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Archeologia in lutto. È morto a 60 anni Marcello barbanera, professore di Archeologia e storia dell’arte greca e romana alla Sapienza di Roma. Si è interessato di storia dell’archeologia, scultura greca, metodologia della storia dell’arte, storia del collezionismo, archeologia della Magna Grecia, museografia. Il ricordo di colleghi, allievi e appassionati

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Il prof. Marcello Barbanera. Era professore di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana all’università La Sapienza di Roma

Archeologia in lutto. L’università La Sapienza di Roma è in lutto. È morto il 10 aprile 2022, a Roma, a sessant’anni, Marcello Barbanera, professore di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza Università di Roma e presidente del Polo museale dell’ateneo. Molto noto anche tra gli appassionati per il suo “Storia dell’archeologia classica in Italia” (Laterza, 2015), un libro fondamentale per inquadrare lo sviluppo della disciplina in Italia.

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Il prof. Marcello barbanera dal 2016 era direttore del museo dell’Arte classica di Roma La Sapienza

Il Dipartimento di Scienze dell’Antichità esprime la commozione e il cordoglio di tutti i suoi membri per la prematura e tragica scomparsa di Marcello Barbanera, professore di Archeologia classica e Direttore del Museo di Arte Classica. Marcello Barbanera ha insegnato dal 2005 Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso il Dipartimento, dove, nel 1991, era diventato conservatore della Gipsoteca’ archeologica, curandone il progetto di restauro e divenendo poi Direttore del Museo dellArte Classica dal 2016 che oggi, 11 aprile 2022, interrompe le sue attività in segno di lutto. Dal 2019 ha diretto lo scavo archeologico di Elaioussa Sebaste (Turchia) e ha assunto le funzioni di Presidente del Polo Museale. In plurime occasioni ha ricoperto il ruolo di coordinatore scientifico di rilevanti progetti nazionali e internazionali, tra gli altri le celebrazioni del bimillenario per la morte di Cesare Germanico e la trasformazione in museo della villa dei mosaici di Spello. “Con la sua scomparsa viene meno non solo un collega, ma anche una figura di riferimento primaria – non solo in Sapienza – per la storia dell’arte e dell’archeologia, per lo studio dell’antico e della sua ricezione, un dotto studioso distintosi per la vasta e raffinata cultura, la cui eredità scientifica non mancherà di suscitare nuove indagini e approfondimenti nei settori esplorati durante la sua lunga e poliedrica carriera.

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La copertina del libro “Storia dell’archeologia classica in Italia” di Marcello Barbanera

Marcello Barbanera si era specializzato a Roma in Storia dell’arte antica. Ha trascorso soggiorni di studio a Parigi con Alain Schnapp (La Sorbonne 1997), è stato borsista a Berlino con Adolf H. Borbein (Alexander von Humboldt Stiftung, Freie Universität 1998 e 2005) e a New York (The Italian Academy, Columbia University 1999). Visiting professor a Parigi (Ecole des Hautes Etudes 1997 e Institut d’Histoire de l’Art 2006), è stato nel 2008 Kress Lecturer per l’Archaeological Institute of America, di cui era membro. Era socio corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico. Fellow del Morphomata Kolleg di Colonia (2012-13). La sua attività di ricerca è stata orientata verso la storia dell’archeologia, la scultura greca, la metodologia della storia dell’arte, la storia del collezionismo, l’archeologia della Magna Grecia, la museografia, la ricezione dell’antico e la definizione di arte nella società greca. Tra le sue pubblicazioni: “Il Guerriero di Agrigento” (1995), “Il Museo dell’Arte classica” (1995); “L’Archeologia degli Italiani” (1998); “Ranuccio Bianchi Bandinelli. Biografia ed epistolario di un grande archeologo” (2003); “Original und Kopie” (2006); “Collezione di antichità di Palazzo Lancellotti ai Coronari. Archeologia, Architettura, Restauro” (2008); “Relitti riletti. Trasformazione delle rovine e identità culturale” (2009); “Memoria. Cultura e Costruzione del ricordo nelle società del Mediterraneo e del Vicino oriente antico” (2010); “Originale e copia nell’arte antica” (2011); “Il Museo impossibile. Storie archeologiche: istituzioni, uomini, idee”, Roma 2012; “The Envy of Daedalus. Essay on the artist as murderer”, Köln (2013); “La forza delle rovine” (2015); “L’archeologia come strumento di coscienza civica. Paolo Orsi e Armando Lucifero pionieri della ricerca archeologica in Calabria” (2015); “Figure del corpo nell’arte antica” (2016); “Figure del corpo nel mondo antico” (2018); “Il classico si fa pop di scavi, copie e altri pasticci. Catalogo della mostra (Roma, 13 dicembre 2018-7 aprile 2019)” (2019); “Germanico Cesare a un passo dall’Impero” (2021). E naturalmente, come si diceva, “Storia dell’archeologia classica in Italia” (2015).

