Roma. A Castel Sant’Angelo la mostra “Ercolano. L’arte di vivere” con reperti straordinari dai depositi del parco archeologico di Ercolano, raramente esposti al pubblico, che raccontano la vita quotidiana dell’antica città preservata dall’eruzione del 79 d.C.

Reperti straordinari provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano e raramente esposti al pubblico, oggetti che raccontano la vita quotidiana dell’antica città preservata dall’eruzione del 79 d.C., un pane sfornato duemila anni fa e carbonizzato dall’eruzione del Vesuvio, insieme ad alimenti, reperti organici, stoviglie, arredi e utensili d’uso quotidiano. Dal 22 luglio al 18 ottobre 2026 Castel Sant’Angelo apre le sue sale monumentali alla mostra “Ercolano. L’arte di vivere”, a cura di Massimo Osanna, capo dipartimento Attività culturali del ministero della Cultura; Federica Colaiacomo, direttrice del parco archeologico di Ercolano; Luca Mercuri, direttore dell’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma; e di Francesco Sirano, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, mostra che conduce il visitatore alla scoperta della città vesuviana, fermata per sempre dall’eruzione del Vesuvio. Il progetto nasce dalla felice collaborazione tra Castel Sant’Angelo e il parco archeologico di Ercolano. L’esperienza della mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antichità”, presentata nelle sale affrescate di Villa Campolieto a Ercolano, costituisce il punto di partenza di un nuovo progetto espositivo, completamente ripensato per gli spazi monumentali della Mole Adriana. Il percorso, articolato in sette sezioni, amplia significativamente il racconto, estendendolo dall’alimentazione alla vita quotidiana dell’antica Ercolano, ed è arricchito da una selezione di oltre 70 reperti, molti dei quali finora custoditi nei depositi del Parco archeologico e presentati eccezionalmente al pubblico in occasione di questa mostra.

“Con questa iniziativa”, commenta Luca Mercuri, direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma e curatore della mostra, “Castel Sant’Angelo conferma la propria vocazione a essere luogo di incontro tra patrimoni, istituzioni e pubblici diversi. Questa mostra nasce da una collaborazione che testimonia quanto il dialogo tra musei possa generare progetti culturali di qualità, capaci di ampliare le occasioni di conoscenza e di valorizzare il patrimonio attraverso nuovi percorsi di visita. Per Castel Sant’Angelo è motivo di particolare soddisfazione dare vita a un progetto espositivo che mette in relazione due realtà di straordinario valore e propone ai visitatori un’esperienza culturale ricca e originale. Si inserisce inoltre in una programmazione culturale sempre più ampia e diversificata che, attraverso mostre, eventi e iniziative, conferma il Castello come un luogo vivo, aperto al dialogo tra epoche, linguaggi e pubblici differenti”.

“Ercolano, come Pompei, offre una testimonianza straordinaria della vita di una città romana”, sottolinea Massimo Osanna, capo del dipartimento per le Attività culturali e curatore della mostra. “Le particolari condizioni di conservazione determinate dall’eruzione del 79 d.C. hanno preservato edifici, arredi e oggetti d’uso quotidiano, permettendo di ricostruire le attività, le abitudini alimentari e le forme della convivialità dei suoi abitanti. La mostra presenta questo patrimonio attraverso i risultati della ricerca più recente, offrendo al pubblico nuovi strumenti per comprendere la società romana e la sua vita quotidiana. Portare questo racconto a Roma amplia le occasioni di conoscenza di un contesto archeologico unico e conferma il ruolo dei musei come luoghi di ricerca, confronto e partecipazione”.

“Portare Ercolano a Castel Sant’Angelo significa far compiere alla città antica un viaggio quasi naturale”, interviene Federica Colaiacomo, direttrice del parco archeologico di Ercolano e curatrice della mostra, “si tratta di due luoghi che la storia ha sepolto sotto strati diversi — uno di cenere e lava, l’altro di funzioni e trasformazioni continue — e che oggi tornano a raccontarsi a vicenda. In questa mostra abbiamo voluto restituire al pubblico non i monumenti, ma la vita: i gesti quotidiani, i sapori, gli oggetti d’uso che rendono Ercolano una delle testimonianze più intime e vivide del mondo antico. È un progetto che nasce dal dialogo tra le nostre istituzioni e che desidero ringraziare di cuore per aver reso possibile. Un ringraziamento speciale va a PHI per la preziosa e continua collaborazione, che ha accompagnato anche questo percorso attraverso i contenuti del progetto Ercolano Digitale, e a tutto il personale del Parco Archeologico di Ercolano, che con competenza, entusiasmo e una costante disponibilità a mettersi in gioco ha reso possibile ogni forma di collaborazione. Portare a Roma, nel cuore della Capitale, un pezzo autentico dell’arte di vivere degli antichi ercolanesi è il risultato di un impegno condiviso e di una visione comune”.

