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Il Bolzano Filmfestival 2018 rende omaggio con una rassegna e una mostra fotografica al regista veneziano, e bolzanino d’adozione, Lucio Rosa: protagonisti l’Africa e i suoi popoli e culture più antichi

Il regista veneziano, bolzanino d’adozione, Lucio Rosa, fondatore di Studio Film Tv

Donna Babinga prepara pasto a base di foglie di djabouc (foto Lucio Rosa)

Pitture rupestri di 15mila anni fa in Libia (foto Lucio Rosa)

Il cinema europeo torna a Bolzano con la 32. edizione del Bolzano Film Festival dal 10 al 15 aprile 2018. Cinque categorie di concorso (premio al miglior film, premio al miglior documentario, premio del pubblico al miglior film o documentario, premio della giuria studenti Euregio al miglior film o documentario, premio d’onore alla carriera) per sei giorni di festival. E poi un omaggio particolare a Lucio Rosa, regista veneziano, ma ormai bolzanino d’adozione, che nel 1975 fonda a Bolzano la STUDIO FILM TV, un’azienda di produzione cinematografica e televisiva, che realizza prodotti video sia in elettronica che con la tecnica cinematografica. A Lucio Rosa il Bolzano Film Festival dedica infatti una rassegna speciale (con la proiezione di quattro film, selezione delle sue oltre 150 produzioni tra documentari, reportage fotografici, programmi televisivi, che hanno ottenuto anche numerosi riconoscimenti a livello internazionale), e una mostra fotografica con immagini tratte dai suoi quattro documentari. Ovviamente film e foto sono un focus sull’Africa, di cui Rosa è un profondo conoscitore, tanto da rimanerne “rapito”. “L’uomo è nato in Africa, cioè noi siamo nati in Africa e questo fin da giovane mi ha spinto a cercare, in questo grande Continente, chi siamo”, racconta Lucio Rosa sul sito del Bolzano Filmfestival. “Negli anni Settanta sono stato convocato a Roma da alcune Agenzie della Nazioni Unite, che mi hanno chiesto di fare documentazioni fotografiche e cinematografiche su diversi progetti che loro finanziavano e sulla situazione di alcuni Paesi africani. Sono stato in Etiopia, Niger, Leshoto, Mali, Libia, Egitto, Eritrea, ho fatto poi film etnografici, sui Pigmei del Congo, in Etiopia e in Libia, recentemente. Ho conosciuto l’Africa da dentro, i problemi che la sua gente vive tutti i giorni, raccontato il presente e il passato di questa terra, delle sue genti e culture uniche, alcune delle quali oggi a rischio di estinzione”.

Il regista Lucio Rosa nelle riprese del film “Il segno sulla pietra – Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome”

Anche la mostra “Fotografie di un regista”, alla Galleria Fotoforum di via Weggenstein, a Bolzano (apertura martedì 11 aprile 2018, alle 17.30), ha l’Africa nel cuore: e in Africa,a Tripoli, Rosa la mostra la vuole portare quanto prima.  “Sì, Tripoli è nel mio cuore”, conferma il regista veneziano, “amo la Libia da 25 anni, quando ero lì per le prime volte, un amore che poi è diventato un film, che ha ricevuto già 13 riconoscimenti nel mondo: “Il segno sulla pietra. Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome”. Il deserto è una cosa magica, c’è chi lo soffre, chi come me lo vive molto bene: trovarsi davanti a pitture rupestri di 15mila anni fa non può che colpirti il cuore. Ho fatto ben 24 film sull’Africa, anche piccoli, piccoli. In due missioni che ho fatto con Anna (la moglie, che lo accompagna nelle sue ricerche e produzioni artistiche, ndr) in Etiopia, ho conosciuto la gente delle tribù della Valle dell’Omo. Tre anni fa ho fatto il mio ultimo lavoro in Etiopia. Ora mi manca un po’ l’Africa, ci sono stato per anni anche due volte l’anno. Ma io non faccio viaggi corti, solo lunghi, devo conoscere in profondità e adesso la situazione lì è un po’ complicata. Per il “Segno sulla pietra” ci sono stato 92 giorni in due momenti, il secondo nel 2005, quando ho potuto filmare il ritorno delle piogge in Libia”.

