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Torino. La Compagnia di San Paolo lancia il concorso internazionale di progettazione “Museo Egizio 2024” per ampliamento e rinnovamento della corte interna del Palazzo del Collegio dei Nobili in vista delle celebrazioni del bicentenario del Museo Egizio nel 2024

torino_egizio_corte-interna-palazzo-dei-nobili_concorso_foto-museo-egizioPubblicato sulla piattaforma Concorrimi dell’Ordine degli Architetti di Milano il concorso internazionale di progettazione “Museo Egizio 2024”. E il cronoprogramma è strettissimo: il 26 settembre 2022, è il termine ultimo per la ricezione delle proposte di candidatura; il 14 ottobre 2022, il termine per la pubblicazione dei nominativi dei Concorrenti finalisti ammessi alla seconda Fase del Concorso; il 12 dicembre 2022, il termine ultimo per la ricezione delle proposte progettuali (Progetti di Fattibilità Tecnica ed Economica e altri elaborati); il 20 gennaio 2023, il termine ultimo indicativo per la proclamazione del vincitore. La Fondazione Compagnia di San Paolo, nell’ambito della pluriennale collaborazione istituzionale con la Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, indice un concorso per acquisire prestazioni progettuali integrate per consentire l’ampliamento e il rinnovamento della corte interna del Palazzo del Collegio dei Nobili e la conseguente riorganizzazione degli spazi in vista delle celebrazioni del bicentenario del Museo Egizio nel 2024.

torino_egizio_pannello-collezione_foto-museo-egizioCon oltre 10mila mq di percorso espositivo e 11mila reperti esposti nelle sue sale, il Museo Egizio è la seconda collezione di antichità egizie nel mondo nonché la più importante al di fuori dell’Egitto. Il Museo fu fondato nel 1824 dal re Carlo Felice con l’acquisizione di una collezione di 5628 reperti egizi riunita da Bernardino Drovetti, console di Francia in Egitto. La sede del Museo è da allora nel palazzo che nel XVII secolo l’architetto Garove aveva costruito come scuola dei Gesuiti, noto come “Collegio dei Nobili”, e che nel XVIII secolo era diventato sede dell’Accademia delle Scienze. Il percorso museale, dedicato esclusivamente all’arte e alla cultura dell’Egitto antico, si articola in quattro piani coprendo un arco temporale che va dal 4000 a.C. al 700 d.C. Il Museo è tra i luoghi della cultura italiani più visitati a livello nazionale e internazionale.

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La colossale statua di Seti II domina la Galleria dei Re del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Connubio tra architettura barocca e contemporanea, il progetto contribuirà a rinnovare l’immagine del Museo Egizio e di Torino mostrando la possibilità di integrare tradizione e innovazione. La realizzazione della copertura consentirà di trasferire nella corte i servizi al pubblico, quali bookshop, caffetteria e biglietteria, creando così uno spazio di aggregazione polifunzionale. Dalla nuova corte, inoltre, sarà possibile accedere liberamente al Tempio di Ellesija, donato dall’ Egitto allo stato italiano come ringraziamento per la sua partecipazione alla missione UNESCO nel salvataggio dei templi nubiani. Inoltre, la copertura del cortile interno valorizzerà ulteriormente il Giardino Egizio, all’interno della corte, creando così un ottimo connubio tra natura, verde e spazi ibridi e polifunzionali. Nel suo complesso, il progetto consentirà alla città di fruire di un’agorà, ideata concettualmente come una piazza coperta, a pochi passi dalla vicina piazza Carignano, accessibile da cittadini e turisti, compatibilmente agli orari di apertura del Museo. Il piano ipogeo potrà essere destinato a un nuovo e significativo ampliamento del percorso museale, offrendo così al pubblico ulteriori possibilità di fruizione della collezione museale. Il progetto è di straordinaria rilevanza non solo per il Museo e le sue collezioni, ma per l’intera Torino, che riconosce nell’Egizio un presidio di cultura e conoscenza aperto e inclusivo per i cittadini e per i tanti visitatori. La Compagnia di San Paolo e la Fondazione Museo delle Antichità Egizie guardano al progetto come a un’opportunità straordinaria per favorire la rigenerazione culturale della città e offrire un nuovo segno architettonico incastonato nel cuore barocco di Torino.