“Ercolano è uno straordinario laboratorio a cielo aperto”, dichiara Francesco Sirano, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli e curatore della mostra. “La ricchezza dei materiali rinvenuti, insieme alla quantità e alla varietà delle testimonianze conservate, porta una luce eccezionale sul tema del cibo nel mondo antico. Sono certo che lo studio di Ercolano, luogo da cui ha preso avvio l’archeologia sistematica occidentale, permetterà di approfondire e comprendere meglio anche molti dei reperti custoditi nel Museo archeologico nazionale di Napoli. Ercolano continua dunque a rappresentare una fonte inesauribile di conoscenza e potrà riservarci, anche in futuro, nuove e importanti scoperte”.

“Ercolano. L’arte di vivere”, commenta Alfonsina Russo, capo del dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, “rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra gli istituti del ministero della Cultura possa generare progetti di alto profilo scientifico e al tempo stesso raggiungere pubblici sempre più ampi. La circolazione delle opere, la condivisione delle competenze e il dialogo tra musei rafforzano il Sistema museale nazionale, creando nuove occasioni di conoscenza e valorizzando il patrimonio attraverso reti e percorsi condivisi. È questa la direzione nella quale intendiamo continuare a investire: una valorizzazione capace di mettere in connessione luoghi, collezioni e persone, ampliando l’accessibilità e la partecipazione culturale”.

Il percorso si apre con una straordinaria Wunderkammer, una “camera delle meraviglie” ispirata alle celebri raccolte rinascimentali. Vi sono riuniti 42 reperti di eccezionale valore provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano: statue, busti, affreschi, gioielli e oggetti della vita quotidiana che raccontano la raffinatezza artistica, il livello culturale e la qualità della vita nell’antica città alla vigilia della catastrofe. Come nelle originarie camere delle meraviglie, l’obiettivo non è soltanto esporre, ma suscitare stupore. Il visitatore entra quindi nel cuore dell’evento che ha segnato il destino di Ercolano: una sala immersiva dedicata all’eruzione del Vesuvio, tra contenuti audiovisivi, dipinti, stampe e arti decorative che documentano la costruzione dell’immaginario del vulcano nell’Europa del Grand Tour. Accanto alla tradizione resa celebre da Pierre-Jacques Volaire, la tempera di Giacomo e Antonio Baseggio (1784), la Burrasca al chiaro di luna nel Golfo di Napoli (1822) di Joseph Rebell e una rara porcellana della manifattura Poulard Prad restituiscono il fascino del sublime che attirò a Napoli viaggiatori, artisti e studiosi da tutta Europa.

Dal mito alla strada: la mostra ricostruisce poi, con installazioni audiovisive e reperti archeologici, la città viva, con le sue botteghe e i thermopolia, luoghi destinati alla vendita di cibi e bevande pronti per il consumo quotidiano. Tra i reperti più sorprendenti, le pagnotte carbonizzate dall’eruzione ma conservate intatte, identiche a quelle raffigurate nel celebre affresco pompeiano della distribuzione del pane, e le teglie del forno di Sextus Patulcius Felix, parte di una serie di 25 stampi rinvenuti a Ercolano. Il percorso entra quindi nell’intimità della domus, tra cucina e dispensa: mortai, pentole, casseruole e preziosi reperti organici – cereali e legumi restituiti dagli scavi – documentano con rara precisione la dieta quotidiana degli antichi ercolanesi.

Il racconto prosegue con il vino, tra le attività economiche più floride della Campania antica – Plinio il Vecchio celebrava il Falerno come uno dei vini più rinomati del suo tempo – e al tempo stesso ponte verso il divino nel culto di Bacco, dio della vite, della fertilità e dell’ebbrezza rituale. Gran finale nella sala dei banchetti, dove una meridiana in marmo scandisce i tre momenti dell’alimentazione antica – ientaculum, prandium e cena – tra campanelli in bronzo, vasellame in vetro, bronzo e argento e l’oggetto forse più peculiare della mostra: la larva convivialis, la piccola figurina scheletrica che, posata sulla tavola, ricordava ai commensali la brevità della vita e li invitava, sulle orme di Epicuro, a godere dei piaceri del convivio.

