Archivio tag | Tadmor

Siria. L’Isis riconquista Palmira e distrugge il proscenio del teatro antico e il tetrapilo. Condanna dell’Unesco e dell’Onu, su iniziativa italiana. Matthiae: “Danni gravissimi”. Rutelli: “Pensiamo alla ricostruzione”. Franceschini: “A Firenze in marzo il primo G7 della Cultura”

L'esercito governativo di Assad ha riconquistato la città e il sito archeologico di Palmira con l'aiuto dei raid aerei russi

L’esercito governativo di Assad ha riconquistato la città e il sito archeologico di Palmira con l’aiuto dei raid aerei russi

Colpo di grazia alla “sposa del deserto”. I miliziani dell’Isis hanno distrutto parte del proscenio del teatro romano e il tetrapilo: due gioielli architettonici di Palmira che finora si erano salvati alla furia jihadista. Sembrano distanti un’era geologica le manifestazioni di esultanza delle truppe regolari del regime di Assad per la cacciata dei jihadisti da Palmira. Era il 27 marzo 2016, quasi un anno fa (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/03/29/siria-liberata-palmira-primo-bilancio-delle-distruzioni-dellisis-cancellati-il-tempio-di-baalshamin-e-il-santuario-di-bel-e-le-tombe-a-torre-devastato-il-museo-salvo-l80-per-cen/). Ma quel successo, che aveva fatto tirare un sospiro di sollievo al mondo dopo gli scempi perpetrati nel sito archeologico siriano, patrimonio dell’Unesco, aveva avuto il supporto determinante delle truppe russe. E non fu un caso che qualche tempo dopo lo stesso Putin abbia promosso un concerto “di riconciliazione” dell’orchestra dell’Armata Rossa proprio nel teatro antico di Palmira. Quel teatro che ora è stato oggetto dell’ennesimo scempio jihadista. Ma poi i russi hanno lasciato all’esercito governativo il compito di presidiare il territorio di Palmira. Scelta fatale.

Una bella veduta panoramica di Palmira: in primo piano il teatro antico ancora integro, e dopo il colonnato, si può vedere il tetrapilo

Una bella veduta panoramica di Palmira: in primo piano il teatro antico ancora integro, e dopo il colonnato, si può vedere il tetrapilo

A metà dicembre, mentre l’attenzione e il grosso delle forze della coalizione erano concentrate nella battaglia di Aleppo, per liberare la seconda città della Siria dove resistevano ancora i ribelli al regime di Assad, l’Isis con un blitz nel deserto si riprendeva il controllo dell’oasi di Palmira. È il 12 dicembre 2016 quando una breve nota di agenzia annuncia che “lo Stato islamico ha ripreso il controllo totale di Tadmor (l’antico nome di Palmira)”. La notizia è diffusa da un attivista locale,  Ahmad Daas, che lancia un allarme anche sulla popolazione: “Molti abitanti sono stati arrestati sulla base di liste che erano in possesso dei miliziani”, denuncia, “ma la cosa strana è che queste liste contenevano nominativi di persone rimaste neutrali rispetto all’Isis e note per le loro posizioni vicine all’opposizione e alla presenza russa”. Sempre secondo gli attivisti locali l’Isis avrebbe riconquistato Palmira a una “velocità record”, percorrendo i sette chilometri che li separavano dal primo quartiere della città in 24 ore e senza incontrare alcuna opposizione militare e in 10 ore avevano preso tutti gli altri quartieri. Nel frattempo, tutte le caserme e i check-point erano stati evacuati, fatta eccezione per pochi miliziani filo-regime. Si è sperato che la notizia fosse solo un’azione di propaganda per distrarre dagli obiettivi di Aleppo e Mosul, ma mano a mano che passavano le ore la presa di Palmira veniva confermata. È stato Talal Barazi, governatore della provincia di Homs, in cui Palmira è situata, a confermare a metà pomeriggio la caduta della città nelle mani dell’Isis. L’esercito siriano, disse Barazi parlando alla televisione Al Ikhbariya, si è rischierato fuori dalla città e “sta impiegando tutti i mezzi per impedire ai terroristi di rimanere a Palmira”. “Ma la ritirata dell’esercito siriano è stata resa inevitabile dalle forze superiori del nemico”.

