Archivio tag | Placentia

Piacenza. Nuovo allestimento con supporto multimediale per la sezione Romana del museo civico Archeologico a Palazzo Farnese. Viaggio alle radici della storia e dell’identità del territorio, con due eccellenze: il Fegato Etrusco e la statua firmata da Kleomenes

antonella-gigli_piacenza

Antonella Gigli, direttrice dei Musei Civici di Piacenza

Un avvincente viaggio di scoperta alle radici della storia e dell’identità del territorio, articolato su più registri comunicativi in funzione delle tante possibili fasce di utenza.  È il nuovo allestimento nei sotterranei di Palazzo Farnese di Piacenza per la Sezione Romana del museo civico Archeologico che aggiunge un importante tassello alla conoscenza del passato di Piacenza e che va ad arricchire significativamente  il patrimonio museale della città. Sono circa 1400 i reperti che i visitatori possono apprezzare e attraverso i quali ripercorrere gli eventi che hanno caratterizzato la storia di Placentia in epoca romana, dalla sua fondazione nel 218 a.C. fino all’insediamento dei Longobardi nel VI secolo d.C. Il progetto, coordinato dalla direttrice dei Musei Civici Antonella Gigli, ha visto la stretta collaborazione tra il Comitato scientifico (presieduto dal prof. Nicola Criniti e composto da Marco Podini della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza, dall’architetto Manuela Corvi e dall’ingegnere Chiara Gazzola dell’Amministrazione comunale), le archeologhe e restauratrici di Arti e Pensieri, le aziende Space per gli aspetti di fruizione multimediale e grafico-didascalici e Bawer per gli allestimenti fisici.

Nuovo allestimento del museo civico Archeologico di Piacenza con vetrine e postazioni multimediali (foto musei piacenza)
Piacenza_Palazzo-Farnese_,museo-archeologico_inaugurazione-nuovo-allestimento_1_foto-musei-piacenza

I pannelli grafici offrono al museo Archeologico di Piacenza moltissime informazioni (foto musei di piacenza)

Il nuovo allestimento museale consente l’esposizione permanente delle collezioni antiche e promuove la conoscenza della storia della città e delle collezioni attraverso pannelli didascalici, videoproiezioni e postazioni interattive progettate e realizzate ad hoc per valorizzare reperti di particolare importanza e fornire al pubblico una coinvolgente esperienza di visita. Nell’ambito del progetto, che si snoda lungo 15 sale a partire dall’impianto della Cittadella viscontea fino a ‘sfociare’ negli imponenti ambienti farnesiani, sono stati realizzati più di 120 pannelli grafici e didascalici per un totale di oltre 500 mq di stampe di varia tipologia e dimensione; 15 postazioni multimediali e video; oltre 30 elementi espositivi tra vetrine di varia grandezza, pedane ed elementi speciali di allestimento per esposizione delle moltissime vestigia romane in mostra.

L’imponente statua panneggiata firmata dallo scultore ateniese Kleoménes, eccellenza del museo Archeologico di Piacenza (foto musei di piacenza)
Piacenza_Palazzo-Farnese_,museo-archeologico_percorso_1_foto-musei-piacenza

Museo Archeologico di Piacenza: il percorso nei sotterranei di Palazzo Farnese (foto musei di piacenza)

Il percorso, secondo un’impostazione tematica e didattica, inizia con un inquadramento territoriale e cronologico dell’epoca, nel quale si dà spazio alla storia delle scoperte e alla metodologia archeologica, per concludersi con un video che ripercorre le tappe più significative della storia della città. All’interno della Sezione Romana si ritrovano alcune eccellenze, come il celebre Fegato di Piacenza o l’imponente statua panneggiata firmata dallo scultore ateniese Kleoménes, entrambe valorizzate dal nuovo allestimento, oltre ad alcuni importanti reperti inediti in grado di restituire il volto della città e di ricostruire la vita nella Placentia romana. Si completa così il percorso del museo Archeologico che include, al piano terra della Cittadella, anche la sala dedicata ai collezionisti che hanno dato origine al muse civico oltre alla sezione di pre e protostoria.

