Archivio tag | Raffaella Morselli

Roma. Tra Terme di Diocleziano (antico), Foro romano (Medioevo) e Vittoriano (moderno e contemporaneo) la mostra “Roma in moneta: arte e potere nella storia della città eterna”, una grande esposizione diffusa che racconta oltre duemila anni di storia di Roma attraverso la moneta, uno dei più potenti strumenti di rappresentazione politica, economica, ideologica e culturale elaborati dall’Occidente

Mostra “Roma in moneta”: sezione alle Terme di Diocleziano: allestimento (foto mnr)

Mezzo di scambio, emblema del potere, veicolo di propaganda, oggetto artistico e supporto di memoria, la moneta ha accompagnato per secoli la costruzione dell’identità di Roma e della sua immagine nel mondo. Le monete coniate in città costituiscono per questo un osservatorio privilegiato sulle sue trasformazioni politiche, religiose, artistiche e sociali. Inaugurata il 2 luglio c’è tempo fino al 27 settembre 2026 per visitare la mostra “Roma in moneta: arte e potere nella storia della città eterna”, una grande esposizione diffusa che racconta oltre duemila anni di storia di Roma attraverso la moneta, uno dei più potenti strumenti di rappresentazione politica, economica, ideologica e culturale elaborati dall’Occidente.

Mostra “Roma in moneta”: sezione alle Terme di Diocleziano: allestimento (foto mnr)

La mostra è a cura di Alfonsina Russo (dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale), Edith Gabrielli (VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia), Simone Quilici (parco archeologico del Colosseo) e Federica Rinaldi (museo nazionale Romano). La mostra utilizza le monete come chiavi di lettura per ricostruire alcuni momenti cruciali della storia e della cultura di Roma, mettendole in dialogo con opere d’arte antica, dipinti, sculture, codici miniati, oreficerie, installazioni contemporanee e testimonianze della cultura materiale. Tre grandi musei dello Stato collaborano per la prima volta alla realizzazione di una mostra comune.

Mostra “Roma in moneta”: sezione alle Terme di Diocleziano: allestimento (foto mnr)
Mostra “Roma in moneta”: sezione al Tempio di Romolo al Foro romano: allestimento (foto PArCo)

Il percorso si articola in tre sezioni cronologiche: l’età antica al museo nazionale Romano, il Medioevo al parco archeologico del Colosseo, l’età moderna e contemporanea al VIVE. Le tre sezioni della mostra possono essere visitate sia in maniera autonoma sia secondo un percorso unitario. La sezione del museo nazionale Romano è affidata al coordinamento scientifico di Fabrizio Oppedisano (Scuola Normale Superiore di Pisa) e Massimiliano Papini (‘Sapienza università di Roma); quella del parco archeologico del Colosseo di Sandro Carocci (università di Roma “Tor Vergata”), Serena Romano (università di Losanna) e Dario Internullo (università di Roma Tre); quella del VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia di Francesco Benigno (Scuola Normale Superiore di Pisa), Edith Gabrielli e Matteo Sanfilippo (università della Tuscia). Il comitato scientifico comprende, oltre ai coordinatori, Barbara Agosti, Marta Barbato, Federico Barello, Lorenzo Canova, Raffaella Morselli, Massimo Osanna, Emanuele Pellegrini, Roberto Pinto, Pier Paolo Racioppi, Alessia Rovelli, Lucia Travaini e Claudio Zambianchi.

Mostra “Roma in moneta”: sezione al Tempio di Romolo al Foro romano: allestimento (foto PArCo)
Mostra “Roma in moneta”: sezione alle Terme di Diocleziano: allestimento (foto mnr)

Il percorso si articola in venticinque sottosezioni – otto al museo nazionale Romano, otto al parco archeologico del Colosseo e nove al VIVE – dedicate ad altrettanti episodi cruciali nella storia di Roma e alle relative temperie culturali, inclusi l’elezione di Giulio Cesare dittatore, il rientro di papa Martino V dalla cattività avignonese e la breccia di Porta Pia. Ciascuna sottosezione prende avvio da una moneta e mette in relazione opere d’arte, testi di approfondimento e innovativi strumenti digitali, concepiti come supporti alla visita e strumenti di interpretazione. La mostra presenta oltre 160 opere, dall’antichità al contemporaneo. Le monete antiche provengono dal Medagliere del museo nazionale Romano, da poco riaperto al pubblico e interessato da un importante progetto di digitalizzazione finanziato con fondi PNRR; le monete contemporanee dal museo della Zecca. Le opere d’arte sono concesse in prestito dai principali musei dello Stato italiano, dalla sovrintendenza Capitolina, dai Musei Vaticani, da numerosi musei civici, da archivi, fondazioni, gallerie e collezionisti privati.