L'immagine satellitare mostra la distruzione della parte centrale del proscenio del teatro antico di Palmira e delle colonne del tetrapilo

L’immagine satellitare mostra la distruzione della parte centrale del proscenio del teatro antico di Palmira e delle colonne del tetrapilo

Di colpo tornava l’incubo per possibili nuove distruzioni di antichi monumenti in quello che è uno dei siti archeologici più importanti del Vicino Oriente. Durante la loro prima occupazione i miliziani del Califfo Abu Bakr al Baghdadi avevano demolito l’Arco di Trionfo, i templi di Baal Shamin e di Bel, oltre a radere al suolo una prigione tristemente famosa in cui il regime aveva incarcerato e torturato migliaia di oppositori. I jihadisti avevano inoltre usato il teatro romano per le esecuzioni pubbliche e ucciso l’ottantunenne ex direttore del sito, Khaled al Asaad.  La segnalazione da parte di satelliti militari di spostamento di esplosivo nell’area di Palmira è stato solo il campanello di allarme di quello che sarebbe successo di lì a pochi giorni. Si arriva così al 20 gennaio 2017. Il telegramma arriva dall’agenzia ufficiale della Siria, Sana. Ed è uno di quelli che lascia il segno:  “L’Isis ha distrutto il proscenio dell’antico teatro romano di Palmira, nella Siria centrale, e il Tetrapilo, una struttura colonnata sempre nel sito archeologico patrimonio dell’Unesco”. Notizia secca, senza fornire dettagli.  L’agenzia Sana cita non meglio precisate “fonti locali”, perciò non era possibile – al momento – garantire in maniera indipendente la veridicità della notizia.  La conferma, purtroppo, arriva dal satellite. Ad annunciarlo è l’American Schools of Oriental Research che sulla sua pagina Facebook afferma di aver ottenuto immagini satellitari che rivelano “nuovi danni” al sito Unesco. Le immagini mostrano “significativi danni al Tetrapilo e al teatro romano, presumibilmente risultato di distruzioni deliberate da parte dell’Isis”, ma l’American School of Oriental Research sottolinea comunque di non essere attualmente in grado di verificare la reale origine dei danni che risalirebbero al periodo “tra il 26 dicembre 2016 e il 10 gennaio 2017”.  Il Tetrapilo, che era stato parzialmente ricostruito negli anni Sessanta del secolo scorso per i danni provocati dal tempo e che contava in totale 16 colonne, sembra ora “essere stato deliberatamente distrutto con l’uso di esplosivi. Due colonne restano in piedi – si legge – ma la maggior parte della struttura è stata gravemente danneggiata”. Il teatro romano ha riportato “danni” che interessano “il proscenio, soprattutto nell’area del Porticato”.