Il percorso nei sotterranei di Palazzo Farnese per il nuovo allestimento del museo Archeologico di Piacenza (foto musei di piacenza)

Una retroproiezione animata accoglie i visitatori verso la discesa al percorso sotterraneo. Una prima sala introduttiva con mappe urbane e localizzazione dei ritrovamenti e una seconda sala dedicata al mestiere dell’archeologo, con la ricostruzione materica di una sezione stratigrafica, segnano l’inizio del lungo percorso illustrando le modalità del lavoro archeologico e introducendo il visitatore alla scoperta della collezione esposta. Da qui, il visitatore viene accompagnato con parole, immagini, suoni, suggestioni e reperti attraverso un minuzioso ed esauriente racconto sulla storia dell’Ager placentinus: “persistenze e preesistenze”, dalle tracce etrusche alle testimonianze romane che consentono di ricostruire usi, vita e morte degli abitanti dell’antica Placentia. Tra gli exhibit del percorso, un’area didattica sul tema della religiosità pre-romana legata alla natura, inserita in un ambiente che riproduce uno stilizzato bosco sacro etrusco da cui scrutare, come gli antichi aruspici, la volta celeste in videoproiezione.

Il famoso Fegato di Piacenza, modello in bronzo di Fegato Etrusco, conservato nel museo Archeologico di Piacenza (foto musei di piacenza)

Uno dei reperti più prestigiosi delle collezioni civiche è senza dubbio il modello in bronzo del Fegato Etrusco, noto proprio come “Fegato di Piacenza”, testimonianza diretta delle pratiche religiose etrusche legate all’interpretazione del volere divino mediante l’osservazione e il confronto del fegato di un animale. Oltre ai pannelli descrittivi, una proiezione a terra dell’immagine del fegato permette di scoprire nei dettagli l’unicità di questo reperto. Particolare rilievo è stato dato agli splendidi mosaici rinvenuti nel corso degli anni, con un allestimento che, tramite un percorso di pedane accessibili anche a portatori di handicap, consente di ammirarne con adeguata visuale i dettagli e le particolarità.

La statua frammentaria firmata dallo scultore ateniese Kleomènes arricchita da una multiproiezione (foto musei di piacenza)

Di straordinario interesse e suggestione l’exhibit in multiproiezione dedicato alla valorizzazione dell’imponente statua frammentaria firmata dallo scultore ateniese Kleomènes. Attraverso una narrazione per immagini, viene illustrata la sorprendente scoperta avvenuta durante gli scavi per costruzioni edili nel centro cittadino e l’ipotesi di completamento virtuale della forma originaria, poi contestualizzata in finale nella sua possibile collocazione d’ambiente ricostruito in 3D.

Pugnali in bronzo a manico fuso e lamina decorata conservati al museo Archeologico di Piacenza (foto musei di piacenza)
Piacenza_Palazzo-Farnese_,museo-archeologico_percorso_2_foto-musei-piacenza

Reperti e pannelli didattici al museo Archeologico di Piacenza (foto musei di piacenza

A concludere il viaggio nella storia archeologica piacentina, un filmato che racchiude l’intera esperienza di visita vissuta percorrendo questo nuovo allestimento museale, reso ancora più seducente ed immersivo dalla straordinaria bellezza degli ambienti che lo racchiudono. L’intervento ha previsto anche il riallestimento delle esposizioni all’interno della Sala Pallastrelli, dedicata alla storia del collezionismo a Piacenza: le origini del Museo e le donazioni dei reperti di varie epoche storiche raccolti da illustri uomini di cultura.

“On the road”: nella mostra di Reggio Emilia si percorre la via Emilia da Ariminum a Placentia, viaggio nello spazio e nel tempo, tra la costruzione di ponti, le necropoli ai lati della carreggiata, le comodità delle mansiones e i prodotti tipici commerciati

Indicazione della Statale 9 Emilia alla mostra “On the road”

La locandina della mostra “On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017” a Reggio Emilia