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Il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco (foto museo Egizio)

“La Fondazione Compagnia ha individuato nella progettazione della realizzazione della copertura della corte interna e della riqualificazione del piano ipogeo l’intervento che più valorizza il proprio ruolo rispetto alle celebrazioni del 2024”, dichiara Alberto Anfossi, segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo. “Pertanto, la nostra Fondazione sarà il soggetto che procederà attraverso una rigorosa procedura concorsuale di ambito internazionale alla selezione di un progetto da offrire con spirito di mecenatismo al Museo”. E la presidente e il direttore del Museo Egizio, Evelina Christillin e Christian Greco: “Siamo molto grati alla Compagnia di San Paolo per gli strumenti e la metodologia innovativa messi a disposizione del Museo Egizio, con l’obiettivo di accompagnarlo e sostenerlo in un nuovo percorso di trasformazione. Consapevoli che per offrire al pubblico e agli studiosi una visione più moderna del Museo e dell’archeologia, serva attrarre i migliori talenti internazionali l’Egizio si pone obiettivi sempre più alti nel campo della ricerca, dell’accessibilità e dell’inclusione. E proprio in questa direzione va il progetto della copertura della corte barocca, che si trasformerà in una nuova agorà accessibile gratuitamente a tutti. Con un progetto a cavallo tra archeologia, botanica e digitalizzazione, porteremo il paesaggio del Nilo nel centro di Torino, nella corte e poi nell’ipogeo del Museo dove i visitatori grazie alle moderne tecnologie digitali si ritroveranno letteralmente immersi nell’antichità e nella storia”.

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La corte interna del Palazzo del Collegio dei Nobili sarà ristrutturata per il progetto “Museo Egizio 2024” (foto museo egizio)

“Da molti anni”, spiega Maria Cristina Milanese, presidente dell’Ordine degli Architetti di Torino, “gli Ordini degli Architetti utilizzano e promuovono i concorsi di architettura come gli strumenti più efficienti per garantire qualità del progetto e la scelta dei progettisti. Avere un partner come la Fondazione Compagnia di San Paolo, che riconosce nella qualità del progetto, una procedura concorsuale da attuare, così come è stato anche per il concorso della Cavallerizza, ed essere parti integranti di un processo internazionale di miglioramento di un luogo straordinario come il Museo Egizio, vanto per la nostra città e riconosciuto in tutto il mondo, non può che essere fonte di soddisfazione del lavoro svolto in questi anni e di crescita da parte della committenza. Il concorso, inoltre, essendo lo strumento che garantisce qualità e trasparenza, restituisce la centralità al progetto”. Gli ambienti del piano terra riguardano una superficie di circa 925 mq ed introdurranno i visitatori al percorso espositivo assolvendo ad alcune funzioni, al momento distribuite in diversi ambienti e piani del Palazzo quali bookshop, lounge, info point, caffetteria, spazio conferenze oltre alla biglietteria, desk per visite guidate, audioguide e guardaroba. È prevista inoltre la progettazione della riqualificazione dell’atrio ipogeo di 1355 mq circa, che diventerà l’inizio del percorso museale.

Il discusso Papiro di Artemidoro, la cui autenticità non è ancora certa, trova casa con uno speciale allestimento al museo Archeologico di Torino, nel nuovo Polo Reale

