temi del sapere umano con un occhio al turismo culturale del territorio ricco di testimonianze antiche (non dimentichiamo il complesso archeologico della Domus del Chirurgo, del III secolo d.C..), c’è il ponte sul fiume Marecchia, costruito – come si diceva -, per volontà di Augusto nel 14 d.C., anno della sua morte, e terminato dal suo successore Tiberio: il titolo del festival è eloquente, con un impegnativo sottotitolo “un ponte sul porto collega mari e terre, crea più varchi sul confine, traccia i passaggi e dispone gli approdi, riduce le distanze sopra lo scorrere del tempo”.

Il manifesto della XVI edizione del Festival del Mondo antico

Il manifesto della XVI edizione del Festival del Mondo antico

“Tre giorni densi di appuntamenti”, assicura Luigi Malnati, direttore generale per le Antichità del Mibact, “per vivere pienamente l’archeologia, come scienza storica seria non come spettacolo, divulgandola con un approccio corretto: né in modo esotico né solo per addetti ai lavori”. Tomaso Montanari, Sandro De Maria, Claudio Strinati, Maurizio Bettini ma anche Michele Mirabella, Lia Celi, Giovanni Brizzi e Ivano Marescotti sono solo alcuni dei nomi presenti, in una kermesse che coniuga il dibattito ai concerti, il reading alle tavole rotonde, senza contare le visite al Museo della città di Rimini, con l’allestimento della nuova sezione archeologica. Accanto a studiosi di varie discipline ed esperti del mondo greco e romano, presenza tra le più attese è quella del soprintendente ai Beni culturali di Roma Umberto Broccoli, che sarà al Festival domenica 22 per “parlare di Augusto cercando da un lato di non santificarlo, dall’altro di non renderlo troppo umano, ma dando il senso del presente”. Un’occasione dunque per tessere legami tra ieri e oggi, nel tentativo di trovare nella storia significati e suggestioni ancora attuali. Ne è convinto Massimo Pulini, assessore alla Cultura di Rimini, che con l’Istituto per i Beni artistici dell’Emilia Romagna organizza il Festival: “Il mondo antico è sorgente di simboli e pensieri, così come lo è il ponte di Augusto con i suoi 2000 anni che rimanda all’idea di cucitura, ed è molto più di un collegamento tra due rive, ma un passaggio, un modo per comunicare”.

Previste visite guidate all'area archeologica della Domus del Chirurgo risalente al III secolo d.C.

Previste visite guidate all’area archeologica della Domus del Chirurgo risalente al III secolo d.C.

Arricchisce il Festival del Mondo antico la sezione “Vacanze romane”, che propone visite guidate ai tesori antichi del territorio. Sabato 21 e domenica 22 giugno alle ore 11, 17, 21 si possono visitare La Domus del Chirurgo e le domus di Ariminum, visita guidata al sito archeologico di piazza Ferrari e alle testimonianze delle abitazioni di età imperiale raccolte al Museo della Città. Sempre sabato 21 e domenica 22 giugno ma alle ore 10.30 e 16.30 c’è “Le pietre raccontano”, visita guidata al lapidario romano a cura degli studenti del Liceo Classico “G. Cesare”. Sabato 21 e domenica 22 giugno alle ore 16, 17, 18, 19 e alle 21, 22, 23 con “Rimini in barchetta …” si può “visitare” il ponte di Tiberio a bordo di un catamarano a motore passando tra le arcate del bimillenario Ponte di Tiberio per ammirare pietre, simboli, possenza e fascino senza tempo del monumento riminese più amato dai viaggiatori. Posti disponibili 10. In caso di un numero di partecipanti inferiore a 6 l’uscita verrà effettuata con barche a remi. A cura dell’Associazione Marinando. È richiesta prenotazione telefonica (tel. 0541.704415 e 329.2103329). Offerta libera. Sabato 21 alle 21 si va alla scoperta del Museo della Città con “Augusto e la sua Rimini”: nelle sale del Museo si incontra Ottaviano Augusto rappresentato nel ritratto marmoreo che lo identifica con i suoi caratteri fisiognomici. Da lì inizia il percorso che attraversa anche le testimonianze della Città profondamente modificata da Augusto e monumentalizzata. A cura di Monia Magalotti.

L'arco di Augusto a Rimini è il simbolo del glorioso passato della città

L’arco di Augusto a Rimini è il simbolo del glorioso passato della città

Anche quest’anno il Festival può contare sulla collaborazione della casa editrice Il Mulino: l’idea è quella di passare dal libro al dialogo diretto con gli autori, in un continuo scambio di informazioni non solo a fini divulgativi ma anche dispensando qualche curiosità. E quindi accanto a temi relativi al rapporto tra il potere e la cultura, o il potere e le donne, o ancora sul mutamento degli imperi, ci sono incursioni su questioni più leggere, come la cucina ai tempi di Augusto. Ultimo ma non meno importante tassello della manifestazione, il Piccolo Mondo Antico Festival, la sezione dedicata ai più piccoli: qui bambini e ragazzi incontreranno il fascino della storia attraverso archeologia sperimentale, giochi e racconti animati.