Il tetrapilo di Palmira prima della distruzione da parte dei miliziani dell'Isis

Il tetrapilo di Palmira prima della distruzione da parte dei miliziani dell’Isis

Immediate le reazioni.  “Questa distruzione è un nuovo crimine di guerra e una perdita immensa per il popolo siriano e per l’umanità”, denuncia il direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, dopo le notizie e le immagini satellitari sulla distruzione del Tetrapilo e di parti del proscenio del teatro romano della città siriana di Palmira.  “È un nuovo attacco contro il patrimonio culturale che, a poche ore dalle notizie ricevute dall’Unesco riguardo esecuzioni di massa nel teatro, dimostra come la pulizia culturale da parte degli estremisti violenti stia cercando di distruggere sia vite umane che monumenti storici per privare il popolo siriano del suo passato e del suo futuro. È per questo che la tutela del patrimonio è inalienabile della difesa delle vite umane”. E il prof. Paolo Matthiae, decano degli archeologi in missione in Siria, scopritore di Ebla: “Danni gravissimi e senza precedenti per l’evidente intenzionalità dell’Isis di distruggere il patrimonio della Siria. Fermare questo scempio con la sola deplorazione da parte dell’opinione pubblica è impossibile, quello che invece si può fare è dare il massimo sostegno all’eroica e isolata azione della direzione generale dell’Antichità e dei Musei di Damasco”. E continua: “Ricordiamoci che l’azione delle istituzioni di Damasco a protezione del patrimonio della Siria, che ha consentito di mettere in salvo nella capitale siriana 300mila oggetti dei musei periferici, è costata la vita a una quindicina di funzionari e all’archeologo Khaled Assad, l’ex capo della direzione generale delle antichità e dei musei di Palmira, decapitato dai militanti del sedicente Stato Islamico nell’agosto 2015.  In questo senso l’azione e l’appoggio dell’Unesco allo sforzo della direzione generale Antichità e Musei di Damasco è estremamente apprezzabile per aiutare i funzionari siriani sia nel salvataggio delle opere, sia in prospettiva nella ricostruzione di quello che si sta perdendo”.

Un elemento del soffitto del tempio di Bel di Palmira ricostruito in 3D

Un elemento del soffitto del tempio di Bel di Palmira ricostruito in 3D

Una ricostruzione possibile grazie alle moderne tecnologie, come lo stesso archeologo ha dimostrato, nell’ambito della mostra “Rinascere dalle Distruzioni. Ebla, Nimrud, Palmirà, da lui curata insieme a Francesco Rutelli, allestita al Colosseo dal 7 ottobre all’11 dicembre 2016 (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/10/05/rinascere-dalle-distruzioni-ebla-nimrud-palmira-al-colosseo-la-mostra-curata-dallarcheologo-paolo-matthiae-propone-la-ricostruzione-in-3d-del-toro-androcefalo-di-nimrud/). Proprio Rutelli ha promosso come presidente di “Incontro di Civiltà” una campagna internazionale contro le distruzioni del patrimonio culturale siriano. “Tutto ciò che l’Isis distrugge, come sfregio alla civiltà dell’umanità intera, noi lo dovremo  ricostruire”, afferma. “Ci indigna e addolora la strage di persone innocenti che sta continuando a strappare migliaia di vite umane in Siria e Iraq. Allo stesso tempo, vogliamo continuare a mobilitare la comunità internazionale per non subire la volontà criminale dei terroristi, che appena entrano in contatto con beni insostituibili, Patrimonio dell’Umanità, li distruggono deliberatamente, e ne fanno teatro del vanto della loro inciviltà. La demolizione del proscenio del Teatro di Palmira, e le crudeli uccisioni in quello stesso contesto archeologico di molte persone segnano un apice di questa sfida contro l’umanità e la civiltà. La risposta concreta deve accomunare tutte le popolazioni e le istituzioni internazionali”. Dopo Roma annuncia nuove iniziative ed esposizioni, assieme a scienziati, studiosi, fondazioni, istituzioni e governi di tutto il mondo. “L’Unesco sarà al centro di questa mobilitazione”, conclude, “e così l’Iccrom, assieme a cui stiamo preparando per il prossimo maggio a Roma un incontro internazionale con nuovi e concreti progetti e proposte”. Ma Matthiae mette in guardia da facili entusiasmi: “La ricostruzione è possibile con le moderne tecnologie perché in alcuni casi si tratta di restauri difficili e delicati, ma per così dire tradizionali, in altri casi si tratta di integrare restauri con materiali che possono essere ottenuti grazie alle più avanzate tecnologie.  Questo però a mio parere dovrà avvenire sulla base di tre principi: il rispetto della sovranità della Repubblica Araba Siriana sulla progettazione e realizzazione dei restauri e delle ricostruzioni; il controllo e la ratifica dell’Unesco su questi progetti perché siano approvati dalla comunità scientifica internazionale; un’ampia collaborazione internazionale, perché si tratterà di uno sforzo molto rilevante anche finanziariamente e la collaborazione dovrà avvenire da parte di tutti i Paesi con competenze scientifiche, capacità tecniche e volontà politica e culturale di fornire un aiuto finanziario per la ricostruzione”.

