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Iraq. A un mese dallo sfregio arriva il video degli jihadisti dell’Is. Con kalashnikov e picconi contro Hatra, la città seleucide e partica patrimonio dell’Unesco. L’archeologo Morandi Bonacossi: una pugnalata al cuore

I miliziani dello Stato islamico infieriscono sulle sculture della città ellenistico-partica di Hatra, patrimonio dell'Unesco

I miliziani dello Stato islamico infieriscono sulle sculture della città ellenistico-partica di Hatra, patrimonio dell’Unesco

Era il 7 marzo quando i miliziani dello Stato islamico avevano annunciato la distruzione della città ellenistico-partica di Hatra, a sud di Mosul, nell’Iraq settentrionale, patrimonio dell’Unesco (vedi il post di archeologiavocidalpassato https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/?s=hatra). Ma l’Is, diversamente dallo sfregio del museo archeologico di Mosul e del sito assiro di Nimrud, non aveva fornito una documentazione video. E quindi, a cominciare dagli archeologici che meglio conoscono la Mesopotamia, si era sperato che fosse solo propaganda, per sfruttare l’onda emotivo sollevata nei giorni precedenti. Purtroppo non era solo propaganda. L’Occidente si è dovuto ricredere davanti al video diffuso sui siti jihadisti dall’Is per documentare la distruzione del sito archeologico di Hatra: miliziani che colpiscono statue con picconi, altri che sparano con kalashnikov contro manufatti del II-III secolo a.C.

L'area archeologica di Hatra, che si trova a 110 chilometri a sud-ovest di Mosul, in Iraq

L’area archeologica di Hatra, che si trova a 110 chilometri a sud-ovest di Mosul, in Iraq

Hatra, che si trova a 110 chilometri a sud ovest di Mosul, è stata fondata dalla dinastia seleucide che fiorì nel II-III secolo a.C. come centro culturale ed economico dell’impero partico. Successivamente, grazie alle alte mura rinforzate da ben 160 torri, resistette a numerose invasioni tra le quali quelle romane nel 116 e nel 198 d.C. Tra i resti della città che sono sopravvissuti fino all’avvento dello Stato Islamico c’erano templi costruiti con tecnica romana che ne attestavano la grandezza della civiltà. Ce ne erano anche altri con schema architettonico di tradizione mesopotamica, babilonese e assira.

A colpi di piccone e kalashnikov contro i rilievi di Hatra, che fiorì tra il III e il II secolo a.C.

A colpi di piccone e kalashnikov contro i rilievi di Hatra, che fiorì tra il III e il II secolo a.C.

Daniele Morandi Bonacossi (univ. di Udine) in Iraq con Gil J. Stein (Oriental Institute of Chicago)

Daniele Morandi Bonacossi (univ. di Udine) in Iraq con Gil J. Stein (Oriental Institute of Chicago)

“Questo video è una nuova pugnalata al cuore”, confessa Daniele Morandi Bonacossi, docente di Archeologia del Vicino Oriente antico all’Università di Udine e capo della missione italiana impegnata nello scavo Terra di Ninive in Mesopotamia. “Anche perché, dopo le notizie della distruzione dell’inizio di marzo, erano circolate notizia attendibili su immagini satellitari che documentavano una distruzione non massiccia almeno dei templi. Così ci eravamo un po’ illusi. Evidentemente non hanno abbattuto i templi ma hanno distrutto largamente quello che c’era dentro, comprese delle statue incorporate nell’architettura. Purtroppo il doppio e ipocrita binario adottato da questa forma di fondamentalismo islamico prevede da un lato la distruzione degli edifici considerati luoghi di culto che onorano divinità diverse da Allah o semplicemente risalenti a epoche pre-islamiche e dall’altro il saccheggio e poi il commercio, finalizzato all’autofinanziamento, di tutto ciò che è più commerciabile, più trasportabile e meno facilmente identificabile come pezzo unico. D’altronde è largamente documentata un attività di saccheggio sistematica, soprattutto in Siria, per trafugare pezzi che poi, attraverso la Turchia e il Libano arrivano in Occidente nelle case dei collezionisti o nei caveau delle banche attraverso compiacenti antiquari che li dotano di documentazioni false, accreditandone per esempio l’appartenenza da anni a collezioni private”. La conclusione è amara: “Per chi come noi spende una vita a cercare di tutelare e divulgare la bellezza e l’importanza di questo patrimonio vedere devastare certe meraviglie in questo modo è davvero drammatico. Pensavamo di avere già visto il peggio dopo la distruzione nel 2001 dei Buddha di Bamiyan in Afghanistan da parte dei Talebani. E invece no. Ci aspettava anche questo. Speriamo che questo follia finisca presto e che molto sia recuperabile”.

