Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: dopo i tesori dalla tomba di Yuya e Tuya, sempre nelle sale 2-5 dedicate alla “Vita dopo la morte”, troviamo i tesori dalla tomba di Psusennes I (XXI dinastia), scoperta da Pierre Montet nel 1940 a Tanis, nel Delta del Nilo

Cavigliera in oro lapislazzuli e corniola dalla Tomba di Psesunnes (XXI dinastia), conservata al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Dopo le sale dedicate ai i tesori trovati all’interno della tomba di Yuya e Tuya (KV 46), scoperta nella Valle dei Re a Tebe Ovest il 5 febbraio 1905, la visita proposta da archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni”,
aperta alle Scuderie del Quirinale a Roma fino al 3 maggio 2026, con una selezione di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro Paese, continua, sempre nella sezione “La vita dopo la morte” che occupa le sale 2-5, con gli spazi dedicati ai tesori provenienti dalla tomba di Psusennes I (NRT III), scoperta da Pierre Montet nel 1940 a Tanis, nel Delta del Nilo, capitale dell’Egitto nel Terzo Periodo Intermedio (XXI-XXII dinastia).
Sale 2-5. La vita dopo la morte: Psusennes I. Psusennes I (ca 1047 – 1001 a.C.) governò l’Egitto per circa 47 anni. Il suo regno, uno dei più potenti e più lunghi della XXI dinastia, coincide con il Terzo Periodo Intermedio, epoca in cui il Paese, diviso, fu conteso tra due poteri principali: i re guerrieri del Nord e i potenti sacerdoti di Amon nel Sud, che controllavano l’antica capitale religiosa di Tebe. Nonostante questa frammentazione politica, la fama di Psusennes I fu uguagliata da pochi altri faraoni, come dimostra la sua tomba reale a Tanis, ritrovata intatta e colma dei suoi tesori, di quelli della sua famiglia e dei suoi successori sepolti con lui. Alcuni di questi tesori, conservati al museo del Cairo, sono presenti nella mostra “Tesori dei Faraoni”. Uno di questi, il grande collare in oro lapislazzuli e corniola, l’abbiamo incontrato nella prima sala dedicata a “Egitto, terra dell’oro” (vedi Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: ecco i capolavori della Sala 1, “Egitto, terra dell’oro” | archeologiavocidalpassato).

Copridita in oro della mummia di Psesunnes dalla tomba del faraone (XXI dinastia), conservata al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Al centro della sala troneggia la vetrina con la copertura della mummia di Psusennes in oro e argento e, in un angolo, i copridita in oro della mummia di Psusennes. Su un lato della sala, invece, troviamo un vaso in oro di Psusennes ed Henuttaui, la madre del faraone; e un versatoio in oro. Sempre di Psusennes sono esposti un bracciale in oro, lapislazzuli e vetro; un altro in oro; e una cavigliera in oro, lapislazzuli e corniola.

Pendente-pettorale di Amenemope, in oro , lapislazzuli, feldspato e vetro, dalla tomba di Amenemope, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Al figlio Amenemope, suo successore, appartiene invece il pendente pettorale in oro, lapislazzuli, feldspato e vetro. E a collana in oro e lapislazzuli è del faraone Osorkon II (XXII dinastia), che visse un secolo e mezzo dopo Psusennes.
(continua – 3)
Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: le sale 2-5 dedicate alla “Vita dopo la morte” aprono con i tesori dalla tomba di Yuya e Tuya, i genitori di Tiye, la Sposa reale di Amenhotep III (XVIII dinastia)

Dettaglio del sarcofago antropoide esterno di Tuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Superata la prima sala dedicata all’Egitto terra dell’oro, la visita proposta da archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni”, aperta alle Scuderie del Quirinale a Roma fino al 3 maggio 2026, con una selezione di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro Paese, continua nella sezione “La vita dopo la morte” che occupa le sale 2-5, quindi tutto il resto del percorso al primo piano.

Set di quattro finti vasi di Yuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
“Ogni aspetto dell’esistenza nell’antico Egitto – spiegano gli egittologi – rimandava alla vita eterna. Il sole sorgeva e tramontava ogni giorno; il Nilo inondava le terre ogni anno per poi ritirarsi; i contadini mietevano e seminavano di nuovo; alla notte seguiva il giorno. Gli Egizi vedevano la vita e la morte come un ciclo eterno ed erano convinti che sarebbero vissuti nell’aldilà in una forma diversa. Tuttavia, per accedere alla vita eterna occorreva soddisfare numerose condizioni. La più importante era l’esistenza di una tomba o di un luogo di sepoltura, ma era necessario anche conservare la mummia, continuare a presentare offerte e custodire il nome e l’immagine del defunto nei rilievi che decoravano le pareti della camera funeraria o le statue collocate all’interno della tomba. Gli Egizi credevano infatti che un essere umano morisse davvero solo quando anche l’ultima persona a ricordarne il nome fosse scomparsa”.