Il teatro antico di Palmira, ancora integro, usato dai jihadisti per le pubbliche esecuzioni

Il teatro antico di Palmira, ancora integro, usato dai jihadisti per le pubbliche esecuzioni

Intanto il Consiglio di sicurezza dell’Onu, proprio su iniziativa della diplomazia italiana al Palazzo di Vetro, ha espresso la propria condanna per la distruzione del patrimonio culturale in Siria da parte dell’Isis. L’Italia, membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dal primo gennaio 2017, ha ottenuto il consenso dei Quindici membri dell’organismo su una dichiarazione che riporta l’attenzione sulla grave minaccia al patrimonio culturale portata dalla campagna di distruzione intrapresa dal sedicente Stato islamico. I membri del Consiglio di Sicurezza sottolineano con preoccupazione come l’Isis e altri gruppi traggano profitto dal traffico di beni culturali sottratti a musei, siti archeologici, librerie e archivi in Siria. Profitto utilizzato per rafforzare le capacità operative dell’Isis per la preparazione e attuazione di attacchi terroristici. I Quindici hanno reiterato dunque la necessità di “sconfiggere l’Isis e di sradicare l’intolleranza, la violenza e l’odio che incarna”. Il Consiglio di Sicurezza ha altresì espresso allarme per le notizie di esecuzioni avvenute nel Teatro di Palmira e espresso preoccupazione per la sicurezza di migliaia di civili residenti nella città. E il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, commentando il voto favorevole del Consiglio di sicurezza dell’Onu alla dichiarazione, promossa dalla diplomazia italiana, per condannare la distruzione del patrimonio culturale in Siria: “L’Italia sui temi della cultura e del patrimonio ha il dovere di essere guida nel mondo. E il primo G7 della Cultura, che si terrà a Firenze il 30 e il 31 marzo, sarà l’occasione per condividere azioni concrete contro queste devastazioni che, giustamente, la direttrice dell’Unesco, Irina Bokova ha definito veri e propri crimini di guerra”.

Siria. Liberata Palmira. Primo bilancio delle distruzioni dell’Isis: cancellati il tempio di Baalshamin e il santuario di Bel e le tombe a torre. Devastato il museo. Salvo l’80 per cento del sito. Si discute per la sua ricostruzione. Il museo dell’Ermitage offre la sua collaborazione

L'esercito governativo di Assad ha riconquistato la città e il sito archeologico di Palmira con l'aiuto dei raid aerei russi

L’esercito governativo di Assad ha riconquistato la città e il sito archeologico di Palmira con l’aiuto dei raid aerei russi

Nel giorno di Pasqua liberata Palmira. Ma la “sposa del deserto” sfregiata dall’Isis non sarà più come prima. L’esercito siriano ha ripreso il “pieno controllo” di Palmira, che lo scorso anno era stata conquistata dallo Stato islamico. Lo hanno reso noto fonti militari citate dai media di Damasco e l’Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo cui l’esercito è rientrato a Palmira, con il sostegno dei raid russi: più di 200 solo nelle ultime ore dell’attacco. Secondo l’agenzia di stampa Sana le truppe governative e le milizie loro alleate hanno “ripulito” la città da tutti i militanti dell’Isis e “distrutto i loro ultimi covi”, mentre gli artificieri hanno eliminato tutte le mine e gli ordigni lasciati dai terroristi. Dal canto loro, gli attivisti dell’Osservatorio, con sede a Londra, citando “più fonti attendibili”, hanno fatto sapere che i militanti dello Stato islamico hanno ricevuto l’ordine di lasciare Palmira dalla leadership del Califfato a Raqqa. Le tre settimane di guerra per riconquistare la città, secondo l’Osservatorio, sarebbero costate la vita ad almeno 400 militanti e 180 soldati. “Un importante successo nella guerra contro il terrorismo”, proclama il presidente siriano, Bashar al-Assad.

