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Parigi. Apre all’Istituto di cultura italiano la mostra “APULIA. Mystères des Pouilles entre terre pierres et mer” con il museo Archeologico nazionale di Taranto protagonista

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Locandina della mostra “APULIA. Mystères des Pouilles entre terre pierres et mer” all’Istituto italiano di Cultura di Parigi

Il museo Archeologico nazionale di Taranto è fra i protagonisti della mostra “APULIA. Mystères des Pouilles entre terre pierres et mer” allestita all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, dal 5 luglio al 28 settembre 2022. La mostra “APULIA. Mystères des Pouilles entre terre pierres et mer” è stata ideata e curata da Francesca Marocchino, storica dell’arte italiana, ma francese d’adozione. La curatrice scientifica della sezione archeologica è Daniela Ventrelli, archeologa del dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia.

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La direttrice del MArTa Eva Degl’Innocenti con Francesca Marocchino e Daniela Ventrelli davanti ai tre reperti del MArTa esposti a Parigi (foto MArTa)

La sezione archeologica espone un nucleo di venti reperti d’eccezione, risalenti al IV-III secolo a.C., provenienti da sette musei pugliesi, dalla Daunia alla Messapia. Ognuno di questi oggetti mostra l’estrema raffinatezza della civiltà apula, l’importanza attribuita al culto dei morti, la particolarità dell’arte di dipingere la ceramica e di modellarla in figurine plastiche e iconiche. Tre di questi reperti vengono dal MArTa.

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Il Gruppo fittile (II sec. a.C.) con due giovani impegnate nel gioco dell’ephedrismòs, conservato al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

Uno dei tre reperti provenienti dalle collezioni del MArTA, in prestito temporaneo per la mostra “APULIA. Mystères des Pouilles entre terre pierres et mer” a Parigi è il “Gruppo fittile” in terracotta policroma, risalente al II sec. a.C., raffigurante due giovani impegnate nel gioco dell’ephedrismòs. Il gioco consisteva nel colpire con una palla una pietra infissa nel terreno: chi non fosse riuscito nell’intento doveva portare sulle spalle il vincitore che copriva gli occhi del vinto fino a quando quest’ultimo non avesse raggiunto la pietra.