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Pompei. L’antiquarium chiude per manutenzione e riallestimento, aprono La Villa Imperiale e le case di Trittolemo e del Marinaio

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La facciata monumentale dell’Antiquarium di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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I preziosi affreschi della Villa Imperiale a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Dal 1° agosto 2024 l’Antiquarium degli scavi di Pompei chiude per lavori di manutenzione straordinaria e riallestimento di alcune sale espositive. Tre dei calchi esposti all’Antiquarium saranno visibili nella Villa Imperiale, accessibile dal varco di accesso dell’Antiquarium.  Saranno contestualmente aperte la Casa del Marinaio e la Casa di Trittolemo. Il bookshop presente al piano superiore dell’Antiquarium resterà aperto, e sarà regolarmente in uso l’ascensore per garantire il passaggio dei disabili lungo il percorso “Pompei per tutti”.

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Villa Imperiale a Pompei: ricostruzione del cubicolo (stanza da letto) (foto parco archeologico pompei)

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Villa Imperiale a Pompei: ricostruzione del triclinio (sala da pranzo) (foto parco archeologico pompei)

La Villa Imperiale (apertura 9.15- chiusura 18.20, ultimo accesso ore 18), così chiamata per lo splendore della sue pitture, è una vasta residenza costruita a ridosso delle mura e scenograficamente disposta su terrazze a più livelli digradanti verso il mare. Le grandi e lussuose sale erano decorate con bellissimi affreschi e con pavimenti in marmo a motivi geometrici, di cui rimane solo la traccia che le lastre hanno lasciato sulla preparazione. La ricca dimora, aperta per la prima volta al pubblico nell’aprile 2016, presenta allestimenti che permettono un’esperienza immersiva nella vita quotidiana dell’antichità. È infatti riallestito il cubicolo, la stanza da letto, con tutto il suo arredamento: il letto, panche, candelabri, lucerne, tavoli e cassette per i documenti. Il grande triclinio presenta i letti su cui si mangiava semisdraiati, i tavolini e il ricco vasellame, sia in bronzo che in vetro e ceramica, utilizzato per i banchetti. La Villa è stata costruita nel corso del I sec. d.C. e fu distrutta dal terremoto del 62 d.C.; al momento dell’eruzione era in fase di smantellamento.

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Il grande atrio della Casa del Marinaio a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La Casa del Marinaio (apertura 9.15- chiusura 18.20, ultimo accesso ore 18): l’abitazione, il cui impianto risale alla fine del II secolo a.C., richiese un grande impegno edilizio dal momento che fu necessario colmare il forte dislivello esistente tra i vari settori tramite la costruzione di ambienti voltati semi- ipogei utilizzati come magazzino. La presenza di un vasto quartiere a carattere commerciale e produttivo all’interno di un’elegante casa di città rappresenta un’eccezione nel panorama pompeiano. I principali ambienti della dimora si aprono su un imponente atrio ridecorato alla fine del I secolo a.C. con numerosi ed interessanti mosaici in bianco e nero. In questa fase venne anche aggiunto un piccolo complesso termale. La casa, portata alla luce a partire dal 1871, deve il suo nome al mosaico con sei prore di navi entro arsenali posto all’ingresso, allusione al sereno rifugio offerto ai suoi occupanti e forse anche all’attività armatoriale del proprietario.

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L’atrio della Casa di Trittolemo a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La Casa di Trittolemo (apertura 9.15- chiusura 18.20, ultimo accesso ore 18) si apre su una delle aree più prestigiose della città, di fronte alla Basilica e nei pressi del Foro, centro della vita politica e commerciale. Deve il suo nome al celebre affresco nel triclinio che raffigura Trittolemo, l’eroe che trasmise agli uomini la conoscenza dell’agricoltura, mentre riceve un cesto di spighe dalla dea Persefone. La casa è stata oggetto di interventi di restauro nel 2014 che hanno dato nuova vita ai bellissimi affreschi e mosaici. L’ambiente più importante della casa è quello che si apre sul fondo del cortile, che presenta un pavimento a mosaico con una rarissima decorazione a cubi prospettici simile a quella presente nella cella del vicino Tempio di Apollo e nel Tempio di Giove, elemento che conferisce alla casa una particolare importanza ed eleganza. La casa venne costruita nel II sec. a.C. e fu profondamente rinnovata dopo la conquista di Silla dell’80 a.C. con nuovi e raffinati affreschi, che testimoniano la ricchezza e l’importanza del proprietario.