Una veduta aerea del sito archeologico di Palmira: si vedono bene ancora integri il teatro romano e il lungo colonnato

Una veduta aerea del sito archeologico di Palmira: si vedono bene ancora integri il teatro romano e il lungo colonnato

La città di Palmira, sito Unesco patrimonio dell’umanità, ricordiamolo, è una delle più antiche della regione. Esisteva già nel XIX secolo a.C. quando era conosciuta e citata negli antichi documenti con il nome di Tadmor o Tamar, nome registrato anche nella Bibbia che la ricorda come fortificata da Salomone. Per oltre un millennio, però, sulla città cala il silenzio, fino alla conquista da parte dei Seleucidi che, nel 323 a.C. prendono il controllo della Siria. Palmira si mantiene indipendente fino a circa il 19 a.C., nonostante il Paese fosse ormai nelle mani dei Romani. È sotto il regno di Tiberio e poi di Nerone che la città viene annessa all’Impero. Plinio il Vecchio ne racconta le ricchezze del suolo e l’importanza che essa ricopre all’epoca nei commerci tra Roma e l’Oriente, soprattutto Cina, India e Persia. Nel II secolo d.C. Adriano la visita e la proclama città libera, dandole il nome di Palmira Hadriana. Tra la fine del II e l’inizio del III secolo, Settimio Severo o il suo successore, il figlio, Caracalla, concede a Palmira lo statuto di città libera. È nel III secolo che la città diventa famosa sotto il regno della regina Zenobia e del figlio Vaballato, che sognano di formare un impero d’Oriente da affiancare a quello di Roma. La mitica regina, infatti, inizia a ribellarsi al potere della città eterna e conquista Egitto, Palestina e Arabia, spingendosi fino alla Cappadocia e alla Bitinia. Ma la proclamazione di Aureliano a imperatore pone fine alle ambizioni di Zenobia e del figlio. Palmira viene conquistata, abbandonata e diventa base militare per le legioni romane. Dopo un periodo di nuova fioritura con l’impero bizantino, la città va in rovina sotto il dominio arabo.

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2016/03/26/siria-ecco-cosa-resta-del-sito-archeologico-di-palmira-video_f8f1ed4d-cf16-4892-ada2-4cabef0e931a.html

 

La foto scattata il 27 marzo 2016 conferma che il tetrapilo non è stato distrutto dai jihadisti

La foto scattata il 27 marzo 2016 conferma che il tetrapilo non è stato distrutto dai jihadisti

Un portale in una distesa di detriti è il muto testimone di quanto resta del grande santuario di Bel a Palmira distrutto dai jihadisti

Un portale in una distesa di detriti è il muto testimone di quanto resta del grande santuario di Bel a Palmira distrutto dai jihadisti

“L’80 per cento dell’architettura dell’antica città siriana non sarebbe stata distrutta dall’Isis, anche se quel 20% non è perdita da poco, se pensiamo solo al tempio romano di Baalshamin e al grande santuario di Bel”, sostiene Selon Maamoun Abdulkarim, direttore di Antichità e Musei in Siria (Dgam), dopo l’esame delle immagini riprese dal drone russo su Palmira liberata. Il colonnato, l’agorà, il teatro, i bagni di Diocleziano, il tempio di Nébo e d’Allat sono ancora in piedi, a testimoniare millenni di arte e di storia, contaminazioni culturali assire, bizantine e greco romane nella città patrimonio dell’Unesco. Distrutto invece il tempio di Bel e Baalshamin, come decine di torri funerarie e l’arco trionfale, e le sculture e i reperti del museo archeologico. Proprio il museo, difeso fino a pagare con la vita dal suo direttore Khaled Asaad, è stato oggetto di saccheggio. “Ci vorranno cinque anni per ricostruirla”, sostiene Maamoun Abdulkarim, direttore di Antichità e Musei in Siria. Dopo la riconquista dell’antica città siriana, la Russia promette il suo aiuto per lo sminamento dell’area e il museo dell’Ermitage di San Pietroburgo offre la collaborazione di un team di esperti per i restauri. Il direttore Abdul-Karim ha detto che un team di esperti farà una stima dei danni. Ma gli esperti internazionali sono scettici. Credere di poter restaurare il sito archeologico potrebbe rivelarsi illusorio, ha dichiarato Annie Sartre-Fauriat, membro della Commissione di esperti dell’Unesco per il patrimonio siriano. E il 1° aprile a Parigi si terrà un incontro proprio su Palmira.