Iraq. Un altro scempio contro il patrimonio dell’umanità: “Is ha raso al suolo Nimrud, la grandiosa capitale di Assurbanipal”. È allarme nella comunità internazionale. A rischio millenni di storia

Foto ricordo dal palazzo reale di Assurbanipal a Nimrud: se la distruzione sarà confermata, questa oggi potrebbe essere un documento d'archivio

Foto ricordo dal palazzo reale di Assurbanipal a Nimrud, nel nord dell’Iraq: se la distruzione sarà confermata, questa oggi potrebbe essere un documento d’archivio

Il re Salmanassar I (1274-1245 a.C.) la fondò 32 secoli fa a sud di Ninive lungo le sponde del fiume Tigri facendo di Nimrud una delle città più belle e potenti dell’impero assiro di cui fu capitale con Assurbanipal II: gli scavi archeologici avevano riportato alla luce resti del palazzo reale, basamenti, sculture e statue, insieme a ori, gioielli e avori preziosi. Nimrud resistette agli assalti dei nemici e del tempo, è capitolata sotto i colpi dei bulldozer dei miliziani dell’Is. È stato un attacco proprio all’antica città assira di Nimrud, in Iraq, l’ultimo assalto sferrato dallo Stato Islamico (Is) contro l’eredità storica del Paese. Lo ha denunciato il ministero del Turismo e delle Antichità iracheno sulla sua pagina ufficiale di Facebook, dove scrive che i jihadisti hanno “assaltato la città storica di Nimrud e l’hanno rasa al suolo con mezzi pesanti”. L’opera di distruzione con i bulldozer è iniziata nei giorni scorsi, dopo la preghiera di mezzogiorno, con l’uso di alcuni camion a bordo dei quali sono anche stati prelevati antichi manufatti. “Al momento non sappiamo quanto estesa sia la distruzione”, ha detto un funzionario del ministero a condizione di anonimato. Nimrud, considerata uno dei gioielli dell’epoca assira, è stata fondata nel tredicesimo secolo prima di Cristo e si estende lungo il fiume Tigri per circa trenta chilometri a sud di Mosul, roccaforte dell’Is in Iraq. “Il loro piano è quello di distruggere il patrimonio iracheno, un sito alla volta”, ha detto l’archeologo Abdulamir Hamdani della Stony Brook University di New York. “Hatra sarà certamente la prossima”, ha sostenuto riferendosi a una meravigliosa città di duemila anni fa nella provincia di Nineveh, patrimonio storico dell’Unesco.

Il direttore del Pergamonmuseum di Berlino, Markus Hilgert, davanti alla Porta di Ishtar di Babilonia

Il direttore del Pergamonmuseum di Berlino, Markus Hilgert, davanti alla Porta di Ishtar di Babilonia

“Quello che stanno compiendo i jihadisti dell’Is nel nord dell’Iraq è un vero e proprio genocidio culturale”, dichiara lo scrittore iracheno Riad Abdul Karim. “Hanno distrutto le persone e ora stanno distruggendo il patrimonio umano e la storia”. E il direttore del Pergamonmuseum di Berlino, Markus Hilgert: “La distruzione è una catastrofe per il patrimonio culturale. È la sirena d’allarme per la comunità internazionale che qualcosa va fatto, altrimenti questo grande e unico patrimonio scomparirà nel giro di 10-15 anni”. Una “deliberata distruzione del patrimonio culturale costituisce un crimine di guerra”, stigmatizza il direttore generale dell’Unesco Irina Bokova. “Un attentato all’umanità intera”, rincara il ministro dei beni culturali Dario Franceschini. Da parte sua, il Grande Ayatollah Ali Sistani, principale autorità sciita irachena e del Medio Oriente arabo, sostiene che l’atto dell’Isis contro Nimrud “dimostra barbarie e l’ostilità (dei jihadisti) contro il popolo iracheno, per il presente e per la sua storia”.