Scrigno canopico di Yuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
“Il cammino verso l’aldilà era irto di pericoli – continuano – e il defunto doveva prepararsi a questo viaggio rischioso munendosi di numerosi amuleti e formule magiche. Nell’Antico Regno, tali formule erano contenute soltanto in quelli che sono noti come Testi delle Piramidi, ma in seguito comparvero anche nei Testi dei Sarcofagi e divennero accessibili anche ai defunti comuni. Nel Nuovo Regno formule e incantesimi vennero raccolti in numerosi libri che descrivevano il percorso verso l’immortalità, come il Libro dei Morti, il Libro del Giorno e della Notte, il Libro delle Porte, il Libro delle Caverne e altri testi funerari”.
“Giunto nell’aldilà, il morto doveva affrontare una difficile prova: nella sala del giudizio al cospetto di Osiride, signore dell’oltretomba, il suo cuore veniva posato sul piatto di una bilancia mentre sull’altro era collocata la piuma della dea Maat, che incarnava la verità, la giustizia e l’ordine. Se il cuore era appesantito dai peccati, il destino del defunto era perire per mano del mostro Ammit o essere dannato per sempre nei laghi di fuoco. Se invece pesava meno della piuma di Maat – concludono -, si era guadagnato l’immortalità nei Campi di Iaru”.
Sale 2-5. La vita dopo la morte: Yuya e Tuya. La prima parte della sezione dedicata alla vita dopo la morte propone ai visitatori i tesori trovati all’interno della tomba di Yuya e Tuya (KV 46), scoperta nella Valle dei Re a Tebe Ovest il 5 febbraio 1905, che fin da subito si rivelò come una delle scoperte archeologiche più importanti mai avvenute in Egitto. Si trattava della prima sepoltura non reale rinvenuta quasi intatta nella necropoli destinata ai faraoni del Nuovo Regno, portata alla luce dall’egittologo britannico James Quibell, che dirigeva lo scavo per conto di Thedore Davis. Yuya e Tuya ebbero l’onore di essere sepolti nella Valle dei Re in quanto genitori della regina Tiye, Grande sposa reale di Amenhotep III.

Sarcofago antropoide esterno di Tuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Al centro della sala troneggia il sarcofago antropoide esterno di Tuya (XVIII dinastia, regno di Amenhotep III). Il legno è rivestito di stucco dorato con intarsi di vetro blu e ossidiana (occhi), vetro azzurro, blu scuro e rosso (gioielli). Attorno si può ammirare un set di quattro finti vasi di Yuya in legno dipinto di rosso (piedistallo), calcare dipinta di giallo, rosso e nero (vasi); lo scrigno canopico di Yuya con coperchio spiovente, in legno, stucco, resina, oro, pigmenti naturali.

Vaso canopo di Tuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Si può ammirare un vaso con cartigli di Amenhotep III e della regina Tiye in calcite o alabastro egizio. E anche uno dei quattro vasi canopi in alabastro contenenti i visceri di Tuya. Gli imbalsamatori utilizzarono questo contenitore per conservare gli intestini di Tuya. Una volta estratti dal corpo, essi vennero avvolti in bende di lino fino ad assumere l’aspetto di una minuscola mummia alla quale fu applicata una pregevole maschera funeraria finemente decorata in oro. L’iscrizione geroglifica sul vaso ricorda che gli intestini erano posti sotto la duplice protezione della dea scorpione Serqet e di Qebehsenuf, uno dei quattro figli del dio falco Horus, raffigurato sul coperchio del vaso con volto umano, parrucca e una corta barba.

Il letto di Yuya e Tuya, proveniente dalla tomba di Yuya e Tuya nella valle dei Re a Tebe Ovest, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Chiude questa “sezione”, accanto al poggiatesta in calcite di Pepi (VI dinastia, Antico Regno) e agli ushabti di Meryptah (Nuovo Regno), il letto di Yuya e Tuya in legno dipinto.
(continua – 2)

Commenti recenti