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Il prof. Marcello Barbanera è morto a 60 anni

Unanime il cordoglio espresso dal mondo accademico, da molti allievi e da quanti hanno avuto modo di conoscere il prof. Marcello Barbanera in frequenti conferenze e incontri pubblici. “Oggi per me è un giorno triste – scrive un suo ex allievo Igor Baglioni – per tanti motivi, non da ultimo per la scomparsa di una persona speciale che è stata tra quelli che in passato mi hanno indicato la strada che, da spaesata matricola che si aggirava smarrita per i corridoi del Museo dei Gessi, in Sapienza, mi ha portato ad essere lo studioso che sono oggi. Le brutte notizie non giungono mai sole. Addio Marcello Barbanera. Che la terra ti sia lieve”. Gli fanno eco la professoressa Tiziana Pascucci: “Oggi è un giorno triste per Sapienza Università di Roma e per chi ha avuto la fortuna di conoscere Marcello Barbanera. Riposa in pace”. L’archeologo Andrea Camilli: “Un pensiero a Marcello Barbanera e ai pomeriggi di oltre trenta anni fa, passati in biblioteca di archeologia alla Sapienza a parlare (di archeologia, ma soprattutto di cani)… sit tibi terra levis”. Il professor Giuliano Volpe: “Che notizia tragica! una tristezza infinita, un dolore enorme, un caro amico da tantissimi anni, un collega coltissimo e sensibile”. Il professor Massimiliano Valenti: “Un signore, conosciuto quando facevamo l’università (ha un paio d’anni più me), in contatto nel corso degli anni per alcune notizie reciproche e, più recentemente, per il prestito di alcuni reperti per la mostra di Brescia sulla Vittoria. E quest’estate per una sua conferenza a Otricoli. Una triste tragedia”. Anche il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini e lo staff del Mann esprimono cordoglio per la scomparsa di Marcello Barbanera, insigne studioso e sapiente divulgatore, che lascerà un grande vuoto nel mondo dell’archeologia e non solo. E il direttore del parco archeologico di Ostia antica, Alessandro D’Alessio, nell’apprendere con infinita tristezza e sgomento della scomparsa di Marcello Barbanera, scrive: “Ciao Marcello, vola altissimo il tuo pensiero cristallino sopra le nostre misere vicende”. Mentre la direzione del parco archeologico del Colosseo ricorda il professore della sapienza ripubblicando un suo intervento nell’ambito dei Dialoghi in Curia (vedi Facebook). Infine noi lo vogliamo ricordare riproponendo una bella intervista che Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, ha fatto al prof. Marcello Barbanera nell’estate 2019 ad Aquileia, nell’ambito dell’Aquileia Film Festival 2019, organizzato dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze ArcheoFilm.

Tornano a splendere i tesori di villa Wolkonsky a Roma, nelle serre-museo e nel giardino romantico della residenza dell’ambasciatore britannico

I cancelli che si aprono sul grande giardino sull'Esquilino di Roma che avvolge villa Wolkonsky

I cancelli che si aprono sul grande giardino sull’Esquilino di Roma che avvolge villa Wolkonsky

Una mappa del XVIII secolo: dove un secolo dopo sarebbe sorta villa Wolkonsky c'era una vigna

Una mappa del XVIII secolo: dove un secolo dopo sarebbe sorta villa Wolkonsky c’era una vigna

Il ministro Franceschini all'inaugurazione delle serre-museo di villa Wolkonsky

Il ministro Franceschini all’inaugurazione delle serre-museo di villa Wolkonsky

Il cartello è chiaro “Ambasciata del Regno Unito”. I sistemi di sicurezza e le guardie, poi, tolgono ogni residuo dubbio. Lì dentro, a villa Wolkonsky, sull’Esquilino a Roma, non si può entrare facilmente. Ancora per poco. Perché in quella che oggi è la residenza dell’ambasciatore britannico a Roma, e che nell’Ottocento fu la dimora voluta dalla principessa russa Zenaida Wolkonsky per farne un salotto culturale e uno scrigno di preziosi tesori, si potranno presto ammirare proprio quei tesori che ora sono stati restaurati “per i romani e il mondo intero”. Oltre 350 reperti marmorei romani di età imperiale. Ritratti funerari tra i quali quello dei Servilii, sarcofagi dorati a bassorilievo tra cui quello delle Ghirlande e quello che raffigura la Corsa delle Bighe. Senza dimenticare la statua di Athena Parthenos e il Satiro Musico. Ecco il ricco patrimonio archeologico che compone la “Collezione Wolkonsky”, presentata a Roma dall’ambasciatore britannico Christopher Prentice in villa Wolkonsky, sua residenza ufficiale, alla presenza tra gli altri del ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini. “Questi reperti”, è stato sottolineato, “di fatto costituiscono un vero e proprio museo di villa Wolkonsky”. Il patrimonio, recuperato attraverso un lavoro cominciato nel 2011 e coordinato dall’architetto Valentina Puglisi, curatrice della collezione, è stato il vanto del parco della villa ai tempi della principessa Wolkonsky, che nel 1830 comprò un vasto terreno agricolo di undici ettari, appena dentro le Mura Aureliane, vicino alla basilica di San Giovanni in Laterano, per creare un rifugio, lontano dal centro di Roma, in cui intrattenere i suoi amici artisti e letterati. Il passaggio successivo è ora quello di “consegnare l’archivio fotografico all’Istituto archeologico tedesco (il Dai) per metterlo al sicuro e per renderlo disponibile anche per gli esperti di tutto il mondo”.