Il sito archeologico della città assira di Nimrud, fondata nel XIII sec. a.C. da Salmanassar I

Il sito archeologico della città assira di Nimrud, fondata nel XIII sec. a.C. da Salmanassar I

La scrittrice Agatha Christie nel 1931 in Iraq tra due famosi archeologi orientalisti, a sinistra il marito Max Mallowan e a destra Leonard Wooley

Agatha Christie nel 1931 in Iraq tra due famosi archeologi: a sinistra il marito Max Mallowan e a destra Leonard Wooley

Fu il marito di Agatha Christie, la famosissima scrittrice britannica, a condurre la prima approfondita campagna di scavo sull’antico sito di Nimrud, nel nord dell’Iraq. La città venne scoperta nel 1820 dall’inglese Claudio James Rich, Austen Henry Layard iniziò gli scavi archeologici dal 1845 al 1847 e dal 1849 fino al 1851. Fra i suoi ritrovamenti l’obelisco nero, ora al British Museum, di notevole importanza per l’archeologia biblica. I lavori quindi si interruppero, fino al 1949, quando un team inglese guidato da Max Mallowan riprese i lavori. Nimrud, 30 chilometri a sud-est di Mosul, è il nome arabo per Kahlu, una delle più importanti capitali assire. La città, che arrivò a contare oltre centomila abitanti, nel IX secolo a.C. ospitò la residenza di Assurbanipal II, l’indiscusso sovrano dell’impero neo assiro, che si estendeva dall’attuale Egitto fino al Golfo persico. Parte delle antiche vestigia della città furono scoperte tra il 1949 e il 1963 dagli scavi condotti da archeologi britannici, il primo dei quali fu sir Max Mallowan, marito di Agatha Christie. Con l’indipendenza formale dell’Iraq, la responsabilità di condurre le indagini è passata alla soprintendenza di Baghdad, e alla fine degli anni ’80 hanno scavato a Nimrud archeologi italiani dell’Università di Torino. Secondo le iscrizioni rinvenute e altre fonti documentarie, nella città c’erano giardini zoologici e botanici oltre a numerosi templi, tra cui una colossale Ziggurat, una struttura a forma di piramide tronca diffusa in Mesopotamia e nell’altipiano iranico. Oltre a numerosi bassorilievi, manufatti d’avorio, sculture e oltre 600 gioielli d’oro e pietre preziose, a Nimrud sono state ritrovate alcuni enormi statue di lamassu, i leoni androcefali posti ai lati degli ingressi dei palazzi reali e delle porte delle mura cittadine.

Una città affascinante: così doveva apparire agli assiri tremila anni fa la loro capitale Nimrud, sulle rive del fiume Tigri

Una città affascinante: così doveva apparire agli assiri tremila anni fa la loro capitale Nimrud, sulle rive del fiume Tigri

Un prezioso avorio da Nimrud: placchetta con sfinge dell'VIII-VII sec. a.C.

Un prezioso avorio da Nimrud: placchetta con sfinge dell’VIII-VII sec. a.C.

“Sono scempi tragici, quelli perpetrati dalle milizie dello Stato islamico, perché fanno parte di un’operazione di pulizia etnica nel nord dell’Iraq. Questi forsennati si accaniscono contro comunità non islamiche, come la caldea, la cristiana e la yazida, ma anche contro comunità islamiche come la turcomanna, per costringerle alla fuga prima di operare un sistematico annientamento della loro storia e della loro cultura”, denuncia Daniele Morandi Bonacossi, professore di Archeologia e soprintendente degli scavi di Ninive, commentando le distruzioni da parte dell’Isis. Al museo di Mosul “alcune statue distrutte erano copie di gesso. Ma molte altre erano purtroppo statue originali”, spiega. Sono stati devastati siti che hanno fatto la storia dell’archeologia della Mesopotamia: “Le notizie sulle distruzioni operate con le ruspe a Nimrud sono scioccanti, ma finché gli islamisti non pubblicheranno un video non avremo riscontri precisi sull’entità dei danni. Non sono edifici in pietra quelli di cui stiamo parlando, ma in mattoni crudi e se schiacciati, ne resta solo polvere: è come se un’orda di barbari avesse raso al suolo tutto il Foro romano”.

