Archivio tag | porto di Traiano a Civitavecchia

Cosa ci lascia il 2021? “100 opere tornano a casa”: nel progetto del Mic, due provengono dai depositi del museo nazionale Romano. Al museo Archeologico nazionale di Civitavecchia la polena in bronzo dalla darsena del porto di Traiano. Al museo delle Navi romane di Nemi la testata di baglio dalla nave di Caligola

Provengono entrambi dai depositi del museo nazionale Romano. La polena bronzea a testa femminile che decorava la prua di un’imbarcazione, rinvenuta a metà del XIX secolo nella darsena romana del porto di Traiano di Civitavecchia, è tornata finalmente visibile al pubblico al museo Archeologico nazionale di Civitavecchia. E la testata di trave bronzea, parte dei più pregiati  arredi  della stupefacente nave di Caligola, è ora possibile ammirarla al museo delle Navi Romane di Nemi. È questo uno dei lasciti del 2021, grazie al progetto del ministero della Cultura “100 opere tornano a casa”, voluto dal ministro Dario Franceschini per promuovere e valorizzare il patrimonio storico artistico e archeologico italiano conservato nei depositi dei luoghi d’arte statali. “Questo progetto – dichiara il ministro Franceschini – restituisce nuova vita a opere d’arte di fatto poco visibili, di artisti più o meno conosciuti, e promuove i musei più piccoli, periferici e meno frequentati. Nell’intero sistema museale dello Stato sono esposte circa 480mila opere, il resto – circa 4 milioni – è custodito nei depositi, da cui proviene la totalità dei dipinti e dei reperti coinvolti in questa iniziativa. Queste cento opere sono soltanto le prime di un progetto a lungo termine che mira a valorizzare l’immenso patrimonio culturale di proprietà dello Stato. Un obiettivo che sarà raggiunto anche attraverso un forte investimento nella digitalizzazione e nella definizione di nuove modalità di fruizione prevedendo nuove collaborazioni come la realizzazione di una serie di documentari insieme alla RAI, che ha anche il merito di rafforzare il legame tra il territorio e l’opera d’arte. Le opere verranno concesse in prestito decennale, continuamente rinnovabile, ai musei di destinazione”.

La valorizzazione del progetto “100 opere tornano a casa” prevede la collaborazione con la Rai che, attraverso Rai Doc, realizzerà un nuovo format, composto da un documentario breve e una serie di tredici episodi in presa diretta che saranno trasmessi dalle reti generaliste. Verranno raccontati la restituzione e il restauro delle opere d’arte partendo dai musei delle grandi città italiane, dai depositi dove l’opera è stata custodita e dai laboratori dove le sapienti mani dei restauratori l’hanno riportata a nuova vita. I direttori dei musei di provenienza e di quelli riceventi, i restauratori, gli storici dell’arte e gli esperti spiegheranno agli spettatori la storia dell’opera e le ragioni per cui è finita lontano dai luoghi che l’hanno vista nascere, offrendo anche spunti sulle attività dei professionisti dei beni culturali. Il format seguirà il viaggio delle opere d’arte che, una volta messe in sicurezza, saranno trasportate a bordo di pulmini speciali brandizzati con il logo “100 opere tornano a casa”, per raggiungere il museo che le accoglierà. Questo percorso, ripreso anche con i droni, diventa l’occasione per raccontare la diversità dei territori e dei luoghi d’Italia, per scoprire meglio le radici, la cornice storica, geografica, il paesaggio che ha ispirato gli artisti.

civitavecchia_archeologico_polena-darsena-di-traiano_foto-mic

Polena in bronzo dalla darsena romana del porto di Traiano di Civitavecchia, ora al museo Archeologico nazionale di Civitavecchia (foto mic)

Polena di Civitavecchia. La polena in bronzo di Civitavecchia, opera pregevole e rara del II secolo d.C., fu rinvenuta a metà del XIX secolo nella darsena romana relativa al porto di Traiano di Civitavecchia e venne donata dall’allora ispettore onorario Giacomo D’Ardia Caracciolo al museo nazionale Romano. La polena di ridotte dimensioni raffigura un busto femminile con il velo che copre la nuca e scende sulla spalla sinistra, lasciando scoperto il panneggio sul petto. Sulla fronte sono disposte morbide ciocche ondulate. Potrebbe trattarsi di una divinità tutelare, forse la dea Cerere, e doveva decorare la prua di un’imbarcazione di modeste dimensioni, forse l’imbarcazione ausiliaria di una nave di tipo militare.  Era fissata alla base minore di una scatola di forma trapezoidale nella quale è inserita la punta della prua.

