Archivio tag | museo Egizio Cairo

L’Egitto oggi: grandi progetti dal Grande museo Egizio a Giza al viale delle Sfingi a Luxor. Colloquio col segretario generale del Supremo consiglio delle Antichità

La monumentalità dell'allestimento del Museo Egizio al Cairo

La monumentalità dell’allestimento del Museo Egizio al Cairo

Missioni archeologiche garantite, e poi grandi progetti: dal museo di Tutankhamon al recupero del viale delle Sfingi a Luxor al museo della Civiltà Egizia al Cairo. È un vulcano di idee e di buone intenzioni Mostafa Amin Mostafa Sayed, il segretario generale del Supremo consiglio delle Antichità della Repubblica araba d’Egitto, che qui completa il colloquio avuto a Rovereto in occasione della Rassegna internazionale del Cinema archeologico.

Una missione archeologica al lavoro in Egitto

Una missione archeologica al lavoro in Egitto

Missioni archeologiche. “Nonostante sia una situazione oggettivamente difficile quella che l’Egitto sta vivendo, posso assicurare che non ci sono mai state interruzioni nell’attività delle molte missioni archeologiche internazionali impegnate lungo il Nilo: stanno tutte lavorando – o hanno lavorato, se le campagne del 2013  sono già state concluse – regolarmente come negli anni passati. L’attività di ricerca archeologica è direttamente sostenuta dal Governo”, tranquillizza Mostafa Amin. “Anche in questo momento” conferma Aly Ibrahim El Sayed El Asfar, responsabile dell’Alto Egitto, inserendosi nella discussione, “a Luxor sono numerose le missioni straniere attive e operanti. Noi, da parte nostra, cerchiamo di aiutarle e incoraggiarle tutte”. E aggiunge, cambiando tono: “Ma c’è un aspetto che ci preoccupa: la conservazione del nostro ingente patrimonio archeologico: Ora per noi il restauro dell’esistente, tra siti noti e meno noti, e milioni di reperti musealizzati, è doveroso e più importante dello scavo stesso. Del resto sappiamo tutti che la terra d’Egitto, per le sue particolari condizioni climatiche, conserva molto meglio (e lo fa da molti millenni) di quanto sappia fare l’uomo: finché i tesori stanno sotto la sabbia sono al sicuro”.  Aly Ibrahim El Sayed El Asfar ricorda come la prima risorsa del Paese, il turismo, che ha portato (e si spera lo possa tornare a fare al più presto) milioni di persone da tutto il mondo a calcare le vestigia degli antichi faraoni, sia anche la prima fonte di preoccupazione: “Dobbiamo tenere ben presente l’impatto di milioni di visitatori che rappresenta un serio pericolo per la conservazione dei monumenti. Per questo riteniamo il restauro un aspetto fondamentale e lo chiediamo caldamente anche alle missioni straniere”.

Il museo Egizio del Cairo, inaugurato nel 1902

Il museo Egizio del Cairo, inaugurato nel 1902

Grandi progetti. È proprio pensando ai visitatori e al loro ritorno in massa che il Supremo consiglio delle Antichità sta portando avanti al Cairo due ambiziosi progetti: il museo della Civiltà dell’Egitto e il Grande museo Egizio nella piana di Giza, vicino alle Piramidi. “Purtroppo l’attuale situazione politico-sociale dell’Egitto, che porta come prima conseguenza una profonda crisi economica”, spiega Mostafa Amin, “sta rallentando la realizzazione dei due nuovi musei per ovvia mancanza di finanziamenti. Ma confido che presto questa fase difficile sarà passata e lentamente la vita e l’economia del Paese torneranno alla normalità”.

Il cantiere del nuovo museo nazionale della Civiltà egizia

Il cantiere del nuovo museo nazionale della Civiltà egizia

Il progetto sicuramente più vicino alla sua realizzazione  è quello del museo della Civiltà (Civilizzazione) dell’Egitto. “È nuovissimo, anche nella concezione”, continua il segretario generale con entusiasmo, “si trova a El Fusat, alla periferia del Cairo, dotato di ampio parcheggio e di tutti i servizi che si richiedono a un moderno museo (dalla caffetteria al bookshop  alle audioguide ai video) in grado di accogliere – nelle previsioni – migliaia di visitatori e di accompagnarli nella visita delle sale espositive. All’interno, molto spazioso, troveranno posto reperti dalla preistoria (e quindi dal pre-dinastico) ai giorni nostri (non solo quelli che già abbiamo a disposizione, ma anche quelli che verranno scoperti in futuro): sei millenni di storia e cultura lungo le sponde del Nilo. L’obiettivo era di aprire il museo entro la fine dell’anno, ma slitterà di qualche mese: manca qualche rifinitura della facciata e completare la collocazione delle opere”.