La scelta di Castel Sant’Angelo come sede espositiva riveste un significato particolare. Il monumento, emblema della stratificazione storica di Roma – da mausoleo imperiale a fortezza, da residenza papale a museo – offre l’occasione per un dialogo tra due luoghi profondamente diversi ma accomunati dalla capacità di conservare, ciascuno secondo la propria storia, straordinarie testimonianze del passato. Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso questo patrimonio eccezionale grazie al dialogo tra reperti archeologici, installazioni multimediali e ambientazioni immersive. La colata piroclastica che investi Ercolano nel 79 d.C. ha preservato edifici, oggetti, alimenti e materiali organici, trasformando una catastrofe in una straordinaria fonte di conoscenza e restituendo una documentazione unica sulle pratiche alimentari, le attività lavorative, la cura del corpo, le relazioni sociali nel mondo romano antico.
Roma. Riaperto il Passetto di Borgo, il suggestivo corridoio fortificato tra Vaticano e Castel Sant’Angelo tornato fruibile dopo sei anni con un programma permanente di visite guidate speciali. Entro gennaio accesso possibile anche ai disabili
Costruito nel Medioevo, ha svolto un ruolo cruciale per la sicurezza dei Papi nei momenti di crisi. Durante il Sacco di Roma del 1527, Papa Clemente VII fuggì attraverso questo corridoio cercando rifugio a Castel Sant’Angelo. Parliamo del Passetto di Borgo: dal 23 dicembre 2024, a poche ore dall’apertura del Giubileo 2025, il suggestivo corridoio fortificato tra Vaticano e Castel Sant’Angelo è tornato fruibile dopo sei anni con un programma permanente di visite guidate speciali. Oggi, percorrere di nuovo il Passetto significa rivivere uno dei capitoli più intensi della storia della città. La riapertura del Passetto è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra la soprintendenza Speciale di Roma, che ha curato i lavori di messa in sicurezza, conservazione e restauro, e la direzione generale Musei / Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma, responsabile del progetto di valorizzazione e della nuova narrazione museologica. All’inaugurazione erano presenti Luca Mercuri, dirigente delegato dell’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma; Massimo Osanna, direttore generale Musei MiC; la soprintendente speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma, Daniela Porro; e l’on. Federico Mollicone, presidente della VII Commissione (Cultura, Scienze e Istruzione) alla Camera dei Deputati.
Le visite guidate, realizzate in collaborazione con Coopculture e acquistabili sull’app e la piattaforma Musei Italiani, permettono di percorrere l’intero tratto del Passetto, dalla Torre del Mascherino su piazza della Città Leonina, fino al Bastione San Marco a Castel Sant’Angelo. Il percorso alterna due livelli: il livello superiore, scoperto, offre una passeggiata panoramica con viste spettacolari sulla città; il livello inferiore, coperto, rappresenta invece il corridoio “segreto” che consentiva ai Pontefici di spostarsi in sicurezza dagli appartamenti papali al castello fortificato. All’arrivo al Bastione San Marco, i visitatori sono accolti in un ambiente allestito per l’occasione con opere e oggetti che raccontano le vicende storiche legate al Passetto e a Castel Sant’Angelo. Una installazione multimediale, realizzata in collaborazione con Studio Azzurro, offre ulteriori spunti per un’esperienza immersiva. Un virtual tour, infine, disponibile sul sito web di Castel Sant’Angelo, consente di poter fruire del Passetto da qualsiasi luogo e distanza.

Le visite guidate, per gruppi di 25 persone, prevedono 3 diverse formule: la visita guidata diurna al Passetto e al Bastione San Marco senza ingresso a Castel Sant’Angelo, la visita guidata diurna integrata con l’ingresso ordinario a Castel Sant’Angelo e la visita speciale notturna che include la visita guidata al Passetto e una suggestiva passeggiata all’interno di Castel Sant’Angelo tra Bastioni e Sala Paolina, senza altro pubblico presente. L’ingresso diurno al solo Passetto e al Bastione San Marco costa 4 euro (con riduzioni e gratuità di legge) + 12 euro per la visita guidata obbligatoria della durata di un’ora (gruppi di 25 persone, gratis fino a 6 anni, 2 euro fino ai 18 anni non compiuti). L’ingresso diurno integrato al Passetto + Castel Sant’Angelo prevede il costo del biglietto di accesso ordinario a Castel Sant’Angelo (16 euro con riduzioni e gratuità di legge) + 10 euro per la visita guidata al Passetto di Borgo e al Bastione San Marco della durata di un’ora (gruppi di 25 persone, gratis fino a 6 anni, 2 euro fino ai 18 anni non compiuti). L’ingresso speciale notturno prevede la visita guidata di un’ora al Passetto di Borgo e al Bastione San Marco e una passeggiata suggestiva all’interno di Castel Sant’Angelo, senza altro pubblico presente, che include il dromos, i bastioni e la Sala Paolina: costa 4 euro (con riduzioni e gratuità di legge) + 24 euro per la visita guidata speciale (gruppi di 25 persone, gratis fino a 6 anni, 2 euro fino ai 18 anni non compiuti).