Testata di baglio con protome leonina da una nave di Caligola ora al museo delle Navi romane di Nemi (foto mic)

La testata di baglio con protome leonina. Questa opera è stata ritrovata durante il tentativo di recupero delle navi condotto da Eliseo Borghi nel 1895, a seguito dell’autorizzazione della famiglia Orsini di Nemi, con il consenso del ministero della Pubblica istruzione. Grazie alle immersioni di un palombaro nell’ottobre del 1895 viene individuata la prima nave e recuperati i primi elementi decorativi, tra cui l’opera tornata in esposizione. I bronzi decorativi rinvenuti durante le ricerche del 1895 e dei recuperi del 1929-1931 sono stati esposti nel museo delle Navi Romane a Nemi dall’inaugurazione del 21 aprile del 1939 fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Durante la guerra tutti gli elementi decorativi più importanti delle navi di Caligola vengono trasferiti al museo nazionale Romano, per preservarli durante il periodo bellico, salvandosi così dalla distruzione dell’incendio del 1944. Mentre una parte dei materiali era già rientrata al Museo negli anni passati, le bellissime decorazione in bronzo erano rimaste in esposizione a Roma. La testata con protome di leone in bronzo proviene dalla prima nave e decorava l’estremità di uno dei bagli. La testa è realizzata in fusione a cera persa, con particolari resi a bulino e cesello, ed è applicata su una cassetta quadrangolare che serviva per il montaggio sulla testata del baglio. Bagli in gergo navale sono le travi che uniscono i due lati della nave, collegando perpendicolarmente le estremità superiori delle assi che costituiscono l’ossatura dell’imbarcazione. Queste travature avevano la funzione di sostenere il ponte e di mantenere equidistanti le due murate della nave. Durante il recupero delle navi alcune di queste travi sono state rinvenute ancora con le testate in bronzo nella loro posizione originaria, che oggi si può ammirare nella ricostruzione dell’aposticcio realizzata in scala 1:1 esposta nel museo di Nemi.

La struttura ad hangar del museo delle Navi di Nemi realizzata dall’architetto Morpurgo negli anni ’30 del Novecento (foto Daniela De Angelis / drm-lazio)

Il museo delle Navi Romane di Nemi. Il Museo venne costruito tra il 1933 e il 1939 per ospitare due gigantesche navi appartenute all’imperatore Caligola (37-41 d.C.) recuperate nelle acque del lago tra il 1929 e il 1931. È stato quindi il primo Museo in Italia ad essere costruito in funzione del contenuto, due scafi dalle misure rispettivamente di m. 71,30 x 20 e m. 73 x 24, purtroppo distrutti durante un incendio nel 1944. Riaperto nel 1953, il Museo venne nuovamente chiuso nel 1962 e infine definitivamente riaperto nel 1988. Nel nuovo allestimento, l’ala sinistra è dedicata alle navi, delle quali sono esposti alcuni materiali, come la ricostruzione del tetto con tegole di bronzo, due ancore, il rivestimento della ruota di prua, alcune attrezzerie di bordo originali o ricostruite (una noria, una pompa a stantuffo, un bozzello, una piattaforma su cuscinetti a sfera). Sono inoltre visibili due modelli delle navi in scala 1:5 e la ricostruzione in scala al vero dell’aposticcio di poppa della prima nave, su cui sono state posizionate le copie bronzee delle cassette con protomi ferine. L’ala destra è invece dedicata al popolamento del territorio albano in età repubblicana e imperiale, con particolare riguardo ai luoghi di culto; vi sono esposti materiali votivi provenienti da Velletri (S. Clemente), da Campoverde (Latina) da Genzano (stipe di Pantanacci) e dal Santuario di Diana a Nemi, oltre ai materiali provenienti dalla Collezione Ruspoli. All’interno di quest’ala è inoltre possibile ammirare un tratto musealizzato del basolato romano del clivus Virbii, che da Ariccia conduceva al Santuario di Diana.