Paesaggio libico con dune di sabbia (foto Lucio Rosa)

In Etiopia, Gondar all’alba (foto Lucio Rosa)

In mostra sono esposte trenta fotografie di Lucio Rosa, articolate in tre sezioni di 10 fotografie scattate durante le riprese per la realizzazione di tre dei 4 documentari che verranno proposti nella rassegna del festival. Racconta Rosa: il primo film è “Babinga”, piccoli uomini della foresta, un vero documento che parla dei Pigmei che vivono, meglio vivevano secondo la loro cultura e tradizioni, nella foresta pluviale della Repubblica Popolare del Congo… ora ci sono ancora i Pigmei, piccoli uomini, ma la loro cultura si è persa… Il secondo film è “I segni sulla pietra”, il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome, che ben conosci. Il terzo film è “Kebra Negast, Gloria dei Re”, girato nel nord dell’Etiopia.

Dal film “Babinga, piccoli uomini della foresta” di Lucio Rosa

Vediamo allora meglio i quattro film di Lucio

Dal film “Il segno sulla pietra” di Lucio Rosa

Rosa in cartellone al Bolzano Filmfestival. Mercoledì 11 aprile 2018, alle 15, si proietta “Babinga, piccoli uomini della foresta” (Italia, 1987, 25’): superstiti testimoni di epoche antichissime, i pigmei Babinga, piccoli uomini della foresta, sono l‘immagine di quella che probabilmente fu la vita dei cacciatori-raccoglitori della preistoria. La buia e impraticabile foresta equatoriale africana ha contribuito a proteggere la loro esistenza. Ma le cose stanno cambiando repentinamente. L‘impatto con altre civiltà sta fatalmente distruggendo la loro cultura e le loro tradizioni. A seguire viene proiettato il film “Il segno sulla pietra” (Italia, 2006, 50’): la storia millenaria del Sahara racconta di un alternarsi di fasi climatiche estreme e di vicende di uomini che ebbero la ventura di scegliere quella terra come loro dimora. 12.000 anni fa, dopo una fase di aridità estrema, ritornò la pioggia e la vita ricominciò a germogliare lentamente. Così, nel Sahara centrale, sui massicci del Tadrart Acacus e del Messak, nel sud-ovest della Libia, si formarono le prime comunità, tenaci e vitali, culturalmente compiute, che riuscirono anche ad elevare a linguaggio pittorico il loro vissuto quotidiano.

Dal film “Kebra Negast – Gloria dei Re” di Lucio Rosa

Dal film “Mit den Augen eines mittelalterlichen Pilgers” di Lucio Rosa

Venerdì 13 aprile 2018, alle 16.30, gli altri due film della rassegna omaggio a Lucio Rosa. Si inizia con “Kebra Negast – Gloria dei Re” (Italia, 1996, 29’): Gloria dei Re (Kebra Negast) è un antico testo etiope di importanza storica, religiosa e archeologica. La storia antica dell‘Etiopia è legata alla diffusione del Cristianesimo che già dal Quarto secolo si propagò lungo la valle del Nilo sino agli altopiani etiopici e su cui si sono fondati stato, società e civiltà di quello che fu l‘unico regno Cristiano d‘Africa. La sopravvivenza di questo Cristianesimo  arcaico si deve all‘identificazione della Chiesa Etiope con il regno di Axum che dominò parte del Corno d‘Africa per oltre 1000 anni. Il film percorre questa pagina di storia. L’ultimo film in programma è in lingua tedesca. “Mit den Augen eines mittelalterlichen Pilgers” (Italien, 2011, 59’): l‘avventura delle crociate ha avuto una grande incidenza sulla vita religiosa e culturale in tutta Europa. Nacquero innumerevoli itinerari, lunghi anche migliaia di chilometri, che collegavano le città più remote. Queste vie percorse dai pellegrini sono state, per molti secoli, le grandi arterie di comunicazione delle genti d‘Europa. Una delle vie più frequentate percorreva la val Venosta, in Alto Adige, corridoio di transito per i pellegrini che venivano dal nord della Germania, diretti a Venezia, con il suo dominio sui mari monopolio dei viaggi verso la Terra Santa.

Dagli ultimi romani dell’impero d’Oriente agli uomini senza nome del Sahara, dai balenieri baschi agli sciamani neanderthaliani: archeologia ed emozioni al 2. festival del cinema archeologico dell’altopiano di Asiago. Proiezioni e visite guidate

La città di Sagalassos in Turchia, ultima città romana dell'impero d'Oriente, governata da Costantinopoli

La città di Sagalassos in Turchia, ultima città romana dell’impero d’Oriente, governata da Costantinopoli