Il Papiro di Artemidoro nel nuovo allestimento al museo Archeologico di Torino

Il Papiro di Artemidoro nel nuovo allestimento al museo Archeologico di Torino

È il papiro più chiacchierato degli ultimi dieci anni in un’interminabile quanto aspra querelle tra i fautori della sua autenticità e quanti sostengono che si tratta di un clamoroso falso: parliamo del cosiddetto Papiro di Artemidoro che ora ha trovato casa. Il singolare e imponente reperto, lungo circa due metri e mezzo, ha un nuovo allestimento al Museo Archeologico di Torino, nel distretto museale del Polo Reale (che vedrà la sua completa realizzazione con l’apertura della Galleria Sabauda prevista per il 4 dicembre), polo che di recente è stato inserito tra i beni culturali di interesse nazionale.  La Compagnia di San Paolo ha acquistato il Papiro nel 2004 da un collezionista tedesco, su sollecitazione del ministero per i Beni e le Attività Culturali e nel 2006 lo ha presentato al pubblico per la prima volta, nella mostra “Le tre vite del Papiro di Artemidoro” a Palazzo Bricherasio. Lo ha poi concesso in comodato alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte. Da qualche giorno il Papiro di Artemidoro può essere dunque ammirato dal pubblico. “La Compagnia di San Paolo, proprietaria del Papiro”, ha ricordato il presidente Luca Remmert, “ha investito tra Polo Reale e Museo Egizio più di 50 milioni di euro”. Per il nuovo allestimento del Papiro la Fondazione ha stanziato 340mila euro a cui se ne aggiungono altri 50mila della soprintendenza dei Beni Archeologici. “Ancora una volta la sinergia tra pubblico e privato ha permesso di valorizzare il nostro patrimonio culturale”, ha sottolineato Mario Turetta, direttore regionale per i Beni Culturali del Piemonte.

Il Papiro è chiamato di Artemidoro perché il testo riprodurrebbe un'opera di Artemidoro di Efeso

Il Papiro è chiamato di Artemidoro perché il testo riprodurrebbe un’opera di Artemidoro di Efeso

Si tratta – come si diceva – di un’opera controversa, costituita da frammenti di varie dimensioni per una lunghezza di circa 2,5 metri. Il nome Artemidoro proviene dal testo riportato sul papiro che apparterrebbe al libro “Ta Geographoumena” del geografo Artemidoro di Efeso del II-I sec. a.C. Il Papiro infatti contiene un testo geografico: nelle prime due o tre colonne vi è un proemio nel quale la geografia viene messa in rapporto e a confronto con la filosofia; nelle colonne IV e V, invece, si trova un’informazione sulla divisione amministrativa della Spagna, ripartita nelle due province Tarraconese e Betica, poi un periplo della Spagna a partire dai Pirenei e dal promontorio di Afrodite Pirenaica fino al promontorio degli Artabri nell’Oceano Atlantico. Proprio la coincidenza (anche se non perfetta) del testo relativo alla divisione amministrativa della Spagna con un frammento del geografo Artemidoro di Efeso ha indotto gli studiosi Claudio Galllazzi e Bärbel Kramer a ritenere che il papiro conservasse parti del testo dei “Geographoumena” del geografo efesino. Sono presenti, inoltre, nel Papiro una carta geografica che, per vicinanza con il periplo della Spagna, si è ritenuto dovesse raffigurare appunto una regione della penisola iberica, la Betica secondo un’ipotesi; nonché numerosi disegni di parti anatomiche (verosimilmente copie di parti di statue) sul recto e animali, reali o fantastici, sul verso, accompagnati questi ultimi da didascalie. Secondo le analisi con il Carbonio 14, il supporto papiraceo risalirebbe a un periodo compreso tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., nell’Egitto greco-romano. Dubbi invece sono sorti sulla datazione dei contenuti del papiro. Il Papiro è stato così al centro di una querelle scientifica tra studiosi sulla sua autenticità, ma anche sull’origine, sul significato e sulla provenienza. Da un lato vi sono studiosi che sostengono la tesi di un papiro proveniente da Alessandria d’Egitto dalle “tre vite” che vanno dal I al XX secolo; dall’altro vi sono coloro che propendono per la tesi secondo cui l’autore del papiro sarebbe un temuto falsario del XIX secolo, Costantino Simonidis.