Una sala devastata del museo di Palmira che Khaled Asaad aveva difeso pagando con la propria vita

Una sala devastata del museo di Palmira che Khaled Asaad aveva difeso pagando con la propria vita

Esperti di antichità siriani si sono detti profondamente scioccati dalla distruzione dei jihadisti al museo di Palmira: innumerevoli reperti dispersi e statue demolite. Il museo, infatti, ospita una “importante collezione” dell’arte palmirena, frutto di antiche donazioni. “In quanto custodi del patrimonio di Palmira – ha detto Piotrovsky – potremo aiutare ad analizzare la situazione e dare consigli così che questo sito storico diventi un monumento alla cultura, un monumento alla vittoria sul fanatismo e non una replica moderna, semplice attrazione turistica”. La direttrice generale dell’Unesco Irina Bokova ha detto di sperare in una stretta collaborazione con l’Ermitage.

L'archeologo siriano Khaled Asaad, decapitato dall'Isis nel 2015

L’archeologo siriano Khaled Asaad, decapitato dall’Isis nell’agosto 2015

“Palmira è stata liberata dalle truppe di Assad grazie anche al supporto aereo dell’aviazione russa e di alcuni corpi speciali dispiegati sul campo. Le bande criminali di Daesh sono in ritirata e non hanno potuto portare a termine lo scempio preannunciato del sito archeologico dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Le cancellerie occidentali ed il governo italiano brillano per il loro assordante silenzio, con il quale sembrano voltarsi dall’altra parte mentre qualcuno fa il lavoro sporco della guerra, anche se di liberazione”, denuncia Paolo Romani, presidente del Gruppo Forza Italia al Senato. “Ricordiamo in questa occasione oltre alle centinaia di morti di combattenti siriani due uomini valorosi: Khaled al-Asaad, archeologo e custode dei siti romani, di quell’esempio unico nel mondo della civilizzazione dell’antica Roma, decapitato dai criminali di Daesh perché non ha voluto rivelare il luogo dove erano stati nascosti preziosissimi reperti dell’antica Palmira; e l’anonimo ufficiale delle forze speciali russe che trasmetteva le coordinate dei terroristi del Daesh per effettuare i raid ed ha deciso di indirizzare il fuoco contro se stesso, una volta circondato, pur di non cadere vivo nelle loro mani. È morto da eroe, comunicando la sua ultima posizione così da consentire di eliminare i jihadisti che lo avevano raggiunto. Ora e solo ora, il ministro Franceschini può inviare i caschi blu della cultura approvati dall’Unesco. Grazie al coraggio ed all’abnegazione di tanti altri sconosciuti eroi di guerra”.

Siria. L’Isis distrugge due antichi mausolei islamici a Palmira, perché “simbolo del politeismo”. Per ora l’antica città romana, patrimonio Unesco, è stata risparmiata

Lo monumentali rovine di Palmira, patrimonio dell'Unesco, dominata dal mausoleo islamico dello sheikh Mohammad Ben Ali

Lo monumentali rovine di Palmira, patrimonio dell’Unesco, dominata dal mausoleo islamico dello sheikh Mohammad Ben Ali