A Est sorge Ariminum (l’odierna Rimini), fondata dai romani nel 268 a.C. sul fiume Marecchia (Ariminus), dove dal 220 a.C. terminava la via Flaminia, il collegamento più veloce da Roma per l’alto Adriatico. A Ovest, troviamo Placentia (l’odierna Piacenza), fondata nel 218 a.C., prima colonia romana in Italia settentrionale (Gallia Cisalpina) come importante avamposto militare contro la minaccia incombente di Annibale. E solo poco più di mezzo secolo più tardi, nel 148 a.C., avrebbe incrociato la via Postumia (da Genova ad Aquileia). A collegare le due colonie di Ariminum e Placentia, un lungo rettifilo di 262 chilometri, la via Emilia, fondata dal console Marco Emilio Lepido nel 187 a.C., toccando Caesena (Cesena), Forum Popilii (Forlimpopoli), Forum Livii (Forlì), Forum Cornelii (Imola), Claterna, Bononia (Bologna), Mutina (Modena), Regium Lepidi (Reggio Emilia), Tannetum (Sant’Ilario d’Enza), Parma, Fidentia (Fidenza). Sono passati 2200 anni dalla fondazione della via Emilia, celebrati con grandi mostre. Come quella che stiamo seguendo a Reggio Emilia. Ora, dopo aver avuto un’informazione generale sui reperti esposti, aver conosciuto il territorio della Gallia Cisalpina prima dell’arrivo dei romani, e aver visto alcuni elementi caratteristici di una via consolare, come i miliari, i mezzi di trasporto, e gli agrimensori, il percorso della mostra “On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017”, aperta fino al 1° luglio 2018 al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, al piano terzo, nella cosiddetta Manica Lunga, sala centrale di 50 metri, immerge il visitatore nella Via Emilia/SS9, un viaggio nello spazio e nel tempo, da Piacenza a Rimini e oltre, che si propone di presentare l’ieri e l’oggi della Via Emilia: Marco Emilio Lepido e la sua città, Racconti per l’eternità (archeologia e sepolcri), La buona strada (tecniche costruttive) e Ruote, zoccoli, calzari (mezzi e dotazioni per il viaggio e il cammino).

L’originale allestimento della mostra “On the road” con gli exhibit archeologici (foto Carlo Vannini)

Alle estremità contrapposte della sala le testimonianze dei due capolinea: Ariminum, evocata con la ricostruzione dell’Arco di Augusto, che corrisponde all’innesto della Via Aemilia alla Via Flaminia, e l’esposizione del corredo funerario di uno dei primi coloni romani della città; e Placentia, ricordata con i rilievi di uno spettacolare fregio d’armi che coronava un monumento funerario. Cadenzano il percorso sette “espositori-teatrini”, exhibit archeologici avanzati (sette come i temi trasversali) che espongono i reperti insieme a piccole videoproiezioni che li animano e li rendono narrativi. I temi proposti sono: Limite, Ponte, Sepolture, Commercio, Foro, Locanda e Casa. Vediamo di approfondirne qualcuno.

Il modellino che illustra il sistema di costruzione di un ponte romano (foto Graziano Tavan)

“Nel sentire comune degli antichi romani”, spiegano i curatori, “la costruzione di un ponte ricadeva prima di tutto nella sfera del sacro: non a caso uno dei principali collegi sacerdotali di Roma era quello dei pontefici, cioè costruttori di ponti. E i romani erano in grado di costruire arditi ponti in murature ad arcate poggianti su pilastri grazie alla perizia dei propri ingegneri e alla scoperta dell’opus coementicium, una malta idraulica che permetteva di realizzare opere murarie di sostegno a diretto contatto con l’acqua”. Lungo la via Emilia famoso è il cosiddetto ponte di Tiberio a Rimini, realizzato in soli sette anni tra il 14 e il 21 d.C. Non meno peculiari in un tracciato stradale erano le sepolture. “Il cimitero romano non era infatti un recinto, come ai giorni nostri”, ricordano gli archeologi, “ma, in ossequio al divieto imposto dalle leggi delle XII tavole di seppellire i morti all’interno dei confini urbani, si articolava in allineamenti, quasi cortine, di tombe lungo le strade di accesso alle città”. Così era abbastanza frequente l’esortazione “Viandante, fermati a leggere”, rivolta ai passanti, che percorrevano una strada alle porte della città romana, dalle lapidi che ne accompagnavano il percorso. “Percorrendo queste vie sepolcrali il viandante poteva rivivere le esistenze di cittadini più o meno illustri attraverso le parole incise nella pietra dei monumenti funerari, così come essi stessi si erano presentati con evidenti intenti propagandistici”. La via Emilia, alle porte di Regium Lepidi, ospitò sepolture sia in direzione di Parma, sia di Mutina, dove era allestita la necropoli più monumentale perché imperniata sulla strada la cui proiezione raggiungeva Roma.

