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L’Antico Egitto a Conegliano. In mostra da settembre a Palazzo Sarcinelli la ricostruzione di Abido, la città sacra ad Osiride. E la vitivinicoltura lungo il Nilo all’epoca dei faraoni

Il fotografo trevigiano Paolo Renier sopra l'Osireion ad Abido durante i rilievi fotografici

Il fotografo trevigiano Paolo Renier sopra l’Osireion ad Abido durante i rilievi fotografici

Il manifesto della mostra di Conegliano "EGITTO. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”

Il manifesto della mostra di Conegliano “EGITTO. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”

Meno di tre settimane all’apertura a Palazzo Sarcinelli di Conegliano della mostra “EGITTO. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”, l’ultimo progetto-idea-creatura del vulcanico Paolo Renier, il fotografo trevigiano che da quasi trent’anni studia, fotografa, scheda, e cerca di valorizzare (cercando di favorirne così la sua salvaguardia) il sito di Abido, a 150 chilometri a sud di Luxor, la città santa per eccellenza dell’Antico Egitto, sede del più antico culto di Osiride, il dio dell’Oltretomba e della resurrezione: qui i faraoni delle prime dinastie hanno posto le loro sepolture, qui i faraoni hanno perpetuato la loro divina regalità rendendo omaggio ad Osiride, qui per tremila anni il popolo egiziano è venuto in pellegrinaggio o hanno fatto giungere una propria epigrafe sulla tomba di Osiride, il cosiddetto Osireion, un unicum nell’architettura sacra dell’Antico Egitto. L’associazione culturale Osireion di Abido e Paolo Renier stanno dando forma all’esposizione al piano nobile di Palazzo Sarcinelli, dove aprirà il 12 settembre. E se qualche giorno fa eravamo riusciti a sbirciare gli allestimenti nell’androne al piano terra (vedi post del 12 agosto su archeologiavocidalpassato), ora filtra qualche indiscrezione sul nucleo principale della mostra al piano nobile.

Il presidente dell'associazione Osireion di Abido, Maurizio Sfiotti, mentre realizza il plastico dell'area archeologica di Abido

Il presidente dell’associazione Osireion di Abido, Maurizio Sfiotti, mentre realizza il plastico dell’area archeologica di Abido

Mappa satellitare Umm el-Qa'ab  ("La madre dei vasi") con la posizione delle tombe reali delle prime dinastie

Mappa satellitare Umm el-Qa’ab (“La madre dei vasi”) con la posizione delle tombe reali delle prime dinastie

E allora saliamo al piano nobile a sbirciare un po’. Il visitatore sarà accolto da una presentazione generale del sito di Abido, con la sua localizzazione e una descrizione dell’area archeologica. Per facilitare la lettura di Abido ci sarà un modello in scala realizzato dal geometra Maurizio Sfiotti, presidente dell’associazione Osireion di Abido, affiancato dalle fotografie di Paolo Renier (alcune con soggetti ormai non più visibili nella realtà) . Così si potranno riconoscere le tombe reali proto dinastiche di Umm el-Qaab, o il Tempio di Osiride a Kom el-Sultan e il complesso di Shunet ez-Zebib. Umm el-Qa’ab  (“La madre dei vasi”) è il nome moderno legato alla grande quantità di frammenti di ceramica scoperti nella zona. Qui nel 1895 Emile Amelineau scoprì una necropoli con le sepolture di sovrani predi nastici e faraoni della I e della II dinastia dell’Antico Egitto. Tutte le sepolture sono costituite da camere sotterranee sulle quali probabilmente insisteva una mastaba. È qui che l’egittologo tedesco Gunther Dreyer ha rinvenuto sigilli con le sequenze dei sovrani della I dinastia. Kom el-Sultan è una grande struttura di mattoni crudi che comprende un primo tempio di Osiride, sorto probabilmente sul luogo del tempio della prima divinità del luogo, Khenti-Amentiu. Gran parte della struttura originale è andata perduta, ma gli scavi hanno rivelato centinaia di stele legate al culto di Osiride. Qui è stata trovata l’unica statua finora nota del faraone Cheope (IV dinastia), quello della Grande Piramide di Giza. Infine Shunet ez Zebib: è una grande struttura in mattoni realizzata dal re Khasekhemwy (2690 a.C.), ultimo faraone della II dinastia. A completare questa conoscenza generale di Abido la mostra di Conegliano sarà arricchita da pannelli didascalici e da una vetrina con esempi di ceramica proveniente da Abido.

Paolo Renier e Federica Pancin all'imboccatura del corridoio ipogeo che porta all'Osireion di Abido

Paolo Renier e Federica Pancin all’imboccatura del corridoio ipogeo che porta all’Osireion di Abido

Il plastico dell'Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti: in primo piano il Corridoio ipogeo

Il plastico dell’Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti: in primo piano il Corridoio ipogeo

“Ora immaginiamo di essere ai limiti del deserto che lambisce la città sacra di Abido”, spiega Federica Pancin, la giovane egittologa di Ca’ Foscari che cura la consulenza scientifica. “Qui vedremmo l’imboccatura di un tunnel che emerge dalle sabbie: è l’ingresso del corridoio che porta all’Osireion, la tomba di Osiride, il luogo più sacro di tutto l’Antico Egitto”. A Conegliano il visitatore potrà idealmente percorrere il Corridoio Occidentale dell’Osireion grazie alle fotografie di Paolo Renier che permettono di vedere da vicino un luogo altrimenti inaccessibile al circuito turistico. A un certo punto il corridoio piega di 90 gradi, analogamente a quando succede nel monumento egizio. Anche qui pannelli informativi e didascalie faciliteranno la comprensione della struttura.  “Si entra così all’interno dell’Osireion”. Qui un plastico in scala 1:20, realizzato sempre da Maurizio Sfiotti, illustrerà l’architettura della Tomba di Osiride: sarà impressionante constatare quale sia la mole dei pilastri monolitici in granito e quanto sia profondo il canale che circonda l’isola centrale. Più oltre l’allestimento è ancora in corso. Scopriremo il resto della mostra nei prossimi giorni.

La vitivinicoltura nell'Antico Egitto come appare in una pittura nella tomba di Nakht a Tebe

La vitivinicoltura nell’Antico Egitto come appare in una pittura nella tomba di Nakht a Tebe

Sala del vino. Ma intanto si viene a sapere che ci sarà un ambiente, collaterale alla mostra, che legherà a filo doppio l’Antico Egitto con Conegliano: la Sala del vino. “In questo ampio locale – spiega Renier – sarà approfondita la tematica della preparazione del vino, argomento che collega l’antico Egitto al territorio trevigiano. La ricostruzione in scala 1:1 di un torchio di Antico Regno permetterà di capire le antiche tecniche di lavorazione delle uve e servirà da spunto per descrivere quelle moderne, prerogative delle cantine di Conegliano e dintorni che vorranno conoscere il progetto. La sala ospiterà periodiche degustazioni dei vini della cantina Masottina ed eventi correlati al mondo enogastronomico di oggi e di ieri. La spiegazione dei processi antico-egiziani di coltivazione, vendemmia, spremitura, torchiatura e vinificazione sarà affidata alle immagini delle tombe nella Valle del Nilo, riproposte fedelmente da un artista contemporaneo”.