Il rendering del Grande museo Egizio a Giza dell'architetto Peng

Il rendering del Grande museo Egizio a Giza dell’architetto Peng

È invece prevista non prima del 2015 (ma i tempi sono destinati ad allungarsi) l’apertura del Grande museo Egizio all’ombra delle piramidi di Giza, che ruoterà attorno al tesoro di Tutankhamon. “Sarà dedicato ai grandi faraoni che hanno fatto grande l’Antico Egitto. E qui troverà posto tutto il tesoro di Tutankhamon, finalmente esposto e raccolto in un’unica sala. Sarà un evento epocale che però comporterà tutta una serie di problemi logistici e culturali di non poco conto da risolvere”, anticipa Mostafa Amin. “Prima di tutto c’è da affrontare in assoluta sicurezza il trasferimento dell’immenso, fragile e prezioso tesoro di Tut: come e quando procedere? Stiamo valutando un piano operativo che tenga conto di tutti i potenziali pericoli. Sarà l’occasione di verificare se qualche pezzo avrà bisogno di restauri”. Ma poi si presenterà un problema ancora più impegnativo: mentre il nuovo Grande museo a Giza avrà un suo allestimento organico pensato proprio per la nuova struttura museale che ruoterà attorno al tesoro di Tutankhamon, cosa ne sarà dello “storico” museo Egizio del Cairo? Tornerà all’allestimento del 1902, quando fu inaugurato? Cioè tornerà nell’allestimento originario pensato prima di essere costretti a trovare posto al tesoro di Tut, la cui tomba fu scoperta nel 1922? Oppure sarà completamente ripensato?   “Il problema è ancora aperto. Dobbiamo valutare anche alla luce della possibile acquisizione del vicino edificio occupato da un partito politico che amplificherebbe gli spazi disponibili. La soluzione comunque richiederà tempi lunghi”.

Il grande cantiere del viale delle Sfingi a Luxor

Il grande cantiere del viale delle Sfingi a Luxor

Sul territorio il progetto più importante portato avanti dal Supremo consiglio delle Antichità dopo la rivoluzione del 25 gennaio 2011 è a Luxor e riguarda, come chiarisce Aly Ibrahim El Sayed El Asfar, il recupero del viale processionale delle Sfingi tra il tempio di Luxor e quello di Karnak. “Si ricreerà così l’aspetto originale dell’antica Tebe animata dalle processioni rituali col passaggio delle navi sacre tra i due templi. Percorrendo il viale, che rimarrà staccato dalla viabilità ordinaria di Luxor, Il visitatore potrà sentirsi come il gran sacerdote di Amon o – se preferisce – lo stesso faraone, dio in terra, in dialogo con la divinità”. Questo progetto comporta l’abbattimento di molti edifici, anche pubblici (tra cui la sede del Governatore e una moschea) , e il lavoro non è ancora concluso. “Contemporaneamente – precisa il responsabile dell’Alto Egitto – devono essere riportate alla luce, restaurate e collocate in situ le varie sfingi, all’interno di un percorso che si deve armonizzare con la città moderna che ha le sue esigenze: di qui l’eliminazione degli incroci a raso e la creazione di sottopassi  per il traffico veicolare moderno”. Anche questo grande progetto ha subito rallentamenti, dovuti alla crisi e alla rivoluzione. Ma si va avanti”.

L'egittologo Zahi Hawass

L’egittologo Zahi Hawass

Prima di concludere il colloquio con il segretario generale del Supremo consiglio delle Antichità non poteva mancare un accenno al suo predecessore, Zahi Hawass, cui Mostafa Amin è subentrato dopo la destituzione del presidente Hosni Mubarak. “È un ottimo archeologo. È stato mio maestro”, taglia corto. Ma Hawass, forse il più noto egittologo egiziano, all’indomani della sua destituzione, era stato oggetto di accuse pesanti, anche penali. “Tutte queste accuse sono cadute”, assicura Mostafa Amin. “Ora Zahi, anche senza avere un incarico pubblico preciso, riveste ancora un ruolo importante per la ricerca archeologica e l’egittologia. Ha un suo ufficio di consulenza e lavora principalmente per i privati, ma anche per noi”.

(3 – fine. Precedenti post il 20 e 23 novembre)

L’Egitto oggi: momento difficile per raggiungere la democrazia, ma tesori al sicuro. Colloquio col segretario generale del Supremo consiglio delle Antichità

Militari e manifestanti in piazza Tahir davanti al Museo Egizio del Cairo

Militari e manifestanti in piazza Tahir davanti al Museo Egizio del Cairo

“I nostri tesori non corrono pericolo. Non ne hanno mai corso”. Inizia così, con questa affermazione rassicurante, il nostro colloquio con il segretario generale del Supremo consiglio delle antichità della Repubblica araba d’Egitto, Mostafa Amin Mostafa Sayed, incontrato a Rovereto alla rassegna internazionale del cinema archeologico. Ma le notizie che quotidianamente rimbalzano dalla valle del Nilo, conquistandosi spesso le prime pagine dei quotidiani italiani, non sono proprio delle più rassicuranti. Mostafa Amin non smentisce, ma puntualizza deciso: “Da due anni l’Egitto sta vivendo un profondo periodo di cambiamento che lo deve portare alla democrazia. È un momento difficile per noi, un momento che spesso non viene capito all’estero, soprattutto dal mondo occidentale. La nostra è stata ed è una rivoluzione popolare, non c’è mai stato un colpo di Stato – continua-. Nel 2011 c’è stata una spontanea (anche se a volte violenta) reazione della gente a 30 anni di dittatura di Mubarak. Poi, quest’anno, un’altrettanto decisa rivolta contro i Fratelli Musulmani che hanno tradito le speranze e le aspettative della gente. Per questo è stato il popolo egiziano a chiedere all’esercito di intervenire per aiutare il Paese a giungere a una piena democrazia”.

