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Cinema archeologico. Il 2026 si apre con il nuovo film del regista veneziano Alberto Castellani “Ad Ovest del grande fiume. L’oasi di Kharga, posto di guardia dell’Impero”, reportage girato lungo il limes meridionale dell’impero romano, nel deserto occidentale egiziano, costellato di fortezze e posti di guardia e di testimonianze dei primi cristiani

Film “Ad Ovest del grande fiume”: Deir Mustafa Kashef, uno dei primi monasteri cristiani d’Egitto (foto alberto castellani)

Frame del film “Ad Ovest del grande fiume” di Alberto Castellani

Sabbia e rocce a perdita d’occhio. È il deserto occidentale egiziano o deserto libico: un deserto infinito che dal Nilo si estende a Ovest fino alla Libia, a Sud fino al Sudan. Punteggiato da siti archeologici, romani e cristiani, che ritroviamo nell’ultimo film del regista veneziano Alberto Castellani, “Ad Ovest del grande fiume. L’oasi di Kharga posto di guardia dell’Impero / Desert Bastions of Faith The Roman-Christian Frontier in Egypt” (54’, versione italiana e inglese), novità editoriale 2026 nel panorama delle produzioni del cinema archeologico. In questi luoghi, oggi inospitali, tra i più sperduti e meno documentati del territorio egiziano, a più di 4mila chilometri da Roma, correva il limes Africae, il confine meridionale dell’impero romano. Un confine costellato di fortezze e posti di guardia che ancora oggi, ruderi monumentali, emergono dalle sabbie, cui si sono affiancate o sovrapposte nel tempo testimonianze dei primi cristiani. “Si tratta di un reportage girato qualche mese fa”, spiega Castellani, “nell’ambito del progetto norvegese DEChriM (Deconstructing Early Christian Metanarratives) coordinato dalla MF vitenskapelig hoyskole di Oslo, che riunisce specialisti in archeologia, papirologia, epigrafia, ceramica, discipline umanistiche, ricostruzioni in 3D, topografia e fotogrammetria, ed è guidato dal prof. Victor Ghica grazie anche ad un accordo di collaborazione con l’Institut français d’archéologie orientale (IFAO). Il film”, continua Castellani, “nasce come indagine nei confronti di un territorio di frontiera, una realtà per secoli dimenticata”. Il filmato si inserisce quale contributo esterno al riconoscimento dell’European Research Council (ERC), l’organismo dell’Unione europea che in questi anni ha finanziato DEChriM”.

A più di mille chilometri dal Cairo riemerge dalle nebbie della storia il “limes” romano: si tratta di fortificazioni, torri di avvistamento, guarnigioni, l’individuazione di percorsi di comunicazione che permettevano di controllare gli accessi al Nilo e alle terre coltivate. Queste vestigia dei più significativi insediamenti di origine tardo-romana, che la sabbia del deserto ha in parte coperto ma anche salvato, vengono analizzate nel loro contesto architettonico ma anche nella loro dimensione sociale.

Il prof. Victor Ghica della MF vitenskapelig hoyskole di Oslo (foto alberto castellani)

Il film di Castellani ha potuto avvalersi della consulenza di studiosi provenienti da diversi Paesi europei (Italia, Francia, Germania, Norvegia) con il prezioso supporto del ministero egiziano del Turismo e delle Antichità, dell’università  La Sapienza di Roma, del Deutsches Archaeologisches  Institut di Berlino, del museo Egizio di Torino, del  Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana di  Roma, della Biblioteca nazionale Austriaca di Vienna, della MF vitenskapelig høyskole di Oslo e dell’IFAO – Institut  Français d’Archéologie Orientale con sede al  Cairo.

Film “Ad Ovest del grande fiume”: Qasr El Labeka tra i più importanti avamposti difensivi del limes romano (foto alberto castellani)

Il limes costituì inizialmente la linea di protezione dell’Impero e successivamente, con l’eclissi di Roma, fu abitato come avamposti di nascenti comunità cristiane presenti fino all’avvento del mondo arabo. Fra le tante località di interesse il film si sofferma in particolare sulla fortezza romana di Qasr El Labeka, sul tempio di epoca romano di Hibis, il cimitero cristiano di El Bagawat con le sue cappelle dipinte, il tempio di Dush dedicato alla dea Iside e al dio Serapis, l’oasi di Baris, i siti archeologici di Nadura, di Schams al Din, di Qasr Ghueita, di Qasr Zayan, solo per citarne alcuni nella vasta oasi di Kharga.

Film “Ad Ovest del grande fiume” di Alberto Castellani: Umm Al Dabadib forte romano in posizione remota lungo l’antica via carovaniera di Darb Ain Amur (foto alberto castellani)

“Viene in particolare documentato l’insediamento di Umm Al Dabadib”, sottolinea Castellani, “vasto e isolato complesso posto alla periferia estrema dell’oasi di Kharga, poco visitato per la sua ubicazione remota. Attorno a queste presenze il programma affronta tematiche ambientali proprie del profondo Sud dell’Egitto, indaga sulle comunità del passato ma anche su contesti attuali tuttora vissuti in difficili condizioni di esistenza”. Il film è arricchito dalla documentazione di uno scavo guidato dal prof. Ghica a Nord del sito archeologico di Dush, un’area associata all’antica Kysis, sede di una delle principali installazioni militari durante il periodo romano.

Frame del film “Ad Ovest del grande fiume” di Alberto Castellani

“Il film Ad Ovest del grande fiume”, conclude Castellani, “intende offrire la testimonianza concreta di un impegno che l’archeologia continua ancor oggi a rivolgere a questo territorio spesso considerato fuori del mondo, ma che sa invece proporre testimonianze di vita, di cultura, di fede”. 