Mostra “Roma in moneta”: sezione al Tempio di Romolo al Foro romano: allestimento (foto PArCo)
Mostra “Roma in moneta”: sezione al Vittoriano: “Untitled” di Maurizio Cattelan (foto vive)

Tra le opere di maggior rilievo figurano, al museo nazionale Romano, il Piatto onorario di Ardabur Aspar (Firenze, museo Archeologico nazionale), il Ritratto di Giulio Cesare (Musei Vaticani) e il Ritratto di Costantino (Roma, Sovrintendenza Capitolina); al parco archeologico del Colosseo, gli affreschi da Santa Maria in Via Lata con I sette dormienti (Roma, Crypta Balbi) e la Madonna di Pietro di Belizo e Belluomo (Parma, Fondazione Magnani-Rocca); al VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia, il Messale della Rovere decorato da Jacopo Rivaldi, capolavoro della miniatura quattrocentesca (Torino, Archivio di Stato); il Ritratto di papa Alessandro VII Chigi di Gianlorenzo Bernini (Roma, Gallerie Nazionali d’Arte Antica) e Untitled di Maurizio Cattelan, che chiude il racconto sul presente europeo.

Roma. Alle Scuderie del Quirinale ultimi giorni per la mostra “ARTE LIBERATA 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra”: oltre cento capolavori salvati durante la Seconda Guerra Mondiale grazie all’azione lungimirante di tanti Soprintendenti e funzionari dell’Amministrazione delle Belle Arti. Incontro a Milano

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Il cerbiatto in bronzo dalla Villa dei Papiri di Ercolano, oggi al museo Archeiologico nazionale di Napoli. E, dietro, il cerbiatto con Hitler e Goering (foto scuderie del quirinale)

Camminando nelle sale delle Scuderie del Quirinale fino al 10 aprile 2023 ci si può imbattere in un cerbiatto dalla Villa dei Papiri di Ercolano (oggi al museo Archeologico nazionale di Napoli), nel Discobolo Lancellotti (a Palazzo Massimo alle Terme a Roma), in vasi in alabastro o in terracotta o ancora in una statuina in calcare (tutti al museo Egizio di Torino); o ancora nel famoso Ermes a riposo (capolavoro al Mann) come l’inconfondibile statua di peplophores/Danzatrice dalla Villa dei Papiri di Ercolano (Mann). E poi l’iscrizione votiva della Vittoria N.I. 8753 dal tempio G di Selinunte (oggi al museo Archeologico regionale Salinas di Palermo), o i ritratti di Tiberio e di Druso minore (conservati alla Sabap di Caserta). Che cos’hanno in comune questi capolavori per vedere i quali si dovrebbe fare il giro dell’Italia? Sono tutti stati salvati dalle bombe e dai saccheggi della Seconda Guerra Mondiale.

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Locandina della mostra “Arte liberata 1937-1947” alle Scuderie del Quirinale dal 16 dicembre 2022 al 10 aprile 2023

E appunto fino al 10 aprile 2023, alle Scuderie del Quirinale a Roma, si possono ammirare con un centinaio di opere nella mostra “ARTE LIBERATA 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra”, curata da Luigi Gallo e Raffaella Morselli ed organizzata dalle stesse Scuderie in collaborazione con la Galleria Nazionale delle Marche, l’ICCD – Istituto Centrale per il catalogo e la Documentazione e l’Archivio Luce – Cinecittà. La mostra offre una selezione di oltre cento capolavori salvati durante la Seconda Guerra Mondiale, oltre che un ampio panorama documentario, fotografico e sonoro – riuniti grazie alla collaborazione di ben quaranta Musei ed Istituti – per un racconto avvincente ed emozionante di un momento drammatico per il nostro Paese ma altrettanto lungimirante e fondativo per una nuova coscienza civica. Un omaggio doveroso alle donne e agli uomini che, nella drammatica contingenza bellica, hanno interpretato la propria professione all’insegna di un interesse comune, coscienti dell’universalità del patrimonio da salvare.

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Sacchi di sabbia a protezione dei monumenti (foto scuderie del quirinale)

Distruzioni e razzie di monumenti e opere d’arte fanno parte da sempre delle manovre belliche; la Seconda Guerra Mondiale va considerata, tuttavia, come un momento imprescindibile della moderna riflessione sulla tutela dei beni culturali, con un nuovo approccio ai temi del restauro e della museografia che seguì agli esiti drammatici del conflitto. Dall’esperienza di quegli storici dell’arte nacque un nuovo modo di intendere la tutela e la valorizzazione dei Beni Culturali, a partire dalla fondazione dell’attuale Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Non solo, nel secondo dopoguerra, la museografia italiana avviò una delle stagioni più prolifiche per la valorizzazione e la divulgazione del capitale culturale del Paese: i musei italiani divennero il campo di sperimentazione di una didattica permanente rivolta a tutti i cittadini, luoghi della coscienza civica in rapporto con il territorio.