Palmira a rischio distruzione da parte delle milizie jihadiste dell’Isis. Un evento temuto, annunciato, ma per ora rimasto – in parte – solo una minaccia. Perché se è vero che al momento non ci sono prove che l’Isis abbia infierito sulla città romana, patrimonio dell’Unesco, è invece certo che sono stati fatti saltare in aria due antichi mausolei, tra cui quello dello sheikh Mohammad Ben Ali, vicino al sito archeologico romano, ritenuti “un simbolo del politeismo”. Appena due giorni fa, in piena avanzata jihadista, era anche trapelato che l’Isis aveva piazzato mine e ordigni nella città vecchia. Per timore di distruzioni centinaia di statue e reperti del sito siriano erano stati trasferiti in altre località il mese scorso quando i jihadisti erano penetrati nella parte moderna della città. Ma poi questa notizia era stata smentita da Ahmad Daas, attivista politico siriano dell’opposizione, secondo cui le notizie circolate al riguardo “sono false”: “Non è vero che l’Is ha collocato degli ordigni tra le rovine di Tedmor e i rapporti che ne parlano sono imprecisi e si basano su fotografie fasulle scattate da alcuni cittadini”, smentendo quanto circolato nei giorni scorsi sui media e sugli osservatori per i diritti umani.

Il colonnato di Palmira, punto di sosta per le carovane di viaggiatori e mercanti che attraversavano il deserto siriano

Il colonnato di Palmira, punto di sosta per le carovane di viaggiatori e mercanti che attraversavano il deserto siriano

La Sposa del Deserto. Dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità, Palmira fiorì nell’antichità come punto di sosta per le carovane di viaggiatori e mercanti che attraversavano il deserto siriano ed ebbe un notevole sviluppo fra il I e il III secolo d.C. Per questo motivo fu soprannominata la “Sposa del deserto”. Il nome greco della città, “Palmyra”, è la traduzione fedele dall’originale aramaico, Tadmor, che significa “palma”. La città è citata nella Bibbia e negli annali dei re assiri, ma in particolare la sua storia è legata alla regina Zenobia che si oppose, secondo la tradizione, ai romani e ai persiani. Poi venne incorporata nell’impero romano e Diocleziano, tra il 293 e 303, la fortificò per cercare di difenderla dalle mire dei Sassanidi facendo costruire, entro le mura difensive, ad occidente della città, un grande accampamento con un pretorio ed un santuario per le insegne per la Legio I Illirica. A partire dal IV secolo le notizie su Palmira si diradano. Durante la dominazione bizantina furono costruite alcune chiese, anche se la città aveva perso importanza. L’imperatore Giustiniano, nel VI secolo, per l’importanza strategica della zona, fece rinforzare le mura e vi installò una guarnigione. Poi sotto il dominio degli arabi la città andò in rovina.

Il mausoleo islamico di Mohammad Ben Ali, discendente del cugino del Profeta Maometto sulla cima di una collinetta a circa 4 chilometri dal sito romano prima dell'esplosione

Il mausoleo islamico di Mohammad Ben Ali, discendente del cugino del Profeta Maometto sulla cima di una collinetta a circa 4 chilometri dal sito romano prima dell’esplosione

Qui sopra, il momento dell'esplosione provocato dai miliziani jihadisti dell'Isis; sotto, quel che resta del mausoleo dopo l'esplosione

Qui sopra, il momento dell’esplosione provocato dai miliziani dell’Isis; sotto, quel che resta del mausoleo

palmira2La distruzione dei Mausolei. L’Isis, attraverso il suo “braccio mediatico” Wilayat Homs, ha pubblicato due foto del mausoleo islamico di Mohammad Ben Ali, discendente del cugino del Profeta Maometto – una costruzione in pietra e fango consumata dall’erosione, in fango sulla cima di una collinetta a circa 4 chilometri dal sito romano – prima e nel momento dell’esplosione, in cui si vedono le pietre proiettate in tutte le direzioni e pennacchi di polvere. Il servizio è intitolato “L’eliminazione dei simboli politeisti”. Si vedono inoltre di militanti che trasportano l’esplosivo al sito storico. L’Onlus, citata dai media, ha confermato l’avvenuta distruzione, e quella di un altro sacrario islamico antico, quello di Abu Behaeddin, una figura storica di Palmira. I jihadisti dell’Isis “considerano questi mausolei islamici contrari alla fede”, cioè una forma di idolatria, e perciò “hanno proibito qualsiasi visita ad essi”, ha detto, citato da Newsweek, Maamoun Abulkarim, direttore delle antichità del governo siriano. Finora non risultano invece essere state distrutte le rovine romane di Palmira del I e II secoli.