Archivio tag | mostra “I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze”

Firenze. In anteprima per tre giorni a tourismA l’Urna del Bottarone, danneggiata dall’alluvione del 1966, e recuperata nei suoi splendidi colori originali dopo un prezioso restauro. Poi sarà finalmente esposta al museo Archeologico nazionale. Ne parla ad “archeologiavocidalpassato.com” il direttore del MAF, Daniele Maras

L’Urna del Bottarone, in alabastro (400 a.C.), esposa a tourismA dopo i restauri (foto graziano tavan)

Tre giorni per ammirare in anteprima assoluta l’Urna del Bottarone, danneggiata dall’alluvione del 1966, e recuperata nei suoi splendidi colori originali dopo un prezioso restauro curato dal laboratorio di restauro del museo Archeologico nazionale di Firenze, dove l’urna etrusca di 2400 anni fa è conservata. Questa opportunità unica è offerta dalla mostra “I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze”, allestita al Palazzo dei Congressi di Firenze in occasione di tourismA 2026. archeologiavocidalpassto.com ha incontrato il r del MAF, Daniele Maras, che ci illustra questo eccezionale reperto etrusco.

“L’Urna del Bottarone qui a tourismA per una primizia”, spiega Maras ad archeologiavocidalpassto.com, “una prima occasione di poter ammirare questo meraviglioso oggetto etrusco restaurato recentissimamente grazie a un finanziamento dell’istituto federale svizzero della Cultura che ci ha permesso di riportare i colori originali, dei pigmenti di questa meravigliosa urna etrusca di nuovo alla luce, e restituirli al pubblico. L’urna sarà qui per tre giorni fino a domenica esposta tourismA e poi tornerà al museo Archeologico nazionale di Firenze dove sarà finalmente esposta al pubblico dopo 60 anni dall’alluvione di Firenze che l’aveva completamente coperta di fango. Ora, grazie alla possibilità di restaurare con nuove tecnologie diagnostiche e di pulizia, è stato possibile riportare l’urna in condizioni persino migliori di com’era prima dell’alluvione. È un oggetto – continua Maras – che risale al 1864 come ritrovamento, ma ha 2400 anni, perché è praticamente contemporanea alla Chimera di Arezzo, intorno al 400 a.C. ed è un pezzo unico nel suo genere.

Dettaglio del gesto di affetto tra la coppia raffigurata sull’Urna del Bottarone (foto graziano tavan)

È un’urna di alabastro dipinto con questi colori meravigliosi che sembrano veramente riportare in vita i tessuti antichi, che raffigura una coppia di defunti, marito e moglie, cosa rarissima per la statuaria chiusina funeraria che normalmente in epoca tardo-arcaica raffigurava sempre il defunto insieme con un leone funerario. In questo caso vediamo che è un gesto di affetto inequivocabile in cui il marito abbraccia le spalle della moglie e la moglie si svela, svela il suo volto come una sposa. Quindi è un gesto di affetto, è un bene nuovo augurio, un’occasione bene augurale per Firenze, per il museo Archeologico e per l’Italia tutta che – a distanza di 60 anni da una catastrofe naturale come l’alluvione che demolì, distrusse il museo Topografico dell’Etruria e danneggiò completamente la città -, dà invece la possibilità di guardare a un futuro migliore grazie proprio all’impegno che viene profuso dalle istituzioni nazionali e internazionali, e alla possibilità di guardare a nuove tecnologie per la conservazione e la fruizione dei Beni culturali”.

Firenze. In occasione di tourismA, al Palazzo dei Congressi, presentazione in anteprima l’Urna del Bottarone, nella mostra “I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze”, al termine di un intervento che ha riportato alla luce i colori originari, accesi e luminosi degli “sposi etruschi” di Firenze

La restauratrice Daniela Manna segue l’intervento conservativo dell’urna del Bottarone al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

L’Urna del Bottarone, un’urna etrusca di 2400 anni fa, al termine di un prezioso restauro al museo Archeologico nazionale di Firenze, dove fa parte delle collezioni fiorentine dal 1887, che ha riportato alla luce i colori originari, accesi e luminosi degli “sposi etruschi” di Firenze, si potrà ammirare in anteprima assoluta al Palazzo dei Congressi di Firenze, dal 27 febbraio al 1° marzo 2026, in occasione di tourismA 2026, Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore), nella mostra del MAF “I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze”, a cura di Daniele F. Maras, Barbara Arbeid e Giulia Basilissi, realizzata dal museo Archeologico nazionale di Firenze, con il sostegno dell’Ambasciata di Svizzera in Italia. L’’esposizione celebra il completamento di un importante intervento conservativo su uno dei capolavori dell’arte etrusca, tra le opere gravemente colpite dal terribile evento del 1966. Il restauro, recentemente concluso grazie al sostegno dell’Ufficio Federale Svizzero della Cultura, ha restituito luminosità e intensità ai colori originari dell’urna di alabastro riportando alla luce l’abbraccio senza tempo della coppia di sposi etruschi scolpita oltre 2400 anni fa (vedi Firenze. Al museo Archeologico nazionale in occasione del restauro dell’urna del Bottarone, straordinaria urna etrusca policroma, tre speciali visite guidate a seguire l’intervento conservativo di Daniela Manna | archeologiavocidalpassato). Dopo l’esposizione a tourismA il reperto etrusco torna nella collezione permanente del museo Archeologico nazionale di Firenze a cui appartiene dal 1887.

L’urna del Bottarone, scoperta nel 1864 a Città della Pieve, e conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

L’urna è stata scoperta nel 1864 nelle vicinanze di Città della Pieve, in una località denominata il “Butarone” o “Bottarone” e, dopo essere passata sul mercato antiquario, è stata acquistata nel 1887 dal museo Archeologico di Firenze, dove venne esposta, ornata da una collana d’oro con pendente a testa di ariete posta al collo della figura femminile, in una sala del Museo Topografico allestito al pianterreno del palazzo della Crocetta. Il 4 novembre 1966, l’urna venne travolta dall’alluvione che devastò il centro di Firenze e venne completamente ricoperta di fango; fu quindi sottoposta a un delicato restauro terminato nel 1969, durante il quale, oltre alle operazioni di pulitura, furono svolte alcune indagini diagnostiche non invasive sulle ampie tracce di policromia. Negli ultimi anni, a causa del suo stato di conservazione, l’opera non è più stata esposta e proprio in vista di un suo futuro allestimento si è deciso di sottoporla ad un nuovo restauro supportato da una vasta campagna di indagini scientifiche.