Scoperto a Gerusalemme edificio del periodo degli Asmonei (II-I sec. a.C.): è il primo
Prende forma la Gerusalemme del periodo asmoneo, quella che finora si conosceva solo attraverso le opere dello storico Giuseppe Flavio. Gli archeologi israeliani, della Israel Antiquities Authority, durante i lavori al parcheggio Giv‘ati, nella “Città di David”, non lontano dalla Città Vecchia di Gerusalemme, hanno riportato alla luce i resti di un antico edificio risalente al periodo asmoneo (II e I secolo a.C.). A Gerusalemme è la prima testimonianza di architetture degli Asmonei, la dinastia fondata da Simone Maccabeo che segnò l’inizio del regno di Giudea a partire dal 140 a.C., e mantenne il potere civile e religioso fino alla conquista romana, nel 37 a.C. quando alla guida del governo della regione fu posto Erode il Grande. I Maccabei, che essendo una famiglia di sacerdoti non discendevano idealmente dalla casa di David, non avevano potuto vantare un effettivo diritto al potere regale e per questo il loro regno venne messo in pericolo dall’opposizione dei Farisei, e il Talmud – testo sacro dell’Ebraismo – li ricorda appena. Per avere notizie della loro ascesa bisogna affidarsi alle informazioni riportate dalla Bibbia (libri I e II dei Maccabei) dove i sovrani asmonei, che ressero il Regno di Giudea fino alla metà del I sec. a.C., sono ricordati soprattutto per aver restaurato le istituzioni politiche e religiose dell’antico Israele.
“L’importanza di questa scoperta”, confermano Doron Ben Ami e Yana Tchekhanovets, direttori degli scavi per conto della Israel Antiquities Authority, “è innanzitutto dovuta alla scarsità di costruzioni della Gerusalemme asmonea finora emersa nelle ricerche archeologiche, malgrado tutti gli scavi condotti. A parte alcuni resti di fortificazioni cittadine scoperti in varie parti di Gerusalemme, il vasellame e altri piccoli oggetti, finora non era mai stato trovato nessuno edificio che caratterizzava la Gerusalemme asmonea: questa scoperta colma una sorta di lacuna nella sequenza della storia dell’abitato di Gerusalemme. Così la città asmonea, che ci era già ben nota dalle descrizioni storiche che appaiono nelle opere di Giuseppe Flavio, ha improvvisamente assunto un’espressione tangibile”.
Non è la prima volta che gli scritti di Giuseppe Flavio, scrittore storico politico e militare romano di origine ebraica, trovano riscontri archeologici. E che proprio Giuseppe Flavio avesse parlato degli edifici asmonei non stupisce, lui nato nel primo anno del regno di Caligola (37-38 d.C.) da una famiglia della nobiltà sacerdotale imparentata proprio con la dinastia degli Asmonei. Il suo nome ebraico era Giuseppe figlio di Mattia mentre il nome romano Flavio fu assunto in seguito, al momento dell’affrancamento e conferimento della cittadinanza da parte dell’imperatore Tito Flavio Vespasiano.
L’edificio asmoneo scoperto dagli archeologi si estende su circa 64 mq, per un’altezza fino a 4-5 metri. Si tratta forse dei resti di un forte, che ha restituito vasellame e monete. Le larghe mura della costruzione (spesse più di un metro) sono costituite da blocchi di calcare grossolanamente sbozzati, sistemati fra loro secondo un metodo caratteristico del periodo asmoneo. Benché all’interno della costruzione siano stati rinvenuti parecchi vasi di terracotta, ciò che più ha sorpreso i ricercatori sono state le antiche monete risalenti all’epoca di Antioco III e IV, alcune con il nome di Alessandro Ianneo scritto in greco antico. Ciò conferma che la struttura venne eretta all’inizio del II secolo ed è poi continuata nel periodo asmoneo, durante il quale vennero apportati vari cambiamenti.
Gerusalemme, scoperta ciotola con iscrizione
Citato un personaggio di 2700 anni fa
Quando quella semplice ciotola in argilla fu realizzata dal maestro vasaio a Gerusalemme il Tempio di re Salomone o Primo Tempio non era ancora stato distrutto per mano di Nabucodonosor II: sarebbe successo almeno un secolo dopo, nel 586 a.C. Ne sono convinti gli archeologi Joe Uziel e Nahshon Zanton della Israel Antiquities Authority nell’area della sorgente Gihon, che ha condotto scavi archeologici, all’interno del Parco Nazionale delle Mura che circonda la vecchia Gerusalemme, portando alla luce uno strato di preziosi reperti che comprendono migliaia di frammenti di vasellame, lampade d’argilla e figurine, tra cui una ciotola in creta con un’iscrizione in ebraico antico, di almeno 2700 anni fa, parzialmente conservata. Ne dà notizia il sito Israele.net.
È proprio l’iscrizione che ci permette di datare il prezioso reperto: vi si legge infatti il nome di un personaggio del VII secolo a.C. simile ad altri nomi noti dalle testimonianze bibliche ed archeologiche, offrendo un raro collegamento con la popolazione che viveva a Gerusalemme alla fine del periodo del Primo Tempio. Il nome più simile a quello dell’iscrizione è Zaccaria, figlio di Benaiah, padre del profeta Jahaziel. Il nome Zaccaria figlio di Benaiah appare nel libro biblico delle Cronache dove si dice che Jahaziel, figlio di Zaccaria, figlio di Benaiah, un levita dei figli di Asaf, profetizzava davanti al re Giosafat prima che la nazione entrasse in guerra con gli antichi regni di Ammon e Moab.
Le lettere inscritte sul frammento risalgono probabilmente ai secoli VIII-VII a.C., il che situerebbe la produzione della ciotola in un periodo tra il regno di Ezechia e la distruzione di Gerusalemme sotto il re Zedechia. Gli archeologi hanno spiegato inoltre che l’iscrizione era stata incisa sulla ciotola prima della
cottura, il che indica che l’iscrizione adornava il bordo della ciotola per intero, e che non è stata scritta su un frammento dopo la rottura della ciotola. Benché lo scopo dell’iscrizione sulla ciotola non sia chiaro, gli archeologi hanno ipotizzato che la ciotola possa aver contenuto un’offerta probabilmente fatta dall’individuo il cui nome è inciso, oppure a lui donata.





Commenti recenti