Sul recto del Papiro numerosi disegni di parti anatomiche (verosimilmente copie di parti di statue)

Sul recto del Papiro numerosi disegni di parti anatomiche (verosimilmente copie di parti di statue)

Il Papiro è stato datato al radiocarbonio al I sec. a.C. - I sec. d.C., ma non si può dire per i disegn

Il Papiro è stato datato al radiocarbonio al I sec. a.C. – I sec. d.C., ma non si può dire per i disegn

La teoria delle “tre vite”. Secondo il giudizio dei primi studiosi che l’hanno esaminato, Claudio Gallazzi, Bärbel Kramer e Salvatore Settis, i quali avrebbero datato il Papiro, su base paleografica, tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. grazie a un raffronto con un papiro di tarda età tolemaica, il cosiddetto Papiro di Cleopatra, la singolare e straordinaria compresenza di testo e disegni si spiegherebbe con una travagliata vicenda, nota appunto come teoria delle tre vite. Il papiro, destinato ad essere una copia di lusso dei “Geographoumena”, doveva contenere il testo dell’opera geografica intervallato da mappe (ma non abbiamo altri esempi del genere così antichi); un errore nella realizzazione della prima mappa, che avrebbe probabilmente dovuto essere una raffigurazione dell’intera Spagna, avrebbe causato l’interruzione della copiatura. Il papiro prodotto fino a quel momento, invece di essere distrutto, sarebbe stato riutilizzato come album per schizzi e bozzetti (cahier d’artiste) per pittori che intendessero mostrare anticipatamente ai propri committenti i motivi iconografici da realizzare: di qui le raffigurazioni di animali sul verso. Infine, esaurito lo spazio sul verso, il papiro fu ancora impiegato negli spazi rimasti liberi sul recto, per contenere le esercitazioni grafiche dei giovani apprendisti pittori di bottega. Dopo più di un secolo di reimpieghi, il papiro sarebbe divenuto carta da macero e utilizzato, insieme ad altri papiri documentario, per farne cartapesta ad uso funerario.

Il Papiro di Artemidoro, lungo 2,5 metri, esposto a Torino al Museo Archeologico

Il Papiro di Artemidoro, lungo 2,5 metri, esposto a Torino al Museo Archeologico

La teoria del falso e del falsario. A innescare la polemica è stato nel 2006 il filologo Luciano Canfora dell’università di Bari che ha dichiarato il Papiro di Artemidoro un falso per almeno due ragioni. La prima è che il papiro non può essere di Artemidoro, come ritengono Gallazzi e Kramer, poiché lo impediscono una lingua greca molto lontana dagli usi e dal lessico propri del II-I secolo a.C. e diverse contraddizioni fattuali che possono essere spiegate solo alla luce di evoluzioni posteriori delle conoscenze geografiche. La seconda questione è che la cronologia del testo, qual è ricavabile dalla lingua e dalle conoscenze del testo medesimo, è molto tarda ed è incompatibile con il fatto che quel testo si trovi su un rotolo di papiro, una forma di libro che fu presto soppiantata dal codice di pergamena. La ricerca di Canfora per individuare un possibile indiziato per il falso si è infine appuntata su Costantino Simonidis, un calligrafo greco della metà dell’Ottocento, celebre autore di molti falsi con cui tentò (a volte riuscendoci) di ingannare studiosi di tutta Europa.

Il Papiro di Artemidoro fu esposto la prima volta nel 2006 a Palazzo Bricherasio, in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino

Il Papiro di Artemidoro fu esposto la prima volta nel 2006 a Palazzo Bricherasio, in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino

Il Papiro di Artemidoro era stato esposto una sola volta nel 2006, in occasione dei Giochi Olimpici Invernali, a Palazzo Bricherasio. La nuova esposizione del Papiro di Artemidoro al Museo Archeologico di Torino è stata resa possibile dalla collaborazione fra la Compagnia di San Paolo, la direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Piemonte e la soprintendenza per i Beni archeologici del Piemonte. Il pubblico accede alla mostra attraverso uno scenografico tunnel, che permette di comprendere la storia del papiro attraverso video e supporti multimediali, fino alla sala che ospita il reperto, posto in una teca di vetro con una bassa, ma suggestiva, illuminazione dettata da motivi di conservazione.  “Il nostro museo”, spiega Egle Micheletto, soprintendente per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie, “accoglie il Papiro di Artemidoro, destinando al suo allestimento alcuni ambienti delle orangerie sabaude, a corollario della Sezione Collezioni inaugurata nel 1989, in un nuovo percorso di visita che potrà vedere esposti a breve altri materiali dell’Egitto greco-romano”.