I lamassu (tori androcefali alati) sulla porta del palazzo di Nimrud: potrebbero essere già stati distrutti dai Jidaisti

I lamassu (tori androcefali alati) sulla porta del palazzo di Nimrud: potrebbero essere già stati distrutti dai Jidaisti

A colpi di martello contro un lamassu (toro alato androcefalo) da Nimrud al museo di Mosul

A colpi di martello contro un lamassu (toro alato androcefalo) da Nimrud al museo di Mosul

L’interpretazione estremista del Corano che segue l’Is spinge i jihadisti a considerare inammissibili edifici risalenti all’epoca pre-islamica, ma anche quelli riconducibili ad altre fedi o ad altre sette dell’Islam o quelli in cui si onorano leader religiosi defunti. Il sito archeologico di Nimrud, raso al suolo da una colonna di bulldozer, è solo l’ultimo monumento iracheno a scomparire per sempre, sotto la furia cieca dei jihadisti. Poco prima, lo stesso sedicente califfato si vantava di aver distrutto decine di moschee e santuari nella provincia di Ninive, dove si trova Mosul. Sui social media, pubblicava un bilancio di almeno quattro santuari sunniti o statue sufi demolite, oltre a sei moschee sciite. Bulldozer ed esplosivo dei jihadisti non hanno risparmiato, ovviamente, i luoghi di culto cristiani. Sono decine i siti archeologici ‘blasfemi’ distrutti o danneggiati: cerchiamo di fare un bilancio sommario di questi mesi.

SITO ARCHEOLOGICO DI NIMRUD: la città nei pressi di Mosul fu fondata dal re Shalmaneser (1274-1245 a.C.) e fu capitale dell’impero assiro. Nelle scorse ore il ministero delle Antichità ha annunciato la sua distruzione da parte di una colonna di bulldozer dell’Is. I danni non sono per ora calcolabili, ma secondo il ministero sono ingenti.

La distruzione del museo di Mosul

La distruzione del museo di Mosul (Nord Iraq)

MUSEO DI MOSUL: è uno dei più importanti del Medio Oriente. Un video diffuso il 26 febbraio mostra jihadisti con mazze e martelli pneumatici che distruggono statue e altri reperti. La maggioranza delle opere distrutte sembra provenire dal sito archeologico di Hatra. In alcuni casi sembra trattarsi di calchi in gesso, ma l’entità reale dei danni per ora non è verificabile.

Il rogo dei libri a Mosul

Il rogo dei libri a Mosul

BIBLIOTECHE DI MOSUL: all’inizio di febbraio l’Unesco ha lanciato un altro allarme: l’Is sta facendo falò di libri,con un’operazione sistematica che porta alla progressiva distruzione di tutte le biblioteche pubbliche e private della città e delle raccolte di libri rari nei musei, oltre allo svuotamento delle librerie.

MURA ASSIRE DI MOSUL: il 29 gennaio sono state diffuse immagini che mostrano la distruzione delle antiche mura, il sito storico più importante della regione di Ninive, risalenti all’ottavo secolo avanti Cristo. L’Is ha minato con grossi quantitativi di esplosivo le mura che sorgevano nel quartiere Tahrir, distruggendole quasi completamente. Le mura erano state fatte costruire dai re assiri nell’ottavo secolo a.C.

La cittadella di Tal Afar

La cittadella di Tal Afar

CITTADELLA DI TAL AFAR: a dicembre 2014 militanti dell’Is hanno danneggiato l’antica cittadella, che sorge 70 chilometri a ovest di Mosul ed è di epoca assira. Gli estremisti hanno fatto esplodere alcune bombe nelle zone nord e ovest della cittadella, distruggendo una parte delle mura antiche della fortezza. I militanti hanno poi effettuato scavi, in cerca di oggetti antichi da rivendere.

SANTUARI DELL’IMAM MUHSIN E DEL SULTANO WAIYS: situati nella città di Mosul, a gennaio l’Is ha mostrato le immagini della loro distruzione, tramite esplosione.

La distruzione della moschea di Giona a Mosul

La distruzione della moschea di Giona a Mosul

MOSCHEA DI GIONA A MOSUL: considerata uno dei più importanti monumenti storici e religiosi dell’Iraq e luogo di pellegrinaggio di musulmani sia sunniti sia sciiti, a luglio 2014 è stata minata e fatta esplodere dall’Is. Per dare maggiore enfasi al loro gesto, i jihadisti hanno costretto la popolazione locale ad assistere alla distruzione della moschea, completata con bulldozer e picconi.

SANTUARI SUNNITI E SUFI, MOSCHEE SCIITE: sempre a luglio 2014, il sedicente califfato annunciava di aver distrutto decine di moschee e santuari nella provincia di Ninive. Sui social media, pubblicava un bilancio di almeno quattro santuari sunniti o statue sufi demolite, oltre a sei moschee sciite.

EDIFICI CRISTIANI: nel corso dei mesi, croci e altri simboli del cristianesimo sono stati asportati da chiese e monasteri. In alcuni casi, come in quello di un’antica statua della Madonna a Mosul, si è trattato di interventi distruttivi.