 

Pompei, ecco il “museo diffuso”: dai cubicula ricreati nella Villa Imperiale alla cucina nella Fullonica di Stephanus. E poi arredi nelle domus e reperti organici alla Palestra grande

"Museo diffuso" a Pompei: l'allestimento realizzato all'interno della Villa Imperiale

“Museo diffuso” a Pompei: l’allestimento realizzato all’interno della Villa Imperiale

Un museo dentro il museo. La tradizionale visita agli scavi di Pompei dal foro alle domus all’anfiteatro si arricchisce di “nicchie” a tema in punti diversi del sito archeologico. Così, se già da aprile 2016 nella Villa Imperiale sono stati ricreati i cubicula (stanze da letto), ora nella grande Palestra sono esposti reperti organici, nella Fullonica di Stephanus (aperta nelle festività natalizie 2015, vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/12/23/pompei-alla-vigilia-di-natale-il-premier-renzi-inaugura-sei-domus-ricche-di-affreschi-sulla-via-dellabbondanza-restaurate-nellambito-del-grande-progetto-pompei/) è stata ricreata una cucina del I secolo, e due domus sono state arredate come si sarebbero presentate prima della terribile eruzione del 79 d.C. È il cosiddetto “museo diffuso” tanto caro al soprintendente Massimo Osanna: spazi dislocati in diversi punti della città antica dedicati a temi specifici. Si è cominciato con Villa Imperiale, lussuosa residenza di I secolo dopo Cristo addossata alle mura di Pompei presso Porta Marina, mai aperta al pubblico prima di questa primavera, scoperta casualmente nel 1943 a seguito dei bombardamenti alleati che colpirono anche l’Antiquarium, oltre che altri edifici all’interno degli scavi. E scavata nuovamente nel 1947 da Amedeo Maiuri. Nella Villa Imperiale sono riproposte suggestive ricostruzioni di ambienti domestici della città romana e si può riammirare la grande sala da pranzo, il triclinio, con affreschi del mito di Arianna, Teseo e il Minotauro, il volo di Dedalo e la caduta di Icaro. E nel tempio di Iside sono ripercorsi i culti egizi.

La cucina con suppellettili e stoviglie del I sec. d.C. sul modello realizzato nel 1916

La cucina con suppellettili e stoviglie del I sec. d.C. sul modello realizzato nel 1916

La foto d'archivio del 1916 che testimonia l'allestimento voluto dall'allora soprintendente Vittorio Spinazzola

La foto d’archivio del 1916 che testimonia l’allestimento voluto dall’allora soprintendente Vittorio Spinazzola

Nella Fullonica di Stephanus, antica lavanderia situata lungo via dell’Abbondanza, è stata riallestita la cucina sul modello adottato un secolo prima dall’allora soprintendente Vittorio Spinazzola, documentato da una foto d’archivio che risale al 1916. L’allestimento della Fullonica di inizio Novecento rispondeva a un criterio didattico, molto moderno per l’epoca, di riproposizione degli spazi per mettere il visitatore a contatto con la vita quotidiana della città antica. Si poteva comprendere il funzionamento e l’organizzazione di una cucina del I sec. d.C. con la griglia in ferro per la carne ancora appesa alla parete e il vasellame necessario per la preparazione e la cottura degli alimenti disposto sul bancone. Gli oggetti di uso quotidiano oggi esposti provengono tutti dal deposito di Casa Bacco e sono stati identificati attraverso la rilettura delle “Librette Inventariali”, registri d’epoca che riportano il numero d’inventario dei pezzi, riferiscono dove sono stati trovati e forniscono brevi descrizioni. La Fullonica di Stephanus era dotata di grandi vasche in muratura per il risciacquo, alimentate da un flusso d’acqua ininterrotto e di bacini in pietra per la tintura, il lavaggio e la smacchiatura, che avveniva utilizzando particolari tipi di argilla o di orina. Terrazze al piano superiore erano adibite all’asciugatura e ai trattamenti delle stoffe. Una pressa (il “torcular”) serviva a stirare il tessuto e a renderlo brillante.

Il soprintendente di Pompei Massimo Osanna nella cucina ricostruita alla Fullonica di Stephanus

Il soprintendente di Pompei Massimo Osanna nella cucina ricostruita alla Fullonica di Stephanus

Una vetrina con reperti organici in mostra nella Palestra grande di Pompei

Una vetrina con reperti organici in mostra nella Palestra grande di Pompei

Nella Palestra grande, invece, trovano esposizione permanente i reperti organici, già inclusi nella mostra “Mito e Natura” da poco conclusasi e qui integrati da una ulteriore sezione di reperti naturalistici provenienti da Moregine. Infine due domus con gli arredi del I secolo d.C. I reperti collocati nelle due domus sono protetti da una struttura in cristallo temprato da 13,52 mm, con particolari accorgimenti di sicurezza nel caso di rottura accidentale, e con un sistema di scarico dei pesi a terra. La struttura è realizzata nel rispetto del contesto archeologico e non sigilla l’ambiente, permettendo il ricambio d’aria ed evitando la formazione di microclimi dannosi per la conservazione dei reperti archeologici.