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Personale della pubblica amministrazione nel salvataggio delle opere d’arte (foto scuderie del quirinale)

Al centro del progetto espositivo l’azione lungimirante di tanti Soprintendenti e funzionari dell’Amministrazione delle Belle Arti – spesso messi forzatamente a riposo dopo aver rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò – che, coadiuvati da storici dell’arte e rappresentanti delle gerarchie vaticane, si resero interpreti di una grande impresa di salvaguardia del patrimonio artistico-culturale. Fra questi si annoverano Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli, Emilio Lavagnino, Vincenzo Moschini, Pasquale Rotondi, Fernanda Wittgens, Noemi Gabrielli, Aldo de Rinaldis, Bruno Molajoli, Francesco Arcangeli, Jole Bovio e Rodolfo Siviero, agente segreto e futuro ministro plenipotenziario incaricato delle restituzioni: persone che, senza armi e con mezzi limitati, presero coscienza della minaccia che incombeva sulle opere d’arte, schierandosi in prima linea per evitarla, consapevoli del valore educativo, identitario e comunitario dell’arte.

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Il Discobolo Lancellotti finito in Germania per le mire collezionistiche di Hitler e Goering (foto scuderie del quirinale)

Storie avvincenti, dunque, dall’alto valore civile, che si dipanano in mostra attraverso tre principali filoni narrativi. Il primo – Le esportazioni forzate e il mercato dell’arte – si riferisce all’alterazione subita dal mercato dell’arte all’indomani della stipulazione dell’asse Roma-Berlino (1936); per assecondare le brame collezionistiche di Adolf Hitler ed Hermann Göring, i gerarchi fascisti favorirono il permesso di cessione di importanti opere d’arte, anche sotto vincolo, come il Discobolo Lancellotti (vincolato dal 1909), copia romana del celebre bronzo di Mirone – fra le opere di spicco della rassegna – o i capolavori della collezione Contini Bonacossi di Firenze.

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1943, non c’è più tempo: si salva quanto più possibile (foto scuderie del quirinale)

Il racconto afferente al secondo nucleo – Spostamenti e ricoveri – trova principio nel 1939, quando, con l’invasione della Polonia da parte di Hitler, il ministro dell’educazione Giuseppe Bottai mise in atto le operazioni di messa in sicurezza del patrimonio culturale, con la conseguente elaborazione del piano per lo spostamento delle opere d’arte. Da qui si dipanano molte storie: i rapporti tra i sovrintendenti italiani e il Vaticano, l’impegno dei singoli funzionari per inventariare e nascondere i beni culturali nel Lazio, in Toscana, a Napoli, in Emilia e nel Nord Italia, l’impegno fondamentale di curatrici donne, quali Fernanda Wittgens, Palma Bucarelli, Noemi Gabrielli, Jole Bovio ed altre, nonché la razzia della Biblioteca Ebraica di Roma. Tra le figure-chiave di questa sezione figura Pasquale Rotondi, il giovane soprintendente delle Marche che fu incaricato di approntare un deposito nazionale e mise in salvo nei depositi di Sassocorvaro e Carpegna capolavori provenienti da Venezia, Milano, Urbino e Roma, per un totale di circa diecimila opere sotto la sua custodia. Un caso esemplare nella formazione di un’identità professionale degli storici dell’arte italiani.

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La danzatrice dalla villa dei Papiri di Ercolano e l’Ermes a riposo, entrambi oggi al museo Archeologico nazionale di Napoli. Dietro le protezioni adottate al Mann durante la Guerra (foto scuderie del quirinale)

Il terzo ed ultimo filone – La fine del conflitto e le restituzioni – prende in considerazione le missioni per il recupero e la salvaguardia delle opere trafugate al termine della guerra. Ai funzionari italiani si affiancarono gli uomini della “Monuments, Fine Arts, and Archives Program” (MFAA), una task force composta da professionisti dell’arte provenienti da tredici diversi Paesi ed organizzata dagli Alleati durante il secondo conflitto mondiale per proteggere i beni culturali e le opere d’arte nelle zone di guerra. Con la fine della guerra ha inizio l’avventura delle restituzioni dei beni trafugati dai nazisti con oltre seimila opere ritrovate finora.

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Allestimento della mostra “Arte liberata 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra” alle Scuderie del Quirinale (foto scuderie del quirinale)

Mercoledì 5 aprile 2023, alla fondazione Luigi Rovati, a Milano, alle 18, incontro dedicato alla mostra “Arte Liberata 1937 – 1947. Capolavori salvati dalla guerra”, in corso alle Scuderie del Quirinale, dedicata ai protagonisti che hanno salvato il patrimonio artistico nazionale durante la Seconda Guerra Mondiale. Ne parleranno il presidente delle Scuderie del Quirinale Mario De Simoni e Anna Mattirolo, insieme a Giovanna Ginex che racconterà, attraverso il tratteggio di alcuni protagonisti, come avvennero le operazioni di salvataggio del patrimonio artistico in quei frangenti bellici che colpirono Milano.