Una veduta dall'alto della tenuta di villa Wolkonsky sull'Esquilino a Roma

Una veduta dall’alto della tenuta di villa Wolkonsky sull’Esquilino a Roma

Le serre di villa Wolkonsky allestite a museo con l'esposizione di reperti romani

Le serre di villa Wolkonsky allestite a museo con l’esposizione di reperti romani

“Abbiamo recuperato – spiega Puglisi- una collezione ottocentesca, privata, che era stata raccolta per abbellire i giardini della villa. Abbiamo cercato di conservare nel miglior modo possibile i reperti, che sono di grandissima importanza per il mondo romano. Soprattutto, oltre a una rilettura del rapporto tra antichità e giardino, con la collocazione della maggior parte dei reperti nelle serre, abbiamo voluto rendere fruibile questa collezione privata al grande pubblico”. Si sta pensando, infatti, di aprire al pubblico la villa ai visitatori benché a determinate condizioni. “Abbiamo organizzato già qualche visita per il giardino restaurato”, interviene Christopher Prentice, “e stiamo riflettendo sul modo in cui aprire anche al pubblico con visite per piccoli gruppi. Per noi – aggiunge l’ambasciatore – l’importanza di questo restauro sta nel fatto che recuperiamo una parte dell’eredità culturale universale”. Il restauro è stato reso possibile con il contributo di Shell Italia con cui è stato ultimato il loro nuovo allestimento. Alcuni reperti, tra cui ritratti funerari di famiglia e alcuni sarcofagi a bassorilievo, non particolarmente delicati dal punto di vista conservativo, sono stati collocati lungo il viale che costeggia l’acquedotto per riproporre, seppure con nuove modalità espositive, l’originario fascino del giardino della principessa Wolkonsky.

L'acquedotto neroniano che con trentasei arcate attraversa il giardino di villa Wolkonsky

L’acquedotto neroniano che con trentasei arcate attraversa il giardino di villa Wolkonsky

Una monumentale scultura antica impreziosisce il giardino lungo l'acquedotto romano

Una monumentale scultura antica impreziosisce il giardino lungo l’acquedotto romano

Ben trentasei campate dell’acquedotto neroniano, edificato nel I secolo d. C., attraversano infatti la proprietà. L’acquedotto fu costruito dall’imperatore Nerone come raccordo all’acquedotto Claudio del 52 d.C. per rifornire con l’acqua proveniente da Subiaco la Domus Aurea e il ninfeo al tempio del Divo Claudio. La principessa costruì in questo grande podere una villa che poggia su tre arcate dell’acquedotto. Lungo il resto dell’acquedotto sviluppò un giardino in stile romantico, che sarebbe divenuto famoso per le sue rose e i reperti romani, la maggior parte dei quali provenienti dalle tombe che si trovano lungo il percorso dell’acquedotto, scavate da suo figlio Alessandro. “Questo è un luogo stupendo di Roma”, commenta il ministro Franceschini, “un luogo extraterritoriale perché appartiene al governo del Regno Unito, attraversato da uno stupendo acquedotto romano. Mi pare importante che sia stato fatto un lavoro di recupero che renderà in parte fruibile anche ai turisti e ai cittadini questo pezzo di patrimonio archeologico così importante”.

Le luminose serre di villa Wolkosky che ora conservano una ricca collezione romana

Le luminose serre di villa Wolkosky che ora conservano una ricca collezione romana

Sculture romane della collezione della principessa Wolkonsky

Sculture romane della collezione della principessa Wolkonsky

La maggior parte dei reperti, comprendente numerosi altri sarcofagi e frammenti a bassorilievo, statuine votive, iscrizioni, elementi architettonici, ha trovato invece collocazione nel nuovo Museo delle Serre Wolkonsky, due serre ottocentesche comunicanti tra loro e situate presso il cancello d’ingresso della residenza, che sono state restaurate e predisposte per accogliere le centinaia di reperti che dovevano essere protetti dalle intemperie e per offrire ai visitatori la possibilità di ammirare la collezione senza interferire con le esigenze di sicurezza della Residenza, restituendo al contempo un inedito connubio tra antichità e giardino. “Credo – conclude Franceschini- che questo esempio ricordi sempre di più che il patrimonio culturale e archeologico è patrimonio dell’umanità. Gli Stati, la Chiesa, i privati, le regioni e i comuni, sono possessori protempore di un patrimonio che appartiene a tutti e tutti, insieme, dobbiamo contribuire a recuperarlo, restaurarlo e renderlo accessibile».