“Sono particolarmente lieto”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale Musei, “di celebrare la riapertura al pubblico del Passetto di Borgo, dopo anni di chiusura. Questo passaggio fortificato non è soltanto un elemento architettonico di rara suggestione, ma rappresenta un capitolo fondamentale della storia di Roma, capace di raccontare momenti cruciali della città e della sua dimensione universale. Oggi viene restituito ai cittadini e ai visitatori un luogo che invita alla scoperta e alla conoscenza, proponendo un dialogo tra storia, cultura e paesaggio urbano. Le nuove modalità di fruizione, con percorsi guidati diurni e serali, l’allestimento del Bastione San Marco e soluzioni accessibili, confermano l’impegno verso un patrimonio culturale che possa essere sempre più esperienza condivisa, capace di connettere passato e presente in una narrazione viva”. “Il grande intervento del Passetto di Borgo”, commenta Daniela Porro, soprintendente speciale di Roma, “in collaborazione con la direzione generale Musei e il segretariato regionale del Lazio, non poteva non concludersi che con il restauro realizzato dalla Soprintendenza con i fondi del Giubileo di Porta Angelica, in epoca medioevale parte integrante delle Mura Leonine e oggi ingresso privilegiato a piazza San Pietro e alla Basilica Vaticana. Ma è con soddisfazione che sottolineo come questi interventi abbiano reso Passetto più accessibile, anche alle persone con difficoltà di deambulazione, grazie a due nuovi ascensori e alla riconfigurazione di alcune pendenze del percorso. Un grande traguardo che offriamo ai visitatori romani e di tutto il modo per il Giubileo”.

Questa riapertura del Passetto rappresenta un punto di partenza verso una fruizione sempre più ampia e inclusiva di un monumento tanto significativo e affascinante quanto, per sua natura originaria, concepito per essere impervio, segreto e inaccessibile. Un percorso che oggi si apre al pubblico con l’obiettivo di trasformare quella che era una fortificazione difensiva e una via di fuga in un luogo di scoperta e partecipazione. Grazie al nuovo elevatore installato presso la Torre del Mascherino, a partire da gennaio 2025 saranno attivate visite accessibili, pensate per garantire questa esperienza anche ai visitatori con difficoltà motorie. Dalla primavera, inoltre, saranno disponibili pacchetti e attività dedicate alle scuole, con percorsi didattici pensati per avvicinare i più giovani alla storia e al valore di questo luogo. Durante la prossima estate, grazie ai progetti di valorizzazione promossi dal ministero della Cultura, sarà anche avviato un programma di aperture speciali che permetterà l’accesso e la visita autonoma, offrendo un affaccio privilegiato sulla città eterna. Infine, finanziamenti pari a 2,5 milioni di euro, provenienti dalla programmazione straordinaria Lavori Pubblici, permetteranno all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma, in collaborazione con la soprintendenza speciale di Roma e la direzione generale Musei, di proseguire, nel prossimo triennio, con ulteriori interventi mirati alla valorizzazione e tutela del Passetto, consolidando così, sempre di più, questo ampio progetto di fruizione, accessibilità e condivisione del patrimonio culturale.

IL PASSETTO DI BORGO: TRA STORIA E MEMORIA. Il Passetto di Borgo, progettato per collegare il Vaticano con Castel Sant’Angelo, vanta una storia ricca e stratificata. Le prime fortificazioni dell’area risalgono all’impero del re ostrogoto Totila nel VI secolo d.C. Successivamente, papa Leone IV, nel IX secolo, ampliò le difese costruendo una cinta muraria a protezione del Vaticano e della Basilica di San Pietro, per contrastare i ripetuti attacchi dei Saraceni. Nel 1277, sotto papa Niccolò III Orsini, fu realizzato il collegamento tra il Passetto e Castel Sant’Angelo, con l’intento di garantire un passaggio sicuro per i Pontefici. Successivi interventi, come quello di Alessandro VI Borgia (1492-1503), aggiunsero un passaggio coperto, conferendo al Passetto l’aspetto che conosciamo oggi.

La funzione difensiva e strategica del Passetto divenne celebre durante il Sacco di Roma del 1527, quando papa Clemente VII riuscì a sfuggire alle milizie imperiali di Carlo V utilizzandolo come via di fuga verso Castel Sant’Angelo. Questa via sicura permise al Pontefice di mettersi al riparo e, successivamente, di progettare la sua fuga verso Orvieto. Nel 1565, sotto il pontificato di Pio IV Medici, furono realizzate ulteriori modifiche urbanistiche con la costruzione delle mura di Borgo Pio, Vittorio e Angelico, segnando il passaggio del Passetto da struttura difensiva a elemento urbano integrato. Oggi, grazie al completamento dei lavori di restauro e alla nuova proposta di valorizzazione, il Passetto di Borgo torna a raccontare le sue storie, accogliendo i visitatori in un percorso che intreccia passato e presente, offrendo un’esperienza unica di scoperta e conoscenza.

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