Con la proiezione del film in concorso “Sagalassos. Gli ultimi romani” di Philippe Axell e Marco Visalberghi, venerdì 7 agosto 2015 alle 20.45 al cinema-teatro Palladio di Cesuna di Roana, apre ufficialmente il 2° festival internazionale del Cinema Archeologico dell’Altopiano di Asiago, premio “Olivo Fioravanti”, che si concluderà domenica 9. Ogni giorno sono previste proiezioni e visite guidate. Partecipazione libera e gratuita. Nella serata inaugurale, dopo il film che presenta la straordinaria scoperta della città di Sagalassos in Turchia, ultima città romana dell’impero d’Oriente, governata da Costantinopoli, cercando di dare risposte a diverse domande: come vivevano le persone in questo vortice della storia fra la Pax Romana e il primo regno del Medio Evo? E perché la città scomparve, e con essa la Civiltà Greco-romana? Segue il documentario di Altair 4 Multimedia Come Nerone salvò Roma”, che restituisce un’immagine inedita dell’ultimo imperatore della dinastia Giulio-Claudia, portandone in luce le qualità positive e l’attività costruttiva che ha segnato in maniera indelebile il volto della città di Roma. Con l’ausilio di ricostruzioni sceniche e della computer grafica 3d vengono ricostruite le fasi dell’incendio del 64 d.C., che distrusse la capitale dell’impero, e la successiva attività di ricostruzione promossa da Nerone. Quindi si proietta La macchina del tempo” di Filip Milenkovic. Sette periodi, sette ambienti, uno scopo: diventare testimoni di momenti di vita dell’Uomo preistorico. Lo spettatore si ritrova proiettato nel passato, tra i boschi e radure, mentre spia un Neanderthal, un pescatore, una sciamana, un cacciatore, intenti nel loro neolitico vivere quotidiano.

Il regista Lucio Rosa nelle riprese del film “Il segno sulla pietra - Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome”

Il regista Lucio Rosa nelle riprese del film “Il segno sulla pietra – Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome”

Sabato 8 agosto, seconda giornata, apre alle 9 con la visita guidata ai graffiti della Val d’Assa, cui seguirà alle 17 la visita guidata al sito del Paleolitico superiore di Riparo Battaglia ad Asiago. Le proiezioni, sempre dalle 20.45, stavolta sono al cinema Lux di Asiago. Apre il film in concorso Il segno sulla pietra – Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome” di Lucio e Anna Rosa. La storia del Sahara racconta di un alternarsi di fasi climatiche estreme: periodi di grandi aridità, di grandi piogge e, dietro di esse, le vicende di uomini che ebbero la ventura di scegliere quella terra come loro dimora. 12000 anni fa, dopo una fase di aridità estrema, ritornò la pioggia e la vita ricominciò a germogliare lentamente. Così, nel Sahara centrale, sui massicci del Tadrart Acacus e del Messak, nel sud ovest della Libia, si formarono le prime comunità, tenaci e vitali, culturalmente compiute, che riuscirono anche ad elevare a linguaggio pittorico, quindi complesso, il loro vissuto quotidiano ed il loro primitivo bisogno di trascendenza. I ripari che li accoglievano, divennero attraverso l’arte rupestre, dalla fine del Pleistocene all’Olocene, fino all’ultima desertificazione, sede e conservazione di un sapere, libri di pietra sui quali di dipanava e si affermava una vicenda umana che ancora oggi mostra intatta tutta la sua straordinaria e avvincente magia… Dall’Africa alla Siria con il secondo film in cartellone: Qatna – Scoperta nella Tomba del Re” di Simone Schillinger. Nell’estate del 2009 alcuni archeologi scoprirono un arcosolio intatto nelle rovine del palazzo del Regno di Qatna. Il documentario, anche grazie alle magnifiche ricostruzioni virtuali, racconta la misteriosa storia di una fiorente metropoli, crocevia di nuovi commerci nel II millennio a.C. tramontata poi a causa di un grande incendio nel 1340 a.C. circa.

La lavorazione della balena in una stampa del XVI secolo

La lavorazione della balena in una stampa del XVI secolo

La terza giornata, domenica 9 agosto, inizia alle 16 con la visita guidata al museo archeologico dell’Altopiano dei Sette Comuni e al sito archeologico del Bostel di Rotzo. Quindi, alle 17, laboratori didattici per bambini. Le proiezioni, sempre dalle 20.45, si spostano all’auditorium di Gallio. Apre il terzo film in concorso Balenieri baschi. La storia dell’ultima baleniera” di Jon Maia, che ripropone il viaggio tipico dei balenieri baschi del XVI secolo. Una fedele riproduzione dell’imbarcazione è stata realizzata nel cantiere navale di Pasaia ed è stata utilizzata per una spedizione di sei settimane, utilizzando solo i remi e la vela. La nave, col suo equipaggio, ha viaggiato attraverso il Canada, riscrivendo così la storia marittima internazionale. Al termine sarà assegnato al film vincitore il premio alla memoria di Olivo Fioravanti.