Il tracciato della via Emilia, strada consolare romana, da Ariminum a Placentia

Lungo il percorso delle principali vie consolari, a un giorno di viaggio l’uno dall’altra, c’erano le mansiones, una sorta di servizio postale che doveva garantire il transito di magistrati e ufficiali imperiali e il trasporto di merci e informazioni lungo le strade, con corrieri a cavallo e postini. Le mansiones offrivano particolari comodità per il ristoro dei viaggiatori, come il lussuoso deversorium (albergo), l’impianto formale, il santuario locale, la stazione di polizia, il servizio medico e il ricovero ospedaliero, il negozio di rivendita, l’ufficio di cambio e il mercato. E nei dintorni non mancavano ristoranti (tabernae) e locande (stabulae) dove i clienti potevano intrattenersi con le stabulariae. Invece a V/VII, IX/X, ma anche XII miglia, lungo le vie consolari si trovavano le mutationes, per il cambio dei cavalli e dei mezzi, dove si poteva usufruire dei servizi di carrettieri, maniscalchi ed equarii medici, cioè veterinari specializzati nella cura dei cavalli.

Rilievo romano con un carro con passeggeri vicino a una mansio (foto Graziano Tavan)

La via Emilia risuonava del frastuono dei carri, con conduttori di muli (muliones) e trasportatori (conductores) ricordati nelle epigrafi funerarie. Il commercio non era considerato un vero lavoro, perché si riteneva non comportasse fatica e che il guadagno fosse legato alla frode. La vocazione commerciale di Regium Lepidi è implicita nella sua stessa originaria denominazione Forum, quindi di mercato, le cui attività erano poste sotto la protezione di Mercurio, dio delle vendite e dei guadagni, dei commercianti e dei viaggiatori. “Il piccolo commercio”, sintetizzano ancora gli archeologi, “poteva essere esercitato nelle botteghe (tabernae), originariamente costruite nel foro, ma anche su bancarelle all’aperto o sotto i portici della via Emilia. È probabile che nella basilica o macellum (mercato della carne e del pesce) del foro di Regium si svolgessero attività commerciali. Di queste rimangono stadere e pesi (in pietra, bronzo, piombo) garantiti dallo Stato sulla base dell’unità di misura, la libbra, pari a 327 grammi, con i suoi multipli, e l’oncia, pari a mezza libbra”. I commercianti erano riuniti in associazioni. Potentissima a Regium quella dei cardatori di lana (lanarii pectinatores et carminatores). “Perno dell’economia locale era infatti la compravendita dei prodotti dell’allevamento ovino, formaggi ma soprattutto lane, cui si affiancava quella dei frutti dell’agricoltura e delle carni porcine, tagliate e salate”.

Una delle immagini tratte da un film peplum che illustra la mostra di Reggio Emilia

Il percorso della mostra al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia incrocia altre città attraversate dalla Via consolare, le vie  trasversali, le vie d’acqua, e le loro storie rappresentate dalla sequenza dei cippi miliari in originale o in calco, delle iscrizioni e di frammenti delle pile pertinenti ai ponti della Strada consolare, delle dediche a divinità protettrici della strada e dei viandanti. Protagoniste della grande parete le storie degli antichi romani, restituite attraverso i volti dei grandi attori protagonisti di film peplum a cui viene chiesto di interpretare storie vere tratte dalle fonti in un grande racconto che restituisce la complessa articolazione della società romana. In scena a citare storie e dar voce a personaggi, star di sceneggiati e kolossal quali Orson Welles, Kirk Douglas, Charlton Easton, Russel Crow, Marlon Brando, Richard Burton ed Elizabeth Taylor, Peter Ustinov e Patricia Laffan, Bekim Fehmiu, Irene Papas, Peter O’Toole. L’installazione multimediale a soffitto, con riprese effettuate al livello zero della Via Emilia di oggi, racconta invece l’attualità della strada. L’oggi diventa storia delle comunità e delle persone.

(3 – continua; precedenti post il 14 e 16 gennaio 2018)