 

Archeologia in lutto. Si è spento improvvisamente, a 66 anni, il prof. Fabrizio Bisconti, uno dei massimi esperti di Archeologia cristiana. Il ricordo del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e del Dipartimento di Studi umanistici dell’università Roma Tre

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Il professor Fabrizio Bisconti del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e dell’università Roma Tre (foto piac)

Martedì 22 marzo 2022 si è spento improvvisamente, a 66 anni, il prof. Fabrizio Bisconti, uno dei massimi esperti di Archeologia cristiana. A darne notizia sono stati il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana (PIAC) e la Pontificia Accademia Cultorum Martyrum. Le esequie del professore si sono tenute giovedì 24 marzo 2022, a Roma, nella Basilica di S. Sebastiano fuori le mura. Bisconti era nato a Orbetello (GR) il 23 ottobre 1955. Si era laureato in Materie Letterarie all’università di Roma “La Sapienza”, nel 1978, con una tesi in Letteratura Cristiana Antica dal titolo “Il De ave Phoenice dello Pseudo Lattanzio” con 110/110 e lode. E nel 1993 si era laureato  in  Archeologia  Cristiana  al  Pontificio  Istituto  di  Archeologia  Cristiana con una tesi in Iconografia paleocristiana “Artigianato, mestieri ed altre piccole professioni nella Roma cristiana. La testimonianza iconografica delle catacombe”. Con “summa cum laude”. Ha perfezionato la conoscenza delle antichità cristiane, sostenendo altri esami alla Facoltà di Lettere all’università di Roma “La Sapienza”.

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Catacombe di santa Sofia: la consegna delle chiavi di accesso da parte del sindaco di Canosa di Puglia, Ernesto La Salvia, al soprintendente archeologico delle Catacombe, Fabrizio Bisconti

Una vita professionale densa, come ricorda Maria Milva Morciano su Vatican News. Gli incarichi ricoperti da Fabrizio Bisconti sono stati molti e prestigiosi:  professore ordinario di iconografia cristiana presso il Pontificio istituto di Archeologia Cristiana e di Archeologia Tardoantica e Iconografia Cristiana e Medievale all’università Roma Tre; dal 2001, ordinato da San Giovanni Paolo II magister della Pontificia Accademia Cultorum Martyrum; sovrintendente delle catacombe d’Italia presso la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra;  socio effettivo della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, socio Corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico (Deutsches Archäologisches Institut Rom); membro del Comitato Promotore Permanente del Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana; membro dal 2018 del Comitato tecnico-scientifico per l’Archeologia del ministero dei Beni Culturali.  “Una voce inconfondibile dall’accento toscano, quella del professor Fabrizio Bisconti, che è viva in chiunque lo abbia conosciuto o abbia ascoltato una delle sue indimenticabili e sempre appassionanti lezioni o conferenze”, scrive Morciano. “L’accademico è stato una delle massime autorità nel campo della ricerca archeologica dei primi cristiani e del periodo tardo antico, in Italia e all’estero, una vita dedicata alla ricerca, uomo di fede, ma capace di coniugarla perfettamente al rigore dello studioso. Non è un caso che si occupasse di iconografia, la materia che più di ogni altra dà vita alle immagini, che rende chiari i gesti, gli intenti e i simboli della storia e degli uomini. La sua era una profonda e contagiosa  umanità,  ravvisabile in ogni parola e in ogni suo sguardo, con il sorriso e gli occhi sempre luminosi, che trasmettevano  passione sconfinata e  grande amore per il suo lavoro,  caratteristiche che non sfuggivano ai suoi allievi e a tutte le persone che lo incontravano”.

Università Roma Tre. Il direttore del Dipartimento di Studi umanistici, le colleghe e i colleghi, il personale tecnico e amministrativo comunicano con grande dolore e profonda partecipazione che questa notte è venuto a mancare prematuramente Fabrizio Bisconti, professore ordinario di Archeologia Cristiana dell’Università Roma Tre, soprintendente delle Catacombe d’Italia presso la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Magister della Pontificia Accademia Cultorum Martyrum, socio effettivo della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, socio corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico e membro del Comitato Promotore Permanente del Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana. Il dipartimento tutto si stringe alla famiglia di Fabrizio, illustre studioso, appassionato insegnante, affettuoso amico.

La copertina del libro “Primi cristiani. Le storie, i monumenti, le figure” di Fabrizio Bisconti

Un ricercatore senza confini. “Sono oltre duecento le sue pubblicazioni, tra monografie e articoli”, scrive ancora Morciano. “Direttore della Collana Ricerche di Archeologia e Antichità Cristiane per la Tau Editrice, aveva anche la capacità di saper tradurre il linguaggio scientifico e tecnico in una divulgazione al contempo rigorosa e chiara. Ha collaborato per molti anni con “L’Osservatore Romano” e una parte degli articoli sono stati raccolti e pubblicati nel volume Primi Cristiani. Le storie, i monumenti, le figure dalla Libreria Editrice Vaticana (2013).  L’ambito di ricerca è stato soprattutto quello delle pitture delle catacombe romane. Il chiuso degli ipogei era disvelato e ci parlava di cieli stellati e di ambienti paradisiaci, di colori e di speranza. L’arte dei primi cristiani è “arte della gioia e della luce” raccontava.  Ha promosso, diretto e coordinato campagne di scavo e di restauro di numerose unità pittoriche conservate nelle catacombe romane, ricorrendo a tecniche innovative, prima fra tutte l’ablazione laser, sperimentata fin dal 2008 nella catacomba di Santa Tecla.  Proprio in questo periodo partecipava alle grandi celebrazioni dedicate al bicentenario dalla nascita di Giovanni Battista de Rossi”.