Militari a guardia del Museo Egizio al Cairo

Militari a guardia del Museo Egizio al Cairo

Ma non è facile, ammette. “Noi stiamo vivendo la transizione che comporta violenze e contraddizioni: una fase di cambiamento per giungere a un sistema democratico che migliori il Paese”.Di fronte a queste tensioni inevitabilmente  turisti, studiosi, il mondo intero ci guardano con preoccupazione. “Dalla rivoluzione del 25 gennaio 2011 – rassicura – non abbiamo visto né registrato alcun assalto ai monumenti e al patrimonio dell’Egitto. Come autorità si sono comunque prese subito le misure necessarie per proteggere i tesori egizi che sono un bene del mondo intero. È stato aumentato il personale di custodia e di guardia sia nelle aree archeologiche sia nei magazzini e depositi, con copertura 24 ore su 24. La gente sembra mostrare di aver capito che quei beni sono loro, e vanno difesi. Abbiamo anche visto cordoni umani protettivi sorti spontaneamente attorno al Museo Egizio del Cairo”.

Il museo egizio di Malawi prima dell'assalto

Una sala espositiva del museo egizio di Malawi prima dell’assalto (foto Zulian)

Vetrine rotte e reperti dispersi: il museo di Malawi dopo l'assalto

Vetrine rotte e reperti dispersi: il museo di Malawi dopo l’assalto

Ma poi c’è stato l’assalto al museo Egizio di Malawi, vicino a Minya, nel Medio Egitto. “È stata una vera  e propria azione di guerra – ricorda il segretario generale – con 500 persone ad attaccare il museo che ha subito gravissimi danni. Le guardie presenti non sono state in grado di resistere all’assalto e di fermare tanta furia. È stato uno scontro durissimo. Ma anche in questo gravissimo episodio non possiamo parlare di attacco vero e proprio e mirato al patrimonio. L’obiettivo del commando era il posto di polizia, in quanto luogo espressione del Governo. Malauguratamente il museo di Malawi è proprio attiguo al posto di polizia: per questo gli assalitori, diventata una massa incontrollabile, hanno inglobato nell’azione anche il museo. Di qui ci siamo decisi a chiedere la collaborazione  di polizia ed esercito per difendere le aree archeologiche più importanti del Paese”. Con buoni risultati: a distanza di qualche mese Mostafa Amin assicura che è già stata recuperata la quasi totalità dei reperti andati dispersi nell’assalto del commando islamico. “Rivendicazioni politiche, non religiose”. Ne è convinto anche Mansour Boraik Radwan Karim, già responsabile dell’Alto Egitto e ora del Medio Egitto, che interviene nella discussione. “Dopo la rivoluzione del 30 giugno di quest’anno in Egitto abbiamo assistito all’assalto di chiese e moschee: ma alla base non c’erano motivazioni religiose. Erano tutti attacchi mossi contro il Governo . E lo stesso vale per il caso Malawi”. È evidente, sostiene Boraik, che questo per l’Egitto è un momento difficile anche per quanto riguarda la difesa dei propri monumenti. “Ma ora anche il popolo egiziano ha capito il valore del patrimonio storico-artistico e se ne prende cura. Sia chiaro: i Fratelli Musulmani non erano e non sono mai stati contro i monumenti: le loro dichiarazioni sono solo un modo per turlupinare gli ignoranti. Questo lo dobbiamo dire chiaramente ai giovani. A loro bisogna dire la verità: sono il nostro futuro”.

Il parco archeologico di Medinet Madi al Fayyum

Il parco archeologico di Medinet Madi al Fayyum

L’Egitto non può permettersi di rimanere isolato, anche in questa fase difficile di cambiamento, di transizione alla democrazia. “È in questa ottica che diventa ancora più importante la collaborazione Italia-Egitto, perché aiuta il nostro Paese a rimanere agganciato al mondo e continuare a portare avanti progetti importanti, come abbiamo fatto al Fayyum con l’apertura del parco archeologico-naturalistico di Medinet Madi  (vedi post del 9 novembre su questo blog) , che ora ha bisogno di adeguati collegamenti per far arrivare sempre più ospiti a visitarlo”.

E allora col segretario generale del Supremo consiglio delle Antichità è arrivato il momento di parlare di missioni archeologiche e di grandi progetti per la valorizzazione dei tesori dell’Egitto.

(2 – continua. Precedente post il 20 novembre; il terzo, conclusivo, nei prossimi giorni)